Nel 2022 il nostro paese pagava 65 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico, su un totale di interessi pagato dai 27 di 270 miliardi. Nel 2026 l’Italia pagherà 104 miliardi di interessi su 380 miliardi pagati dall’Unione europea.

L’insostenibilità del capitalismo finanziario. Nel 2022 il nostro paese pagava 65 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico,nel 2026 l’Italia pagherà 104 miliardi di interessi su 380 miliardi pagati dall’Unione europea. 

Da Luigi il 2026-09-09 19:21

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L’insostenibilità del capitalismo finanziario.
Il debito globale, pubblico e privato, ha raggiunto il livello record di 353 mila miliardi di dollari con la previsione di superare i 370 mila miliardi entro la fine del 2026, circa il 310% del pil mondiale.
A spingerlo sono stati soprattutto gli Stati Uniti e due settori costituiti dall’intelligenza artificiale e dal riarmo.
Questo gigantesco debito ha contribuito in maniera decisiva ad alimentare la bolla finanziaria che solo nel listino S&P si avvicina a 80 mila miliardi di dollari.
La considerazione che sorge spontanea è semplice. Ma chi potrà mai restituire – tra Stati e privati – un debito così infinito, che matura circa 17 mila miliardi di interessi, pari al 16% del pil mondiale?
Chi potrà garantire la tenuta di una bolla finanziaria che si regge su un debito di fatto già insostenibile?
E’ chiaro che questo modello è finito e la corsa ad Intelligenza artificiale e riarmo sono l’ultimo approdo disperato di una finanziarizzazione che ha indebitato il pianeta in modo radicalmente tossico.
Per disintossicarci dobbiamo smontare, pezzo per pezzo, la costruzione finanziaria che sta governando le nostre vite.
C’è un dato che vorrei sottolineare che deriva dal combinato disposto della pessima politica UE, delle logiche perverse della BCE e dell’azione del governo Meloni.
Politiche monetarie restrittive, riarmo e volontà convinta di non tassare i ricchi hanno, nel caso italiano quasi raddoppiato la spesa per interessi sulle spalle dei contribuenti.
Non male. Continuiamo così.
C’è poco da celebrare.
Sul governo più longevo della storia repubblica si potrebbero fare molte considerazioni critiche. Io mi limito qui a due.
Mentre la narrazione governativa si è spesso arroccata dietro la tenuta dello spread come sintomo di una acquisita stabilità finanziaria, la realtà economica dell’era Meloni restituisce un bilancio molto pesante sul fronte del costo del denaro, trasformando il servizio del debito pubblico in una voragine che sottrae ossigeno vitale a sanità, scuola e investimenti produttivi.
Se nel 2022 l’Italia destinava circa 83 miliardi di euro al pagamento degli interessi, la soglia psicologica e finanziaria dei 100 miliardi è stata ampiamente superata nel corso del 2026, attestandosi su una cifra vicina ai 104 miliardi annui.
Si tratta di un incremento secco di oltre 20 miliardi di euro ogni dodici mesi che è destinato a crescere per il peso degli attuali rendimenti dei titoli di Stato, peraltro sempre più posseduti dai grandi fondi finanziari Usa.
Non aver affrontato la necessità di una tassazione sugli extra profitti, né quella di una eliminazione dei regimi fiscali di privilegio, che anzi sono aumentati, e tantomeno di una imposizione sulle grandi ricchezze, unite ad una proliferazione dei bonus, ha obbligato il governo Meloni ad un aumento del debito, ormai a 3200 miliardi di euro, su cui è necessario pagare interessi folli.
Parallelamente a questo dissanguamento pubblico, l’esecutivo ha assistito quasi inerme allo stritolamento del ceto medio attraverso l’esplosione dei costi dei mutui, ignorando il dramma di milioni di famiglie che hanno visto le rate mensili del tasso variabile passare da una media di 500 euro del 2022 agli oltre 850 euro registrati nell’agosto del 2026, con un aumento del carico finanziario che ha superato il 70%.
L’impatto non ha risparmiato nemmeno le nuove generazioni e chi cercava la sicurezza del tasso fisso, con le nuove stipule passate da un agevole 1,5% a punte vicine al 4%, rendendo l’acquisto della prima casa un privilegio proibitivo e di fatto paralizzando la mobilità sociale.
Anche questo è avvenuto mentre i profitti delle banche esplodevano e l’azione del governo più longevo si è limitata a chiedere alle banche stesse un timido anticipo delle imposte future.
Facciamo festa.