Di tipacci, pagliacci e Vannacci

Svuotato dalla calura, si vorrebbe tacere o occuparsi di massimi sistemi. Impossibile, la cronaca incombe.

Come sempre in Italia, la situazione è grave ma non seria.

Registriamo prodigiose novità, tipo l’affermazione di Elly Schlein di volersi occupare degli italiani. Una minaccia che fa tremare, tenuto conto che in genere si occupa di stranieri o dell’Italiaccia peggiore.

L’estate torrida, tra maranza, sguaiataggini assortite, trionfo di bruttezze e brutture, invita al suffisso peggiorativo.

Tempo di pagliacci e di tipacci. E di sciocchezze, come la dichiarazione antifascista che a Rivoli – città piemontese – deve essere sottoscritta per le richieste di occupazione del suolo pubblico, fosse anche un trasloco.

Ci piacerebbe assistere a un trasloco antifascista travestiti da umarell, il nomignolo degli sfaccendati che osservano i lavori stradali.

Prendiamola con leggerezza: Italiaccia di tipacci che diventano pagliacci.

A Genova, fortunata città il cui sindaco è una bella, atletica signora svelta di telecamera e di immagine, lenta di lavoro amministrativo, fastidioso danno collaterale della carica, abbiamo assistito a uno psicodramma progressista, con partecipazione dell’intera compagnia di giro, dal PD alla sinistra-sinistra (uno dei movimenti si chiama Linea Condivisa, mah) sino alle vecchie glorie dell’ANPI, con l’animazione affidata al magma Antifà.

Il motivo è stato l’arrivo in città di Roberto Vannacci, con comizio in centro. FIOM, ANPI, CGIL, sinistra istituzionale hanno detto no. Sfrattato, il generale futurista ha dovuto ripiegare su un quartiere borghese periferico, braccato comunque dagli Antifà.

Disagi, chiusura di strade, autobus deviati: il consueto copione dell’Italiaccia finto democratica.

Non sono un fan scatenato del generale, l’ultima carta del sistema per recuperare credito presso una fetta consistente di italiani; non si conoscono il programma economico, né le sue opinioni sulla finanza padrona, sulla privatizzazione del mondo, su Israele e Palestina, sulla relazione servile con gli USA, su UE e BCE. Da ex militare, sarà un fan della NATO che ci sta portando in guerra?

Tuttavia, mi riesce umanamente simpatico: è un tipo in gamba, comunque la si pensi; ha messo in crisi la stanca narrativa del centrodestra sui temi cruciali della sicurezza e dell’immigrazione; ha creato un enorme scompiglio a sinistra, alimentando una psicosi impressionante.

Anni fa, a chi mi chiedeva un’opinione su Berlusconi, rispondevo invariabilmente che non vedevo molto di buono nel Cavaliere, ma che qualcosa di positivo ci doveva pur essere, se era odiato con tanto accanimento dall’Italia peggiore, politica, mediatica, culturale, economica, finanziaria.

Su Vannacci penso qualcosa di simile. Nei termini di Carl Schmitt, il personaggio è determinato soprattutto dai nemici che si è fatto. Nemici assoluti, isterici, che hanno riesumato contro di lui l’intero armamentario verbale, i toni indignati, gli sguardi allucinati, le fronti aggrottate, il frusto arsenale dialettico del moralismo “de sinistra”.

La vicenda della sua visita genovese è un simbolo, benché i comitati di accoglienza anti-Vannacci si diffondano ovunque, a comprova che il generalissimo colpisce i nervi scoperti dell’Italiaccia.

Anche moderata, governativa e corporativa, come dimostra il comunicato dei commercianti contro il comizio nel loro rione signorile. Pagliaccetti timorosi di qualche euro di mancato incasso.

I veri tipacci erano all’opera altrove.

È l’aratro che traccia il solco – sinistra e progressisti istituzionali – ma è la spada che lo difende, il magma degli Antifà di servizio. Se questi hanno rinunciato alla spiaggia per lanciare qualche insulto a chi si recava al comizio, il peggio era nella piazza prima attribuita e poi rifiutata al generale.

