USA – la Nuova Strategia analizzata meglio

La Strategia per la Sicurezza Nazionale (NSS) 2025 emerge in un momento delicato nella storia strategica degli Stati Uniti e, più in generale, nell’evoluzione dell’ordine internazionale. Dopo i tre decenni successivi alla fine della Guerra Fredda – segnati da una fase di apparente unipolarismo americano – il sistema globale è ora attraversato dall’ascesa di molteplici centri di potere:

Cina, Russia, India, il gruppo BRICS allargato e nuovi attori regionali nel Vicino e Medio Oriente, in Africa e in America Latina. In questo contesto, la capacità di Washington di stabilire unilateralmente le regole del gioco non può più essere data per scontata. La NSS 2025 nasce proprio da questa tensione: da un lato, riafferma con fermezza l’obiettivo di preservare il ruolo centrale degli Stati Uniti; dall’altro, riflette la consapevolezza che tale centralità è sempre più contestata e indebolita da processi geopolitici, economici e tecnologici di lungo periodo.

La strategia rifiuta esplicitamente l’idea di un ordine policentrico pienamente cooperativo e mira invece a riorganizzare l’architettura internazionale in forma gerarchica, con Washington al vertice e una serie di poli subordinati che agiscono come garanti locali di un sistema ancora guidato dal potere statunitense. Questo approccio può essere descritto come “unipolarismo reattivo”: non più l’unipolarismo trionfante degli anni ’90, ma piuttosto il tentativo di prolungare l’egemonia in condizioni strutturali meno favorevoli, attraverso strumenti più selettivi, più difensivi e talvolta apertamente coercitivi.

CONTINUITÀ E ROTTURE CON LE STRATEGIE PRECEDENTI

Continuità strutturali Nonostante le sue innovazioni, la Strategia per la Sicurezza Nazionale 2025 si inserisce in una linea di continuità con le principali strategie sviluppate dal 2001. Diversi pilastri fondamentali rimangono invariati. In primo luogo, l’obiettivo di prevenire l’emergere di potenze egemoni regionali ostili rimane centrale. Gli Stati Uniti continuano a considerare fondamentale impedire a qualsiasi potenza rivale di dominare l’Europa, l’Asia orientale o il Vicino e Medio Oriente.

Questo obiettivo è alla base del mantenimento di una presenza militare statunitense avanzata in Europa (attraverso la NATO) e in Asia (attraverso il sistema di alleanze bilaterali con Giappone, Corea del Sud e Australia, nonché il partenariato strategico con l’India). In secondo luogo, la strategia riafferma la logica della “pace attraverso la forza”. Il rafforzamento della potenza militare, sia convenzionale che nucleare, rimane un pilastro della politica di sicurezza statunitense.

La deterrenza è ancora percepita come lo strumento principale per prevenire conflitti tra grandi potenze e per mantenere equilibri di potere favorevoli. In terzo luogo, la centralità dell’Indo-Pacifico e della competizione tecnologica con la Cina è ulteriormente consolidata. La supremazia in settori come l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica, le telecomunicazioni avanzate, l’energia e la biotecnologia è considerata una componente integrante della sicurezza nazionale, piuttosto che un mero obiettivo economico o industriale. Infine, il sistema di alleanze e partnership continua a essere visto come un moltiplicatore di forza. Gli Stati Uniti intendono affidarsi a Europa, Giappone, India, Australia e altri partner per distribuire gli oneri e le responsabilità associati alla gestione dell’ordine internazionale.

Discontinuità: Sovranismo, Protezionismo e la fine del Globalismo

Accanto a queste continuità, emergono chiaramente delle rotture significative. La prima riguarda il rifiuto della globalizzazione. La strategia critica esplicitamente tre decenni di libero scambio, delocalizzazione, apertura indiscriminata dei mercati e affidamento su istituzioni internazionali percepite come veicoli per l’erosione della sovranità economica degli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato non è più quello di “guidare l’ordine liberale”, ma piuttosto di difendere gli interessi degli Stati Uniti come priorità, anche a costo di indebolire regole e pratiche consolidate nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale.

La seconda grande discontinuità è la centralità attribuita all’immigrazione. L’immigrazione non è più trattata principalmente come una questione sociale o economica, ma come una minaccia fondamentale alla coesione interna e, quindi, alla sicurezza nazionale. La protezione delle frontiere è definita come la prima linea di difesa dello Stato e la strategia proclama esplicitamente la “fine dell’era delle migrazioni di massa”.

Ciò rappresenta un profondo cambiamento rispetto alle fasi precedenti in cui le principali minacce erano identificate nel terrorismo o nella proliferazione nucleare.

La terza rottura riguarda l’abbandono della retorica della “promozione della democrazia”.

La NSS del 2025 non cerca più di trasformare altri sistemi politici dall’esterno invocando i diritti umani e le norme democratiche. Al contrario, afferma la legittimità della cooperazione con regimi non democratici quando ciò serve gli interessi degli Stati Uniti.

Ciò segna un netto distacco dalle dottrine interventiste degli anni ’90 e 2000.

La quarta rottura risiede nella trasformazione delle alleanze in relazioni contrattuali condizionate. Le alleanze non sono più inquadrate come comunità di valori condivisi, ma come meccanismi attraverso i quali Washington esige una maggiore definizione.