Doveva vigere un divieto assoluto, “prima legge della robotica”. E invece:
FEDOROV, CONSIGLIERE DELLA DIFESA ITALIANA, FONDA L’ESERCITO DEI ROBOT CHE VERRANNO ACQUISTATI CON IL DENARO DEI CONTRIBUENTI PRESO A STROZZO PRESSO LA UE
Mykhailo Fedorov siede accanto a Guido Crosetto sull’innovazione militare e ha fondato, con il CEO di Palantir, un’impresa di tecnologie belliche. Roma intanto chiede 8,9 miliardi per droni e sistemi autonomi.
Il 28 agosto l’ex ministro della Difesa ucraino è diventato advisor del ministero italiano. Quattro giorni dopo ha annunciato la sua società di tecnologie belliche, più un fondo di investimento e un centro studi.
Il 26 settembre, all’Arena di Leopoli, ha presentato l’Esercito dei Robot: un ecosistema privato di macchine al posto dei soldati, accompagnato da un video generato con l’intelligenza artificiale.
Le stesse tecnologie — droni, sistemi autonomi, difesa aerea — sono quelle che l’Italia vuole comprare con un prestito europeo da 8,9 miliardi. L’incarico di Fedorov ci dicono essere a titolo gratuito, certamente i legami di interesse no.
La cultura necatrix avanza alla carica ed investe trasversalmente le decisioni degli stati sovrani, mentre i politici fanno i finti tonti.
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Nella fantascienza, le Tre leggi della robotica sono un insieme di precetti scritti da Isaac Asimov, ai quali obbediscono tutti i robot positronici (ossia robot dotati di un cervello positronico) che compaiono nei suoi racconti e in molti racconti di altri autori. Il testo italiano delle leggi ha subito alcune variazioni nelle varie traduzioni, questa è la versione originale:(inglese)
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- A robot may not injure a human being or, through inaction, allow a human being to come to harm.
- A robot must obey any orders given to it by human beings, except where such orders would conflict with the First Law.
- A robot must protect its own existence as long as such protection does not conflict with the First or Second Law.»
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- Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
- Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
- Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.»
L’idea
Le Leggi nacquero agli inizi degli anni quaranta, dalla mente di Asimov, grazie a fruttuose discussioni sulle sue storie robotiche con John W. Campbell, amico nonché curatore di Astounding Science Fiction. Asimov era dell’idea che, se una macchina era progettata bene e se non era utilizzata impropriamente, non poteva presentare alcun rischio.[2] Egli implementò queste leggi nei suoi robot rispettando la necessità di sicurezza (la Prima Legge), servizio (la Seconda Legge) e autoconservazione (la Terza Legge) di questi “utensili” sofisticati.[3]
Anche se Asimov fissa una data di creazione delle leggi, la loro comparsa nelle sue opere avvenne in un lungo periodo di tempo. Egli scrisse due storie senza elencare le Tre Leggi (Robbie ed Essere razionale); Asimov assunse, comunque, che i robot avrebbero avuto una certa salvaguardia inerente. Bugiardo!, la terza storia di robot di Asimov, menziona per la prima volta la Prima Legge (e il personaggio di Susan Calvin), ma non le altre. Le Tre Leggi apparvero tutte esplicitamente in Circolo vizioso.[3] Quando queste e altre storie vennero raccolte assieme, nell’antologia Io, robot, il racconto Essere razionale venne aggiornato per comprendere le Tre Leggi.
Con la loro creazione, le leggi della robotica si dimostrarono talmente popolari e sensate che ben presto altri scrittori cominciarono a usarle, senza però mai citarle, in quanto solo Asimov stesso poteva. Dopo la loro invenzione, le storie dei robot come “distruttori del loro creatore” cessarono quasi di esistere.[4]
Anche se inizialmente le leggi erano semplicemente delle salvaguardie attentamente ingegnerizzate, nelle storie successive Asimov dichiara che occorrerebbe un investimento significativo nella ricerca per creare dei robot intelligenti che siano privi di queste leggi, perché esse sono una parte inalienabile della fondazione matematica che sottende al funzionamento del cervello positronico.
Generalmente nelle storie scritte da Asimov non vengono esaltate le Tre Leggi della robotica.[5] Al contrario, la maggior parte di esse ha come spunto il mostrarne falle e malintesi, derivanti da impulsi errati.[3] Fanno però eccezione alcuni racconti come Sally, Se saremo uniti, Il segregazionista, Che tu te ne prenda cura e Natale senza Rodney, dove le leggi della rob