L’ algoritmo faustiano ( parte II

)
Roberto Pecchioli
L'intelligenza artificiale si erge come compimento della tecno civiltà faustiana occidentale,
nel frattempo minacciata dall’irruzione fulminea dell’oriente cinese. Più che una forza di
vero rinnovamento, l'automazione algoritmica rappresenta la mummificazione della nostra
società. Delegando all’apparato elettronico, alla mente artificiale la creazione artistica, la
scrittura, l'analisi giuridica, la decisione, il pensiero critico , l’apprendimento, abdichiamo
alla vitalità organica. I suoi modelli linguistici (LLM) non generano nuovi simboli viventi;
si limitano a elaborare e ricombinare statisticamente i detriti del nostro passato culturale.
Il genio creativo è sostituito dall'efficienza dell'elaborazione dei dati, un'intelligenza
insensibile emersa con forza travolgente quando il cuore spirituale della cultura ha cessato
di battere. Per Jacquel Ellul, sociologo ma anche teologo, la tecnica è il rischio del secolo, la
modalità attraverso cui il moloch tecnologico abbatte ogni ostacolo in nome dell’utilità e
dell’efficienza.
Uno dei nodi tragici consiste in quello che Spengler definì il tradimento della tecnologia
moderna, creata dall’ umanità occidentale con l'inequivocabile scopo di sottomettere la
natura. La storia insegna che lo strumento finisce invariabilmente per schiavizzare il suo
inventore. Il paradosso potrebbe manifestarsi nelle reti neurali artificiali che mutano,
apprendono e assumono decisioni autonome a velocità misurabili in millisecondi, una
scala temporale neppure pensabile dal cervello biologico. Abbiamo costruito un ambiente
di flussi globali tanto complesso che la mente umana non è più in grado di gestirlo senza il
supporto dell'intelligenza artificiale. Ci troviamo al punto di non ritorno in cui il sistema,
gli Stati, i mercati, le grandi infrastrutture, dipendono totalmente da questa trama
artificiale impossibile da disattivare senza causare l'immediato collasso dell’intero sistema.
Il patto faustiano si consuma con la rinuncia all’autonomia umana in cambio della capacità
di calcolo, la volontà di potenza postmoderna. Il fenomeno ha una dimensione geopolitica
destabilizzante. Spengler in Anni della decisione, spiega che l'Occidente ha commesso
l'errore di esportare la propria tecnologia in altre civiltà in nome del profitto a breve
termine e di una provvisoria egemonia. Globalizzandosi verso oriente, la tecnologia si è
resa indipendente dai suoi ideatori. Gli strumenti di dominio creati dall'anima faustiana
sono passati nelle mani di culture che non condividono la struttura psichica e gli imperativi
etici dell'Occidente, ma che hanno imparato a usarli con notevole efficacia.
L'attuale corsa per la supremazia tecnologica tra Usa e Cina si inserisce nel conflitto di fine
civiltà. Il risultato della pulsione universalista non è l’armonia planetaria o un ordine
strutturato; il mondo è più frammentato che mai sotto la patina tecnologica, immerso in
lotte di potere, ribelle all'egemonia declinante della civiltà che l’ha plasmata. La
degradazione della democrazia formale apre le porte a ciò che Spengler chiamava
cesarismo: l'ascesa di figure autoritarie, amorali, che governano con la forza o con la
manipolazione dell'opinione pubblica. Questo è evidente nel neo confucianesimo cinese,
ma avanza nel potere immenso di figure quali Elon Musk, Bill Gates, Peter Thiel, Alex
Karp, Sam Altman, i signori di Silicon Valley e dell’Intelligenza Artificiale. Costoro stanno
elaborando una specifica ideologia, l’ accelerazionismo o illuminismo oscuro che travolge

