L’USO DELLE DONNE – DA EPSTEIN A MOSE’

Il (forse) defunto Jeffrey Epstein andava considerato un sarto su misura, e d’ alta gamma,  nella grande industria di massa  dello sfruttamento sessuale? Un rapporto di Amnesty International pubblicato nel 2000  ha denunciato che Israele funziona come  “hub” del  traffico di ragazze –  anche giovanissime –  dall’Est  Europa che, ignare, venivano attratte da promesse  di lavoro e poi invece violentate,  ridotte in schiavitù, e  avviate alla prostituzione in Usa ed Europa, o nei paesi arabi.

https://www.amnesty.org/download/Documents/140000/mde150172000fr.pdf

Al  colossale traffico internazionale si dedica  quella  che viene chiamata “la mafia russa” per non dire “ebraica”.  In Francia circola il saggio di Hervé Ryssen “La Mafia Juive, Les grands prédateurs internationaux”,   dove afferma che 500 mila giovani donne dell’Est sono state asservite dalla criminalità giudaica dagli anni ’90  (aiutando il collasso  economico e sociale degli stati ex sovietici),  cifra che coincide con quelle di Amnesty.

Ryssen  essendo un militante d’estrema destra,  vien ovviamente bollato come antisemita. Ma che dire del professor  Nathan Abrams,   docente di storia americana dell’Università di Aberdeen?  In uno studio pubblicano nel 2004 su  Jewish Quarterly,  ha documentato la parte, più che maggioritaria, totale, che gli ebrei hanno nell’industria della pornografia  in America. Fin dal 1890, quando immigrati ebrei di origine tedesca assunsero  la guida dell’editoria “specializzata”  (romanzi  pulp  sessualmente espliciti, pseudo-manuali di sessuologia,  raccolte di barzellette con immagini sporche)  che vendevano da ambulanti, fino agli imperi  del  film e adesso video porno dove sono protagonisti incontrastati. Fra questi ha un posto speciale   Reuben Sturman, nato nel 1924,  “Il Walt Disney del Porno” (sic), che ad un certo momento possedette 200 librerie per adulti; inventò il “peep-show”, una minuscola cabina buia  in cui il singolo spettatore può guardare  un film o una donna reale e masturbarsi.

Reuben Sturman con una delle sue merci.

La “narrativa” solita della  lobby è che gli ebrei hanno dovuto dedicarsi ad una attività come quella, perché le altre, oneste,   gli erano precluse..   Ma un rabbino, Samuel H. Dresner,   ha tuttavia chiamato in causa “lo spirito di  ribellione ebraico, che esplode a vari livelli” fra cui “il ruolo di primo piano degli ebrei come fautori della sperimentazione sessuale”. 

http://www.jewishquarterly.org/issuearchive/articled325.html?article

Un servizio d’alta gamma,  ma l’industria è di massa.

“Non si  può negare”, conclude Abrams, “ che gli ebrei secolarizzati  hanno svolto (e continuano a  svolgere) una parte senza proporzione in ogni settore dell’industria del film per adulti in America.  L’investimento ebraico nella pornografia  ha una lunga storia negli Stati Uniti; gli ebrei hanno contribuito a trasformare una sottocultura marginale in una componente maggiore della cultura americana”.

Ebrei secolarizzati, sottolinea la  narrativa: non veri e pii ebrei religiosi.  “Agiscono in maniera contraria a tutto ciò che è ebraico, la Torah, Israele, Dio, tutto ciò che la tradizione ebraica  considera sacro”, ha scritto un pornogiornalista, Luke Ford, autore di “ A History of X : 100 Years of Sex in Film”.

E’ vero? Nella Torah –  sottolineo: non nel Talmud, ma nella Torah  – ci sono prescrizioni sull’ ”uso”   sessuale di donne vinte del nemico.

In Numeri 31, Mosé ordina ai  suoi di sterminare tutti i Madianiti .  I soldati di Mosé  uccidono tutti  gli uomini ma risparmiano le donne con i bambini per condurle in prigionia. “Mosé si  adirò contro comandanti : Avete  lasciato la vita a tutte le donne? 16 Ecco, sono esse che, a suggestione di Balaam, trascinarono i figliuoli d’Israele alla infedeltà verso l’Eterno.  Or dunque uccidete ogni maschio tra i fanciulli, e uccidete ogni donna che ha avuto relazioni carnali con un uomo;  ma tutte le bambine che non hanno avuto relazioni carnali con uomini, serbatele in vita per voi”.

A fine giornata, fra il bottino (675 mila di pecore, 72 mila buoi, asini, bestiame) si  numerano “le donne che non hanno  avuto relazioni carnali con uomini,  32 mila”.  Il tipo di selezione delle fanciulle  – la verginità  –  lascia pochi dubbi sul  loro utilizzo:  le  vergini del nemico sconfitto vanno usate come schiave sessuali.

La battaglia contro i Madianiti (Nicolas Poussin)

Nei versetti seguenti si  dice che un 5% del bottino  venne  riservato “per il  tributo all’Eterno”  al sacerdote Eleazaro:  fra cui 32  fanciulle vergini. Offerte in olocausto? La Torah non lo dice. Ma il bestiame “per l’Eterno” veniva effettivamente bruciato.

