La “protesta delle chiavi” in Spagna

decine migliaia di persone in piazza in Spagna dopo il “no” ai decreti di Sanchez sulla casa. Cosa fa il premier socialista
Vio.Gor. • October 4 at 07:08
La Spagna scende in piazza il 4 ottobre 2026 dopo il bocciamento in Parlamento dei decreti governativi per la crisi abitativa, voluti da Pedro Sanchez. Decine di migliaia di persone hanno protestato in oltre 50 città, con scontri a Valencia (5 arresti, 9 poliziotti feriti) presso una sede di investitori immobiliari. I manifestanti chiedono un sciopero generale e la limitazione della speculazione. Il premier valuta elezioni anticipate, potenzialmente a fine novembre, per sfruttare l’indignazione popolare; i sondaggi danno attualmente la destra in vantaggio, ma il 67,5% degli spagnali sostiene il controllo degli affitti.
Cocoon AI Summary
La Spagna scende in piazza contro la crisi abitativa. Le chiavi delle case diventano il simbolo della protesta popolare: molti manifestanti le agitano tra le mani. Decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato 3 ottobre in tutto il Paese – da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, fino alle Canarie – per protestare per il diritto alla casa e chiedere uno sciopero generale. Stando al sindacato degli inquilini, nella capitale Madrid hanno manifestato circa 500mila persone, mentre il governo ha stimato una partecipazione di circa 70mila manifestanti. Ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti a Valencia: cinque le persone arrestate, nove i poliziotti feriti.
Perché la Spagna protesta
Venerdì 2 ottobre il Parlamento spagnolo ha bocciato (https://europa.today.it/attualita/pedro-sanchez-elezioni-anticipate-spagna-decreti-casa-bocciati-cosa-succede-ora.html) i due decreti contro la crisi abitativa con cui il governo del primo ministro socialista Pedro Sanchez (https://www.today.it/persone/pedro-sanchez/) voleva rafforzare le protezioni (https://europa.today.it/attualita/legge-sanchez-affitti-proprietari-pagano-inqulini-spagna.html) per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare. I due decreti in questione erano stati inizialmente presentati dal governo per placare le proteste e l’indignazione popolare in tutta la Spagna dopo lo sfratto dalla sua casa di Madrid di una donna di 87 anni, Maricarmen Abascal, ma dovevano ancora essere confermati dal Parlamento. Il giorno dopo il “no” del Parlamento ai decreti del governo Sanchez sono riprese nel Paese le manifestazioni di protesta.
La richiesta di sciopero
Nella capitale Madrid sono partite quattro colonne di manifestanti per il diritto alla casa, che da nord, sud, est e ovest della capitale sono confluite sulla centrale Plaza Cibeles. Dietro grandi striscioni con su scritto: “Subito sciopero generale!”, e al grido di “fuori gli speculatori dai nostri quartieri” e “questo deve cambiare, la casa subito!’, migliaia di manifestanti si sono uniti ai cortei partiti da Atocha, al sud della città, da Plaza de Espana, dall’ospedale La Princesa, mentre una marcia è partita anche dall’accampamento degli attivisti in Puerta del Sol.
E poi tanti cortei, convocati dai sindacati degli inquilini in più di 50 città spagnole, si sono svolti contemporaneamente da nord a sud del Paese, da Santander in Cantabria, a Santiago di Compostela, in Galizia, a Palma de Maiorca, alle Baleari. Mobilitazioni in massa anche a Barcellona, a Toledo, a Vigo, ad Alicante e a Malaga, tra le altre. “Quella che si respira nelle strade è una nuova energia. Un’energia che ha dimostrato in otto giorni il potere popolare è capace di fare molto di più che in otto anni di governo progressista”, ha dichiarato la portavoce del Sindicato de Inquilinas, Valeria Racu. E ha ripetuto la volontà degli attivisti di “portare avanti la lotta”. “Sappiamo perfettamente chi sono i colpevoli: i veri invasori sono gli investitori”, ha aggiunto riferendosi ai fondi ‘avvoltoio’ di speculazione edilizia.
“La strada è chiara ed è verso lo sciopero generale”, ha proseguito Racu, nell’assicurare che sono in contatto con i sindacati di maggioranza nel Paese per organizzare un’astensione generale dal lavoro, della quale tuttavia ancora non è stata indicata una data.
Gli scontri a Valencia
Tensioni tra manifestanti e forze dell’ordine si sono registrate a Valencia, dove cinque persone sono state arrestate e nove agenti di polizia sono rimasti feriti. Tutto è cominciato quando la manifestazione ha raggiunto il Palau de Les Arts, all’interno del quale si tiene un congresso sugli investimenti immobiliari: lì un gruppo di persone ha infranto il cordone della polizia che sorvegliava l’accesso dopo aver abbattuto le recinzioni, lanciando oggetti contro gli agenti. La polizia, in tenuta antisommossa, ha dunque risposto lanciando proiettili di gomma e fumogeni.
L’ipotesi di elezioni anticipate
Le piazze esprimono la rabbia e la frustrazione per i due decreti legge – varati dal governo Sanchez – affondati dal Congresso da una maggioranza di destra, coagulata dal Partito popolare, da Vox e dalla forza catalanista Junts per Catalunya. Il premier, al momento, ha annunciato una pausa di riflessione: è un modo per prendere tempo e ponderare bene se sciogliere o meno le Camere e convocare le elezioni anticipate rispetto alla fine della legislatura, nel luglio 2027. In tal caso, il voto potrebbe tenersi a fine novembre di quest’anno.
I sondaggi danno la destra in vantaggio, ma…
I sondaggi al momento descrivono uno scenario sfavorevole alla sinistra: assegnano al Partito popolare e Vox una maggioranza superiore a quella assoluta di 175 seggi al Congresso. Ma l’emergenza casa e queste proteste possono cambiare tutto, con il 67,5% degli spagnoli favorevoli a limitare gli affitti (secondo il rilevamento di 40dB), percentuale superiore al 55% anche tra gli elettori delle destre. La decisione ora è nelle mani del premier Pedro Sanchez, che sogna il “ribaltone” (https://europa.today.it/attualita/sanchez-elezioni-anticipate-ribaltone.html) sfruttando l’ondata di indignazione popolare, ma sul voto anticipato non ha ancora deciso: vuole misurare il malcontento della piazza.