La Santa Casa di Loreto è il luogo che accolse la Santa Famiglia di Nazareth.
Scrisse San Giovanni Paolo II: “Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia”.
Nell’Angelus del 10 dicembre 1995 San Giovanni Paolo II disse: “Chiedo a Maria Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida speranza. Possano le famiglie cristiane, possano i laici apprendere da Lei l’arte di trasfigurare il mondo con il fenomeno della divina carità, contribuendo così ad edificare la civiltà dell’amore”.
CHI RICORDA CHE NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO
OVE AVVENNE IL CONCEPIMENTO DI GESU’ IN MARIA VERGINE
PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO
AVVENNE ANCHE IL CONCEPIMENTO IMMACOLATO DI MARIA
DAI SUOI SANTI GENITORI GIOACCHINO ED ANNA
E LA SUA NASCITA?…
LO ATTESTA LA TRADIZIONE E FU RIVELATO A VARI SANTI,
COME A SANTA CATERINA DA BOLOGNA,
E COMPROVATO SOLENNEMENTE ANCHE DA ALCUNI PAPI,
COME IL BEATO PIO IX…
LA “VENUTA” “MIRACOLOSA” a Loreto DELLA SANTA CASA DI NAZARETH
ove MARIA fu “concepita” “IMMACOLATA” nel grembo di Sant’Anna
SECONDO L’INSEGNAMENTO DEL GRANDE PONTEFICE BEATO PIO IX
Bolla “Inter omnia” del 26 agosto 1852
LA GRANDEZZA INCOMPARABILE
DEL SANTUARIO DI LORETO
“Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto. Consacrata dai divini misteri, illustrata dai miracoli senza numero, onorata dal concorso e dall’affluenza dei popoli, stende ampiamente per la Chiesa Universale la gloria del suo nome, e forma ben giustamente l’oggetto di culto per tutte le nazioni e per tutte le razze umane. (…) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio” (Beato Pio IX, Bolla “Inter omnia” del 26 agosto 1852).
DAL MATRIMONIO INUSUALE DI GIOACCHINO (46 anni) E DI ANNA (24 anni)
E DOPO 20 ANNI DI STERILITA’
AVVENNE IL CONCEPIMENTO IMMACOLATO DI MARIA,
NELLA SANTA CASA DI NAZARETH
SECONDO LE RIVELAZIONI DELLA VENERABILE MARIA D’AGREDA
SULLA VITA DI MARIA
La divina Sapienza aveva preparato tutte le cose perché la Madre della grazia fosse senza macchia. Erano già venuti tutti i Patriarchi e i Profeti ed erano già stati innalzati i monti sui quali doveva sorgere questa mistica Città di Dio. Le aveva assegnato, con la forza della sua destra, incomparabili tesori per ornarla ed arricchirla. Aveva costituito mille angeli per presidiarla e custodirla, i quali dovevano servirla da fedeli vassalli come loro regina e signora. La fece discendere da una stirpe regale e nobile e le scelse, per nascere, dei genitori santi e perfetti come non ve ne furono altri in quel secolo. Se ce ne fossero stati altri più idonei per generare una tale figlia che eleggeva per Madre, l’Onnipotente li avrebbe sicuramente prediletti. Venne donata loro abbondante grazia e benedizione dalla sua destra; li arricchì con ogni genere di virtù, con il lume della scienza divina e con i doni dello Spirito Santo.
Dopo che i due santi, Gioacchino ed Anna, ebbero conosciuto che sarebbe stata loro donata una figlia ammirabile e benedetta fra le donne, si iniziò l’opera della prima concezione, quella cioè del corpo purissimo di Maria. Quando si sposarono Anna aveva ventiquattro anni e Gioacchino quarantasei. Dopo il matrimonio trascorsero venti anni senza prole e, quando la figlia venne concepita, la madre aveva quarantaquattro anni e il padre sessantasei. Anche se ciò avvenne secondo l’ordine naturale comune, tuttavia la virtù dell’Altissimo le tolse ogni imperfezione lasciandole il necessario e l’indispensabile della natura, perché potesse generare il più eccellente corpo che vi fu e sarà in una semplice creatura.
