Trump FA ANCHE COSE BUONE…..
Clima e diritti umani nel mirino dell’America First: addio Unfccc, IPCC e Unrwa. L’Europa protesta
A cura di: Fabrizio de Jorio
Rainews.it
Il presidente Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti da un trattato internazionale per il clima, l’Un Framework Convention on Climate Change, creato nel 1992 e che conta tutti i Paesi del mondo come suoi membri.
Un ulteriore attacco al multilateralismo con un ordine esecutivo che ritira gli Stati Uniti anche da 66 organizzazioni internazionali, smantellando un pilastro della diplomazia globale costruita in decenni.
Oltre all’addio all’Un Framework Convention on Climate Change (Unfccc), la scure si abbatte sull’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il cuore scientifico Onu sui cambiamenti climatici. Ma soprattutto stop immediato a finanziamenti per centinaia di milioni, cancellazione dell’International Climate Finance Plan di Biden e quote Onu solo per enti allineati all'”America First“.
La lista, pubblicata sul sito della Casa Bianca, è impietosa: 31 agenzie Onu tra cui Un Water, Un Oceans, Un Environment Programme, Un Human Rights Council, Un Development Programme, Unrwa (agenzia per i rifugiati palestinesi), agenzia Onu per la popolazione, Unesco. Completano il quadro Carbon Free Energy Compact, Università delle Nazioni Unite, International Cotton Advisory Committee, International Tropical Timber Organization, Istituto Panamericano di Geografia e Storia, Federazione Internazionale dei Consigli e Agenzie per le Arti e la Cultura, International Lead and Zinc Study Group, più commissioni su lavoro, migrazione e sviluppo. Tra le altre organizzazioni non Onu presenti nell’elenco figurano il Partnership for Atlantic Cooperation, l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance e il Global Counterterrorism Forum.
Trump replica e amplifica il primo mandato: Who espulsa, Unrwa defunding accelerato per presunti legami con Hamas, Unesco boicottata per anti-Israel bias, Human Rights Council snobbato come antiamericano. L’offensiva 2025 su Usaid ha già falcidiato progetti ong in partnership Onu, chiudendo iniziative su Aids in Africa, rifugiati siriani e fame in Yemen – perdite stimate in miliardi. Ora, ong indipendenti urlano al disastro: nuovi tagli paralizzano programmi su clima resilienza, migrazioni forzate e salute globale. Trump giustifica: risorse liberate per “dominanza energetica Usa”, senza più vincoli ideologici.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha fornito la roadmap dettata da Trump: “Quello che era iniziato come un quadro pragmatico di organizzazioni internazionali per la pace e la cooperazione si è trasformato in una vasta architettura globale, spesso dominata da un’ideologia progressista e distaccata dagli interessi nazionali”. La review del Dipartimento di Stato ha setacciato quindi 66 enti, privilegiando tagli a quelli su “diversity” e temi woke.
Gli analisti di Bloomberg Law e dell’Union of Concerned Scientists (UCS) lanciano l’allarme rosso: l’uscita dall’Unfccc, ratificata dal Senato negli anni ’90, impone un tortuoso percorso congressuale per qualsiasi rientro, congelando patti futuri come Parigi o Cop30 e lasciando gli Usa in un limbo diplomatico. Rubio non si scompone e ribatte secco: «Zero risorse per istituzioni irrilevanti o conflittuali coi nostri interessi».
Dall’altra parte dell’Atlantico, l’Europa tuona contro un “egoismo miope”: il premier britannico Starmer parla di “tradimento climatico globale”, Scholz avverte di “vuoto pericoloso” nei negoziati Onu, mentre Macron accusa Trump di “giocare col fuoco” su migrazioni e diritti umani. La Cina, dal canto suo non si scompone, Pechino guadagna terreno come leader climatico, con Xi Jinping che già corteggia Bruxelles per riempire il vuoto lasciato da Washington, potenziando Belt and Road green.
Le ong, da Amnesty a Greenpeace, prevedono un caos umanitario puro: Unrwa paralizzata accelera la crisi Gaza, tagli Usaid chiudono campi rifugiati siriani e programmi anti-fame, mentre i progetti sul clima in Africa e Asia svaniscono, esponendo milioni di persone a disastri ambientali. Bilancio amaro: risparmi epocali per il Tesoro Usa, ma il rischio di un mondo meno stabile, frammentato, dove America First deve prevalere per tracciare e continuare il nuovo corso promesso dal presidente Trump.
