Maurizio Blondet

Ho perso qualche colpo con l’attualità (1), perché mi sono concesso una settimana di vacanza in solitudine: preziosa come sempre quando si ha con sè qualche buon libro. In questo caso, avevo i libri di Alessandro Gnocchi e del caro Mario Palmaro, che non avevo letto a suo tempo: sorprendentemente vivaci, pervasi di umorismo,   tanti passi mi hanno restituito la viva conversazione di Palmaro, e – come lui – un invito solo apparentemente lieve a riflessioni profonde (2). Fra queste

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PAOLO SENSINI – Nella sua “Lettera di un’ebrea a Francesco” pubblicata sul Giornale (15 magggio 2015), Fiamma Nirenstein intima “con umiltà ma guardandolo negli occhi” a Papa Bergoglio di non riconoscere ufficialmente la Palestina perché ciò, nell’economia del suo ragionamento, significherebbe “avallare uno Stato antisemita”. In questo modo, giocando sull’ignoranza (nel senso di non conoscenza) della ggeente e sul senso di colpa instillato dal secondo dopoguerra nei non-ebrei, si vuole far credere in maniera fraudolenta che gli unici “semiti”

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PAOLO SENSINI – Nella sua “Lettera di un’ebrea a Francesco” pubblicata oggi sul Giornale, Fiamma Nirenstein intima “con umiltà ma guardandolo negli occhi” a Papa Bergoglio di non riconoscere ufficialmente la Palestina perché ciò, nell’economia del suo ragionamento, significherebbe “avallare uno Stato antisemita”. In questo modo, giocando sull’ignoranza (nel senso di non conoscenza) della ggeente e sul senso di colpa instillato dal secondo dopoguerra nei non-ebrei, si vuole far credere in maniera fraudolenta che gli unici “semiti” esistenti siano, appunto,

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All’interno della sinistra di matrice keynesiana è attualmente in corso un acceso dibattito tra “sovranisti” ed “europeisti” che vede da un lato i sostenitori della sovranità monetaria nazionale, il cui obiettivo è l’uscita ragionata e controllata dall’euro, e dall’altro lato i sostenitori della moneta europea, e del sistema di cambio fisso che essa comporta, ma da riformare secondo un approccio “brettonwoodiano” per il quale la moneta unica dovrebbe diventare moneta comune legata alle monete nazionali (euro-lira, euro-pesetas, euro-franco, euro-marco, etc.)

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PAOLO SENSINI – Una spiegazione dovrà pur esserci se le maggiori firme di “Ri-pubblica”, pardon “Repubblica”, ossia del giornale moral-progressita-democratico per eccellenza, sono scivolate ripetutamente nell’accusa di Plagio. E’ il caso, tanto per fare qualche nome, di venerati maestri come Umberto Galimberti, Corrado Augias, Umberto Eco, Eugenio Scalfari, Vittorio Zucconi, Federico Rampini e l’intellettuale-martire di punta della testata, Roberto Saviano. Un taglia&incolla furioso, compulsivo e particolarmente redditizio in termini economici, vista la frequenza delle uscite editoriali e delle comparsate televisive

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La “religione” di Padoa Schioppa, vostro dio.

Il blog di Olivier Berruyer rievoca l’intervento di “uno dei creatori dell’euro”, rivelatrice della “visione” che anima gli eurocrati.

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Il creatore è Padoa Schioppa, il suo articolo è apparso sul Corriere della Sera è datata 2003. Un anno cruciale: Germania e Francia avevano sforato il limite del 3% di deficit; la potente azione di lobbying germanica fa sì che l’Ecofin (la riunione dei ministri delle finanze) sospenda la procedura d’inflazione avviata contro i due paesi. I paesi piccoli

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Franco Cardini

Non è mia intenzione proporre un esercizio di ucronia o di “storia controfattuale”. Il problema è ad ogni buon conto quello già affrontato più volte dagli storici, in contraddizione con quanto si afferma secondo il logoro e conformistico dogma espresso da slogans del tipo “la storia non si scrive al condizionale” o “la storia non si fa con i se e con i ma”. E’, al contrario, solo ponendosi il problema relativo alle infinite possibilità che si sarebbero

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PAOLO SENSINI – Fateci caso: a un dato momento, con una perfetta sincronia, tutti i mezzi di distrazione di massa hanno smesso di definire coloro che assaltano le coste sicule come “immigrati” clandestini per utilizzare invece esclusivamente il termine “profughi”. Lo slittamento semantico può sembrare minimo, quasi impercettibile, ma non è affatto così, perché da quell’istante è quasi implicito l’obbligo dell'”accoglienza” e chiunque non l’avesse pensata in tale maniera doveva percepirsi ed essere percepito come un rassista, una persona senz’anima,

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