Il nome di Anna deriva dall’ebraico Hannah (grazia) e non è ricordata nei Vangeli canonici; ne parlano invece i vangeli apocrifi della Natività e dell’Infanzia, di cui il più antico è il cosiddetto “Protovangelo di san Giacomo”, scritto non oltre la metà del II secolo.
Sant’Anna, la madre della Vergine, è titolare di svariati patronati quasi tutti legati a Maria; poiché portò nel suo grembo la speranza del mondo, il suo mantello è verde, per questo in Bretagna dove le sono devotissimi, è invocata per la raccolta del fieno; poiché custodì Maria come gioiello in uno scrigno, è patrona di orefici e bottai; protegge i minatori, falegnami, carpentieri, ebanisti e tornitori. Perché insegnò alla Vergine a pulire la casa, a cucire, tessere, è patrona dei fabbricanti di scope, dei tessitori, dei sarti, fabbricanti e commercianti di tele per la casa e biancheria.
È soprattutto patrona delle madri di famiglia, delle vedove, delle partorienti, è invocata nei parti difficili e contro la sterilità coniugale.
E’ UN SINGOLARE PRIVILEGIO DEI SANTI CONIUGI E GENITORI DI MARIA
DI ESSERE STRETTISSIMAMENTE LEGATI AL DOGMA DELL’IMMACOLATA
E ALLA SANTA CASA OVE ESSI CONCEPIRONO QUELLA FIGLIA IMMACOLATA.
QUALE PRIVILEGIO ANCHE PER LORETO E LA CHIESA ITALIANA!…
Pio IX (nato a Senigallia da madre anconitana), il Pontefice dell’lmmacolata
e la Bolla “Ineffabilis Deus” dell’8 dicembre 1854
“II Dio ineffabile sin dal principio e innanzi ai secoli, elesse e dispose all’Unigenito suo Figlio una Madre, da cui fatto uomo, avesse egli a nascere nella felice pienezza dei tempi, e fra tutte le creature di tanto amore predilesse, lei, da compiacersi in lei sola con propensissimo affetto. Per il che, assai più che tutti i santi, la ricolmò dell’abbondanza di tutte le grazie celesti, tolte dal tesoro della divinità, in un modo così meraviglioso, che sempre affatto immune da ogni macchia di peccato, e tutta bella e perfetta, ebbe in sé quella pienezza d’innocenza e di santità, di cui maggiore non può concepirsi al di sotto di Dio, e cui nessuno fuor che Dio stesso può raggiungere col pensiero. E per verità era del tutto conveniente, che sempre rifulgesse ornata degli splendori di perfettissima santità, ed affatto immune dalla stessa macchia della colpa originale, riportasse amplissimo trionfo dell’antico serpente, una sì venerabile Madre”…
“Dopoché mai non cessammo nell’umiltà e nel digiuno, di offrire a Dio Padre, per mezzo del Figliuol suo, le private nostre preghiere e quelle pubblicate della Chiesa, affinché si degnasse di dirigere e confortare la nostra mente colla virtù dello Spirito Santo, implorato il soccorso di tutta la corte celeste, ed invocato con gemiti lo Spirito Paraclito, il medesimo così ispirandoci, ad onore della santa ed individua Trinità, a decoro ed ornamento della vergine madre di Dio, ad esaltazione della fede cattolica e ad incremento della cristiana religione, coll’autorità del Signor Nostro Gesù Cristo, dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, e Nostra, dichiariamo, pronunziamo e definiamo, che la dottrina la quale ritiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore dell’uman genere, fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è da Dio rivelata e quindi da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli. Per la qual cosa, se alcuni presumessero, il che Iddio tenga lontano, di sentire in cuor loro diversamente da quanto fu da noi definito, conoscano e sappiano per fermo, che condannati dal proprio giudizio, hanno fatto naufragio nella fede”.
Dal Libro
LE GLORIE DI S. ANNA
di Mons. GASPARE CINQUE
Canonico della Cattedrale di Napoli
22 settembre 1960
CAPITOLO III
IL PAESE DI SANT’ANNA
La Figura di Sant’Anna, inquadrata nella sua cornice storica e geografica, messa sul fondo rifulgente di oro, risalta ai nostri occhi, in tutta la sua imponente grandezza.
