Epstein si riferisce ai bianchi come “goym”, scrivendo in più di un’occasione che “i goym esistono per servire il popolo di Israele”; 

https://www.facebook.com/giorgio.bianchi.100?locale=it_IT

Andrea Zhok riprende da Domenico Farina una sintesi delle questioni che emergono con chiarezza dagli Epstein files, integrandola con le considerazioni di Marcello Foa e con le sue sul finale.

<<1) “Trump è compromesso da Israele e Kushner è il cervello della sua Amministrazione”. Lo rivela una fonte confidenziale all’FBI. La fonte sa molte cose, rivela nomi di agenti CIA in Indonesia (coperti da omissis, quindi plausibilmente veri), è a conoscenza di transazioni immobiliari riservate, ha accesso a documenti legali riservati. Insomma, la fonte riservata non è uno qualunque ma è un membro della community dell’intelligence;
2) il vice-ministro della Giustizia ha dichiarato che sono state rimosse le immagini di “morte, sevizie e abusi”. Quindi ci sono prove fotografiche di un abisso di violenza;
3) è emersa una mail in cui Epstein dichiara a un contatto coperto da omissis che il suo video di torture gli è piaciuto molto. Il riferimento alla tortura compare in molte mail, rendendo plausibili scenari da film horror: snuff movie etc;
4) contatti coperti da omissis autorizzano in più di una mail Epstein a uccidere persone che hanno fatto sgarbi a loro o a lui;
5) Epstein si riferisce ai bianchi come “goym”, scrivendo in più di un’occasione che “i goym esistono per servire il popolo di Israele”;

6) una fonte coperta rivela all’FBI che Kushner passerebbe le informazioni del Mossad ai russi;
7) i messicani si lamentano con gli USA perché un programma condiviso di contrasto al traffico minorile ha subito attacchi militari da parte di risorse americane. L’ufficiale messicano rivela che il problema è che l’ex ambasciatore americano in Messico ha messo incinta una bambina di 11 anni.>>

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Integro questo sunto con alcune considerazioni di Marcello Foa:

<<Le ragazzine vittime delle violenze sessuali, di Epstein erano 1200: un numero enorme, tra cui anche una bambina di 11 anni. Dunque c’era un vero e proprio traffico di minorenni.
Una domanda sorge spontanea: com’è possibile che nessuno vedesse né sapesse? La polizia e la magistratura dov’erano?

Infatti, dai file risulta che i procuratori della Florida, ad esempio, sapevano delle violenze da prima del 2006, ma non hanno fatto nulla. E il New York Times ha scoperto la denuncia di un ex collaboratrice di Epstein, l’artista e scultrice Maria Farmer, che addirittura nel 1996 denunciò all’FBI gli orrori commessi dal finanziere pedofilo suicida ma gli investigatori anziché indagare non le diedero retta e archiviarono. La Farmer fu quindi oggetto di una campagna di maldicenze, fu screditata e isolata, messa all’angolo. Nessuno volle più vedere le sue opere.

Insomma, Epstein godeva di una immunità di fatto perché tanti, troppi potenti erano sotto il suo ricatto ovvero trattasi di gran parte dell’élite che ha governato il mondo occidentale per oltre trent’anni. Quelle che ha determinato i nostri destini.>>

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Gli Epstein files hanno un volume documentale mostruoso; tre milioni e mezzo di pagine FINORA rilasciate, 2.000 video e 180.000 immagini.
Queste dimensioni vanno completamente al di là delle capacità di organizzazione di un singolo individuo, per quanto ricco.
L’entità di questa operazione, che è stata essenzialmente un’operazione di messa sotto ricatto di classi dirigenti nell’intero mondo occidentale, è quella disponibile solo ad un servizio segreto nazionale particolarmente efficiente.
Quale sia non lo sappiamo, e lascio a ciascuno di farsi le proprie idee, ma a me francamente una sola opzione pare plausibile…

Al di là della cronaca nera e dello schifo, ci sono due elementi strutturali che rivestono qui importanza.

Il primo è che quanti vedono movimenti coordinati dei vertici politici mondiali OCCIDENTALI in direzioni controproducenti per i propri popoli, efferate e incomprensibili, oggi hanno una chiave di lettura in più, una chiave di lettura che finalmente non ha bisogno di appellarsi all’intervento soprannaturale del Maligno. Agire sotto ricatto di un servizio segreto straniero spiega molte cose altrimenti inspiegabili.

Il secondo è una riflessione sullo straordinario tasso di marciume morale, di putredine interiore, di schietta depravazione che manifestamente alberga nella cerchia dei “ricchi e potenti” del mondo occidentale. Mentre Hollywood rappresenta regolarmente i leader dei paesi ostili, extra-occidentali, come satrapi perversi e grotteschi, sembra plausibile che lo facciano perché proiettano cose che gli sono familiari.

E pensare che queste classi dirigenti occidentali da oltre tre decenni vanno in giro con i propri pretoriani a insegnare la morale e la civiltà al resto del mondo è qualcosa che farebbe ridere se non facesse ribrezzo.

