Epstein & Rotschild soci in tutti gli “affari”

,,recenti scoperte sui contatti di Jeffrey Epstein con la banchiera Ariane de Rothschild e il direttore del WEF Börge Brende rivelano la profondità della sua influenza negli ambienti del potere svizzero, sollevando nuovi interrogativi sulla sua rete di relazioni globali.

L’influenza di Jeffrey Epstein continua a emergere a distanza di anni dalla sua – per alcuni presunta – morte, estendendosi anche alla Svizzera e ai suoi centri di potere. Nuove rivelazioni infatti riportano al centro della scena i rapporti tra il finanziere statunitense e due figure di primo piano: la banchiera ginevrina Ariane de Rothschild e il direttore generale del Forum economico mondiale di Davos (WEF), Börge Brende. Una rete fatta di relazioni, incontri e scambi che solleva nuove domande sul ruolo che Epstein ha saputo giocare negli ambienti dell’élite globale.

Alcune email recentemente rese pubbliche indicano che tra il 2013 e il 2019 Epstein avrebbe avuto contatti regolari con Ariane de Rothschild, oggi presidente del gruppo Edmond de Rothschild. Non solo interazioni professionali: i messaggi suggerirebbero che Epstein offrisse consigli strategici, si esprimesse su questioni bancarie sensibili e intervenisse persino su dinamiche interne alla famiglia. Una sorta di consigliere informale, presente ben oltre il perimetro delle relazioni d’affari.

Il servizio del TG 20.00 della RSI del 5 febbraio 2026:

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La banca conferma che i contatti con Epstein erano di natura professionale, mentre Ariane de Rothschild sostiene di non aver mai avuto conoscenza delle attività criminali dell’uomo, condannato negli Stati Uniti per reati sessuali.

Intanto, un secondo filone tocca il WEF. L’istituzione ha avviato una verifica interna sui rapporti che il suo CEO, Börge Brende, ha intrattenuto con Epstein tra il 2018 e il 2019. Brende parla di semplici incontri sociali e di qualche scambio di messaggi nell’ambito delle interazioni tipiche tra leader internazionali. Afferma inoltre di non essere stato al corrente del passato criminale di Epstein, pur ammettendo che avrebbe potuto effettuare controlli più rigorosi e rammaricandosi per non averlo fatto.

Due vicende distinte, ma unite da un elemento comune: la sorprendente capacità di Epstein di frequentare, per anni, i salotti del potere politico ed economico globale senza attirare sospetti. Anche in Svizzera, la sua rete di relazioni continua a sollevare interrogativi che attendono ancora risposte.

“L’ebreo dimostra un’audacia perfida che ha successo proprio perché la gente generalmente non crede che sia possibile essere così sfacciati. Schopenhauer una volta disse che l’ebreo è il maestro della menzogna. È un falsificatore della verità così abile che riesce, anche nelle più semplici questioni della vita quotidiana, a imporre l’esatto opposto della verità al suo ignaro avversario con sorprendente audacia. La persona in questione diventa preda del dubbio, e l’ebreo di solito ha già vinto.

Gli ebrei la chiamano chuzpah. Chuzpah è un’espressione esclusivamente ebraica che non può essere tradotta in un’altra lingua, perché chuzpah è un fenomeno che esiste solo tra gli ebrei. Altre lingue non hanno mai avuto bisogno di inventare una parola per definirlo perché non hanno familiarità con il fenomeno. Essenzialmente, significa audacia e sfrontatezza sconfinate, impertinenti e incredibili.

Finché abbiamo avuto il dubbio piacere di dover tollerare gli ebrei tra noi, abbiamo avuto più che sufficienti esempi di quella caratteristica tipicamente ebraica che chiamano chuzpah. I codardi sono stati trasformati in eroi, uomini onesti, laboriosi e coraggiosi sono stati ritratti come idioti o spregevoli pazzi. Agenti di borsa grassi e sudati si sono presentati come salvatori comunisti del mondo, mentre i soldati onesti sono stati bollati come bestie. Le famiglie normali sono state ridicolizzate come bestiame, mentre i matrimoni poligami sono stati glorificati come la più alta forma di sviluppo umano. La feccia più ripugnante che la mente umana possa produrre è stata presentata come grande arte, mentre la vera arte è stata derisa come kitsch. L’assassino non era colpevole; lo era la sua vittima.”

(Joseph Goebbels, “Das Reich”, 20 luglio 1941)