Robert Kennedy attacca i plutocrati

Al World Economic Forum Glenn Beck ha chiesto a RFK qual è la sua posizione sul WEF… e RFK è andato dritto al punto: “È un club di miliardari che canalizza la ricchezza verso l’alto e promuove il controllo totalitario.”

“Arrivano a Davos e poi danno lezioni ai leader mondiali su come governare il resto di noi.”

“E durante il COVID? Si sono arricchiti di  4.000 miliardi di dollari, mentre distruggevano le piccole imprese.”

Ecco cosa i media NON metteranno MAI in evidenza: RFK Jr. afferma senza mezzi termini che Big Tech + Big Government + WEF hanno lavorato insieme per censurare il dissenso, schiacciare le piccole imprese e privare i diritti costituzionali… il tutto mentre l’élite globale si arricchiva.

Il WEF non è “leadership”. Si tratta di un cartello non eletto che cerca di governare il mondo  Robert Kennedy e kil governo USA lo dicono per laprimmmma volta  esplicitamente…

Citazione

Trump ha appena CHIAMATO in faccia i globalisti di Davos, dicendo che non riescono nemmeno a GUARDARLO. “Sei, sette persone qui… LE CONOSCO! Mi fissano. Non vogliono guardarmi negli occhi!” “HANNO APPROFITTATO degli Stati Uniti!” “E senza di noi? Non è più la Svizzera… né uno qualsiasi dei paesi qui rappresentati!”

Account gestito da fan

RFK Jr. just TORCHED the World Economic Forum Glenn Beck asked RFK where he stands on the WEF… and RFK went straight for the jugular: “It’s a billionaire club that funnels wealth upward and pushes totalitarian control.” “They jet into Davos, then lecture world leaders

Mostra altro

Javier Milei esplode al World Economic Forum: “Dobbiamo tornare a trarre ispirazione dalla filosofia greca, abbracciare il diritto romano e tornare ai valori cristiani!”

L’UE e la NATO sopravvivranno alle crescenti tensioni transatlantiche?

Le minacce di Donald Trump di imporre dazi commerciali del 10% a partire dal 1° febbraio e del 25% a partire da luglio ai paesi europei che ne ostacolano le mire sulla Groenlandia hanno inferto un duro colpo alla già fragile coesione transatlantica. Questa sarà ulteriormente indebolita se nei prossimi giorni l’UE deciderà di lanciare dazi di ritorsione. Una guerra commerciale su vasta scala sullo sfondo dell’opposizione dell’UE al dialogo Trump-Putin eroderà anche la coesione della NATO, in un momento in cui entrambe le istituzioni sono oggetto di crescenti attacchi all’interno dell’Unione.

La situazione strategica sembra capovolgersi: mentre fino a ieri i “volenterosi” europei minacciavano guerra alla Russia “fino all’ultimo ucraino”, ora mandano presidi armati (benché simbolici) contro gli USA in Groenlandia e cominciano a parlare della necessità di riconsiderare il rifiuto di negoziare con Putin. Così, il 19 dicembre, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato: “Noi europei dobbiamo trovare un quadro per avviare una discussione in forma adeguata”, con la Russia, seguito poche settimane dopo da Giorgia Meloni che ha dichiarato che è giunto il momento per l’Europa di dialogare con la Russia.

Ora, anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha iniziato ad ammorbidire la propria retorica, dichiarando il 15 gennaio alla Camera di Commercio e Industria di Halle-Dessau che “Se poi riusciremo anche a garantire il ritorno della pace e della libertà in Europa, a trovare finalmente un equilibrio a lungo termine con il nostro più grande vicino europeo, ovvero la Russia – non lo dico perché mi trovo qui nell’Est, lo dico anche in qualsiasi altro luogo in Germania: la Russia è un Paese europeo – se regna la pace, se è garantita la libertà, se riusciamo in tutto questo, signore e signori, allora questa Unione Europea, allora anche noi nella Repubblica Federale di Germania avremo superato un’altra prova e potremo guardare al futuro con grande fiducia anche oltre il 2026”.

A prescindere dal fatto che, quando si prende atto del fallimento di una politica strategica dalle così gravi implicazioni le dimissioni sarebbero d’obbligo, evidentemente, la prospettiva che gli Stati Uniti abbandonino l’Europa a sé stessa sta provocando uno shock di realtà in alcuni. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha preso atto del cambiamento ancora moderato, affermando che, se ora gli europei vogliono dialogare, questo è “uno sviluppo positivo nelle loro posizioni”.

Mentre in Germania l’illusione di poter salvare la NATO non è crollata, in Francia è riesploso il dibattito sull’opportunità che il Paese rimanga nell’alleanza militare. Il 19 gennaio, il partito di sinistra La France Insoumise (LFI) ha presentato al Parlamento nazionale un progetto di risoluzione che chiede al governo francese di organizzare il ritiro dalla NATO, a partire dal comando integrato. In un’intervista al Berliner Zeitung pubblicata il 14 gennaio (https://www.berliner-zeitung.de/politik-gesellschaft/geopolitik/frankreich-nato-austritt-vorstoss-parlament-li.10014522), la deputata di LFI Clemence Guetté ha spiegato che la “decisione consapevole degli Stati Uniti d’America di tornare ufficialmente a una politica imperialista senza veli”, come dimostrato in Venezuela e in Groenlandia, implica che il mantenimento dell’adesione alla NATO potrebbe trascinare la Francia in conflitti che contraddicono i suoi interessi e principi nazionali.

Gli osservatori ritengono che l’iniziativa non sia del tutto irrealistica, poiché la sinistra è attualmente il gruppo più forte nell’Assemblea nazionale e potrebbe trovare una sponda nel Rassemblement National di Marine Le Pen, che è da anni critico nei confronti della NATO.