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Le recenti rivelazioni non hanno attenuato la controversia legata al finanziere condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein. La nuova serie di documenti, resa pubblica venerdì scorso dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ha evidenziato accuse di pratiche estreme e occulte, supportate da testimonianze di violenza e rituali così gravi da poter, se confermate, modificare radicalmente la percezione dello scandalo. Uno dei documenti cita una denuncia relativa a sacrifici rituali con cannibalismo.
Nel file EFTA00147661, l’FBI interrogò una presunta vittima di stupro da parte di George H.W. Bush, ex presidente degli Stati Uniti. La vittima riferì che, a bordo di uno yacht di proprietà di Epstein, “assistette a uomini afroamericani che avevano rapporti sessuali con donne bionde bianche” fino a provocare loro sanguinamento. “[Egli] fu vittima di una sorta di sacrificio rituale in cui gli tagliarono i piedi con una scimitarra [sciabola a lama curva e a un solo filo], ma senza lasciare cicatrici”, si legge nel testo. Inoltre, la vittima dichiarò di aver assistito allo squartamento di bambini, ai quali “venivano estratti gli intestini e alcune persone mangiavano le feci di detti intestini”.
Un altro documento tra quelli pubblicati include un’e-mail del settore entertainment statunitense Peggy Siegal, datata 18 dicembre 2009, relativa a un viaggio programmato in Kenya. “Posso portarti un bambino piccolo… o due. bambini o bambine?”, scrisse nell’e-mail attribuita a Epstein. Un’ulteriore e-mail, inserita nella corrispondenza interna degli investigatori del caso Epstein, descrive un episodio grave che coinvolgerebbe l’ex principe Andrea d’Inghilterra. “Negli anni ’90, Ghislaine Maxwell reclutò una ragazza per una carriera da modella. Invece di dedicarsi al modeling, fu venduta come schiava per sesso e torture. Il principe Andrea fu complice della sua morte, poiché torturò lei e me per forzare il suo assassinio”, riferì un uomo di nome Bryan Miller nell’e-mail citata.
I potenti e la pedofilia: la rete continuava ad esistere anche dopo la condanna del 2008
I documenti confermano che Epstein costruì con cura una rete di relazioni con persone influenti, anche dopo la condanna per reati sessuali nel 2008, mantenendo contatti con figure di rilievo. Tra magnati della tecnologia, importanti broker di Wall Street e dignitari stranieri, nei numerosi atti compaiono i nomi di Donald Trump, Bill Clinton, membri della famiglia reale e numerose altre personalità. Pur non essendo stati collegati ai crimini oggetto dell’indagine e avendo negato ogni coinvolgimento negli abusi sessuali di Epstein, alcuni di loro risultano indicati per l’amicizia e i legami stretti con il finanziere. Sergey Brin, cofondatore di Google, ricevette inviti a cene a casa di Epstein da Ghislaine Maxwell anni prima che emergessero le accuse contro il finanziere; l’attuale segretario al Commercio degli USA, Howard Lutnick, si recò sull’isola privata di Epstein con la famiglia; l’ex segretario al Tesoro Larry Summers intrattenne una comunicazione costante con Epstein. Tra le connessioni di alto livello figurano anche Elon Musk, il magnate britannico Richard Branson e l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, menzionati in e-mail, inviti o fotografie. Persino esponenti del mondo dell’intrattenimento e dello sport compaiono nei documenti. Steven Tisch, coproprietario della squadra di football americano New York Giants, scambiò e-mail con Epstein riguardo a collegamenti con donne. Il regista Brett Ratner appare in fotografie insieme a Epstein. Casey Wasserman, presidente del comitato olimpico di Los Angeles 2028, intrattenne corrispondenza flirtante con Ghislaine Maxwell. Se tutti questi fatti fossero verificati ci troveremmo davanti alla prova definitiva della depravazione etica e morale della classe dominante.
La lista dei minorenni: un possibile rischio per le vittime
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso noti i nomi di decine di vittime di Jeffrey Epstein nella tranche di documenti pubblicata la settimana scorsa, tra cui persone che non avevano mai reso pubblica la propria identità e che erano minorenni al momento degli abusi subiti dal predatore sessuale. Da un’analisi del The Wall Street Journal emerge che, su 47 nomi completi, 43 comparivano non oscurati negli atti pubblicati dal Governo, e diversi di essi si ripetevano più di cento volte negli archivi, nonostante l’obbligo del Dipartimento di Giustizia di oscurare tutti i nomi delle vittime prima della pubblicazione. Più di una ventina delle vittime le cui identità sono risultate esposte erano minorenni. Nelle procedure che riguardano vittime di reati sessuali, le prassi standard prevedono l’eliminazione o l’occultamento di dati identificativi dei sopravvissuti, al fine di tutelarne la sicurezza. I funzionari hanno dichiarato di aver dedicato settimane a tale operazione dopo aver ricevuto elenchi di nomi dagli avvocati dei sopravvissuti; da venerdì l’agenzia ha iniziato a ritirare temporaneamente i documenti per applicare ulteriori oscurazioni. Domenica, il vice procuratore generale Todd Blanche ha difeso l’operato del Dipartimento di Giustizia, dichiarando ad ABC News che intervengono “immediatamente” ogni volta che una vittima o il suo avvocato segnala un nome non oscurato correttamente. Secondo Blanche, gli errori riguardano “circa lo 0,001% di tutti i materiali”.

https://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/256-estero/107783-l-abisso-delle-bestie-file-su-epstein-nuove-accuse-di-abusi-rituali-su-bambini-e-cannibalismo.html?fbclid=IwY2xjawPwnhpleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEe3NBSa6mkegpeRRKepYJDLer5KCroBAwVvbml3H2gpJ04sRC1OLZzZJ2VE8U_aem_5Pm9g2NvjHuHy3lPYjjlkg

