OPERAZIONE VANNACCI

Ieri mi è capitato di sentire un intervento del generale Vannacci.
Prima di procedere ad un resoconto e ad un commento, voglio premettere che non soffro di nessuna ostilità pregiudiziale nei confronti del generale. Mi risulta che si sia fatto onore come militare e, per quanto non abbia letto il libro di cui è autore, sulla scorta delle obiezioni che si sono levate contro di esso, mi è parso che si tratti semplicemente di tesi conservatrici, oscillanti tra il buon senso e una disposizione reazionaria. Roba che può legittimamente non piacere, ma nessun “Mein Kampf”.
Il filmato comparso ieri presenta un’argomentazione che val la pena di riassumere, questi i passaggi:
1) La recente missione in Israele della Flotilla sarebbe imputabile di essere una “manovra di sinistra”.
2) Essa andrebbe intesa alla luce del “filoislamismo” della sinistra.
3) Essere a fianco di “queste organizzazioni islamiste” si inscrive nell’idea più complessiva di favorire l’immigrazione clandestina.
4) Favorire questo processo migratorio significa favorire l’ingresso a persone che non si vogliono integrare.
L’argomentazione credo mostri l’intelligenza del generale ma anche la sua mala fede.
Partiamo dalla chiusa dell’argomentazione, che è quella che dà forza a tutto il resto. Che l’immigrazione di “persone che non si vogliono integrare” sia un processo socialmente negativo è fuor di dubbio, è praticamente tautologico: se aumenta in un paese il numero di persone che “non si vogliono integrare”, questo implica per definizione disunione sociale, infrazioni normative, plausibilmente incrementi della criminalità e riduzione della sicurezza. Che gran parte della sinistra non voglia neanche prendere in considerazione un tema del genere, e la sua parziale associazione con i processi migratori, è un grave problema di cecità politica che ha spinto ampie masse di elettorato nelle braccia della destra.
Fin qui Vannacci gioca sul velluto.
Il primo passaggio spericolato sta subito a monte, quando si connette pericolosità sociale, disintegrazione e Islam. Vannacci utilizza invero sempre “islamista”, il che gli consente di mantenere una “plausible deniability”. È come se dicesse: “Non sto mica attaccando l’Islam o gli islamici! Solo gli “islamisti”.”
E qui stiamo di nuovo costeggiando la tautologia, visto che “islamista” è termine con cui si menzionano di solito le frange radicalizzate, prossime al terrorismo. Con ciò il generale finge di non sapere che altri gruppi sociali, che niente hanno a che fare con l’Islam (mai sentito parlare di “gang sudamericane”?) presentano problematiche anche più serie per la sicurezza pubblica. Finge inoltre di non sapere che la stragrande maggioranza degli islamici in Italia sono lavoratori bene integrati. E probabilmente finge di non sapere – ma forse ignora davvero – che la quasi totalità degli “islamici” coinvolti in “comportamenti antisociali” in Europa sono legati a soggetti di seconda generazione, nati e vissuti come laici nella nostra società. Laddove gli islamici credenti sono generalmente guidati da principi di cooperazione e conciliazione (per ovvie ragioni, per chi abbia idea della predicazione islamica).
È ovviamente una tesi volutamente fuorviante.
Il secondo passaggio, ben più spericolato, è però quello iniziale, in cui il generale assimila la vicenda israelo-palestinese al confronto, da lui adombrato, tra gli islamici descritti come corpo estraneo in Europa/Italia, e l’Occidente. Questo passaggio gli permette di assimilare il confronto Israele-Palestina ad un sedicente confronto tra Occidente e Islam, che fa tanto Samuel Huntington e che è la tesi agitata da anni dai think tank americani per legittimare il proprio costante interventismo nell’area medio-orientale per approvvigionarsi di fonti energetiche privilegiate.
Questi due passaggi fuorvianti, messi uno dopo l’altro, servono a comunicare una sola semplice idea, ovvero la necessità di schierarsi senza se e senza ma con USA e Israele, costi quel che costi, in quella che sarebbe una lotta di civiltà tra l’Occidente e l’Islam. E questa, naturalmente, lungi dall’essere una coraggiosa posizione di minoranza, è la posizione assolutamente dominante a livello di Unione Europea (inclusi molti partiti liberali e di centrosinistra), oltre che la posizione governativa italiana.
Con questa mossa il generale si dimostra estremamente furbo.
Si presenta come fautore di posizioni radicali, ma perfettamente inquadrate in una posizione di ortodossia atlantista e filoisraeliana.
Questo gli permette di raccogliere due vantaggi.
Da un lato sa che non mancherà la gratitudine finanziaria e mediatica delle lobby sioniste in campagna elettorale, dall’altro si erge a rappresentante scapestrato della “vera destra” contro una “sinistra” ridotta a un fantoccio di comodo (beh, in parte ridotta a fantoccio da sé medesima).
Giochicchiando, come ha fatto in passato, con qualche simboletto nostalgico (X-MAS, che non sta per Natale in inglese), sventola il drappo rosso davanti agli antifascisti a molla della politica italiana, presentandosi al contempo come feroce “outsider radicale” ma anche come uomo di establishment (Nato e lobby sioniste).
Chapeau.
Incidentalmente, una demonizzazione del generale è la perfetta trappola per elettori gonzi e proprio per questo verrà alimentata e funzionerà. Essa fa al tempo stesso il gioco di Vannacci, che acquisisce visibilità e si elegge a rappresentante della “vera destra”, e fa il gioco del “campo largo”, che non avendo un’idea che sia una, ha bisogno come il pane di un qualche sedicente “rischio per la democrazia” per forgiare l’ennesima alleanza per la cadrega.
Andrea Zhok
Facebook