Di Maio prono all’élite: “Sforare i parametri UE è da irresponsabili”

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Le parole di Matteo Salvini sullo sforamento dei parametri Ue sui conti
pubblici è “irresponsabile”, secondo il vice-premier M5s Luigi Di Maio: “E’
irresponsabile – dice parlando a Perugia – fare aumentare lo spread come sta
accadendo in queste parlando di sforamento rapporto debito-Pil, che è ancor
più preoccupante dello sforamento deficit-Pil. Questo è un paese che ha 300
miliardi di euro di evasione fiscale, si possono recuperare un sacco di
risorse”.

Aggiunge Di Maio: “Prima di spararle sul debito-Pil, mettiamoci a tagliare
tutto quello che non è stato tagliato in questi anni di spese inutili, di
grande evasione e di spending review anche per gli enti locali”.

Ecco che cosa diceva Di Maio nell’agosto del 2018:
<http://www.imolaoggi.it/2018/08/28/di-maio-subito-il-reddito-per-tutti-il-v
incolo-del-3-si-puo-sforare/> Di Maio: “Subito il reddito per tutti. Il
vincolo del 3% si può sforare”

Povero Di Maio: non sa che lo spread dipende esclusivamente dalla BCE  e che
i tagli uccideranno ancora di piu’ l’economia italiana. Inoltre non sa che
tutti i Paesi hanno sforato i parametri UE, tranne l’Italia.

<http://www.imolaoggi.it/2013/09/29/lincredibile-ciarlateneria-del-deficit-m
assimo-al-3/> L’incredibile ciarlataneria del deficit massimo al 3%»

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Confermata la bufala del 3% sul deficit/Pil, ci stanno ammazzando per nulla

Parla l’inventore della formula del 3% sul deficit/Pil: “Parametro deciso
in meno di un’ora, senza basi teoriche”

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http://www.imolaoggi.it/wp-content/uploads/2014/01/deficit-150×150.jpg29
genn – «La decisione di abolire l’Imu sulla prima casa va nella direzione
opposta alle raccomandazioni» diceva lo scorso settembre il commissario
europeo Olli Rehn intervenuto alla Camera aggiugendo che «se i piani di
bilancio dell’Italia non risulteranno in linea con gli impegni presi con
l’Ue, la Commissione ha il dovere di chiedere correzioni». Messaggio
chiarissimo con altrettanto netto riferimento ai rischi di sforamento del
paletto del 3% sul deficit/Pil, proprio quando l’Italia era appena uscita
dalla procedura d’infrazione.

Un mese dopo, dato che le stime indicavano uno sforamento di uno o due
decimi (3,1-3,2%) l’Italia è stata “costretta” ad aumentare l’Iva dal 21 al
22%, nonostante uno scenario di consumi calanti e nonostante questi
rappresentino a tutt’oggi la prima voce del Prodotto interno lordo.

Ancora una volta è caduta la scure del parametro deficit/Pil che non può
superare il 3%. Ma da dove nasce questo paletto che oggi condiziona più di
ogni altro l’attività di governo (certo molto di più di quello sul
debito/Pil al 60% a giudicare dal recente upgrade di
<http://argomenti.ilsole24ore.com/moody-s.html> Moody’s sull’Irlanda pur in
presenza di un debito/Pil balzato nell’ultimo anno al 121%)?.

Il
<http://24o.it/links/?uri=http://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/wirtschaftsw
issen/3-prozent-defizitgrenze-wie-das-maastricht-kriterium-im-louvre-entstan
d-12591473.html&from=> quotidiano tedesco «Frankfurter Allgemeine Zeitung» e
prima ancora il
<http://24o.it/links/?uri=http://www.leparisien.fr/economie/l-incroyable-his
toire-de-la-naissance-des-3-de-deficit-28-09-2012-2184365.php&from=>
francese «Aujourd’hui en France -Le Parisien» hanno svelato l’arcano, poi
ripreso anche da molti blog. La soglia del 3% sul deficit/Pil è stata
elaborata negli anni ’80 da un sconosciuto funzionario del governo di
François Mitterand: Guy Abeille, ai tempi non ancora trentenne.

