Così Speranza ha ridotto la Sanità

Una storia delle tante che mi arrivano. Sotto la guida sapiente del ministro Speranza, la Sanità pubblica è stata distrutta con la scusa che bisognava dedicarla tutta alla “lotta” alla fanta-pandemia. Come da programma Gran Reset. Malati Terminali abbandonati al pronto soccorso – diventato il lazzaretto senza pietà – per giorni e notti, sono la nuova normalità. Ad essi verrà proposta una sola terapia raccomandata da Speranza, l’eutanasia.

A una settimana dalla morte di mia madre, di 73 anni, voglio raccontare i suoi ultimi giorni nelle stanze della sanità italiana. Mamma, già sottoposta a chemioterapia e a radioterapia per un microcitoma in stadio avanzato, è stata portata d’urgenza, una mattina di fine Aprile, per le pulsazioni a 170, al pronto soccorso di Civitanova Marche.
Viene parcheggiata alle ore 10.30 circa in un letto all’interno del Pronto Soccorso. Io avviso l’ oncologa dello stesso ospedale, nel quale mamma aveva fatto le terapie, che mamma era lì presente, perché passasse a visitarla e spiegasse il suo caso al medico del pronto soccorso. Passano molte ore e non mi dicono come sta mia madre. E’ impossibile vederla, è impossibile sapere da un medico quali esami ha fatto e qual’è la diagnosi. Mamma ha con sé il cellulare e ogni tanto riesco a sentirla e sincerarmi che stia bene. Mi conferma che dopo qualche ora non è stata ancora visitata. Insisto per vederla, dicendo che è un nostro diritto, visto che mia madre ha l’invalidità al 100% a seguito della malattia. Mi dicono di non insistere poiché nessuno può entrare. Nel pomeriggio viene finalmente visitata anche dalla dall’oncologa e in quella occasione scopro che ha una trombosi profonda ad una gamba. Poco prima della sua visita la dottoressa mi chiama e, insieme a mio padre, che è presente nel suo studio, mi legge l’esito della T.A.C. appena effettuata, dal quale si evince che non c’è più nulla da fare, poiché il cancro è ripartito con più forza di prima, annullando ogni miglioramento dovuto alla chemio, e ora ha attaccato anche linfonodi, pancreas e altri organi.

Sento mamma per telefono e mi dice che ha provato a chiamare gli infermieri per più di un’ora, visto che moriva di sete e nessuno se ne occupava. Le chiedo come mai non ha utilizzato il campanello ma mi dice che non l’ha mai avuto. Mi attacco allora al telefono e dopo mille tentativi finalmente mi passano un medico, il quale mi dice che il campanello al letto non c’è. Faccio presente che mia madre ha chiesto inutilmente un po’ d’acqua e che ha sete da ore. Mi si risponde in maniera evasiva. Mi altero e dico che io tra dieci minuti chiamo mamma e se mi dice che non ha bevuto e non le è stata data la possibilità di chiamare qualcuno quando ha bisogno, io entro e faccio in modo che si ricordino di quel giorno. Riattaccano.

Passano le ore. Verso le 19.30, riesco finalmente ad entrare per vederla. Il medico mi dice che ho solo un minuto e che è in via eccezionale che mi fa entrare. Non rispondo. Trovo mamma abbandonata in una corsia, tra altre donne molto anziane che sembrano solo in attesa della morte. Molte si lamentano incessantemente e tutte sono sole.
Sto un po’ lì con lei e dopo pochi minuti passa l’inserviente con la cena. Si ferma al letto di mamma e dice: “per lei un formaggino”. Mamma fa presente che lei non riesce a deglutire nulla, da giorni, e che l’oncologa aveva dato disposizioni di nutrirla, ovviamente, con le flebo. Vengo a sapere da mamma che in tutta la giornata invece non le è stata fatta neanche una flebo, quindi mia madre è stata lasciata senza cibo né acqua per tutta la giornata, venendo già da 3 giorni di digiuno.

Dico all’inserviente di andare dal medico e chiedere una flebo. Ritorna dopo un minuto dicendo che le è stato comunicato che non è prevista alcuna flebo. Se vuole c’è il formaggino. Mamma mi dice di portarla via subito da lì, ma non posso fare niente, perchè non c’è alcun letto libero in nessun ospedale. Poco prima mi ero attivato e avevo saputo che si sarebbe liberato un posto, l’indomani, presso la clinica Villa dei Pini. Per quella notte non potevo fare nulla. Chiedo all’inserviente di indicarmi la porta della stanza in cui si trova questo medico. Me la indica e se ne va velocemente, come se presagisse una sfuriata. Busso ma non ottengo risposta. Entro spalancando la porta e mi trovo davanti il famigerato medico. Gli faccio presente che a mamma, che non può mangiare da 3 giorni, è stato presentato un formaggino e che non le è stata fatta neanche una flebo. Chiedo se ci stanno prendendo in giro.

