Il dramma dei profughi non è solo umanitario ma militare e politico – Alberto Negri

La questione qui sollevata si può chiamare anche in un altro modo: mancanza di autoconsapevolezza nazionale. Se uno Stato non ha diplomazia o ha una diplomazia che non conta e che sbaglia le mosse vuol dire che quello Stato non ha alcun peso internazionale. L’Italia – forse perché ha conseguito la propria unità per volontà straniera (franco-inglese) – si è sempre mostrata psicologicamente subalterna alle strategie altrui, fossero quelle inglesi, francesi o tedesche. Il risultato è che mentre gli altri fanno i propri interessi contemporaneamente assolvendosi da ogni respoonsabilità, noi non siamo capaci di fare né l’una né l’altra cosa. Anche perché non abbiamo il coraggio, come dice Negri, di affrontare la questione libica con i dovuti mezzi militari e politici. LC.

[L’analisi] Il dramma dei profughi non è solo umanitario ma militare e politico

È il solito piagnisteo all’italiana: prendere come scusa le colpe degli altri, e la Francia ne ha tante, in primo luogo avere distrutto la Libia di Gheddafi, e trasformarle in assoluzione per la propria incapacità di agire

La zona Sar libica, il tratto di mare di competenza di Tripoli, è inesistente, i profughi vengono tenuti in campi disumani e i trafficanti di uomini, come li chiamano, sono in realtà gli stessi capi libici che non intervengono su una fonte di reddito delle milizie della Tripolitania e del Fezzan: tutte cose che si sanno. Quindi la soluzione è politica o militare, o entrambe.

Siccome il governo Sarraj non esiste, l’unica alternativa è il generale Khalifa Haftar che si sta impadronendo anche del Fezzan, il Sud della Libia. Inutile girare intorno al problema.

Il nostro ministero degli Esteri pensa che Haftar, appoggiato da Egitto, Russia, Francia ed Emirati, non sia una soluzione ma parte del problema: però non è in grado di dare una soluzione alternativa.

Il vicepremier Di Maio sostiene che le responsabilità dell’emergenza migratoria è della Francia, a causa dello sfruttamento delle sue colonie africane. Ma Di Maio è un orecchiante di cose che scrivo da anni (e non solo io ovviamente) sul franco Cfa (il 50-60% delle riserve valutarie di 13 Paesi africani sono depositate al Tesoro di Parigi) ma che le colpe francesi adesso assolvano noi dal cercare della soluzioni non è una soluzione.

È il solito piagnisteo all’italiana: prendere come scusa le colpe degli altri _ e la Francia ne ha tante, in primo luogo avere distrutto la Libia di Gheddafi _ e trasformarle in assoluzione per la propria incapacità di agire e di cambiare drasticamente la prospettiva con cui guardiamo la Libia.

Ci siamo impantanati in Tripolitania per alcune evidenti ragioni: lì ci sono gran parte dei nostri interessi energetici e di quelli dell’Eni. Da Tunisi abbiamo portato a Tripoli Sarraj, con il cappello dell’Onu, sperando che fosse l’uomo giusto ma in realtà è un personaggio assai vulnerabile, ostaggio delle milizie e dei Fratelli Musulmani sostenuti da Turchia e Qatar. Bisogna avere il coraggio di rendersi conto di avere sbagliato cavallo. I Fratelli Musulmani sono la parte perdente di questa fase delle vicende mediorientali e del mondo arabo-musulmano e i favori che abbiamo fatto ai gruppi islamisti non sono serviti a stabilizzare la Libia. Questi sono i fatti, il resto sono chiacchiere.

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