RIFLESSIONI DI UN ITALIANO MEDIO.

di  Carlo Grossi
Siamo stati imbrogliati…è evidente!
Se lo avessimo intuito in tempo utile non saremmo qui a chiederci come è possibile che il lavoro precario sia una regola, la disoccupazione un dato fisiologico, i diritti un lontano ricordo. Come è potuto accadere? Quale mente perversa ha potuto concepirlo?
Chi ha un pur modesto bagaglio di ricordi non può riconoscersi nella società attuale, nelle distopie proposte, nelle dissonanze cognitive che fungono da struttura, nel continuo impoverimento dei principi etici e morali al quale siamo sottoposti. Siamo stati avviati verso una deriva che mostra oggi la sua vera essenza, il proprio potenziale distruttivo, la reale pericolosità sociale. Tutto è iniziato con le riforme, necessarie ad ammodernare la Costituzione, a risolvere i problemi di uno Stato inefficiente e sprecone, a tenere il passo con i paesi dell’occidente industrializzato, a risolvere il problema di un debito pubblico causa di tutti i mali. Quali i risultati ottenuti? Manomissione della Costituzione, arretramento sociale, disoccupazione alle stelle, debito raddoppiato, crisi della domanda interna, prospettive per i giovani pressoché nulle. Pensare che la narrazione ufficiale degli illustri Andretta, Ciampi, Amato, Prodi e tutta l’allegra brigata europeista millantava all’epoca scenari molto diversi, non la motifera austerità alla quale siamo sottoposti da vent’anni.
Se costoro furono sprovveduti, ignoranti o delinquenti poco importa,  è necessario prendere coscienza dei problemi e trovare la quadra per risolverli con il minor danno possibile. Personalmente non amo il sovranismo radicale ma credo che siano da porre in atto quei correttivi necessari a recuperare margini di manovra necessari a mettere in moto la domanda di beni e servizi, l’occupazione, le politiche sociali.
L’ UE,  come è stata realizzata, non può essere una casa comune e neanche assolvere in modo equanime alle  istanze dei diversi Stati che la compongono. Il modello oligarchico, tecnocratico, competitivo alla quale si ispira non rappresenta in alcun modo un ‘espressione avanzata di governance ma più realisticamente la sopraffazione del forte sul più debole, qualcosa che solo dieci anni fa non avrei mai immaginato e tantomeno voluto vedere.
Facciamo ricorso alla nostra memoria, noi che abbiamo vissuto un’ epoca diversa non eccezionale ma apprezzabile, un’epoca in cui uno stipendio era sufficiente a garantire la dignità di una famiglia, un’epoca in cui i ruoli erano rispettati e bastava poco per essere felici. Trasferiamo questa parte di storia ai nostri figli, ai giovani, a coloro che si trovano a vivere in una società impersonale, in una dimensione qualunquista e anaffettiva senza chiedersi perché!
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