Brevi note sulla misteriosa visita, dal sapore “esoterico”, di Bob Dylan da Leone XIV

(Vitis Vera, Blog di M. D’Amico) Mercoledì 4 novembre 2026, nel pomeriggio, il cantante pop americano di origini ebraica Robert Allen Zimmermann, noto internazionalmente col nome d’arte di Bob Dylan (che ha fatto diventare anche il suo nome legale), ha incontrato il Papa presso il Palazzo Apostolico. L’incontro è durato 37 minuti ed è avvenuto alla presenza del gesuita Antonio Spadaro e del Direttore de “L’Osservatore Romano”, Andrea Monda. Come noto già nel 1997 Dylan era stato invitato a cantare davanti a Giovanni Paolo II in occasione del Congresso Eucaristico nazionale a Bologna.
Dylan si trovava a Roma per un concerto che si terrà al PalaEur il 5 novembre ed è presumibile che sia stato il Vaticano a chiedere l’incontro. Viene infatti sottolineato dalle agenzie che il Papa ha citato un verso di una canzone pacifista di Dylan del 1963 nel suo scritto “Disarmata e disarmante. La pace è un dono”. Bob Dylan è in effetti rimasto, a torto o a ragione, come uno dei simboli più intramontabili di un certo pacifismo sviluppatosi, inizialmente, contro la guerra del Vietnam negli anni ‘60. Che dire di quest’incontro? Ovviamente nello stile del papato-pop che caratterizza la Chiesa da Francesco in poi sembra tutto normale. In realtà non è così scontata la bontà dell’iniziativa: Dylan non è cristiano (nonostante in passato si fosse brevemente interessato al protestantesimo americano) ed anzi pare essersi avvicinato negli ultimi anni alla setta degli ebrei ultra-sionisti degli Chabad Lubavitch, una setta che esercita un’enorme pressione e influenza a favore di Israele su tutti i governi americani e che invita regolarmente ai suoi seminari i membri del Congresso americano, su cui esercita un ferreo controllo. Di fatto Chabad è dietro anche agli sforzi di ricostruzione del Tempio di Gerusalemme.
In secondo luogo sono note le ipotesi -probabilmente non supportate da prove documentali sicure- circa una vicinanza di Dylan a posizioni prossime al satanismo, come, per altro, un numero enorme di altri grandi gruppi rock. In un’intervista del 2004 rilasciata a “60 Minutes” avrebbe dichiarato che continuava a fare concerti per un patto stipulato molti anni prima “Con il capo…il comandante in capo di questa terra e del mondo che non possiamo vedere”. L’allusione è a un patto stipulato praticamente a inizio carriera:
. Vi è poi la canzone “Isis” dell’album “Desire” del 1976 che contiene allusioni di sapore esoterico e iniziatico oggettivamente molto strani.
Iside, lo ricordiamo, era al centro di molte delle pratiche occulte del satanista inglese Aleister Crowley (1875-1947), oscurissimo personaggio che ha influenzato profondamente la musica rock (si pensi ai Beatles, a Page degli Zeppelin, a Mick Jagger, a David Bowie, a Ozzi Osbourne, a molti altri gruppi meno famosi che si sono ispirati esplicitamente a lui). Crowley era un masssone, un eroinomane, un membro della Golden Down; fondò poi l’ O.T.O. (Ordo Templi Orientis) e il suo famoso motto divenne: “Fa ciò che vuoi!”, motto che sembrerebbe avere avuto una diffusione di massa in Occidente a partire dalla rivoluzione del 1968.
Ma al di là di queste ipotesi e del problema della loro fondatezza la cosa da notare è un’altra: Bob Dylan ha tenuto un cappuccio nero sulla testa mentre saluta il Papa e, probabilmente, anche durante il colloquio. Qui sotto è accanto a padre Spadaro, sempre con il cappuccio.

