Bergoglio. L’intervista senza Dio

di Roberto Pecchioli

Jorge Mario Bergoglio, vulgo Francesco, classe 1936, nato a Buenos Aires, professione papa, è stato ufficialmente cooptato nello stato maggiore dell’internazionale globalista. Ne è prova l’intervista al quotidiano La Stampa, “sdraiata” quanto basta per far comprendere la vicinanza con i piani alti del mondialismo. Il titolo scelto, senz’altro approvato dalla sala stampa vaticana, è tutto un programma: il sovranismo mi spaventa, porta alle guerre. Il papa venuto dalla fine del mondo si schiera decisamente per la sostituzione etnica in Europa e per l’ecologismo cool di Greta Thunberg, gradito ai potenti. Torneremo, ovviamente, sul contenuto delle parole di Bergoglio, ancora una volta affidate a un organo assai critico con la Chiesa, ma quel che ci preme è sottolineare il non detto.

Preso atto delle opinioni politiche del Papa, che lo rendono, ai nostri occhi, un avversario, spaventa il silenzio del tifoso del San Lorenzo de Almagro sui temi che dovrebbero caratterizzare il vicario di Cristo. Abbiamo cercato invano, tra le milleseicento parole dell’intervista, i vocaboli Dio e Gesù. Il testo firmato da Domenico Agasso jr parla di tutto, ma tace sull‘Altissimo e suo figlio. Per usare il linguaggio del marketing, manca ogni riferimento al core business dell’organizzazione di cui è capo visibile e legale rappresentante. Ne prendiamo atto con tristezza, ma senza sorpresa, giacché il proselitismo – una volta apostolato- non sembra essere il centro del ministero petrino secondo Bergoglio.

A domanda dell’intervistatore circa le polemiche sul sinodo dell’Amazzonia, la risposta è stata chiarissima: “è figlio della Laudato si’. Chi non l’ha letta non capirà mai il Sinodo sull’Amazzonia. La Laudato si’ non è un’enciclica verde, è un’enciclica sociale, che si basa su una realtà “verde”, la custodia del Creato.” Nessun accenno alla bancarotta cattolica in Sudamerica, dove gli evangelici conquistano ogni anno milioni di fedeli. Ma si sa, l’intervistatore aveva il compito di fare le domande gradite a Sua Santità, concordate con lunghe trattative.

Dunque, nessuno spazio a Dio e a Gesù. Silenzio assoluto sui temi “caldi”, la famiglia, le derive della bioetica, le sfide del transumanesimo, l’attacco alla legge naturale, la difesa della vita, l’omosessualismo, l’aborto. Li chiamavano principi non negoziabili, sono stati messi da parte per assicurarsi un posto in quarta fila nel grande ballo della postmodernità mondialista. La dottrina è dimenticata, pare in favore della “profezia”, il nome pomposo che i novatori assegnano alle loro idee umane, solo umane. Quanto ai Novissimi, ovvero il destino escatologico dell’uomo, che barba, che noia parlare ancora di inferno e paradiso, salvezza e dannazione, specie da parte di pastori in grave crisi di fede.

Bergoglio non è da meno e preferisce intrattenere il suo gentile ospite con argomenti più graditi alle oligarchie, ovvero le migrazioni e l’ambientalismo emotivo, non senza una dichiarazione d’amore all’ Unione Europea. Estasiato, Agasso si scioglie in peana dinanzi al sorriso del suo interlocutore, la puntualità, la semplicità dell’ufficio (la Chiesa “dei poveri” piace ai servitori dei super ricchi); apprendiamo perfino che Francesco non guarda mai l’orologio e neppure beve per schiarirsi la voce.

L’Europa, bontà argentina, ha “radici umane e cristiane” – fa sorridere l’accenno a radici umane, come se altre civiltà siano state fondate da creature aliene – ma turba il silenzio sull’abbandono della riferimenti spirituali della cultura comune. Il premio della banalità va allo stanco appello al “dialogo”, riferito, nella fattispecie, all’Europa comunitaria. Prima l’Europa, afferma, poi ciascuno di noi, vasto programma che dovrebbe essere preceduto dalla definizione di codici comuni ed obiettivi. Su questo punto Bergoglio esce dai luoghi comuni “sinistri” ed afferma che il dialogo deve partire dalla propria identità. Incalzato dall’intervistatore, preoccupato da fedele servitore del sistema che le identità generino “estremismi”, fa un’affermazione interessante, presto smentita dalle frasi successive: “l’identità è una ricchezza – culturale, nazionale, storica, artistica – e ogni paese ha la propria, ma va integrata col dialogo. La globalizzazione, l’unità non va concepita come una sfera, ma come un poliedro: ogni popolo conserva la propria identità nell’unità con gli altri. “La polemica politica prende poi il sopravvento, con il durissimo attacco ai sovranismi e ai populismi. Bergoglio si iscrive al partito delle élite, lasciandosi andare ad asserzioni assai azzardate, preoccupato “perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler del 1934” Getta il sasso e nasconde la mano, in puro stile clericale: chi sarebbero i nuovi Hitler, quali i loro seguaci?