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EPSTEIN, CUORE DI TENEBRA: GLI OMICIDI RITUALI
Il vero scandalo, accusa Marcello Foa, è il silenzio dei grandi media sul pozzo senza fondo degli orrori targati Jeffrey Epstein: si evita di parlare del terzo livello, quello delle torture e delle uccisioni dei minorenni sequestrati sull’isola infernale del finanziere-spia che lavorava per il Mossad.
 Il primo livello, dice l’ex presidente della Rai, era quello della semplice frequentazione conviviale (a questo proposito, risulta che Berlusconi abbia abilmente declinato l’unico invito ricevuto). Più compromettente il secondo livello: sesso con minori, segretamente filmato. 
Dal materiale ora nelle mani della giustizia statunitense, non meno di tre milioni di documenti, emerge il coinvolgimento del gotha del potere occidentale, americano ed europeo.
L’evidente imbarazzo di Donald Trump, aggiunge Foa, sta provocando diserzioni rumorose nel fronte Maga. 
La deputata Marjorie Taylor Greene, fino a ieri super-trampiana, ha accusato il presidente di aver scoraggiato il suo tentativo di chiedere giustizia per alcune giovani donne, abusate anche all’età di 14 anni sull’isola di Epstein: Trump, sostiene la Greene, ha dichiarato di voler proteggere la reputazione di alcuni suoi “amici”. 
Secondo Marcello Foa, il capo della Casa Bianca ha sicuramente mentito quando ha tentato di minimizzare la portata dei suoi decennali rapporti amichevoli con Epstein. Fino a che punto si era spinto, prima di litigare col finanziere pedofilo? 
Difficilmente ne avrebbero parlato i democratici, il cui establishment risulta a sua volta largamente compromesso.
Molti trumpiani rimproverano al loro leader di aver fatto retromarcia, tentando di imporre il silenzio sul caso una volta eletto, dopo aver agitato il fantasma-Epstein contro i “dem” in campagna elettorale. Dalle prove finora esibite, riassume Foa, risulta che a essere largamente coinvolto sia l’intero establishment Usa, imprenditoriale e istituzionale, senza significative distinzioni politiche.
Quindi: i principali potenti sarebbero stati tutti ricattati, o almeno ricattabili. 
Ma il vero incubo, insiste ancora Foa, consiste nella scoperta di sanguinosi rituali, comunemente definiti pedo-satanisti: una ristretta cerca di potentissimi (il terzo livello, appunto) su quell’isola avrebbe praticato ogni sorta di abominio, tra cui anche la tortura e l’omicidio rituale dei piccoli prigionieri.
Sembra quindi emergere quel “cuore di tenebra” sinistramente evocato da Pasolini nella sua ultima pellicola, “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, film del 1975 probabilmente costato la vita al regista italiano. Segretissimi rituali-horror, assoluta esclusiva di una certa super-élite? 
In qualche modo ne parlò lo stesso Stanley Kubrick in “Eyes Wide Shut”, lavoro rimasto incompiuto causa decesso dell’autore. 
In altre parole: chi tocca quel tema è destinato a morire? Secondo alcuni osservatori con precise competenze in ambito esoterico, l’atroce pratica dell’omicidio rituale (specie dei minori) caratterizza una tenebrosa forma di contro-iniziazione, quella dello “shabbataismo frankismo”, contagiosa eresia ebraica di matrice occultistica e destinata all’oligarchia. 
Risalente al ‘600 e messa al bando dagli stessi rabbini, quella spaventosa predicazione avrebbe però fatto proseliti, fino ai nostri giorni, inquinando i massimi vertici del potere occidentale e mediorientale.
Foa con Carlo Savegnago sul “Vaso di Pandora”:


https://www.youtube.com/watch?v=pqFbAdXuj7s

LA LISTA
Jeffrey Epstein, ex capitalista miliardario, pedofilo, ricattatore statunitense
Ghislain Maxwell (vero cognome Hoch), manutengola e ricattatrice britannica.
Ehud Barak, politico, ex militare israeliano.
Alain Dershowitz, avvocato statunitense.
Bill Gates, capitalista miliardario statunitense.
Sergey Brin, capitalista miliardario statunitense, nato in Russia.
Peter Mandelson, politico, ambasciatore britannico.
Woody Allen, regista e attore statunitense.
Noam Chomsky, linguista e pensatore statunitense.
Larry Summers (vero cognome Samuelson), economista e politico statunitense.
Howard Lutnik, capitalista miliardario e politico statunitense.
Leon Black (vero cognome Blachowitz), capitalista miliardario statunitense.
Mortimer Zuckerman, capitalista miliardario canadese.
Queste persone hanno almeno due cose in comune. La prima è quella di essere potenti o ex potenti presenti nella lista dei porconi eticamente corrotti di Epstein.
La seconda cosa che li accomuna – fin dai cognomi – è del tutto evidente, anzi evidentissima Ma non si può dire ( ….ma come, non siamo in democrazia???).
E infatti i media non la dicono mai. Pena l’accusa di antise…..
Per questo, con dovuta prudenza, per non essere bannati per antise… ,la ricordiamo noi.
P.S: “Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”. Ricordiamo sempre questa magnifica sentenza, falsamente attribuita a Voltaire.
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«La signoria pratica del giudaismo sul mondo cristiano ha raggiunto nel Nordamerica l’espressione non equivoca, normale» (Karl Marx, Sulla questione ebraica, 1844, p. 105).
«Il denaro…è diventato una potenza mondiale, lo spirito pratico dell’ebreo è diventato lo spirito pratico dei popoli cristiani. Gli ebrei si sono emancipati nella misura in cui i cristiani sono diventati ebrei» (Karl Marx, idem, p. 104).
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Epstein files, i fili che lo legano al Mossad: da Barak al papà di Ghislaine
di Riccardo Antoniucci
Il Fatto Quotidiano

Vincoli. Da Dershowitz agli ex agenti: tutte le tracce che lo legano ai servizi israeliani
Epstein files, i fili che lo legano al Mossad: da Barak al papà di Ghislaine

Forse l’indicazione più concreta sui legami tra Jeffrey Esptein e i servizi segreti è un caso di 18 anni fa: il patteggiamento per la prima condanna per sfruttamento della prostituzione che il finanziere pedofilo, morto suicida nel 2019, subì in Florida nel 2008. Epstein riuscì a cavarsela con 13 mesi di carcere e la possibilità di uscire per lavorare. 
La “scarsa capacità di giudizio”, come valutò poi il Dipartimento di giustizia, sarebbe dovuta al fatto che il procuratore che gestì il caso, Alex Acosta (poi nominato segretario al Lavoro nella prima amministrazione Trump, fino alle dimissioni nel 2019) fu spinto a usare i guanti bianchi perché qualcuno gli aveva detto che Epstein “apparteneva ai servizi”. Acosta ha sempre smentito, ma negli Epstein files c’è una conferma.

