ESCLUSIVA: La Corte vaticana conferma l’indagine in corso sulla validità delle dimissioni di Papa Benedetto XVI

È la prima volta che l’ufficio del Procuratore Generale della Città del Vaticano conferma per iscritto che le accuse, presentate nel corso di diversi anni, hanno dato il via a un’indagine attiva sulla validità delle dimissioni di Benedetto XVI.

John-Henry
Westen
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Martedì 14 aprile 2026 – 12:07 EDT

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CITTÀ DEL VATICANO (LifeSiteNews) — In quella che rappresenta la prima conferma ufficiale da parte del Vaticano di un’indagine attiva sulla legittimità delle dimissioni di Papa Benedetto XVI del 2013, l’Ufficio del Procuratore Generale della Città del Vaticano ha formalmente confermato di star conducendo un’indagine su una petizione presentata alla Corte che contesta la nullità delle dimissioni. L’Ufficio è l’organo responsabile della conduzione delle indagini penali per il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano (comunemente chiamato dal giornalista Andrea Cionci “Tribunale Penale Vaticano”).

Cionci è un giornalista romano di lungo corso con 20 anni di esperienza presso i principali quotidiani italiani e autore del bestseller “Il Codice Ratzinger” (25.000 copie vendute e tradotto in cinque lingue). Dal 2020 ha condotto una delle analisi più approfondite sulla rinuncia di Benedetto XVI.

LifeSiteNews ha ricevuto e verificato in modo indipendente l’intera catena di custodia della risposta ufficiale, inclusa l’e-mail dell’Ufficio del Promotore (con l’avvocato Roberto Tieghi), la richiesta formale di accesso dell’avvocato datata 26 marzo 2026 e le copie timbrate di ricevuta vaticana della petizione originale e dei relativi allegati. Nella lettera del 30 marzo 2026 (Prot. N. 15/25 R.G.P.), il Prof. Alessandro Diddi, Promotore di Giustizia, ha respinto una richiesta di accesso al fascicolo istruttorio. Il rigetto è stato motivato esclusivamente da ragioni procedurali, in quanto la richiesta è in corso di indagine, e non perché ritenuta infondata.

La lettera afferma esplicitamente (traduzione dall’italiano): “… l’Ufficio sta svolgendo indagini e non è, allo stato, possibile prevedere quando si concluderanno”.

Precisa inoltre che l’accesso al fascicolo non è consentito durante la fase istruttoria. L’originale firmato reca il numero di protocollo, l’intestazione e la firma autografa del Prof. Diddi.

Questa è la prima volta che l’ufficio investigativo criminale del Vaticano ha formalizzato per iscritto che le affermazioni di Cionci, avanzate nel corso di diversi anni, hanno dato origine a un fascicolo d’indagine attivo sulla validità della rinuncia di Benedetto XVI. Anche se l’indagine dovesse concludersi senza emettere conclusioni pubbliche, la semplice esistenza di un fascicolo penale aperto rappresenta uno sviluppo significativo nel dibattito in corso sulle dimissioni del 2013.

Supportato da un team di latinisti, canonisti, avvocati e storici della Chiesa, Cionci ha prodotto 1.500 articoli, 2.800 podcast, partecipato a 185 conferenze e presentato 55 petizioni. Il 6 giugno 2024 ha depositato presso il Tribunale penale dello Stato della Città del Vaticano la petizione originale di 100 pagine (protocollo 116/24). Successivamente, la Dichiarazione è stata integrata da un primo supplemento formale il 13 febbraio 2025, un secondo supplemento formale l’11 novembre 2025 e un ulteriore reclamo nel febbraio 2026 riguardante la presunta falsificazione della Dichiarazione stessa.

L’argomentazione centrale è che la Dichiarazione di Benedetto XVI distingueva deliberatamente o canonicamente tra munus (l’ufficio papale in sé) e ministerium (l’esercizio di tale ufficio), rendendo invalide le dimissioni e impedendo l’esercizio della Sede (sede impedita).

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Lo stesso Benedetto XVI ha utilizzato un linguaggio simile. Nella Dichiarazione ha affermato di rinunciare al “ministero” (ministerium) di Vescovo di Roma senza rinunciare esplicitamente al munus petrino. Nella sua ultima udienza generale del 27 febbraio 2013 ha dichiarato di rinunciare solo all’“esercizio attivo del ministero”, pur rimanendo “in un modo nuovo al fianco del Signore crocifisso” e continuando “al servizio della preghiera” nel “recinto di San Pietro”. Il suo segretario privato, l’arcivescovo Georg Gänswein, ha in seguito descritto la situazione come un “ministero petrino allargato” con una dimensione sia attiva che contemplativa. Tuttavia, sia Benedetto XVI che Gänswein hanno esplicitamente respinto la conclusione che tali distinzioni rendessero invalide le dimissioni o che lasciassero Benedetto XVI ancora titolare del munus.

Cionci ha informato LifeSite di essere stato personalmente interrogato dal Promotore di Giustizia Prof. Alessandro Diddi in qualità di testimone per quattro ore il 12 aprile 2025, confermando ulteriormente l’esercizio attivo del ministero.