ATTACCO ARAMCO: un “false flag” di troppo

E’ accaduto nei giorni di Purim, quando il popolo di Israele celebra in maschera  i precedenti stermini che ha attuato con successo. A cominciare da quello raccontato da Libro di Ester, che giustamente Gilad Atzmon ha definito il primo manuale per l’infiltrazione  ebraica di una superpotenza.

//www.altreinfo.org/attualita/21572/libro-di-ester-purim-la-sindrome-dello-stress-pre-traumatico-degli-ebrei-e-la-logica-dellinfiltrato-che-li-salva-da-un-pericolo-immaginario-gilad-atzmon/

Ester  seduce l’imperatore persiano Assuero, e  lo induce a concedere agli ebrei l’autorizzazione reale per uccidere i loro nemici  – ciascuno i suoi –   per prevenire un genocidio  degli ebrei  del tutto immaginario.  Uccisero  75 mila “nemici”   del popolo fra cui abitavano, e per la gioia i giudei si ubriacarono tanto da “non distinguere più  Mardocheo da Aman, da  ottenebrare la coscienza del loro crimine.

Per la festa di Purim si celebra il massacro

Anche quest’anno a Purim,  dove  ci si maschera, alcuni ebrei hanno vestito i loro bambini da Twin Tower  squarciate dagli aerei,  il trionfale false flag a cui devono seguenti 20 anni di guerre  e  stermini sferrati dagli Usa ai loro nemici anche solo  potenziali.  Alla lista dei nemici da distruggere,  manca ancora l’Iran, su cui si appuntano le brame ossessive  genocide  dei sionisti.

Veniamo all’attacco ai giganteschi impianti di raffinazione dell’Arabia Saudita, che ha dimezzato  la produzione del regno di Bin Salman. Gli Houti yemeniti lo hanno rivendicato; ovviamente, Mike  Pompeo ha accusato l’Iran.  L’inviato dell’Onu ha detto che non è chiaro  chi abbia colpito.

L’attacco è stato messo a segno non con un drone, ma con uno sciame di droni teleguidati e missili da crociera: dieci dicono gli yemeniti, ma le foto satellitari mostrano 17 punti d’impatto.  Sono stati  distrutti deliberatamente e  con precisione gli impianti di stabilizzazione,  il procedimento intermedio della distillazione. Certi impianti sono “a doppia ridondanza”: sono stati colpiti entrambi.  “Chi  l’ha fatto ha una conoscenza dettagliata  del processo di raffinazione  e sue conseguenze”.

Un attacco chirurgico e competente

Per di più,  i fori dei grandi serbatoi ovoidali  mostrano che l’attacco è venuto da Ovest, non da Est  da dove sarebbero  partiti i droni  yemeniti o iraniani. Ragion per cui DEBKA, l’organo di disinformazione del Mossad, ha proclamato che gli iraniani hanno colpito sì, ma dall’Irak.

Colpiti da Ovest.

Un simile attacco a sciame richiede una tale sofisticazione di  tele – guida su video, immagini satellitari e GPS, ed una così completa conoscenza della  immensa area delle raffinerie,  e dei processi di raffinazione da colpire per infliggere danno,  che dovremmo solo ammirare i tribali yemeniti per l’eccezionale livello raggiunto dai loro laureati militari.

Tanto più se, come dice una fonte non confermata,  le  fittissime  batterie   mobili di  missili Patriot  comprati dall’Arabia Saudita alla  Raytheon , supposti capaci di neutralizzare simili attacchi,  sono stati accecati preventivamente – da  piccoli  droni-giocattolo, in libera vendita, che sono stati mandati a  sfracellarsi (e sfracellare)  sui  radar dei Patriot.

Un  simile scacco  totale  dei Patriot – coi prevedibili contraccolpi negativi del  marketing Raytheon  –  porterebbe ad escludere almeno che siano stati gli americani ad  operare il false flag.  Non a caso, Vladimir Putin ha subito offerto a Ryiad di venderle i S-400: una punta di chutzpah che deve  aver preso dalla frequentazione dell’”amico Bibi”.