la territorialità, gli Stati, le procedure della democrazia e le regole giuridiche. Si tratta del
traguardo finale che oltrepassa la fase tecnocratica per diventare giustificazione tautologica
del potere.
Uno dei suoi strumenti sono le cosiddette “iperstizioni” (Nick Land) , finzioni o idee che si
autoavverano attraverso le azioni che ispirano, Diffuse dall’alto per mezzo dei mezzi
digitali, del marketing e dalle nuove culture, trasformano la narrazione in fatto
incontrovertibile e rendono la virtualità non più distinguibile dalla realtà, capovolgendo
credenze e comportamenti. L'intelligenza artificiale e la progettazione algoritmica sono gli
strumenti di controllo sociale più perfetti mai immaginati: producono un livello di
monitoraggio, controllo personalizzato e mutazione delle condotte senza precedenti, unito,
come dicevamo, alla confusione dolosa tra reale e virtuale, uni-verso e meta-verso.
Attraverso gli algoritmi, le piattaforme digitali e la proliferazione di simulazioni che
dissolvono la verità fattuale, la realtà è atomizzata, resa malleabile, plastica. Le popolazioni
vengono disarmate intellettualmente in un mare di stimolazioni istantanee (frames)
promosse dai tecnocrati sulla strada di diventare autocrati. La sovranità è sostituita dalla
docilità dell'utente riformattato.
Nella sua fase terminale, la cultura occidentale esaurisce le possibilità creative, raggiunge
la dimensione planetaria e si libera delle tensioni metafisiche. L’ intera umanità rischia di
trasformarsi in folla informe di fellah, la parola araba che Spengler usa per designare la
massa senza volto che si adatta e sopravvive da una civiltà all'altra senza appartenere ad
alcuna, inconsapevole, estranea ai movimenti della storia, preoccupata solo della
sopravvivenza e del benessere materiale. È l'avvento degli ultimi uomini descritti con
disprezzo da Nietzsche, manipolati dalla tecnostruttura e presto direttamente dalla
macchina. In questa gabbia digitale globalizzata, l'esistenza si riduce alla dimensione
zoologica vissuta in un ambiente artificiale dove l'intrattenimento automatizzato guidato
da algoritmi “di ricompensa” esaurisce gli orizzonti della vita.
Le persone diventano appendici biologiche di un ecosistema tecnico che decide che cosa
consumare, che cosa pensare e in che cosa credere. Di fronte al vuoto lasciato dal declino
delle religioni e dall'esaurimento del razionalismo, emerge uno spurio supermercato dello
spirito. La fede di un tempo si dissolve in eclettiche pratiche pseudo spirituali, sincretismi,
surrogati di credenze liquidi, transitori. I guru tecnologici si comportano da profeti, o
sommi sacerdoti, immaginando l'avvento di una Singolarità informatica potente come il
giudizio finale (Ray Kurzweil) , o sono ossessionati dalla figura dell'Anticristo e del
Kathechon, “ciò che trattiene”, la tecnica considerata liberatoria (Peter Thiel). Lucida follia
del mondo al contrario. Una tecno fede cieca, irrazionale, sintomo di decadenza poiché si
aspetta che la tecnologia ci salvi miracolosamente dalle crisi esistenziali, ecologiche ed
economiche causate dalla sua stessa ipertrofia.
Il pericolo apocalittico dell'algoritmo faustiano sta nel fatto che non è presentato come
un'opzione tra le altre: diventa determinismo inevitabile creduto per l’omogeneizzazione
delle menti, la distruzione delle condizioni organiche e la polverizzazione delle radici locali
che storicamente hanno permesso la nascita di nuove culture. La Terra è trasformata in
immensa fabbrica automatizzata dove tutto ciò che non è quantificabile è condannato
all'irrilevanza. Fedele alla sua visione tragica e ciclica della storia, Spengler non credeva

che la megamacchina sarebbe durata in eterno in un progresso indefinito. Al contrario, ne
profetizzò il collasso a causa della mancanza di rinnovamento vitale.
La sua fine contiene la probabilità di una drammatica collisione. Una minoranza
prometeica conduce una guerra contro l'ordine biologico per imporre la propria volontà di
potenza, ma la natura è, alla fine, infinitamente più forte. La scarsità di risorse materiali, la
legge dell’entropia, la radicale disconnessione dalle strutture organiche della vita, unite all’
inaridimento spirituale, conducono alla catastrofe. Quando la macchina faustiana crollerà
per l’ esaurimento psicologico delle élite o di guerre di annientamento, ciò che rimarrà non
sarà un territorio vergine per un nuovo inizio. Ciò che attende i superstiti potrebbe essere
il deserto. Una volta distrutto il tessuto organico e delegata la capacità di pensare ai freddi
circuiti algoritmici, la post umanità potrebbe aver dimenticato come vivere umanamente.
Stiamo forse assistendo al penultimo atto del dramma, in cui l'umanità osserva affascinata
il tremolio di uno schermo che illumina la propria eclissi? Poiché la civiltà faustiana ha
portata globale, il suo declino trascinerebbe il mondo in un'era di sterilità, poiché la morte
della cultura implica la fine della storia. Le strutture globali (organizzazioni internazionali,
mercati finanziari) potrebbero persistere per inerzia come gusci vuoti ancora a lungo, ma
l'umanità sopravvivrebbe gestendo le rovine tecnologiche senza la capacità – né il
desiderio – di generare una nuova cultura. Distopia, suggestione, timore, o realistica
prudenza, la nostra ? Più necessaria, crediamo, allorché gli stessi banditori mettono in
guardia dai rischi, che peraltro non chiariscono, a parte l’accertata autonoma violazione di
sistemi informatici complessi. Certo non regge più l’ottimismo a senso unico, l’
eudemonismo con il paraocchi, avvolti nell’ “andrà tutto bene” obbligato dei pifferai.
I mandarini della tecnocrazia ci devono molte spiegazioni, a partire dal rischio della
disoccupazione di massa e dalla massificazione integrale delle menti, all’incapacità del
diritto di stabilire regole, limiti, determinare responsabilità nell’uso di potentissimi
apparati artificiali, dai robot alla sterminata gamma di utilizzazioni dell’I.A, sino alla
possibilità che davvero la macchina prenda il sopravvento su chi l’ha inventata e potrebbe
non riuscire più a controllarla, neppure per i suoi scopi contrari al resto dell’umanità.
Gli psicologi avvertono che un numero sempre maggiore di persone, specie giovani, non sa
più prendere decisioni- anche elementari- senza consultare la voce non umana della
chatbox alimentata dall’ I.A. L’apparato artificiale sostituisce il libero arbitrio. E non è che
la punta dell’iceberg. I grandi capi dell’ Intelligenza Artificiale invocano una moratoria:
perché, al di là di manovre finanziarie o interessi indicibili ? Se la ragione fosse più grave di
quanto fanno trapelare ? Se anche così non fosse, noi, semplici esseri umani, abbiamo
diritto di sapere, capire, decidere, scegliere. Chi dipende da altri uomini è un servo e uno
schiavo. Ma è ancora un uomo chi è determinato, agito, sorvegliato, orientato, occupato,
comandato da una macchina? “Uomini