Le profezie mediatiche che si auto avverano

La previsione o profezia che si autoavvera, secondo il sociologo Robert K. Merton che introdusse il concetto nel 1948, è una credenza o un’aspettativa che influisce su un fatto finendo per determinarlo. Un esempio è una persona che si sposa convinta che divorzierà.
Le sue aspettative influenzeranno i suoi atteggiamenti e con tutta probabilità il matrimonio fallirà. Un altro è una banca di cui una voce falsa prevede l’insolvenza. E’ un istituto solido, ma le persone che fanno la coda alle casse non ci credono; pensano che stia fallendo e che se non ritirano subito i loro depositi, li perderanno; perciò fanno la fila. Fintanto che l'hanno solo creduto e che non hanno agito di conseguenza, hanno avuto torto, ma dal momento che vi hanno creduto e agito in conseguenza, hanno conosciuto una realtà perché l'hanno provocata. La loro aspettativa si è avverata; la banca è fallita. Prima di Merton, William Thomas aveva enunciato il teorema che porta il suo nome , legato alla definizione della situazione: se gli uomini considerano reali le situazioni, esse saranno reali nelle
conseguenze.

La potenza dei mezzi di comunicazione contemporanei, la fulmineità con cui circolano
idee e notizie- molto spesso false- la capacità di far considerare oro colato a masse umane
de-pensanti ciò che interessa al sistema di potere, rendono le scoperte di Merton e Thomas
armi potentissime che cambiano gli uomini e il mondo. Non ogni evento è predeterminato,
ma il potere è in grado di creare le condizioni materiali e psicologiche affinché si
verifichino davvero i fatti, le aspettative, i cambiamenti voluti. Pensiamo alla docilità con
cui ci stiamo consegnando al dominio delle macchine , all’uso delle card e dei chip per ogni
operazione della vita, sino ad accettare l’ibridazione con l’artificiale . Il Dominio ha
lavorato perché l’essere umano si percepisse come semplice massa biochimica o come
macchina. Se ci pensiamo come macchine siamo sconfitti. Nel momento in cui scegliamo di
definirci solo in termini di efficienza, velocità, prevedibilità, comodità, stiamo rinunciando
all’essenziale della condizione umana. La macchina non ama, non ha paura di sbagliare,
non ha senso morale. Non conosce la responsabilità. Non soffre, non prova vergogna né
compassione. Nelle prestazioni siamo facilmente superati. Se l’ umanità smette di definirsi
in termini di coscienza, fragilità, responsabilità, si riduce a anello debole di una
megamacchina che la eccede e la incorpora . Non possiamo competere in efficienza con un
ingranaggio.
Un'altra profezia che si auto avvera è considerare il progresso ( termine caricato di
promesse pressoché magiche) l’ unico orizzonte di realizzazione individuale. Questo induce
a considerare ogni legame un impaccio. La formazione e la cura di una famiglia, la nascita
di figli, il radicamento in un luogo, in un’idea, in una professione, in un’identità,
producono un pensiero che si trasforma rapidamente in realtà : o nel contrario, al tempo
del potere della velocità. Ciò che il sistema vuole si avvera per ripetizione del messaggio. Il
risultato è una società spappolata, di dipendenze come fenomeni sociali ( “ fanno stare
bene “) di famiglie disgregate in cui si interrompe la catena generazionale. L’inverno
demografico per paura delle responsabilità , il timore di perdere benessere ( cioè ben-
avere) l’orrore per le relazioni forti, definitive. Gli algoritmi prevedono, quindi

determinano i nostri desideri. Viviamo nel deserto dei sentimenti sino al punto di
smettere di riprodurre noi stessi , la società trovata al nostro nascere nel mondo. Abbiamo
creduto alla falsa previsione della fine della storia, che è abolizione del futuro. Crediamo
solo nell’immediato, nel consumo, nel piacere, nell’istante. Si avvera il crollo delle
promesse di futuro. In una società che venera il benessere immediato e l’edonismo, un
figlio non è una speranza ma un costo o un ostacolo alla realizzazione personale. Come chi
ha messo in conto la fine del suo matrimonio sino ad agire di conseguenza, condanniamo
noi stessi per paura delle difficoltà che prevediamo. La resa preventiva anziché la vita, un
terribile cambio di paradigma esistenziale.
Le profezie dell’apocalisse climatica fanno credere alle generazioni più giovani che il
mondo stia finendo. Meglio non avere figli per non aumentare l’inquinamento, non
generare nuove sofferenze, meglio distruggere l’esistente, bloccarsi nell’impotenza.
Esattamente ciò che vogliono i dominanti. Un’altra previsione che si auto avvera è
l’estensione indefinita, totalizzante, dell’ Identità Digitale (ID), l'insieme delle risorse
digitali associate ad un soggetto. Come abbiamo imparato, sta diventando l’unica modalità
per accedere a una miriade di servizi o esercitare diritti. E’ la rappresentazione informatica
della corrispondenza tra un utente e l’insieme dei dati raccolti e registrati su di lui. Nei fatti
è la nostra riduzione a una sequenza di codici senza i quali la nostra vita concreta diventa
impossibile. Una schiavitù accolta di buon grado, persino richiesta, senza comprendere la
portata dell’attacco alla nostra personalità, privatezza, autonomia, libertà.
Ci ripetono che è lo snodo definitivo del futuro a cui non è possibile opporsi perché
migliorerà le nostre vite. La previsione si auto avvera nella forma orwelliana del controllo
sociale, della sorveglianza e della nudità del soggetto di fronte alla megamacchina.
L'identità digitale è l’ingranaggio decisivo della rete di controllo digitale. L’acronimo DPI –
digital public infrastructures- indica la spina dorsale di servizi pubblici e privati, reti
sociali, decisioni collettive. Per capirne l’importanza occorre interpretare la raccolta,
elaborazione, custodia dei dati come documenti sociali che producono effetti reali nella vita
istituzionale e quotidiana. Collegata a tutti i servizi della vita tramite DPI, l'identità digitale
è una tappa della creazione del sistema di “credito sociale” – già parzialmente vigente in
Cina – in cui il "buon comportamento" viene premiato, mentre quello cattivo ( ossia non
adattivo) è punito con l’esclusione sociale sino alla cancellazione della persona, privata di
diritti naturali e legali attraverso il controllo da remoto. Avanza una sorta di soggetto
radicale onnipotente che ci può eliminare manipolando la nostra Identità Digitale,
sostituta della stessa esistenza fisica. Lo vuole il sistema finanziario globale, lo vuole il
grumo fintech .
L’identità digitale non basta più: la mossa decisiva per la dittatura totale è
l’interoperabilità, il chip universale che controllerà l’accesso a tutti i servizi della vita, che
diventerà non-vita per i reprobi e gli esclusi, servitù totale per tutti gli altri. La Banca
Mondiale lavora a collegare l’ID alla rete di controllo digitale DPI. In corpore vili, lo stanno
sperimentando in Sierra Leone, con l’intento di costruire la connessione definitiva con un
unico ID. Il marchio apocalittico della bestia . "Dai pagamenti in tempo reale all'accesso
all'istruzione, alla sanità, alla finanza e alla protezione sociale, le reti digitali offrono il
massimo impatto quando sono direttamente collegate ai servizi", affermano la Banca