Il paese di S. Anna è la Palestina, irradiata dalle luci dei Patriarchi, illustrata dalle epiche gesta dei grandi Condottieri, risonante delle voci dei Profeti. Questa terra singolare, piccola nella estensione, grande per la sua storia, fu il polo verso cui si orientarono tutte le speranze del mondo, in attesa del Liberatore.
Il popolo d’Israele, nelle sue molteplici peregrinazioni e nelle sue complesse vicende, custodì, gelosamente, il sacro deposito delle antiche Promesse e ne diffuse la notizia, tra le genti idolatre.
La storia Palestinese è un magnifico mosaico, nel quale la figura centrale, cui tutti i raggi convergono, è il Messia. Tutta la Sacra Scrittura, divinamente rivelata, «Christum sonat», dice S. Agostino. Attorno alla Donna, da Dio promessa nell’Eden, che avrebbe stritolato il capo del serpente, e che sarebbe stata la Madre del Salvatore ed aurora della Redenzione, tutta la storia umana s’incentra, tutta la filosofia di questa storia e tutti i corsi ed i ricorsi di essa.
Implicitamente, il popolo eletto, aspettando questa Donna, guardava anche alla donna beata che l’avrebbe partorita. Attendeva che spuntasse l’alba foriera di quella aurora che avrebbe annunziato, finalmente, dopo tanti secoli di miserie e di rovina, il Sole della Giustizia, «Oriens ex alto», onde illuminare gli uomini, immersi nella cupa notte del peccato e della morte. S. Anna, Madre di Colei che è l’aspettata, la vaticinata, segna l’inizio dei tempi nuovi, la porta del Nuova Testamento, la prima pietra del Regno di Dio!
Nella Terra Santa tre città cantano la gloria di S. Anna: Betlem, ove nacque, Nazareth, ove andò sposa a Joakim, Gerusalemme, ove morì. Betlem, detta anche Ephrata, cioè terra dei frutti; Nazareth, terra dei fiori; Jerusalem, città della pace!
E non è forse S. Anna la terra benedetta che ha dato al mondo un frutto di benedizioni? Non è Ella la terra fragrante, da cui è germinata la mistica Rosa, in cui il Verbo di Dio carne si fece? E non è S. Anna la mistica città di Dio, in cui è il Tempio vivente del Signore, Maria, Madre del Principe della Pace?
Che S. Anna sia nata a Betlem lo dicono antichissimi scrittori, nonchè una vetusta tradizione. Betlem, un millennio prima, aveva dato i natali a David e S. Anna era della gloriosa stirpe davidica. Come S. Giuseppe, Ella era «de domo et familia David». Del resto, probabilmente, la S. Vergine, in forza dell’editto di Cesare Augusto, fu personalmente obbligata a recarsi a Betlem, perchè suo luogo d’origine. Quale gloria per S. Anna avere avuto i natali nella terra del suo glorioso antenato, là dove sarebbe nato il Salvatore del mondo!
E andò sposa a Nazaret, il paese di Joakim, la suggestiva città che si adagia, in una verde vallata, tra filari di alberi in fiore. Con tutta probabilità, la casa, ove la Vergine fu annunziata da Gabriel e dove il Figlio di Dio s’incarnò, era proprietà di Joakim e di Anna. Certo un altro motivo che costrinse la SS. Vergine a recarsi a Betlem, fu il dispositivo della legge romana che obbligava al tributo le figlie uniche ed ereditiere.
La casa di Nazaret dunque la Madonna dovette averla in eredità, morti i suoi santi genitori. Se è così, è dolce cosa pensare che la Santa Casa, trasportata sulle nubi e sulle ali degli Angeli, a Loreto e la santa Grotta, inquadrata nel santuario augusto di Nazaret, conservano ancora le orme di Anna e l’eco della sua voce. (…)
A Nazaret, Anna sposa di Joakim, è tetragona nel dolore, forte nella fede, costante nella preghiera, fiduciosa nella onnipotenza di Dio! A Gerusalemme ella, esultante nella gioia della sua singolare maternità, saprà ripetere il canto fatidico della madre di Samuele, la steril