Non sarà l’ultimo. Gli immigrati stanno distruggendo le ferrovie…
Questo post non piacerà ad alcuni dei miei quattro lettori, ma non importa, perché sono abituato ad esprimere quel che penso, tanto più che non devo reggere una parte in quanto membro di qualche organizzazione politica.
Veniamo al fatto. All’ennesimo fatto gravissimo che riguarda gli stranieri in Italia. Più precisamente certi stranieri.
Ieri sera, a Bologna, un capotreno di 34 anni è stato accoltellato ed ucciso con un fendente sferrato con un coltello da uno straniero (per ora non se ne precisa la nazionalità) “con precedenti”.
Le scene sui treni le conosciamo. Gente che pensa sia “un diritto” viaggiare a sbafo. Sceneggiate di sbruffoni e finti tonti spinte fino alla violenza nei confronti del personale delle ferrovie. In qualsiasi altro posto, persino nella vicina Spagna, simili soggetti verrebbero “ammorbiditi come i polpi”. Solo qui fanno come gli pare e minacciano almanaccando, alla richiesta del biglietto, di un fantomatico “razzismo”. Certo, è “razzismo” pretendere che salgano sul treno col biglietto… Roba da matti!
Ma se usciamo dal ristretto ambito dei treni, la situazione è la seguente. Gente che ciabatta in giro dedita alla spaccio persino munita di monopattino sfrecciante. Altri che pisciano e cacano ovunque, nei pressi dei parchetti per bambini, o sulla tua macchina parcheggiata. Individui allupati che aggrediscono donne a tutte le ore (ma non quelle della loro nazionalità!). Accoltellamenti o colpi di machete così tanto per gradire al primo che passa.
Sto dunque parlando di un tipo di pericolo diverso da quello provocato dai borseggiatori o dai ladri d’appartamento, spesso stranieri. Qui il problema è immediato: esco di casa e mi può succedere qualsiasi cosa. E chi ha una certa età rifiuta categoricamente la barzelletta secondo cui “è sempre stato così nelle città”. Non è vero.
Ieri mi trovavo su una panchina a leggere un libro, rivolto al sole. Alle mie spalle c’è il vialetto all’interno del parco. Non posso vedere cosa fa chi è alle mie spalle. Con la coda dell’occhio noto che si sta avvicinando un africano che ciondola in qua e là, con la solita testa incappucciata, senza un obiettivo preciso. Non sta facendo una passeggiata come altre persone che sono lì. Si ferma e riparte, poi si riferma. Sinceramente mi preoccupo perché quando passera da me gli darò le spalle. Se quello tira fuori una mannaia ci mette un attimo a farmi fuori. Quindi mi giro e lo controllo. Sarà una paranoia? No, non è una paranoia. È un istinto di conservazione sano. E se non capite questa cosa significa che il vostro cervello è fottuto.
Ne sono già successi di questi fattacci. Il più noto è quello del famoso Kabobo. Perché qua li vedo che a volte vaneggiano, farfugliano, urlano. Dove sono le paladine delle “scarpette rosse”? Dove sono le “forze dell’ordine” che dovrebbero controllare se in giro ci sono individui potenzialmente molesti? Le premesse della tragedia dietro l’angolo sono evidenti a chiunque sia ancora un minimo sano di mente.
Ebbene, il povero capotreno di 34 anni adesso non c’è più. A cosa si attaccheranno i suoi familiari? Al famoso tram (o treno… mi si perdoni l’amara battuta)! I tifosi dell'”accoglienza” sono moralmente corresponsabili di questa come di altre tragedie evitabilissime se solo ci fosse un po’ di razionalità in tutta questa faccenda dei “migranti”. I politici e tutto il resto del circo dell’accoglienza cosiddetta manco lo commento.
Diventerà sempre più invivibile.