La migliore risposta al rabbino Riccardo Di Segni, che ha criticato Papa Leone per non aver in debita considerazione l’identità ebraica, arriva dalla Bibbia

EGLI SI ASPETTAVA GIUSTIZIA ED ECCO SPARGIMENTO DI SANGUE, ATTENDEVA RETTITUDINE ED ECCO GRIDA DI OPPRESSI
I testi del messale di domenica 4 ottobre sembrano essere stati scritti proprio per questi nostri anni. Isaia era costernato già ai suoi tempi di fronte al comportamento della Casa di Israele che il Signore aveva posto e coltivato come una vigna, circondandola con una siepe e un muro di cinta per difenderla dagli animali selvatici e dai rovi. Si aspettava che producesse uva buona e invece ha prodotto uva selvatica. Non giustizia né amore ma sangue e oppressione: questi i frutti della vigna di Israele. Ed Isaia svelava ai suoi correligionari, a lui contemporanei, che il Signore, a causa delle loro iniquità, aveva deciso di rendere la vigna un deserto togliendo ad essa ogni sua protezione.
Nel Vangelo, Gesù Cristo si richiama ad Isaia e propone ai sacerdoti e agli anziani del popolo una parabola a proposito del Padrone di una vigna, da Lui piantata, circondata da una siepe e poi affidata a dei vignaioli affinché la facessero fruttificare con uva buona. Il Padrone di tanto in tanto inviava i suoi servi a raccogliere il frutto della vigna ma i vignaioli li uccisero tutti. La storia del profetismo nell’Antico Israele è storia del rifiuto da parte israelitica dei profeti e dei loro ammonimenti fino all’ostracismo e all’uccisione degli stessi. I vignaioli della parabola giunsero al punto di uccidere anche il Figlio del Padrone “per averne l’eredità”.
Nostro Signore sapeva come parlare ai sacerdoti e agli anziani. Richiamava alle loro orecchie quanto già essi conoscevano sulla base dell’Antico Testamento. E lo faceva in modo da costringerli ad ammettere dove essi stavano sbagliando. Infatti anche nell’episodio narrato da Matteo 21, 33-43 – Matteo è l’evangelista che ha scritto per il pubblico ebreo – sono i sacerdoti e gli anziani a invocare la punizione divina sui vignaioli infedeli e la consegna della vigna ad altri vignaioli che la facessero fruttificare a suo tempo. In tal modo i leader religiosi degli ebrei stavano proclamando la loro stessa condanna. Perché, aggiunse Gesù alle loro parole, la Pietra che in qualità di costruttori del Tempio di Dio stavano scartando, ossia la Sua Persona, il Figlio del Padrone della vigna che essi avrebbero ucciso, sarebbe diventata testata d’angolo, ovvero il pilastro fondamentale del Tempio, e il Regno sarebbe stato loro tolto per darlo ad un altro popolo, la Chiesa, che lo avrebbe fatto fruttificare.
Oggi le parole di Isaia e di Gesù sulla vigna dalla quale il Padrone si aspettava buoni frutti, ottenendone invece una selvatica, sono quanto mai attuali di fronte allo straziante scenario di Gaza
«Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi»
Libro di Isaia 5,1-7.
Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.
Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica.
Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica?
Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.
La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,33-43.
In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò.
Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.
Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono.
Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!
Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità.
E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? ».
Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?
Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.»
Ma attenzione! L’ammonimento, rivolto agli ebrei, da Isaia e da Nostro Signore Gesù Cristo deve far tremare i polsi anche a noi cristiani perché quell’ammonimento non è rivolto soltanto ai “fratelli maggiori” ma anche, e direi soprattutto, a noi “fratelli minori”. Perché se non ci dimostreremo migliori di essi incorreremo anche noi nelle conseguenze dell’ammonimento. A questo si riferiva Dante Alighieri mettendo, nella Commedia, in bocca a Beatrice le parole dei versi 79-81 del Canto V del Paradiso
«uomini siate, e non pecore matte, / sì che ‘l Giudeo di voi tra voi non rida!»
Non solo Dante, però. Anche altri hanno ripetutamente ammonito i cristiani a non incorrere nel rischio cui sono incorsi gli ebrei. Ad esempio San Massimo di Torino per il quale, dopo Cristo, la Casa d’Israele, la vigna del Signore, siamo noi cristiani, sicché dobbiamo stare ben attenti a non produrre frutta selvatica ma frutta buona: Misericordia e Giustizia.
San Massimo di Torino (? – ca 420)
vescovo
Discorso per la festa di San Cipriano; PL 57, 687
Produrre frutto