Il tizio guarda la scrivania e non la mia faccia. Insisto nell’avere spiegazioni e allora mi fa: “Dobbiamo parlare… le devo spiegare bene la situazione…voi dovete capire che non c’è niente da fare, non dovete farvi false illusioni”. Contengo la rabbia e dico: “Quindi dato che morirà, accellerate la morte non nutrendola?”. Mi si risponde: “Visto che non c’è nulla da fare non capisco la vostra aggressività”. Divento una bestia, e gli dico che se quella che ha visto crede sia aggressività, allora non la conosce e che del suo rapporto malato con la morte e il dolore, io, figlio, me ne frego, e che per me anche un’ora in più di vita per mia madre è tantissimo. Una infermiera si frappone letteralmente tra me e lui e salva lui da una scarica di cazzotti e me da un processo. Mi dice: “Venga con me, venga da sua madre… la flebo gliela faccio io subito” e mi porta via.

Torno da mamma e la tranquillizzo. Le chiedo cosa le ha detto l’oncologa e lei mi dice che le ha detto di averla trovata bene, in migliori condizioni. Scopro così che tocca a me, il figlio, dire a mia madre che non c’è nulla da fare. Le chiedo: “Ma non ti ha detto nulla della tac?” Mamma mi dice di no e contemporaneamente vedo nei suo occhi una tranquilla rassegnazione. Le spiego la situazione tenendole la mano. Che razza di medico è quello che non si prende la responsabilità di spiegare al paziente, come è suo diritto, il suo stato di salute? Rimango un po’ lì con lei, le giuro che non passerà un’altra notte lì e che al mattino sarà trasferita a Villa Pini. Nel frattempo faccio sapere al personale del pronto soccorso che al mattino mamma vorrebbe essere trasferita a Villa Pini, dove c’è posto. Mi parlano che occorrerà attendere le decisioni di una certa figura, la Bed-manager, termine che in un altro momento mi avrebbe fatto sbellicare dalle risate, ma che in quel momento mi fa arrabbiare ancora di più.

Il mattino dopo ricomincia la stessa trafila: difficoltà a parlare con i medici, a sapere quando verrà l’ambulanza, ecc. Parlo al telefono con mamma e mi racconta di come una donna vicino a lei è caduta dal letto durante la notte ed è rimasta per terra urlando, per ore, senza che nessuno venisse a soccorrerla. Mi dice che avevano chiuso la porta. Verso mezzogiorno e mezzo finalmente viene disposto il trasferimento e mamma arriva a Villa Pini, in una camera a pagamento. Solo lì, fa schifo dirlo, viene curata con attenzione, con competenza, con educazione, con gentilezza, con umanità. Mamma, consapevole di quello che l’attende, è molto serena: per una settimana può ricevere visite e salutare parenti e amici, guarda un pò la tv, e noi tutti percepiamo che si stia facendo il possibile per lei. Anche il momento della sua morte non ha nulla di squallido e impersonale.

Ho avuto l’esperienza, ovviamente, anche di medici e infermieri competenti ed umani, anche nel sistema sanitario pubblico, nella mia vita, ma che volete, stavolta deve essermi andata male. So che non è tutta colpa di queste persone e che l’ingranaggio nel quale si muovono li rende così come sono. Ma non è una scusante. Se non è una scusante che il meccanico che pago non sappia ripararmi l’auto perchè è stressato e troppo indaffarato, a maggior ragione non è una scusante per chi ha a che fare con le persone e non con le macchine.

Ora, mi chiedo, che razza di stato è quello che tratta così i suoi cittadini più deboli, quelli che stanno per morire? Come si fa a non processare, poi mettere in galera e buttare la chiave, tutti quei politici che negli ultimi anni hanno tagliato alla sanità e poi hanno messo miliardi per la politica vaccinale, gestendo la vicenda in una maniera indegna e colpevole, come si vede dal numero dei morti italiani in confronto a quello di altri stati? Come si fa a non processare quelli che lasciano le persone abbandonate in un pronto soccorso, da sole, per mancanza di personale e posti letto, e votano per aumentare di 60 milioni al giorno le spese belliche per inviare le armi in Ucraina? Questa società è malata e decadente e non basta più ormai, temo, rattoppare le falle.

G.P.