Un documento di indagine dell’Fbi del 2020 cita le dichiarazioni di un informatore anonimo, che dice di “ricordare” che era stato l’avvocato di Epstein, Alan Dershowitz, ad aver detto ad Acosta che Epstein “apparteneva a servizi statunitensi e alleati”, e di “aver sentito” Dershowitz informare regolarmente il Mossad dopo l’arresto del suo cliente. 
Il quadro tracciato dalla “fonte umana riservata” citata dall’Fbi è più ampio: “Epstein era vicino all’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e si era formato come spia sotto la sua guida”, si legge nell’atto, e l’informatore si dice “convinto” che fosse “un agente del Mossad cooptato”.
 L’atto rinvia a un “report precedente” di cui non c’è traccia nei file Epstein. 
Gli stretti rapporti tra il finanziere newyorkese e l’ex premier laburista israeliano, ed ex direttore del Mossad, è stato molto scandagliato. In un evocativo scambio di mail del dicembre 2018, alla proposta di un incontro a Londra, Epstein scrive a Barak: “Dovresti chiarire che non lavoro per il Mossad”. 
“Tu o io?”, si vede rispondere. 
La replica: “Che io non lavoro per il Mossad”. I comuni interessi nel business della cybersicurezza emergono in una telefonata in cui Epstein consiglia a Barak di seguire la Palantir di Peter Thiel e anche in un altro set di documenti (pubblicati da Dropsite news e analizzati sul Fatto da Stefania Maurizi) trafugati dal telefono di Barak dal gruppo hacker legato al regime iraniano Handala. 
Non ci sono “pistole fumanti” sull’appartenenza del finanziere newyorkese al Mossad, ma di certo la sua rete di potere coinvolgeva ex esponenti dell’intelligence.

Dershowitz è una chiave. I suoi legami con Israele sono noti, la fonte dell’Fbi del 2020 lo definisce “cooptato dal Mossad” e riferisce che, da professore di Harvard, aveva reclutato per Israele anche Jared Kushner e per suo tramite “compromesso Trump”. 
Significativa anche la figura del padre di Ghislaine Maxwell, Robert, morto in circostanze sospette e considerato un agente del Mossad negli anni 80. 
In un atto del 2018 (destinatario sconosciuto), Epstein riporta: “Robert Maxwell minacciò il Mossad e disse che se non gli avessero dato 400 milioni di euro per salvare il suo impero in rovina avrebbe rivelato tutto ciò che aveva fatto per loro. Aveva libero accesso a Downing Street di Margaret Thatcher, alla Casa Bianca di Ronald Reagan, al Cremlino. Maxwell ha trasmesso tutti i segreti a Tel Aviv. In cambio, loro hanno tollerato i suoi eccessi”.

In un atto di indagine del 2018, Maxwell è citato come una delle due “fonti di denaro” che hanno consentito a Epstein di accreditarsi nell’élite newyorkese (l’altro è il miliardario di Victoria’s Secret Leslie Herbert Wexner). Epstein si scambiava articoli sull’assassinio del fondatore delle brigate al-Qassam, Mahmoud al-Mabhouh, a Dubai nel 2010 con l’armatore emiratino Sultan bin Sulayem, che fu ospite a casa sua come Ehud Barak. Un altro contatto, Greg Brown, gli offre una rete di ex agenti MI-6 e Mossad per andare a caccia di asset congelati libici dopo la caduta di Gheddafi e ricavarci commissioni. Il collante di tutto erano anche le attività “illegali”, scrivono gli investigatori: lo sfruttamento della prostituzione minorile. Come rilevava ieri il New York Times l’ascesa di Epstein dipende anche dai video e dalle foto dei festini e dei “clienti” che deteneva come potenziali armi di ricatto.
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Bill Gates, Trump, il Somaliland: che cosa sappiamo dei milioni di documenti su Jeffrey Epstein
Mentre i media mainstream si sono concentrati sulle connessioni con celebrità e politici, un aspetto meno discusso emerge dai documenti e da rapporti correlati: i legami di Epstein con l’intelligence israeliana.
Ipotesi che abbiamo ampiamente trattato su InsideOver con diversi articoli, e che i nuovi file sembrano confermare.
Un rapporto FD-1023 dell’FBI, basato su una fonte umana confidenziale (CHS), afferma che Epstein era legato a reti di influenza israeliane, con Alan Dershowitz – avvocato di Epstein e professore di Harvard – descritto come cooptato dal Mossad. Dershowitz avrebbe detto all’allora procuratore Alex Acosta che Epstein “apparteneva sia ai servizi di intelligence statunitensi che a quelli alleati”, e che Epstein manteneva strettissimi contatti con l’intelligence israeliana attraverso Ehud Barak, ex primo ministro e uomo forte dell’apparato di sicurezza di Tel Aviv.
Il rapporto suggerisce che Epstein usasse le sue operazioni per raccogliere materiali compromettente sugli uomini appartenenti all’èlite globale, una tattica certo non nuova per le agenzie di intelligence .
Il documento sostiene che Donald Trump sia “compromesso da Israele”, con Jared Kushner – suo genero – descritto come il vero cervello dietro la presidenza, coinvolto in operazioni parallele al Dipartimento di Stato. “Chabad sta facendo tutto il possibile per appropriarsi della presidenza Trump”, si legge.
Il documento si riferisce a Chabad-Lubavitch, uno dei movimenti più importanti e diffusi dell’ebraismo ortodosso contemporaneo, in particolare all’interno della corrente chassidica. Non è un mistero che Jared Kushner e Ivanka Trump abbiano legami con Chabad: la famiglia Kushner ha donato somme significative a istituzioni Chabad e frequentano una sinagoga Chabad a Washington, DC.
Ulteriori documenti diffusi nelle scorse ore mostrano inoltre Epstein discutere di opportunità strategiche in Somaliland – risorse idriche, concessioni petrolifere e hub mediatici – anticipando ciò che è recentemente accaduto con l’indipendenza dello Stato secessionista dalla Somalia riconosciuta proprio da Israele, e con Tel Aviv che spinge per concretizzare il progetto di una base militare nel Corno d’Africa.

