TRUMP SOTTOBANCO VUOL PARLARE ANCORA CON TEHERAN

Trump a Teheran: facciamo un nuovo accordo –  Let’s make Iran great again”: così Donald Trump lancia un appello a Teheran dopo le tensioni degli ultimi giorni giunte ad un soffio dal conflitto. “Se rinunciano ad avere un’arma nucleare saranno di nuovo un Paese grande e prospero”. Il presidente americano ha pero’ aggiunto che “l’opzione militare resta sul tavolo”. “Prima mi accusavano di essere un guerrafondaio, ora mi accusano di essere una colomba” . . Il presidente americano ha quindi ribadito la sua fiducia nel consigliere per la sicurezza nazionale, il falco John Bolton, che alla Casa Bianca era il più convinto della necessità dei raid. Ci saranno nuove sanzioni contro l’Iran: lo ha detto Trump…”. L’amico che mi gira il lancio ANSA commenta: questo è uno psicopatico.

La “narrativa” secondo cui  The Donald ha dato l’ordine di attacco e poi l’ha ritirato all’ultimo momento non è condivisa dai meglio informati. Soprattutto da Elija Magnier,  giornalista con eccellenti fonti a Teheran e nel mondo sciita. Solo che la versione di  Magnier  è, se possibile ancora più incredibile. Anzi sarebbe da non pubblicare, se non venisse da lui.

Il Global Hawk abbattuto. Costa 120 milioni.

Dopo l’abbattimento del drone, dice il giornalista, “so da fonti ben informate che l’Iran ha rigettato una proposta da servizi di intelligence  degli Stati Uniti,  fatta tramite una terza parte, di autorizzare Trump a bombardare uno, due o tre  obbiettivi scelti dall’Iran, in modo che i due paesi escano vincitori e Trump non perda la faccia. L’Iran ha rifiutato categoricamente questa offerta ed ha risposto: ogni attacco, anche contro una spiaggia deserta, provocherà il lancio di un missile contro obbiettivi americani nel Golfo”.

Del tutto incredibile non è, se si ricorda che che il 12  giugno, mentre   “qualcuno”  attaccava due petroliere che portavano al Giappone il petrolio iraniano,  e gli Usa accusava l’Iran dell’attentato, il premier giapponese Shinzo Abe era in visita a Teheran,  e aveva un messaggio scritto di Donald Trump che voleva consegnare all’iman Khamenei.  Ho riferito come aveva risposto l’imam: “Riguardo al messaggio del Presidente americano, personalmente non ho nessuna risposta per lui. Con Lei parlerò delle cose che ha detto, ma a lui non rivolgo alcun messaggio, perché non lo ritengo una persona degna con la quale scambiare messaggi.  Lui (Trump) dice che sono ‘pronti ad iniziare negoziati onesti’ con noi, ma non crederemo mai a queste parole. Negoziati onesti con persone come Trump non possono avere luogo. L’onestà è molto scarsa tra gli uomini di Stato americani.  […] L’Iran ha condotto dei negoziati con gli Stati Uniti e gli Europei per cinque o sei anni, e raggiunto un’intesa. Gli americani, però, hanno poi violato un accordo sottoscritto”, ha detto la Guida della Rivoluzione, sottolineando che nessuna persona saggia intraprenderebbe negoziati con un paese che è venuto meno a tutti gli accordi”.

Evidentemente Trump prende alla leggera il fatto che, venendo  meno al patto sul nucleare, a cui Teheran teneva fede ed era stato sottoscritto e garantito dalla UE e dalla Russia, ha commesso un atto di criminalità internazionale gravissimo.  Senza un vero motivo, se non obbedire al frenetico Netanyahu e alla lobby sionista in piena sindrome pre-traumatica,  che sentiva questo trattato siglato da Obama  “un pericolo esistenziale per Israele” e vuole assolutamente distruggere l’ultimo nemico potenziale rimasto.

Men che meno sembra rendersi conto Donald, quando offre sottobanco trattative per un “migliore deal” che ha stracciato  quello valido  davanti  al mondo, che ha imposto sanzioni pesantissime all’Iran, obbligando anche tutti i paesi europei a smettere ogni scambio con il paese.

Adesso gli ayatollah si sono resi conto che Trump vuole uscire dal vicolo cieco in cui s’è cacciato.  Che,  offrendo sottobanco “la farsa del falso bombardamento concordato su siti vuoti, dimostra di non volere la guerra” – con ciò dando una carta in mano al regime di Teheran, in questo poker col trucco. Trump vuole evitare il conflitto perché pensa alle elezioni, e al suo elettorato stanco di guerre per Sion. Ma Teheran invece “vorrebbe che perdesse le elezioni e farebbe qualunque cosa per vederlo partite dalla Casa Bianca nel 2020.