C’era l’intero baraccone variopinto, il rosso antico, il fucsia e l’arcobaleno, anziani con il fazzolettone, signore dai capelli viola o verdi, sindacalisti e politicanti con barbe imbiancate, comico segno di riconoscimento generazionale.

È stato istruttivo seguirli a debita distanza, da umarell accaldato. Le loro dichiarazioni erano ripetitive, si sarebbe potuto scommettere sui leit-motiv e sulle parole: la città medaglia d’oro della Resistenza, i sacri valori della Costituzione (o “costitussione”, non siamo liguri per caso!) sino all’allarme razzista, omofobo e, va da sé, fascista, rappresentato dal generale.

Chi trova un nemico trova un tesoro, ma per favore aggiornate gli argomenti e chiedetevi perché tanta gente – specie tra quel popolo di cui avevate la privativa della rappresentanza – non ne può più dell’immigrazione incontrollata, dei privilegi accordati ai nuovi arrivati (a Bologna autobus gratis) dell’insicurezza, dello stravolgimento civile di mille quartieri, delle mani legate alla polizia.

La vostra avversione a qualcosa o qualcuno è la prova sicura che contiene elementi positivi.

Provate a domandarvi perché gli italiani chiedono a gran voce cambiamento da decenni, votando per Berlusconi, Salvini, Meloni, Grillo, Renzi quando era il Rottamatore, se voi siete la soluzione.

Non vi credono e lo sapete: per questo l’istinto prevale sulla ragione e organizzate manifestazioni, presidi, mobilitazioni rendendo chiara la vostra contrarietà alla libertà di parola e manifestazione (ahi, l’articolo 21 della “costitussione”!) e il riflesso di odio incontrollato, lìintolleranza sovreccitata.

Contro la maggioranza, indipendentemente da Vannacci.

E voi siete il muro, l’ostruzione organizzata a qualunque tentativo di cambiare l’Italia, i conservatori più accaniti ed ottusi dell’esistente. Ovvio, l’Italiaccia degli ultimi decenni è soprattutto farina del vostro sacco.

Vi offro un consiglio non richiesto: smettete di fare da efficacissima agenzia pubblicitaria al vostro nemico assoluto: gli fornite visibilità, gli consentite di occupare il palcoscenico convinti di toglierglielo, sdoganate indirettamente le idee che vi ripugnano.

Tornate a occuparvi dei problemi reali delle persone diverse dagli stranieri, dalla galassia LGBT, dalle categorie garantite e dalla postborghesia sedicente intellettuale.

Lascerete senza argomenti i Vannacci di turno e recupererete il discredito accumulato presso molte categorie di lavoratori e di buoni italiani che non ne possono più di tipacci e pagliacci.

In fin dei conti, il migliore argomento a favore del centrodestra siete voi, progressisti, campo largo, linea condivisa o in qualunque modo vi piaccia definirvi.

Non pretendo di essere un sondaggista, ma se devo credere ai molti a cui avete rovinato il sabato genovese, l’opinione dominante era che le manifestazioni “contro” sono sgradite.

Però non potete prenderne atto a causa del valore pressoché mistico, catartico, che attribuite alle (vostre) mobilitazioni, per la crescente incapacità di accettare l’esistenza di opinioni antagoniste, infine perché, con istinto sicuro, avete compreso che il nuovo nemico è un osso duro da rodere.

Sa comunicare, piace ai giovani, non è un Tajani o un Salvini qualsiasi, colpisce dove sa che più vi duole.

Aspettate almeno che pubblichi un programma. Il generale, brillante equilibrista sui temi diversi da immigrazione e sicurezza, dovrà scoprire le carte.

Forse le sue ricette attaccheranno più gli effetti dei problemi che le cause, forse il ricorso alla parola magica destra – uguale e contraria alla parola sinistra – non sarà sufficiente a convincere nel concreto.

Di sicuro, sin dal tempo de “Il mondo al contrario”, 2023, siete stati i suoi migliori propagandisti. Convinti di usarlo contro il governo, lo avete rafforzato e reso popolare.

Nell’Italia di tipacci e pagliacci irrompono i Vannacci. Cantare Bella Ciao nella curva ultrà non fermerà il vento. Teatro, la recita in cui ognuno cerca gli applausi nel gioco del potere.