 

https://it.insideover.com/media-e-potere/bill-gates-trump-il-somaliland-che-cosa-sappiamo-dei-milioni-di-documenti-su-jeffrey-epstein.html

l Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rilasciato il più grande lotto di documenti relativi a Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019 che aveva importanti connessioni con l’èlite finanziaria e politica globale, oltre che con l’apparato di intelligence e di sicurezza di Israele.

Questa tranche include oltre tre milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini, portando il totale dei materiali divulgati a circa 3,5 milioni di pagine. Secondo il vice procuratore generale Todd Blanche, questa è probabilmente l’ultima grande pubblicazione di file su Epstein, un caso che continua a generare sospetti e polemiche nonostante la morte del magnate nel 2019. La pubblicazione dei file è stata imposta dal Congresso lo scorso novembre.

Come riporta il New York Times, i documenti offrono uno sguardo approfondito sulle relazioni di Epstein con figure potenti del mondo della finanza, della politica e dell’intrattenimento, confermando le strette relazioni del magnate con l’élite globale. Allo stesso tempo, emergono ulteriori dettagli meno noti e meno trattati dai grandi media circa i collegamenti con l’intelligence israeliana, in particolare il Mossad.

Gates, Trump, Musk: i potenti nella “rete” di Esptein

Gran parte dei file pubblicati si concentra sulle interazioni di Epstein con personalità influenti, tra cui email, messaggi di testo, articoli di giornale e rapporti investigativi che delineano i rapporti di Epstein con miliardari e leader politici. Ad esempio, emergono dettagli su scambi di email con Bill Gates nel 2013, in cui Epstein suggeriva coinvolgimenti in relazioni extraconiugali e forniture di droghe per “gestire le conseguenze di sesso con ragazze russe”. La Fondazione Gates ha definito queste accuse “assolutamente assurde e completamente false”.

Altre rivelazioni riguardano Howard Lutnick, attuale segretario al Commercio, che pianificò una visita all’isola privata di Epstein nel 2012, nonostante avesse affermato di aver interrotto i legami intorno al 2005. Lutnick ha dichiarato di non poter commentare senza aver visto i documenti.

Scambi di messaggi tra Epstein e Elon Musk tra il 2012 e il 2014 mostrano tentativi di organizzare incontri in Florida o nei Caraibi, con Epstein che invitava Musk a visitare la sua isola. Musk ha negato di aver accettato, affermando in un post sui social media di aver rifiutato.

I file menzionano anche Donald Trump in almeno 4.500 documenti, inclusi un riassunto dell’FBI di oltre una dozzina di segnalazioni non verificate da parte del pubblico, che includono accuse di abusi sessuali. Il Dipartimento di Giustizia ha chiarito che molti di questi materiali potrebbero includere documenti falsi o immagini manipolate, e Trump ha negato qualsiasi illecito.

Inoltre, emergono email tra Epstein e il miliardario britannico Richard Branson, che indicano un rapporto familiare basato su interessi comuni, inclusi quelli per le donne.

Questi elementi dipingono Epstein come un facilitatore di reti sociali tra potenti, spesso legate a feste e incontri controversi con giovani donne. Il Dipartimento ha redatto immagini di tutte le donne coinvolte tranne Ghislaine Maxwell, la compagna di Epstein condannata per traffico sessuale, per proteggere le vittime.

Tuttavia, alcune delle sopravvissute agli abusi hanno criticato la pubblicazione dei nuovi file, sostenendo che non fa abbastanza per responsabilizzare i complici e che espone informazioni personali sulle vittime mentre protegge chi ne ha abusato.

“Somaliland” e gli intrecci con l’intelligence

Mentre i media mainstream si sono concentrati sulle connessioni con celebrità e politici, un aspetto meno discusso emerge dai documenti e da rapporti correlati: i legami di Epstein con l’intelligence israeliana. Ipotesi che abbiamo ampiamente trattato su InsideOver con diversi articoli, e che i nuovi file sembrano confermare.

Un rapporto FD-1023 dell’FBI, basato su una fonte umana confidenziale (CHS), afferma che Epstein era legato a reti di influenza israeliane, con Alan Dershowitz – avvocato di Epstein e professore di Harvard – descritto come cooptato dal Mossad. Dershowitz avrebbe detto all’allora procuratore Alex Acosta che Epstein “apparteneva sia ai servizi di intelligence statunitensi che a quelli alleati”, e che Epstein manteneva strettissimi contatti con l’intelligence israeliana attraverso Ehud Barak, ex primo ministro e uomo forte dell’apparato di sicurezza di Tel Aviv.

Il rapporto suggerisce che Epstein usasse le sue operazioni per raccogliere materiali compromettente sugli uomini appartenenti all’èlite globale, una tattica certo non nuova per le agenzie di intelligence .

Il documento sostiene che Donald Trump sia “compromesso da Israele”, con Jared Kushner – suo genero – descritto come il vero cervello dietro la presidenza, coinvolto in operazioni parallele al Dipartimento di Stato. “Chabad sta facendo tutto il possibile per appropriarsi della presidenza Trump”, si legge.

Il documento si riferisce a Chabad-Lubavitch, uno dei movimenti più importanti e diffusi dell’ebraismo ortodosso contemporaneo, in particolare all’interno della corrente chassidica. Non è un mistero che Jared Kushner e Ivanka Trump abbiano legami con Chabad: la famiglia Kushner ha donato somme significative a istituzioni Chabad e frequentano una sinagoga Chabad a Washington, DC.