Ovviamente, l’amico Bibi e le  sue forze armate  sono perfettamente in grado di  mettere a segno un’operazione così sofisticata. Bisogna  pensare a  un disperato che affronta elezioni che teme davvero di perdere, il che lo consegnerebbe alla magistratura  israeliana  che lo persegue per gravi corruzioni. Un disperato abbandonato in pochi giorni da John Bolton (licenziato da Trump) e dai coniugi Adelson,  i miliardari suoi grandi sostenitori  storici, che ormai vanno dicendo che Netanyahu e consorte  sono clinicamente pazzi.

Al saudita, dopotutto, conviene

Ma può aver fatto questo, Bibi, al  quasi alleato saudita?  All’utile Mohamed Bin Salman? Attenzione, il saudita  ha bisogno estremo di un rincaro del prezzo del greggio  per  aumentare i  suoi profitti;  un bisogno frustrato  dal protettore USA, che pretende da anni che  il regno esageri nell’estrazione petrolifera per tenere basso il prezzo, per vari motivi geopolitici (fra cui infliggere danno alla Russia, al Venezuela,  all’Iran…). Ora, dopo l’attacco, ecco che il greggio rincara del 20 per cento. Ed ora si stabilizza al 12, che probabilmente compensa alquanto l’entità della (supposta) perdita;  ma  soprattutto offre al reuccio un concreto pretesto per dimezzare il suo ritmo di estrazione, il che significa far durare del doppio le sue riserve residuali sotto la sabbia, di cui si  dice che non ne resti più tanto. Si aggiunga il vantaggio economico: il valore della ARAMCO, l’azienda petrolifera di Stato che  Trump vuole che sia privatizzata e quotata a Wall Street,   è  stato rimandato;  la sua importanza per  la clientela occidentale viene aumentata; e lo stesso valore geostrategico dell’Arabia diventa più pesante nella scarsità.

Senza contare che l’avanzare della recessione mondiale  sta inducendo consumi minori di petrolio a livello mondiale, con prevedibile crollo dei prezzi. Crollo per il momento scongiurato.

Né va  sottovalutato il vantaggio per l’America stessa. Se non per la sua industria di armamento,  per i suoi petrolieri. Oggi gli USA sono il maggior produttore mondiale di greggio, ma l’estrazione americana  (da scisti)  non diventa  redditizia finché  il Brent non sale almeno a 60 dollari il barile. Con la recessione europea (Germania  anzitutto) alle porte, erano prevedibili  cali della domanda e quindi del prezzo. L’attacco “yemenita”   è venuto a puntino   per “sostenere” il corso del greggio a livello mondiale.

Il  rincaro del petrolio implica anche un rafforzamento del dollaro: sono richiesti dai mercati per acquistare greggio, e  i titoli del Tesoro Usa  vanno a ruba in caso di crisi pre-bellica e destabilizzazione, perché sono considerati “I più sicuri del mondo”.

Per  l’ex militare Gordon Duff (Veterans  Today)   bisogna valutare che  il ventennio di destabilizzazione israeliana  dei suoi vicini, innescato dal false flag  dell’11 Settembre, è al capolinea.  Ed è finita male per Netanyahu,.  La Russia garantisce la Siria e la stabilizza. L’ISIS, l’armata usata da Sion e Ryad,  è sconfitto.  L’Iran  è il vincitore geopolitico.  La visita di Netanyahu a Mosca s’è risolta in un  fallimento.  L’amico  Bolton, il super-guerrafondaio  al servizio di Sion,  è fuori della Casa Bianca.  L’Arabia Saudita starebbe cercando un modo di finirla con la guerra allo Yemen, che lo dissangua e che non riesce  a vincere. “Un disastro per la politica di Israele nell’area, che è far durare tutte le guerre attorno allo stato ebraico. Traete  voi le  conclusioni.

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