La Verità: “I ricchi conti correnti dei Renzi nell’era del Bullo a Palazzo Chigi”

Con Matteo Renzi a Palazzo Chigi i conti di famiglia volano. Fino al 2014 i genitori del senatore di Scandicci non navigano in buone acque, costretti a chiedere prestiti e a vendere casa. Ma quando il figlio diventa premier gli affari volano e con loro i depositi. Anche all’estero

(themeticulous.it) – di GIACOMO AMADORI e FABIO AMENDOLARA – LaVerità 13.11.2018 – Che cosa significhi avere un figlio premier lo descrivono meglio di ogni altra cosa i conti personali di Tiziano Renzi e Laura Bovoli. Il 4 dicembre 2014, in un interrogatorio reso davanti ai pm di Genova, Renzi senior spiegò che nel 2011 navigava in brutte acque: «Per ottenere la revoca della fideiussione è stato richiesto un pegno di 75.000 euro. (….) Per dare la somma e liberare così mia moglie dalla fideiussione, mi feci prestare i soldi da alcuni amici (…) ai quali successivamente ho restituito il denaro».

Nel 2012 Tiziano e Laura vendettero la propria casa ai figli, i quali si accollarono il mutuo dei genitori in difficoltà. Ma a partire dal 2014 a Rignano sull’Arno cambia il vento. Con Matteo a Palazzo Chigi, Tiziano, anziché andare in pensione diventa iperattivo: va a caccia di contratti per l’azienda di famiglia, la Eventi 6, fa il lobbista e si offre come consulente. Con ottimi risultati: il fatturato della Eventi 6, tra il 2013 e il 2016, vola da 1,9 milioni di euro a 7,2; Tiziano nell’estate 2015, incassa anche 200.000 euro da un imprenditore e in cambio stacca una fattura che i pm di Firenze hanno considerato falsa, mandandolo a giudizio.

Ora dalle carte dell’inchiesta Consip spuntano le analisi dettagliate dei conti personali dei genitori e si scopre così che, con il figlio a capo dell’esecutivo, i Renzi hanno aperto diversi depositi e su questi la Guardia di Finanza ha trovato un piccolo tesoretto. Inoltre alcuni di questi rapporti bancari sono stati chiusi a fine 2016, quando sui giornali iniziavano a uscire le notizie sull’inchiesta Consip. Ma entriamo nel dettaglio.

Tiziano Renzi presso il Monte dei Paschi di Siena è stato titolare del conto 3550.35 acceso il 28 maggio 2014 e chiuso il 10 agosto 2015. Nella stessa data ha avviato un nuovo conto, il 4081.04, cointestato con Laura Bovoli, conto che il 31 dicembre 2016 aveva un saldo di 130.046,72 euro. Il 17 luglio e il 10 agosto 2015 ha aperto due conti esteri che ha estinto il 31 dicembre 2016, in piena bufera Consip. Tiziano era delegato anche a operare su un deposito intestato alla moglie. Pure questo è stato inaugurato nel 2015, precisamente il 19 giugno, ed estinto il 10 agosto.

I due coniugi risultano titolari anche del conto 4506940 dell’Unicredit e su di esso, il 5 gennaio 2017, c’erano 79.180,54 euro. Presso la Bcc Valdarno fiorentino banca di Cascia i genitori di Renzi hanno aperto nel lontano 2003 un conto che il 18 gennaio 2017 aveva un saldo di 99.868,46 euro. Non è finita. Tiziano per un breve periodo è stato delegato a operare sul conto del Partito democratico di Rignano, di cui è stato segretario. La moglie, invece, ha potere di firma sul deposito del figlio Samuele, pediatra residente in Canada, conto che il 26 gennaio 2017 aveva un saldo di 58.938,15 euro.

L’Ufficio antiriciclaggio della Banca d’Italia, durante le indagini, ha segnalato (pare senza esiti particolari) come sospetti alcuni movimenti bancari avvenuti su quel conto, in particolare sette versamenti in contanti effettuati da parte di madre e figlio (si trattava di importi abbastanza modesti: 16.600 euro in tutto) e due bonifici provenienti dalla zia Tiziana, con causale «prestito Samu» e «prestito fine», per un importo totale di 38.000 euro.

La Eventi 6 è, invece, titolare del conto 3569.96 del Monte dei Paschi di Siena, deposito che il 31 dicembre 2016 aveva un saldo di 158.915,52 euro.