Ulteriori documenti diffusi nelle scorse ore mostrano inoltre Epstein discutere di opportunità strategiche in Somaliland – risorse idriche, concessioni petrolifere e hub mediatici – anticipando ciò che è recentemente accaduto con l’indipendenza dello Stato secessionista dalla Somalia riconosciuta proprio da Israele, e con Tel Aviv che spinge per concretizzare il progetto di una base militare nel Corno d’Africa.

Finisce qua?

La pubblicazione dei file non soddisfa pienamente la sete pubblica di verità, come ammesso dal vice procuratore generale Todd Blanche: «C’è una fame di informazioni che non penso sarà soddisfatta da questi documenti». Nel frattempo, Democratici e repubblicani, inclusi i rappresentanti Thomas Massie e Ro Khanna, hanno richiesto l’accesso completo ai file.

Il Dipartimento, infatti, ha trattenuto circa 200.000 pagine per privilegi legali o informazioni sensibili. Mentre l’aspetto voyeuristico cattura i titoli, i legami con l’intelligence suggeriscono che il caso Epstein vada ben oltre il già – grave – scandalo sessuale, toccando nel profondo le reti del potere globale.

Ulteriori indagini potrebbero chiarire se Epstein fosse solo un predatore sessuale o parte di un’operazione ben più ampia. Per ora, i documenti offrono uno sguardo inquietante sulla vita controversa del finanziere morto per uno “strano” e apparente suicidio nel 2019.

LA LISTA
Jeffrey Epstein, ex capitalista miliardario, pedofilo, ricattatore statunitense
Ghislain Maxwell (vero cognome Hoch), manutengola e ricattatrice britannica.
Ehud Barak, politico, ex militare israeliano.
Alain Dershowitz, avvocato statunitense.
Bill Gates, capitalista miliardario statunitense.
Sergey Brin, capitalista miliardario statunitense, nato in Russia.
Peter Mandelson, politico, ambasciatore britannico.
Woody Allen, regista e attore statunitense.
Noam Chomsky, linguista e pensatore statunitense.
Larry Summers (vero cognome Samuelson), economista e politico statunitense.
Howard Lutnik, capitalista miliardario e politico statunitense.
Leon Black (vero cognome Blachowitz), capitalista miliardario statunitense.
Mortimer Zuckerman, capitalista miliardario canadese.
Queste persone hanno almeno due cose in comune. La prima è quella di essere potenti o ex potenti presenti nella lista dei porconi eticamente corrotti di Epstein.
La seconda cosa che li accomuna – fin dai cognomi – è del tutto evidente, anzi evidentissima Ma non si può dire ( ….ma come, non siamo in democrazia???).
E infatti i media non la dicono mai. Pena l’accusa di antise…..
Per questo, con dovuta prudenza, per non essere bannati per antise… ,la ricordiamo noi.
P.S: “Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”. Ricordiamo sempre questa magnifica sentenza, falsamente attribuita a Voltaire.
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«La signoria pratica del giudaismo sul mondo cristiano ha raggiunto nel Nordamerica l’espressione non equivoca, normale» (Karl Marx, Sulla questione ebraica, 1844, p. 105).
«Il denaro…è diventato una potenza mondiale, lo spirito pratico dell’ebreo è diventato lo spirito pratico dei popoli cristiani. Gli ebrei si sono emancipati nella misura in cui i cristiani sono diventati ebrei» (Karl Marx, idem, p. 104).
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Epstein files, i fili che lo legano al Mossad: da Barak al papà di Ghislaine
di Riccardo Antoniucci
Il Fatto Quotidiano

Vincoli. Da Dershowitz agli ex agenti: tutte le tracce che lo legano ai servizi israeliani
Epstein files, i fili che lo legano al Mossad: da Barak al papà di Ghislaine

Forse l’indicazione più concreta sui legami tra Jeffrey Esptein e i servizi segreti è un caso di 18 anni fa: il patteggiamento per la prima condanna per sfruttamento della prostituzione che il finanziere pedofilo, morto suicida nel 2019, subì in Florida nel 2008. Epstein riuscì a cavarsela con 13 mesi di carcere e la possibilità di uscire per lavorare. 
La “scarsa capacità di giudizio”, come valutò poi il Dipartimento di giustizia, sarebbe dovuta al fatto che il procuratore che gestì il caso, Alex Acosta (poi nominato segretario al Lavoro nella prima amministrazione Trump, fino alle dimissioni nel 2019) fu spinto a usare i guanti bianchi perché qualcuno gli aveva detto che Epstein “apparteneva ai servizi”. Acosta ha sempre smentito, ma negli Epstein files c’è una conferma.

Un documento di indagine dell’Fbi del 2020 cita le dichiarazioni di un informatore anonimo, che dice di “ricordare” che era stato l’avvocato di Epstein, Alan Dershowitz, ad aver detto ad Acosta che Epstein “apparteneva a servizi statunitensi e alleati”, e di “aver sentito” Dershowitz informare regolarmente il Mossad dopo l’arresto del suo cliente. 
 
Il quadro tracciato dalla “fonte umana riservata” citata dall’Fbi è più ampio: “Epstein era vicino all’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e si era formato come spia sotto la sua guida”, si legge nell’atto, e l’informatore si dice “convinto” che fosse “un agente del Mossad cooptato”.
 L’atto rinvia a un “report precedente” di cui non c’è traccia nei file Epstein. 
Gli stretti rapporti tra il finanziere newyorkese e l’ex premier laburista israeliano, ed ex direttore del Mossad, è stato molto scandagliato. In un evocativo scambio di mail del dicembre 2018, alla proposta di un incontro a Londra, Epstein scrive a Barak: “Dovresti chiarire che non lavoro per il Mossad”. 
“Tu o io?”, si vede rispondere. 
La replica: “Che io non lavoro per il Mossad”. I comuni interessi nel business della cybersicurezza emergono in una telefonata in cui Epstein consiglia a Barak di seguire la Palantir di Peter Thiel e anche in un altro set di documenti (pubblicati da Dropsite news e analizzati sul Fatto da Stefania Maurizi) trafugati dal telefono di Barak dal gruppo hacker legato al regime iraniano Handala. 
Non ci sono “pistole fumanti” sull’appartenenza del finanziere newyorkese al Mossad, ma di certo la sua rete di potere coinvolgeva ex esponenti dell’intelligence.