Si tenga presente che gli  eventi narrai in Numeri 31 non sono quasi  certamente avvenuti in realtà, per fortuna. Ma  se sono raccontati, come volontà di Mosé, è perché hanno natura normativa, prescrittiva: i buoni ebrei, in guerra, devono comportarsi così e spartirsi il bottino in questo modo.

Circostanze in cui re e condottieri israeliti sacrificano a YHVH o  a Moloc   i  loro figli sono  documentate lo fa Jefte in Giudici 11, 29-40,  Hiel  nel Primo dei Re 16, 34,  il re Azaz in 2 Re 16, 3,  Manasse  in 2 Re 21,6.

L’uso semitico di sacrificare il primogenito maschio a  Baal  è attestato in Esodo 22,29: “Il primogenito dei tuoi figli lo darai a me. 29 Così farai per il tuo bue e per il tuo bestiame minuto: sette giorni resterà con sua madre, l’ottavo giorno me lo darai”.

Vero  è che in altri testi l’uso è vietato:  “21 Non darai de’ tuoi figliuoli ad essere immolati a Moloc; e non profanerai il nome del tuo Dio. Io sono l’Eterno (Levitico 18).

In un passo impressionante di Ezechiele 20 (25), YHVH si vanta  di aver prescritto il culto di Moloc: “Allora io diedi loro perfino statuti non buoni e leggi per le quali non potevano vivere. 26 Feci sì che si contaminassero nelle loro offerte facendo passare per il fuoco ogni loro primogenito, per atterrirli, perché riconoscessero che io sono il Signore.”

La circoncisione dei maschi  è  ritenuta essere il ricordo di quell’antico sacrificio umano.  Nei fatti, a vietare definitivamente il sacrificio dei primogeniti fu  il re Giosia, personaggio storicamente esistito  (640-609  a. C.): “Giosia rese impuro il Tofet, che si trovava nella valle di Ben-Innòm, perché nessuno vi facesse passare il proprio figlio o la propria figlia per il fuoco in onore di Moloc”. 

 

La  concezione utilitarista della donna per la sua utilità sessuale  è attestata in Genesi (!2,16)  dove addirittura Abramo cede la moglie Sara al faraone in cambi di bestiame e schiavi, e  poi di nuovo al re filisteo Abimelec (20,14).  La cessione delle proprie figlie vergini  pur di non consegnare l’ospite  reclamato da aggressivi omosessuali,  è riportata due volte, attribuita a persone diverse:  a un levita di Efraim in Giudici 19-21 e a Lot (Genesi 19,8) .  Nel primo caso, il levita dice  agli assedianti:

«No, fratelli miei, non fate una cattiva azione; dal momento che quest’uomo è venuto in casa mia, non dovete commettere questa infamia! 24 Ecco mia figlia che è vergine, io ve la condurrò fuori, abusatene e fatele quello che vi pare; ma non commettete contro quell’uomo una simile infamia». 

Lot, da parte sue, dice: 

«Vi prego, fratelli miei, non fate questo male! 8 Ecco, ho due figlie che non hanno conosciuto uomo: lasciate che io ve le conduca fuori, e voi farete di loro quel che vi piacerà; ma non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto»

Palesemente a questa “dazione”  (sperabilmente mai avvenuta) è attribuito un significato speciale, come esempio:   l’onore dell’inviolabilità dell’ospite  viene prima dell’onore delle figlie  o mogli.

La lettura cristiana si sforza di attribuire a queste narrazioni un senso metaforico, anagogico, spirituale; ma è “una lettura in cui nessun ebreo si riconosce”, com’ebbe a  dire Ratzinger, volonteroso di favorirli.  Il significato che essi attribuiscono ai testi è quello letterale  – e normativo.

Allo stesso modo  i seguaci di Sabbatai Zevi  – oggi i Dunmeh –  professano che, dato che il Messia è già arrivato, la Legge non vale più, e specificamente “la legge d’incesto”.  Una interpretazione della speranza messianica che  doveva esistere già ai tempi di Gesù, se questi proclamò che “nemmeno uno jota della Legge”  era scaduto, nonostante la  Sua venuta.

Ogni anno, al 22 di Adar,  i seguaci di Sabbatai  si dedicavano alla cerimonia di “spegnimento delle luci”: spente le quali si accoppiavano alla rinfusa con mogli e figlie.  Gershom Scholem,il massimo storico dei movimenti antinomici, aberranti e segreti ebraici, attesta: “Verso il 1900 si riportava correntemente tra i Dunmeh che Jervish Effendi,  capo degli Izmirlik (i dunmeh di Smirne) ,  grande cabalista, aveva  difeso apertamente la  dottrina mistica dello scambio delle donne e  la fornicazione rituale”.

Furono probabilmente i discendenti di questi ebrei “liberati”  che dopo il 1848, crollate le loro speranze nella grande rivoluzione simultaneamente scoppiata in  Europa  – “il ‘48”,   ripararono in America  dove si  dedicarono alle attività  a cui  li autorizzava la loro liberazione messianica.  Jeffrey Epstein poteva richiamarsi discendente di una notevole genealogia. Se non fosse morto.

Lo è?  Perché l’accesso ai documenti riguardanti  il suo suicidio  nel carcere di massima sicurezza di New York  è stato negato dalle autorità all’attivista Sharyl Attkisson  che aveva  chiesto di vederli in nome della legge sulla Libertà  d’Informazione, Freedom of Information Act.

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