SCALFARI-PAPA. LA “CORREZIONCINA” NON BASTA. CHIAREZZA, PER FAVORE.

Questo  è il titolo conc ui il vaticanista Tosatti  ha commentato la smentita  non-smentita  della sala stampa vaticana alla rivelazione di Eugenio Scalfari, secondo il quale El Papa gli avrebbe espresso queste  idee su Cristo:

“Infine è arrivata la _ come chiamarla? Smentita non mi sembra, forse correzione, aggiustamento sono termini più corretti – di Matteo Bruni, portavoce. Che diceva: “Come già affermato in altre occasioni, le parole che il dottor Eugenio Scalfari attribuisce tra virgolette al Santo Padre durante i colloqui con lui avuti non possono essere considerate come un resoconto fedele di quanto effettivamente detto, ma rappresentano piuttosto una personale e libera interpretazione di ciò che ha ascoltato, come appare del tutto evidente da quanto scritto oggi in merito alla divinità di Gesù Cristo”.

Aggiungo ciò che ha scritto su questa tremenda cosa l’amico Valli:

Strano dunque vero /

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La prima cosa strana dunque vera è che da più di sei anni a questa parte ormai i cattolici, per sapere che cosa pensa il papa su questioni non esattamente secondarie riguardanti la loro fede (tipo se esiste l’inferno e se Gesù è uomo e Dio o solo uomo), devono aspettare di leggere gli articoli di un anziano giornalista ateo.

Poi la seconda cosa strana dunque vera è che la sala stampa vaticana, quando cerca di correre ai ripari, produce una toppa che è peggio del buco. Perché se tu dici, come ha detto il direttore della sala stampa (un bravo collega che stimo e che si trova certamente in una situazione imbarazzante),  che “le parole che il dottor Eugenio Scalfari attribuisce tra virgolette al Santo Padre durante i colloqui con lui avuti non possono essere considerate come un resoconto fedele di quanto effettivamente detto, ma rappresentano piuttosto una personale e libera interpretazione di ciò che ha ascoltato”, devi anche spiegare perché questa storia del resoconto che non sarebbe fedele si ripete periodicamente e perché Francesco, con tutti i giornalisti che ci sono, continua a intrattenere rapporti con uno che lo interpreta male. Cos’è, masochismo? O gusto di tenere i cattolici un po’ sulla corda?

Scrive Scalfari a proposito del papa: «Chi ha avuto, come a me è capitato più volte, la fortuna d’incontrarlo [Francesco] e di parlargli con la massima confidenza culturale, sa che papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo». E ancora: «Quando mi è capitato di discutere queste frasi papa Francesco mi disse: “Sono la prova provata che Gesù di Nazareth una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virtù, non era affatto un Dio”».

Ora, di fronte a tali affermazioni, che chiamano in causa niente di meno che la divinità di Gesù, i cattolici si possono accontentare di una striminzita smentita (che poi smentita non è) del direttore della sala stampa vaticana? Non dovrebbe scendere in campo, quanto meno, il cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede?

Il popolo cattolico, che tanto spesso compare sulla bocca dell’attuale pontefice, non meriterebbe di essere trattato un pochino meglio quando in gioco ci sono questioni così decisive? Oppure i pezzi grossi della Chiesa cattolica ormai scendono in campo solo quando si tratta di cianciare di migrazioni e riscaldamento globale?

A proposito. I cattolici stanno ancora aspettando di sapere quale rito per l’esattezza è stato celebrato nei giardini vaticani nel giorno di san Francesco, alla presenza del papa, quando alcuni signori e alcune signore hanno adorato idoli deposti sopra una tovaglia.

Come dite? Che tutta questa situazione è molto ma molto strana?

Certo. Dunque vera.

Strano dunque vero / 3

 

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