Dershowitz è una chiave. I suoi legami con Israele sono noti, la fonte dell’Fbi del 2020 lo definisce “cooptato dal Mossad” e riferisce che, da professore di Harvard, aveva reclutato per Israele anche Jared Kushner e per suo tramite “compromesso Trump”. 
Significativa anche la figura del padre di Ghislaine Maxwell, Robert, morto in circostanze sospette e considerato un agente del Mossad negli anni 80. 
In un atto del 2018 (destinatario sconosciuto), Epstein riporta: “Robert Maxwell minacciò il Mossad e disse che se non gli avessero dato 400 milioni di euro per salvare il suo impero in rovina avrebbe rivelato tutto ciò che aveva fatto per loro. Aveva libero accesso a Downing Street di Margaret Thatcher, alla Casa Bianca di Ronald Reagan, al Cremlino. Maxwell ha trasmesso tutti i segreti a Tel Aviv. In cambio, loro hanno tollerato i suoi eccessi”.

In un atto di indagine del 2018, Maxwell è citato come una delle due “fonti di denaro” che hanno consentito a Epstein di accreditarsi nell’élite newyorkese (l’altro è il miliardario di Victoria’s Secret Leslie Herbert Wexner). Epstein si scambiava articoli sull’assassinio del fondatore delle brigate al-Qassam, Mahmoud al-Mabhouh, a Dubai nel 2010 con l’armatore emiratino Sultan bin Sulayem, che fu ospite a casa sua come Ehud Barak. Un altro contatto, Greg Brown, gli offre una rete di ex agenti MI-6 e Mossad per andare a caccia di asset congelati libici dopo la caduta di Gheddafi e ricavarci commissioni. Il collante di tutto erano anche le attività “illegali”, scrivono gli investigatori: lo sfruttamento della prostituzione minorile. Come rilevava ieri il New York Times l’ascesa di Epstein dipende anche dai video e dalle foto dei festini e dei “clienti” che deteneva come potenziali armi di ricatto.
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Bill Gates, Trump, il Somaliland: che cosa sappiamo dei milioni di documenti su Jeffrey Epstein
Mentre i media mainstream si sono concentrati sulle connessioni con celebrità e politici, un aspetto meno discusso emerge dai documenti e da rapporti correlati: i legami di Epstein con l’intelligence israeliana.
Ipotesi che abbiamo ampiamente trattato su InsideOver con diversi articoli, e che i nuovi file sembrano confermare.
Un rapporto FD-1023 dell’FBI, basato su una fonte umana confidenziale (CHS), afferma che Epstein era legato a reti di influenza israeliane, con Alan Dershowitz – avvocato di Epstein e professore di Harvard – descritto come cooptato dal Mossad. Dershowitz avrebbe detto all’allora procuratore Alex Acosta che Epstein “apparteneva sia ai servizi di intelligence statunitensi che a quelli alleati”, e che Epstein manteneva strettissimi contatti con l’intelligence israeliana attraverso Ehud Barak, ex primo ministro e uomo forte dell’apparato di sicurezza di Tel Aviv.
Il rapporto suggerisce che Epstein usasse le sue operazioni per raccogliere materiali compromettente sugli uomini appartenenti all’èlite globale, una tattica certo non nuova per le agenzie di intelligence .
Il documento sostiene che Donald Trump sia “compromesso da Israele”, con Jared Kushner – suo genero – descritto come il vero cervello dietro la presidenza, coinvolto in operazioni parallele al Dipartimento di Stato. “Chabad sta facendo tutto il possibile per appropriarsi della presidenza Trump”, si legge.
Il documento si riferisce a Chabad-Lubavitch, uno dei movimenti più importanti e diffusi dell’ebraismo ortodosso contemporaneo, in particolare all’interno della corrente chassidica. Non è un mistero che Jared Kushner e Ivanka Trump abbiano legami con Chabad: la famiglia Kushner ha donato somme significative a istituzioni Chabad e frequentano una sinagoga Chabad a Washington, DC.
Ulteriori documenti diffusi nelle scorse ore mostrano inoltre Epstein discutere di opportunità strategiche in Somaliland – risorse idriche, concessioni petrolifere e hub mediatici – anticipando ciò che è recentemente accaduto con l’indipendenza dello Stato secessionista dalla Somalia riconosciuta proprio da Israele, e con Tel Aviv che spinge per concretizzare il progetto di una base militare nel Corno d’Africa.

 

https://it.insideover.com/media-e-potere/bill-gates-trump-il-somaliland-che-cosa-sappiamo-dei-milioni-di-documenti-su-jeffrey-epstein.html

l Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rilasciato il più grande lotto di documenti relativi a Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019 che aveva importanti connessioni con l’èlite finanziaria e politica globale, oltre che con l’apparato di intelligence e di sicurezza di Israele.

Questa tranche include oltre tre milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini, portando il totale dei materiali divulgati a circa 3,5 milioni di pagine. Secondo il vice procuratore generale Todd Blanche, questa è probabilmente l’ultima grande pubblicazione di file su Epstein, un caso che continua a generare sospetti e polemiche nonostante la morte del magnate nel 2019. La pubblicazione dei file è stata imposta dal Congresso lo scorso novembre.

Come riporta il New York Times, i documenti offrono uno sguardo approfondito sulle relazioni di Epstein con figure potenti del mondo della finanza, della politica e dell’intrattenimento, confermando le strette relazioni del magnate con l’élite globale. Allo stesso tempo, emergono ulteriori dettagli meno noti e meno trattati dai grandi media circa i collegamenti con l’intelligence israeliana, in particolare il Mossad.