Mondiale e il Forum di Davos. Nel 2018 gli oligarchi furono chiarissimi: “ l’ identità
digitale determina a quali prodotti, servizi e informazioni possiamo accedere, o, al
contrario, che cosa ci è precluso”. Ossia vietato, ciò a cui siamo condannati se non
diventiamo disciplinati soldatini digitali, ossia tecno schiavi. Poiché la previsione arriva da
pulpiti tanto elevati presto diverrà esperienza quotidiana.
Il tutto nella convinzione maggioritaria – una persuasione che diventa reale per credulità-
di vivere in democrazia. Vista con gli occhi di un osservatore ingenuo, la democrazia
appare viva e vegeta. Si tengono elezioni, esistono decine di partiti politici, si svolgono
dibattiti nei parlamenti. Ci appaiono sinceri e immaginiamo– la rappresentazione è curata
nei dettagli- che le questioni trattate siano importanti e le contrapposizioni autentiche.
Nei fatti sono ammesse sono le opinioni compatibili con la cosiddetta “società aperta”,
mentre alle nostre spalle si avverano le previsioni ( ovvero le volontà) dell’oligarchia. Una è
la distruzione programmata dell’agricoltura e della zootecnia in Europa, uno dei cui
strumenti sarà l’accordo Mercosur. Le cupole oligarchiche hanno deciso che gli agricoltori
europei debbano scomparire; pochi grandi investitori, gli arcimiliardari e fondi
d’investimento come Black Rock, si impadroniranno della terra per farne ciò che vorranno.
Un danno sociale, culturale, economico, storico incalcolabile. Lorsignori hanno creato le
condizioni per farlo accettare, considerare positivamente , o restarvi indifferenti.
Poiché ci fanno credere che è “comodo” ci convincono a usare sempre meno il denaro
contante. La moneta digitale- legata alla previsione falsa della lotta alla criminalità e
all’evasione fiscale, oltreché all’apparente comodità delle carte di credito ( cioè di debito) –
soppianta il contante nell’immaginario e poi nelle leggi, stringendo il cappio della schiavitù
perfetta, la perdita di possesso reale del denaro fisico. Perfino il vento impetuoso della
guerra risponde alla stessa logica della previsione che si auto adempie. Si parla sempre più
di conflitti , armamenti e pericoli, abituando la maggioranza a ciò che riterrà inevitabile
mentre è solo la perversa decisione di un potere criminale, disumano. Seguendo la
medesima logica gregaria, i giovani andranno a combatterla. Per perdita di senso critico e
perché la conoscenza dei meccanismi psicologici e neurologici da parte delle oligarchie
verrà utilizzata per fornire – come sempre nella storia- carne da cannone. Divulgare false
credenze conduce al loro adempimento: pensiamo al pregiudizio anti russo dominante dal
2022. Il nostro atteggiamento si ripercuote sulla controparte, che diventa a sua volta
diffidente, antagonista, sino a trasformarsi in nemica. Ecco serviti i pretesti per la guerra e
creata la volontà, finanche il desiderio, del conflitto.

Siamo governati da chi padroneggia le regole della psicologia applicate alla società. La divulgazione di tale verità suscita l’ostilità dei dominanti in quanto decostruisce la narrazione che sostiene il loro potere. Purtroppo suscita anche il fastidio dei governati, poiché disturba la loro comfort zone, scuote le certezze e i valori con cui vengono nutriti, dominati e trasformati. La bugia e l’ignoranza sono comode, confortevoli, rassicuranti. Ma è la verità a rendere liberi.