Il sovranismo è chiusura, continua El papa, un ‘esagerazione che porta alle guerre. Gli sfugge che la sovranità è stata espropriata ai popoli e agli Stati dalle oligarchie non elette che applaude. Quanto alle guerre, nessun accenno al terrorismo islamico, alle operazioni di “polizia internazionale”, alle violenze contro i cristiani. Rivelatrice è la risposta alla domanda relativa al populismo. All’inizio faticavo a comprenderlo perché studiando teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa è che il popolo si esprima, un’altra è imporre al popolo l’atteggiamento populista. Siamo ignoranti in materia, ma dubitiamo assai che il popolarismo, concezione ideale moderna cara ai cristiani impegnati in politica, abbia a che fare con il concetto di Dio o sia una branca della teologia.

Il pessimo populismo porta al sovranismo, le due bestie nere del pensiero papale. Quanto alle migrazioni, tema fisso della neo Chiesa propagandista dell’invasione, nulla di nuovo nelle premesse, ma un grave salto di qualità nello schierarsi con forza a favore della sostituzione etnica. Dopo la reductio ad Hitlerum del sovranismo, è l’altro punto significativo del Bergoglio pensiero distillato a La Stampa. “Primo: ricevere, che è anche un compito cristiano, evangelico. Le porte vanno aperte, non chiuse. Secondo: accompagnare. Terzo: promuovere. Quarto integrare. “Il programma politico delle sinistre europee è identico, ma almeno queste non fingono di difendere l’identità dei paesi riceventi. Se si esauriscono le possibilità di accoglienza, nessun problema, la panacea è il solito dialogo (su che cosa?). Qui l’ex peronista argentino sgancia la bomba: “ci sono Stati che hanno bisogno di gente, penso all’agricoltura. (…) Mi hanno raccontato che in un paese europeo ci sono cittadine semivuote a causa del calo demografico: si potrebbero trasferire lì alcune comunità di migranti, che tra l’altro sarebbero in grado di ravvivare l’economia della zona”.

Mancano i birilli bianchi, sotto con quelli colorati, gli uomini sono intercambiabili, i popoli ancora di più. Singolare identità di vedute con le oligarchie di potere e la sinistra internazionale. Nessun accenno alla possibilità che la Chiesa torni a difendere la vita, nessun interesse per politiche a sostegno della natalità in Occidente, minata dall’aborto, dall’individualismo e dal relativismo etico. Al contrario, rammentiamo assai bene l’attacco sferrato tempo fa a chi ha molti figli, sino allo sgradevole paragone con i conigli. Forse gli uomini di Chiesa dovrebbero rivolgersi in quei termini al Terzo Mondo, non agli sterili europei.

Se volessimo giudicare Bergoglio dall’intervista alla Stampa, dovremmo considerarlo esclusivamente un avversario politico allineato con i poteri oligarchici mondiali. Conosciamo tuttavia l’implacabile odio di costoro nei confronti della spiritualità, della religione e della Chiesa cattolica.  Il papa veste l’abito verde ecologista con un’intemerata di soestegno al partito del catastrofismo ambientale per cause antropiche. “Alcuni mesi fa sette pescatori mi hanno detto: “Negli ultimi mesi abbiamo raccolto sei tonnellate di plastica”. L’altro giorno ho letto di un ghiacciaio enorme in Islanda che si è sciolto quasi del tutto: gli hanno costruito un monumento funebre. (…) Ma il dato che mi ha sconvolto di più è ancora un altro. Il 29 luglio abbiamo esaurito tutte le risorse rigenerabili del 2019. Dal 30 luglio abbiamo iniziato a consumare più risorse di quelle che il pianeta riesce a rigenerare in un anno. “

Sollecitato da Agasso, Bergoglio si dilunga sulla biodiversità, sui fertilizzanti, sulle miniere a cielo aperto, sulla raccolta differenziata. Ha ragione da vendere, nel merito, e fa piacere che l’allarme giunga anche dalla cattedra di Pietro. Ci piacerebbe di più se indicasse con chiarezza i responsabili nelle ideologie materialiste, nei poteri forti del denaro e della tecnologia. Tuttavia, la sacrosanta battaglia ecologica non è quello che ci aspettiamo dalla Chiesa di Gesù, fino a diventare oggetto di un sinodo in Amazzonia.

Lasciamo alla sensibilità di ognuno il giudizio sul Papa “politico”, nelle sue varianti ecologiche, immigrazioniste, anti sovraniste e anti populiste. Come tutti, ha diritto alle sue opinioni. Proprio in quanto opinioni, possiamo approvarle o contrastarle; ciò che sconcerta è che vengano espresse dalla cattedra di Pietro, che, fino a prova contraria, non è una ONG, Organizzazione Non Governativa, un partito politico transnazionale o un’agenzia ideologica. Sgomenta un pontefice che, intervistato da un giornale avverso alla Chiesa, parla di tutto fuorché di Dio e del  suo figlio, il cui Vangelo ha il compito di diffondere nel mondo. E’ un silenzio che turba, in mezzo a una crisi del cristianesimo dai mille aspetti, ma sempre più crisi della fede.

Il pesce puzza dalla testa, se Pietro tace su Dio, se neppure lui “ha parole di vita eterna”, (Giovanni, 6,68) da chi andremo? O aveva ragione Paolo di Tarso, nella lettera ai Corinzi, proclamando che se Gesù non fosse risorto, i cristiani sarebbero i più miserabili tra gli uomini.  Crediamo ancora in quell’evento decisivo, ci crede ancora la gerarchia, o esiste solo la città dell’uomo?

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