Durante le investigazioni le Fiamme gialle hanno annotato spostamenti di importi cospicui, da 80.000 a 110.000 euro da un deposito all’altro, per cui non è facile fare le somme. Ma quel che risulta abbastanza certo è che su tre diversi conti, tra il 31 dicembre 2016 e il 18 gennaio 2017, gli investigatori hanno registrato la presenza di una discreta liquidità: circa 310.000 euro. A questa bisogna forse aggiungere i soldi trasferiti sui due conti esteri. Sul punto abbiamo provato a chiedere lumi all’avvocato di famiglia, Federico Bagattini, purtroppo senza ricevere risposta.

Ma se l’analisi dei movimenti finanziari dei Renzi non annoia, sono ancora più spumeggianti i resoconti delle giornate lavorative di Tiziano e dei suoi progetti di business. Ha provato a infilarsi persino dentro al Giro d’Italia, una delle corse ciclistiche a tappe più celebri del mondo.

È il 25 gennaio 2017 quando nelle cuffie si ode la voce di Renzi senior mentre chiede a Giancarlo Brocci, un organizzatore di manifestazioni sportive, informazioni «su un’opportunità lavorativa nell’ambito dell’organizzazione del Giro d’Italia». I carabinieri scrivono subito un’informativa. E segnalano anche che il giorno seguente Brocci sarebbe andato Roma al dipartimento di Luca Lotti, all’epoca ministro dello Sport. Lì il 26 gennaio incontra il vice capo dell’ufficio legislativo Marco Pucci e il responsabile del dipartimento Sport. Il giorno prima babbo Renzi chiede a Brocci di salutargli Lotti, dato che da un po’ non riesce a parlargli. D’altra parte sui giornali erano già finite le indiscrezioni sull’indagine Consip.

Brocci ha un’idea e dice al Renzi senior che quando sarà con il ministro lo chiamerà. Prima, però, gli ricorda che, se vuole entrare nel circo della corsa rosa, «bisogna passare dall’organizzatore del Giro, Rcs… son loro che gestiscono tutto». Anche «il pagamento a pie’ di lista comprensivo di tutto quello che ti puoi immaginare, amici, amici degli amici e parenti».

Tiziano, al telefono, sapendo di aver gli inquirenti alle costole, ci tiene a precisare di non voler entrare nel business attraverso i (suoi) canali preferenziali: «Se deve passa’ dalla politica fo’ due passi indietro, se è una cosa tra privati… non so se riesco a spiegarmi, che si può fare, noi siamo anche bravi da questo punto di vista…». Giancarlo capisce l’antifona: «Sì, ma siccome ci saranno cose tra privati da fare, poi te ne vengo a parlare, vai tranquillo…». Tiziano specifica: «Fra privati azioni di marketing vanno bene». Poi però all’amico suggerisce la via maestra: «Te comunque tu c’hai rapporti con Luca… con il gruppo di Luca… e siccome Luca è quello più vicino a Matteo da questo punto di vista… secondo me… la soluzione giusta è passa’ da Luca in questo momento».

Brocci gli riferisce che il sindaco di Gaiole in Chianti e «l’altro uomo della banca» vorrebbero incontrarlo «in pura amicizia non avendo da chiedere nulla». Babbo Renzi gli risponde: «Si può chiacchierare, ma tu li devi metter sull’avviso che ora, in questo momento, chi chiacchiera con me c’ha dei problemi». Quindi, anche se sostiene di contare «come il due di briscola», dà l’ok per una mangiata al ristorante a Rignano sull’Arno.

C’è infine un’interessante conversazione di Tiziano con Mauro Gaia, ai tempi del governo Gentiloni candidato (trombato) alla guida di Rai pubblicità. L’8 febbraio 2017 il manager lavorava alle Pagine gialle, azienda con cui Tiziano Renzi faceva affari tramite altre ditte collegate alla sua Eventi 6. Nel brogliaccio della loro telefonata si legge: «I due parlano della riduzione di lotti assegnati a Tiziano. Tiziano dice che questa mattina alle 8 era a Roma per un’altra questione e hanno parlato anche della questione Seat. Tiziano dice che quando si vedranno dovrà spiegargli la faccenda della Consob». Chissà che cosa intendeva dire.

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