“Trump vorrebbe vincere la guerra delle apparenze. Ma  sembra dimenticarsi del fatto che l’embargo economico e’ un atto di guerra”  reale.  “Anche l’Iran non vuole la guerra, ma neppure accetta un embargo perenne alle sue esportazioni di petrolio”, scrive Magnier:   “L’economia iraniana e’ sotto attacco per l’embargo imposto da Trump alle sue esportazioni petrolifere. Trump si rifiuta di togliere l’embargo perché prima vuole trattare”.

“L’Iran offre solo due possibilità al presidente americano: togliere l’embargo o la guerra”. E qui, Teheran  ha a disposizione  un’arma ben più concreta della fantomatica bomba atomica.

“Le fonti confermano: in caso di guerra, l’Iran cercherà di  bloccare completamente l’approvvigionamento del petrolio proveniente dal Medio Oriente, non già prendendo di mira petroliere, ma colpendo direttamente le fonti di greggio in tutti i paesi del Medio Oriente, siano alleati o nemici. Se noi non possiamo esportare il nostro petrolio nessuno potrà”.  E’ una minaccia molto seria che dovrebbe ascoltare  il regno saudita e gli emirati complici. L’Iran perfettamente in grado di obliterare i loro giacimenti petroliferi.  Ma anche i giacimenti iracheni  possono essere nel mirino.

’Iran ha  allestito anche una sala operativa congiunta per informare i suoi alleati in Libano, Siria, Iraq, Yemen e Afghanistan di ogni mossa che verrà decisa contro gli Stati Uniti  ….Secondo le fonti, gli alleati dell’Iran non avrebbero nessuna esitazione ad aprire il fuoco contro una serie di obiettivi già concordati e la risposta sarebbe perfettamente organizzata, orchestrata, sincronizzata”.

Facile da bloccare.

Anche Pepe Escobar conferma che è questo che minaccia l’Iran.  E “qualsiasi blocco del flusso di energia porterà il prezzo del petrolio a raggiungere $ 200 al barile, $ 500 o anche, secondo alcune proiezioni di Goldman Sachs, $ 1,000”.  Una recessione mondiale profondissima..E l’Iran fa sul serio, è meglio crederci.

Iran goes for “maximum counter-pressure”

Secondo Magnier, l’Iran può concedere, come via d’uscita da questa crisi, “che  Trump chiudesse un occhio permettendo all’Europa di togliere la pressione economica sull’Iran, senza sottoporre a sanzioni le compagnie europee impegnate con Teheran. In caso contrario non ci sarebbe alternativa ad una catastrofe regionale   se non globale”.

Il punto veramente preoccupante è da che parte americana, non c’è solo Trump che non vuole la guerra. Ci sono anche quelli che la vogliono ad ogni costo. “Israele e i falchi nella sua amministrazione. Netanyahu ha ribadito che vorrebbe la guerra con l’Iran, una guerra ovviamente combattuta dagli Stati Uniti, e si sta incontrando con i suoi alleati arabi perché lo aiutino nello scopo. Lo scorso mese il giornale israeliano Ha’aretz parlando della posizione di Netanyahu sull’Iran riferiva che lo scopo del primo ministro e’ che Trump vada in guerra senza mettere Israele in prima linea”.  Lo stato razzista già pregustava il colpo:

Jerusalem Post: i bombardamenti americani sull’Iran “saranno massicci ma saranno limitati a un obiettivo specifico”

Per esempio la Guardia Repubblicana, mostrando grande autocontrollo e intelligenza strategica,  ha abbattuto  il drone ma non l’aereo che lo accompagnava da vicino, il P-8  della Marina militare con 35 soldati  bordo. Il punto è:  perché mai un drone perfettamente autonomo doveva essere “accompagnato”  da vicino  da un aereo con americani a  bordo? Chi  ha dato un simile ordine? Cosa sperava?

“Un messaggio chiaro a Trump di non volere la guerra, ma anche un messaggio a Trump che rimetta sotto controllo i propri apparati militari. Qualcuno in posizione di grande potere in questi apparati (marina militare?) era pronto a sacrificare 35 militari pur di arrivare allo scontro”, mi scrive l’amico Umberto Pascali da Washington.

 

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