La storia è andata così. Dopo la vittoria alle elezioni del 1981 in Francia
i socialisti guidati da Mitterand per mantenere le costose promesse
elettorali avevano portato il deficit da 50 a 95 miliardi di franchi. Per
“darsi una regolata” Mitterand incaricò Pierre Bilger, a quel tempo vice
direttore del dipartimento del Bilancio al ministero delle Finanze di
implementare una regola per evitare spese pubbliche all’impazzata. Bilger
contattò due giovani esperti che avevano una formazione economica e
matematica all’Ensae: Roland de Villepin, un cugino del futuro primo
ministro Dominique de Villepin e Guy Abeille.

Sarà quest’ultimo ad elaborare il paletto del 3% sul Pil, nato però, per sua
stessa ammissione, senza alcuna base scientifica: «Prendemmo in
considerazione i 100 miliardi del deficit pubblico di allora.
Corrispondevano al 2,6 % del Pil. Ci siamo detti: un 1% di deficit sarebbe
troppo difficile e irraggiungibile. Il 2% metterebbe il governo sotto troppa
pressione. Siamo così arrivati al 3%. Nasceva dalle circostanze, senza
un’analisi teorica».

<http://www.imolaoggi.it/2013/09/29/lincredibile-ciarlateneria-del-deficit-m
assimo-al-3/> L’incredibile ciarlataneria del deficit massimo al 3%

Aujourd’hui en France Le Parisien rivela un altro virgolettato di Abeille:
«Abbiamo stabilito la cifra del 3 per cento in meno di un’ora. È nata su un
tavolo, senza alcuna riflessione teorica. Mitterrand aveva bisogno di una
regola facile da opporre ai ministri che si presentavano nel suo ufficio a
chiedere denaro […]. Avevamo bisogno di qualcosa di semplice. Tre per cento?
È un buon numero, un numero storico che fa pensare alla trinità».

Sperimentato in Francia questo paletto resse nel corso degli anni ’80, ad
eccezione del 1986, anno in cui il governo spese a deficit di più. A
dicembre 1991 quella regola entrò fu promossa da “francese” ad “europea” ed
entrò a pieno titolo nei parametri di Maastricht.

Secondo quanto documenta la Faz l’allora Ministro delle Finanze tedesco Theo
Waigel ha svelato come Trichet convinse la Germania a dare l’ok al paletto
del 3%: «Il livello di indebitamento europeo all’inizio degli anni ’90 era
pari a circa il 60% del Pil. La crescita nominale era circa il 5%, e
l’inflazione al 2%. In questa situazione i debiti potevano crescere al
massimo di un 3 % all’anno, per non superare la soglia del 60%».

Ma perché proprio il 3%, e non il 2,5 % o il 3,5 % o il 4%? «Economicamente
è difficile da giustificare», disse una volta l’ex presidente della
<http://argomenti.ilsole24ore.com/bundesbank.html> Bundesbank Hans
Tietmeyer, mentre osservava da vicino la nascita del criterio.

Il “padre della regola” che è diventato l’incubo di mezza Europa oggi ha 62
anni, e assiste agli sviluppi con un certo divertimento: «Non l’avremmo mai
immaginato». Tuttavia è rimasto un sostenitore della disciplina di bilancio.

Le Parisien sottolinea che «l’ironia della storia è che i tecnocrati di
Bruxelles si sono ispirati a questo famoso 3 per cento anche per creare
un’altra regola iscritta nel nuovo trattato di bilancio europeo e
altrettanto falsamente cartesiana, quella che obbliga a limitare il deficit
strutturale degli Stati allo 0,5 per cento. Perché non l’1 o il 2 per cento?
Nessuno lo sa».

La pensa così, oggi, lo stesso Abeille che considera alquanto utopici i
calcoli sul deficit strutturale, al momento di gran moda, che ignorano
l’impatto congiunturale.

Insomma, che Rehn lo sappia o meno, appare chiaro che la scienza fu messa in
secondo piano nei palazzi di Maastricht al momento di decidere la nuova
architrave europea che detta ancora oggi la linea.

<http://24o.it/links/?uri=http://www.twitter.com/vitolops&from=>
twitter.com/vitolops  –
<http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-29/parla-inventore
-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid
=ABJHQ0s> sole24ore

http://www.imolaoggi.it/2014/01/29/confermata-la-bufala-del-3-sul-deficitpil
-ci-stanno-ammazzando-per-nulla/

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