Si tratta meno di una questione di protezione del clima e più di un attacco sistematico all’economia, con conseguenti perdite di posti di lavoro e innovazione. Alcuni chiedono un rifiuto, sostenendo che le multe sarebbero più economiche delle sanzioni – un segno di frustrazione. Ben intenzionati, ma eccessivamente regolamentati e lontani dalla realtà. Ecco un elenco di altre norme “folli” dell’UE che entreranno in vigore dal 2026 o poco dopo (l’elenco non è esaustivo, ma è corroborato da fonti ufficiali e critiche). 1. Legge UE sull’intelligenza artificiale (regolamento sull’intelligenza artificiale) – Piena attuazione da febbraio 2026
I sistemi di intelligenza artificiale sono regolamentati in base ai livelli di rischio; l’intelligenza artificiale ad alto rischio (ad esempio, in ambito HR, istruzione o sanità) deve soddisfare rigorosi requisiti di test, trasparenza e documentazione. L’intelligenza artificiale che viola queste regole (ad esempio, il social scoring) è vietata e sono previste multe fino a 35 milioni di euro. € Perché folle? Soffoca l’innovazione perché le startup sono sopraffatte dai costi di conformità; i critici lo definiscono un “divieto leggero dell’IA a livello UE” che lascia ulteriormente indietro l’Europa (ad esempio, rispetto ai giganti della tecnologia statunitensi).
Si profilano conflitti in sede di OMC. Gold-plating tedesco: la Germania sta pianificando ulteriori organismi nazionali di monitoraggio dell’IA e un collegamento più rigoroso della protezione dei dati al GDPR, che supera gli standard minimi dell’UE e impone un doppio onere alle aziende (ad esempio, obblighi di rendicontazione aggiuntivi). mdr.de 2. Direttiva sulla due diligence per la sostenibilità aziendale (CSDDD) – Attuazione dal 2026/2027 Le aziende con 500 o più dipendenti devono verificare le proprie catene di fornitura per verificare la violazione dei diritti umani, i danni ambientali e la corruzione; devono inoltre verificare la responsabilità per eventuali violazioni, comprese le cause civili.
Perché folle?
Enorme sforzo burocratico per le catene di fornitura globali (documentazione, audit); ciò colpisce duramente le PMI, poiché le catene sono spesso opache. Gold-plating tedesco: la legge tedesca sulla due diligence nella catena di fornitura (LkSG) va oltre: si applica alle aziende con 1.000 o più dipendenti (UE: 500), con sanzioni più severe e il monitoraggio da parte dell’Ufficio federale per gli affari economici e il controllo delle esportazioni (BAFA). L’attuazione minima dell’UE sarebbe sufficiente, ma la Germania la sta trasformando in un incubo. 3. Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR) – Pienamente in vigore dal 2026 Divieto di importazione/commercio di prodotti (ad esempio caffè, cacao, legno, carne bovina) provenienti da aree deforestate; obbligatorietà dei dati geografici e della tracciabilità. Perché folle? Irrealistico per catene di approvvigionamento complesse; i piccoli agricoltori nei paesi in via di sviluppo soffrono, i prezzi aumentano.
Critica: ipocrisia dell’UE, poiché l’agricoltura nazionale è sovvenzionata. Gold plating tedesco: la Germania lo integra nella legge forestale nazionale con sanzioni aggiuntive e obblighi di segnalazione, andando oltre i requisiti dell’UE, ad esempio certificazioni aggiuntive per i prodotti nazionali. 4. Regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR) – Attuazione graduale dal 2026 Riduzione dei rifiuti di imballaggio; quote per gli imballaggi riutilizzabili (ad esempio il 10% per i prodotti da asporto), divieto di plastica monouso in determinate aree. Perché folle? Ignorando i costi logistici, ristoranti e rivenditori online soffrono della pressione di utilizzare imballaggi riutilizzabili. Critica: aumento delle emissioni di CO₂ ₂ dovuto al trasporto di contenitori vuoti. Placcatura d’oro tedesca: la legge tedesca sugli imballaggi (VerpackG) è già più severa (ad esempio, quote di riciclaggio più elevate) e con l’attuazione del PPWR, la Germania prevede ulteriori multe e controlli, che superano i livelli minimi dell’UE. Quinta revisione della Direttiva sulle emissioni industriali (IED) – Attuazione entro luglio 2026
Limiti di emissione più severi per l’industria (ad esempio, prodotti chimici, energia); devono essere implementate le BAT (migliori tecniche disponibili). Perché folle? Elevati costi di conversione per le fabbriche; ciò colpisce le industrie ad alta intensità energetica, mentre i concorrenti al di fuori dell’UE producono a prezzi più bassi. Gold-plating tedesco: la Germania spesso implementa le BAT con integrazioni nazionali (ad esempio, TA Luft) che vanno oltre le normative UE, ad esempio obblighi di misurazione e scadenze aggiuntivi. 6. Direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale (CSRD) – estensione dal 2026 Le grandi aziende devono redigere report dettagliati sulla sostenibilità (criteri ESG); dal 2026 ciò varrà anche per le società quotate più piccole. Perché folle?
Enorme sforzo richiesto per i report (fino a 100 pagine); duplicazione con altre regole, inutile per molti settori. Gold plating tedesco: la Germania lo sta collegando più strettamente alla legge contabile con requisiti di revisione aggiuntivi; l’UE consente garanzie limitate, ma la Germania ne richiede di complete, ma più costose e burocratiche. Obiettivi ambiziosi, ma con un’eccessiva burocrazia, che la Germania in particolare aggrava con il gold-plating. La stessa Commissione Europea mette in guardia contro il gold-plating, in quanto distorce la concorrenza.