La polemica con Buttafuoco non è un incidente di percorso, ma il sintomo di una destra di governo che, priva di radicamento, cerca legittimità attaccando i propri custodi identitari. Mentre il Secolo d’Italia prova a salvare il Ministro incastrando la Biennale dentro la dicotomia Occidente-Oriente, sfugge la questione vera: la destra italiana non deve scegliere tra Washington e Mosca, ma riscoprire il suo terzo polo — l’Europa come civiltà.
La polemica tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, è qui letta come segnale di crisi profonda della destra di governo italiana, incapace di costruire una propria egemonia culturale e ridotta ad attaccare i propri custodi identitari (Buttafuoco, Veneziani). L’articolo replica al pezzo di Spartaco Pupo apparso sul Secolo d’Italia il 10 maggio 2026, contestando la dicotomia Occidente-Oriente e proponendo una terza via fondata sull’Europa come civiltà autonoma e sul comunitarismo come visione antropologica, opposta tanto all’individualismo atlantista quanto al dirigismo eurasiatico.
- Spartaco Pupo, “Biennale, le (tante) idee della destra e un punto fermo:…
- “Biennale, Giuli attacca ancora Buttafuoco: ‘Inopportuno citare Mattarella’”, Il Gazzettino, 8 maggio…
- “Biennale Venezia, Salvini contro Giuli: ‘Ha ragione Buttafuoco’”, Il Fatto Quotidiano, 8…
- “Caos Biennale, Giuli contro Buttafuoco: ‘Hai sbagliato'”, Il Tempo, 4 maggio 2026
Esiste un momento pericoloso nella parabola di ogni figura politica giunta ai vertici per una serie di congiunture favorevoli, più che per un reale radicamento nel pensiero: è il momento dell’ebbrezza del potere. È ciò che sembra accadere al Ministro Giuli, trasformatosi in breve tempo da figura di transizione a “problema” sistemico per il governo e per l’area culturale che dovrebbe rappresentare.
L’errore strategico del Ministro Giuli contro Buttafuoco
La recente e spropositata offensiva verso figure del calibro di Pietrangelo Buttafuoco non è solo uno sgarbo istituzionale, ma un errore strategico fatale. In un panorama dove il partito fatica a strutturare una vera egemonia culturale, Buttafuoco e Veneziani non sono semplici intellettuali: sono i custodi di un’identità che non può essere svenduta al miglior offerente del momento.
Attaccare Buttafuoco significa colpire l’unica “destra” capace di parlare un linguaggio universale. Se il Ministro pensa di guadagnare punti mostrandosi “muscolare”, ottiene l’effetto opposto: rivela la debolezza di una politica che, non avendo idee proprie da contrapporre, tenta di demolire quelle altrui per sentirsi, erroneamente, onnipotente.
Perché la dicotomia Occidente-Oriente è una trappola per la destra
Nell’articolo di Spartaco Pupo, si scorge un tentativo di difendere l’operato ministeriale incastrandolo in una rassicurante (ma limitata) dialettica tra Occidente e Oriente. Ma la vera sfida della Destra contemporanea non è scegliere tra il tramonto di un emisfero o l’alba dell’altro.
Noi rispondiamo che esiste un terzo polo, quello dell’Europa come faro. Non un’unione burocratica, ma il centro di una civiltà che non ha bisogno di chiedere il permesso né a Washington né a Mosca.
La dicotomia tra l’autoritarismo russo e il materialismo sfrenato degli USA è una trappola. Accettare questa logica significa condannarsi all’irrilevanza geopolitica e spirituale.
Comunitarismo: la via identitaria oltre atlantismo ed eurasismo
Mentre il Ministero sembra rincorrere una narrazione “metafisica” o, al contrario, puramente gestionale, la realtà richiede coraggio identitario. La risposta alle crisi della modernità non si trova nel conformismo atlantista né nelle fascinazioni eurasiatiche.
“La nostra è, e deve rimanere, la via del Comunitarismo. Una visione dell’uomo radicata nel territorio, nelle tradizioni e nella solidarietà organica, che si oppone radicalmente all’individualismo atomizzato delle metropoli americane e al dirigismo soffocante dei regimi orientali.”
Il governo non può permettersi un Ministro che confonde il ruolo istituzionale con un’arena per vendette personali o per esaltazioni egoiche. Se la politica estera e culturale non è un “racconto metafisico”, non deve nemmeno diventare il diario di bordo di un’ambizione fuori controllo. È tempo di tornare a dare forza alle idee, prima che il deserto culturale finisca per inghiottire anche chi pensa di esserne il sovrano.
Questo articolo è stato scritto in risposta a questo:
https://www.secoloditalia.it/2026/05/biennale-le-tante-idee-della-destra-e-un-punto-fermo-la-politica-estera-non-e-un-racconto-metafisico/
Fonti
- Spartaco Pupo, “Biennale, le (tante) idee della destra e un punto fermo: la politica estera non è un racconto metafisico”, Secolo d’Italia, 10 maggio 2026
- “Biennale, Giuli attacca ancora Buttafuoco: ‘Inopportuno citare Mattarella’”, Il Gazzettino, 8 maggio 2026
- “Biennale Venezia, Salvini contro Giuli: ‘Ha ragione Buttafuoco’”, Il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2026
- “Caos Biennale, Giuli contro Buttafuoco: ‘Hai sbagliato’”, Il Tempo, 4 maggio 2026
- Il Politico Web, “Buttafuoco e il padiglione russo: il coraggio della coerenza”, 6 maggio 2026
Tag: Buttafuoco, Destra, Giuli, Governo, Patrioti, Veneziani




Un articolo correttamente pacato ma molto incisivo che dovrebbe arrivare ai piani alti per far riflettere gli attuali dimoranti in tale sedi su scelte e competenze. La cultura è parte di un popolo e non di un partito, e costituisce uno degli elementi sui quali deve essere costruita l’identità dello Stato sovrano moderno. Se ancora qualcuno non l’ha compreso perché la febbre dell’apparente potere gli provoca “delirio da onnipotenza”, dategli una dose massiccia di paracetamolo politico e fatelo curare a casa!