Viva le alpine !

 

Roberto Pecchioli
Viva le alpine e e viva gli alpini, è stato l’incipit del messaggio del sindaco di Genova Silvia
Salis per l’adunata nazionale dei soldati di montagna. Con ogni rispetto per le soldatesse
arruolate dopo la fine della leva obbligatoria maschile ( un errore storico dell’occidente
moribondo) sono rimasto sbalordito. Sessualizzare tutto, anche il raduno delle penne nere,
sconcerta. Un secolo e mezzo di storia e sacrificio gettato sull’altare di un approccio
ideologico che sta portando al cimitero la nostra identità. Mai l’adunata alpina aveva
suscitato tanto fastidio: scritte offensive, dichiarazioni urticanti, un vademecum distribuito
alle donne per autodifesa contro la terribile soldataglia, perfino un’ esponente grillina
tornata dall’oblio dopo una breve stagione di popolarità che afferma di essere stata oggetto
di “sguardi inquietanti” sul metrò da parte di alcuni alpini.
Mi vergogno della mia città, che detesto dopo averla tanto amata; è diventata un deserto
con poche oasi, un luogo senz’ anima in cui il livello della convivenza tra casuali
contemporanei è ai livelli più bassi. Nessun progetto per il futuro, se non una gestione
clientelare, burocratica, senza prospettive. Giova ricordare che la Salis- a cui mi accomuna
purtroppo la fede calcistica- ha rinunciato a un cospicuo finanziamento del PNRR per il
trasporto pubblico, inventandosi un’esilarante cabinovia modello stazione sciistica lungo il
corso del torrente Bisagno in secca perenne, tranne le ricorrenti alluvioni.
Il sindaco ( non userò mai l’orribile “sindaca” sessualizzato) cura assai la propria immagine
e l’aspetto glamour – dirlo espone all’accusa di sessismo – ma trascura la quotidianità di chi
l’ha eletta. In compenso abbiamo la fortuna di godere ( ehm…) dei servigi di una
consulente per i diritti LGBT eccetera, con budget di 156 mila euro annui. Che bello pagare
l’esosa IRPEF comunale per usufruire di quest’ imperdibile servizio. Ma gli alpini no, la
Genova multietnica, multiculturale, multi nulla non li gradisce: non sporcano, non
commettono reati, tutt’al più cantano canzonacce patriottiche diverse da Bella Ciao. Tanto
basta per giorni e giorni di attacchi scomposti da cui la prima cittadina ex lanciatrice del
martello non ha preso le distanze. Certo apprezza maggiormente manifesti come quello in
cui si deplorano le “penne in erezione “ (???) , a cui sono preferite le piume. Immaginiamo
siano quelle del gay pride che redimerà presto la città dallo sfregio degli invasori con
bandiera tricolore. Quindi tocca ascoltare “viva le alpine”, sempre con totale simpatia per
le ragazze con la penna nera ( in erezione?) che fanno il mestiere di soldato come i colleghi
maschi e “fluidi”.
Poiché dalle nostre parti non ci facciamo mancare nulla, a Celle Ligure, nella Riviera di
Ponente, è vietato il lancio di palloncini. Chi lo fa pagherà cinquecento euro di multa.
Finalmente un provvedimento risolutivo: esiste senz’altro una virtuosa motivazione
moraleggiante, quindi applaudiamo convinti l’ avanzamento di civiltà che vieta i palloncini
e tace su mille vere illegalità. Del resto nel capoluogo un gruppo di alpini è stato sloggiato e
multato per aver occupato un giardino pubblico, mentre le risse quotidiane in pieno giorno
tra giovani immigrati ha avuto come vigorosa risposta la convocazione in municipio delle
cooperative che li ospitano a spese dei cittadini.

Meglio abbandonare al suo mesto declino l’ex Superba divenuta una gabbia di matti. No,
matto sono io, testimone del mondo di ieri, pieno di difetti ma incomparabilmente
migliore di quello di oggi. Per il domani mi protegge l’età: non lo vedrò ed è una gran
fortuna. Un amico confessa di avere assistito al furto di un portafogli su un mezzo
pubblico, compiuto da uno straniero ( o da un “nuovo italiano”) e di non essere intervenuto
per paura. Ha fatto la scelta giusta: il ladro non avrebbe avuto conseguenze, a lui sarebbero
toccati interrogatori, verbali , fastidi. Questo è il tempo che ci è toccato in sorte, questo è il
clima sociale e culturale dominante. Peggio per chi non capisce e non si adegua, per chi
non riesce a considerare progresso, ad esempio, che comuni come Ravenna abbiano un
assessorato ai “diritti degli animali”. Siamo certi che i diritti degli esseri umani siano
rispettati? Penso alla sanità, a un giusto salario, alla sicurezza, alla casa, ma anche alla
tutela dell’identità culturale e nazionale calpestata e a tanto altro che andiamo perdendo
sull’altare della globalizzazione, della tecnicizzazione e disumanizzazione dell’esistenza.
C’è un momento nella vita in cui non solo non capisci più il mondo e ti senti straniero, un
superstite mal sopportato, ma non vuoi più capire e nemmeno sopportare. Al diavolo il
presente, il progresso, la finta libertà e la falsa democrazia. Ognuno , scrisse Tolstoj, è
infelice a modo suo. Per quanto mi riguarda, la misura è stata colmata da quel mellifluo,
inclusivo, ipermoderno “viva le alpine” del sindaco della città in cui sono nato. Evviva la
signora Salis dal trucco inappuntabile e dall’outfit tanto fashion, abbasso chi, come me, è
esule al suo tempo, alla sua patria derubricata a “paese”, alla sua città . Sogno una riserva
per gli ultimi mohicani, da cui osservare non le magnifiche sorti e progressive, le piume e i
lustrini di Babilonia, ma il suo gaio suicidio.