Si impongono alcune considerazioni: al livello più semplice va rilevata, da un lato, l’incredibile maleducazione del cantante: tenere in testa un cappello o un cappuccio mentre si entra in casa d’altri è un gesto di incredibile volgarità; in secondo luogo va osservato il fatto, per converso, che togliersi il cappello di fronte a chi ci ospita e ci accoglie è un basilare segno di deferenza e rispetto; a maggiore ragione ci si scopre il capo di fronte a un superiore e senz’altro il Papa è di rango superiore al celebre cantante (almeno nel mondo pubblico; è chiaro che segretamente in molte sette i rapporti sono esattamente invertiti: chi è un subordinato nella vita pubblica, può avere un ruolo di comando all’interno di una loggia o un gruppo di iniziati); la terza osservazione è su come sia ormai crollata la capacità del Vaticano di gestire in modo anche solo minimamente decente l’etichetta -un tempo severissima- degli incontri col Papa. Anche re e regine erano -e, teoricamente, sarebbero anche oggi- tenuti a rispettare una precisa etichetta e precise forme. Semplicemente un cantante che non si toglie il cappuccio non andava ricevuto, doveva essere respinto e l’udienza annullata.
Accettando questo grottesco incontro con un divo del rock incappucciato il Papa si è esposto al ridicolo e ha lasciato che tutto il mondo vedesse l’irrisione pubblica che Bob Dylan, il Lubavitch, gli ha inflitto, magari proprio su mandato della setta apocalittica di cui fa parte. Il cappuccio non è di per sé, isolato da altri segni, un simbolo esoterico, un indice di pratiche occulte; vero è però che compare spesso associato alla figura dello stregone o del negromante e che il cappuccio è chiamato, nella tradizione ermetica, “cappuccio dell’invisibilità”. Simbolicamente allude alla volta celeste, al cielo, a ciò che è in alto.
Ridicolo poi aver voluto incontrare Dylan in relazione al tema della pace nel mondo: la sensazione è che Roma sia in una tale crisi che ogni occasione è buona ormai per cercare un po’ di facile clamore sui media; siamo al punto che il Vicario di Cristo onora e vezzeggia un uomo che è il simbolo vivente dei disvalori veicolati dal rock che hanno distrutto la società cristiana, corrompendone completamente i costumi. Ricevendo Bob Dylan, Leone XIV ha in realtà onorato un nemico di Cristo, ha favorito, sia pur indirettamente, la cultura del nulla e della dissoluzione contro cui dovrebbe lottare. In compenso non ha mai avuto il tempo per ricevere il Superiore della Fraternità San Pio X.
Inoltre si guardi bene il volto di Dylan nelle due foto allegate: nessuna empatia, non un sorriso, uno sguardo gelido, freddo, altero, un volto sinistramente antipatico, il volto di un vero nemico di Cristo (“Chi non è con me, è contro di me”).
Ma le anomalie non sono finite. Bob Dylan è entrato nella stanza in cui il papa si apprestava ad accoglierlo tenendo in mano un vistoso ombrello nero, con una fettuccia rossa. Il galateo avrebbe imposto che lasciasse l’ombrello in macchina o a un assistente o fuori dalla stanza in cui stava per entrare; lo ha invece portato con sé, infliggendo una seconda umiliazione al suo illustre ospite vestito di bianco. Va anche notato, perché non è un particolare secondario, che ieri a Roma non pioveva e quindi l’ombrello era del tutto inutile.

Nel mondo dell’ermetismo il bastone è simbolo per eccellenza di potere magico, è un’arma magica, anzi spesso è lo strumento supremo con cui il mago opera (si pensi alla proverbiale “bacchetta magica”). Il bastone compare in tutte le tradizioni misteriche e iniziatiche, sempre caricato di poteri supremi, di autorità, di primato, di comando, di guida. Apparire davanti al Papa, autorità suprema sulla Terra, tenendo un bastone in mano sembra essere un’aperta sfida al suo potere, una silente dichiarazione di guerra. Va notato poi che nella tradizione esoterica cinese il bastone rosso era usato nelle sette segrete per punire i colpevoli. Curiosamente, nella foto sopra, il bastone (ombrello) ha quello strano e improbabile nastro rosso.
Il mondo intero si è accorto della strana scena svoltasi in Vaticano, e del fatto parla . non a caso, anche la stampa mainstream. Il che significa che chi comanda (chi, cioè, sta molto al di sopra dei capi di stato, loro docili e tremanti burattini) ha deciso di sferrare un attacco chiaro ed esplicito alla Chiesa Cattolica, umiliando il Papa e sottoponendolo, suo malgrado, a questo strano rituale di contro-iniziazione, dove quello che sembra uno stregone o vescovo nero di una religione occulta lo sfida e lo sottomette con la sua freddezza, la sua indifferenza, il suo sprezzante tenere il cappuccio di una giacca dozzinale pesantemente calato sugli occhi.
Sarebbe importante che questa lezione non venga dimenticata in Vaticano, che qualcuno incominci a capire che il supremo bersaglio del governo mondiale che sta lentamente muovendo le sue spire intorno alle nazioni, è la fede cristiana, è la Chiesa Cattolica. I vescovi e il Papa comprendano che il mondo nemico di Dio non può essere sedotto e non deve essere compiaciuto, ma va anzi combattuto a viso aperto e denunciato nella sua iniquità. E’ ora che i Papi rinuncino a una facile, quanto effimera fama conquistata accompagnandosi ai peggiori divi dello spettacolo, e scelgano la via oscura, ma santa, di un lavoro silenzioso e indefesso sulle piaghe della Chiesa, sulle terribili debolezze e ferite del clero, memori del profetico passo evangelico: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente” (Mt, 5,13)