Gates, Trump, Musk: i potenti nella “rete” di Esptein

Gran parte dei file pubblicati si concentra sulle interazioni di Epstein con personalità influenti, tra cui email, messaggi di testo, articoli di giornale e rapporti investigativi che delineano i rapporti di Epstein con miliardari e leader politici. Ad esempio, emergono dettagli su scambi di email con Bill Gates nel 2013, in cui Epstein suggeriva coinvolgimenti in relazioni extraconiugali e forniture di droghe per “gestire le conseguenze di sesso con ragazze russe”. La Fondazione Gates ha definito queste accuse “assolutamente assurde e completamente false”.

Altre rivelazioni riguardano Howard Lutnick, attuale segretario al Commercio, che pianificò una visita all’isola privata di Epstein nel 2012, nonostante avesse affermato di aver interrotto i legami intorno al 2005. Lutnick ha dichiarato di non poter commentare senza aver visto i documenti.

Scambi di messaggi tra Epstein e Elon Musk tra il 2012 e il 2014 mostrano tentativi di organizzare incontri in Florida o nei Caraibi, con Epstein che invitava Musk a visitare la sua isola. Musk ha negato di aver accettato, affermando in un post sui social media di aver rifiutato.

I file menzionano anche Donald Trump in almeno 4.500 documenti, inclusi un riassunto dell’FBI di oltre una dozzina di segnalazioni non verificate da parte del pubblico, che includono accuse di abusi sessuali. Il Dipartimento di Giustizia ha chiarito che molti di questi materiali potrebbero includere documenti falsi o immagini manipolate, e Trump ha negato qualsiasi illecito.

Inoltre, emergono email tra Epstein e il miliardario britannico Richard Branson, che indicano un rapporto familiare basato su interessi comuni, inclusi quelli per le donne.

Questi elementi dipingono Epstein come un facilitatore di reti sociali tra potenti, spesso legate a feste e incontri controversi con giovani donne. Il Dipartimento ha redatto immagini di tutte le donne coinvolte tranne Ghislaine Maxwell, la compagna di Epstein condannata per traffico sessuale, per proteggere le vittime.

Tuttavia, alcune delle sopravvissute agli abusi hanno criticato la pubblicazione dei nuovi file, sostenendo che non fa abbastanza per responsabilizzare i complici e che espone informazioni personali sulle vittime mentre protegge chi ne ha abusato.

“Somaliland” e gli intrecci con l’intelligence

Mentre i media mainstream si sono concentrati sulle connessioni con celebrità e politici, un aspetto meno discusso emerge dai documenti e da rapporti correlati: i legami di Epstein con l’intelligence israeliana. Ipotesi che abbiamo ampiamente trattato su InsideOver con diversi articoli, e che i nuovi file sembrano confermare.

Un rapporto FD-1023 dell’FBI, basato su una fonte umana confidenziale (CHS), afferma che Epstein era legato a reti di influenza israeliane, con Alan Dershowitz – avvocato di Epstein e professore di Harvard – descritto come cooptato dal Mossad. Dershowitz avrebbe detto all’allora procuratore Alex Acosta che Epstein “apparteneva sia ai servizi di intelligence statunitensi che a quelli alleati”, e che Epstein manteneva strettissimi contatti con l’intelligence israeliana attraverso Ehud Barak, ex primo ministro e uomo forte dell’apparato di sicurezza di Tel Aviv.

Il rapporto suggerisce che Epstein usasse le sue operazioni per raccogliere materiali compromettente sugli uomini appartenenti all’èlite globale, una tattica certo non nuova per le agenzie di intelligence .

Il documento sostiene che Donald Trump sia “compromesso da Israele”, con Jared Kushner – suo genero – descritto come il vero cervello dietro la presidenza, coinvolto in operazioni parallele al Dipartimento di Stato. “Chabad sta facendo tutto il possibile per appropriarsi della presidenza Trump”, si legge.

Il documento si riferisce a Chabad-Lubavitch, uno dei movimenti più importanti e diffusi dell’ebraismo ortodosso contemporaneo, in particolare all’interno della corrente chassidica. Non è un mistero che Jared Kushner e Ivanka Trump abbiano legami con Chabad: la famiglia Kushner ha donato somme significative a istituzioni Chabad e frequentano una sinagoga Chabad a Washington, DC.

Ulteriori documenti diffusi nelle scorse ore mostrano inoltre Epstein discutere di opportunità strategiche in Somaliland – risorse idriche, concessioni petrolifere e hub mediatici – anticipando ciò che è recentemente accaduto con l’indipendenza dello Stato secessionista dalla Somalia riconosciuta proprio da Israele, e con Tel Aviv che spinge per concretizzare il progetto di una base militare nel Corno d’Africa.

Finisce qua?

La pubblicazione dei file non soddisfa pienamente la sete pubblica di verità, come ammesso dal vice procuratore generale Todd Blanche: «C’è una fame di informazioni che non penso sarà soddisfatta da questi documenti». Nel frattempo, Democratici e repubblicani, inclusi i rappresentanti Thomas Massie e Ro Khanna, hanno richiesto l’accesso completo ai file.

Il Dipartimento, infatti, ha trattenuto circa 200.000 pagine per privilegi legali o informazioni sensibili. Mentre l’aspetto voyeuristico cattura i titoli, i legami con l’intelligence suggeriscono che il caso Epstein vada ben oltre il già – grave – scandalo sessuale, toccando nel profondo le reti del potere globale.

Ulteriori indagini potrebbero chiarire se Epstein fosse solo un predatore sessuale o parte di un’operazione ben più ampia. Per ora, i documenti offrono uno sguardo inquietante sulla vita controversa del finanziere morto per uno “strano” e apparente suicidio nel 2019.