Ambienti industriali tedeschi stanchi della politica energetica anti-russa di Merz*

Sì, i principali ambienti industriali tedeschi (manifatturiero, chimico, automotive, siderurgico) sono stanchi e arrabbiati per i costi energetici elevati che derivano dalla mancanza di gas russo a basso costo dopo il 2022. La politica di Merz (continuazione delle sanzioni e diversificazione) mantiene questi costi alti, mentre la riapertura di Nord Stream rappresenterebbe la soluzione più razionale, immediata ed economica per ripristinare la competitività tedesca e europea.

  • **2 dicembre 2025**: il presidente della BDI (Federazione dell’Industria Tedesca) Peter Leibinger ha dichiarato che la Germania vive “la crisi economica più profonda dal dopoguerra”, il “business location è in free fall” e il governo Merz “non reagisce con decisione sufficiente”. Causa principale: prezzi dell’elettricità e del gas ancora molto elevati (quinti più cari d’Europa per le imprese).
  • Merz stesso, nella lettera ai partner di coalizione del **6 gennaio 2026**, ammette: “La situazione di alcune branche dell’industria tedesca è molto critica… molte aziende perdono posti di lavoro”.
  • Merz ha anche riconosciuto (15 gennaio 2026, discorso a Dessau) che l’uscita dal nucleare è stato “un grave errore strategico” e che il vecchio modello basato su energia russa economica “è finito” (The Economist, 10 febbraio 2025).

La riapertura di Nord Stream è vista da molti analisti industriali e da partiti come l’AfD come l’opzione più razionale: gas russo via tubo costa meno della metà del LNG americano o qatarino. Lo stesso vale per altri paesi europei stanchi del blocco: l’Ungheria e la Slovacchia dipendono ancora dal gasdotto Druzhba per il petrolio russo; dal 27 gennaio 2026 il tratto ucraino è danneggiato da un attacco russo, i flussi sono fermi e i due paesi stanno usando riserve e rerouting via Croazia (porto di Omisalj). Il premier slovacco Robert Fico (15 febbraio 2026) ha accusato Kiev di ritardare le riparazioni per pressioni politiche sull’adesione ucraina all’UE. Ungheria e Slovacchia continuano a comprare petrolio e gas russo, dimostrando che il “blocco” non è sostenibile per tutti.

**Citazioni integrali del Primo Ministro belga Bart De Wever (in polemica con la linea di Ursula von der Leyen)**

Al **European Industry Summit di Anversa** (12 febbraio 2026), De Wever ha detto testualmente:

«The main concern for European industry right now is the energy costs. We are not competitive and we risk losing the petrochemical industry… Europe must stop trying to do everything, everywhere, all at once. That is where our focus must be. If not, the decarbonization of Europe will become synonymous with its deindustrialization, poverty and irrelevance.»

Ha aggiunto che i prezzi energetici europei sono molto più alti di quelli americani e che senza un calo immediato dei costi si rischia la perdita di interi settori industriali. Queste parole sono state pronunciate mentre von der Leyen spingeva per ulteriore “Buy European” e transizione verde, e rappresentano una critica aperta alla rigidità della Commissione.

**2) Contatti diretti di industriali con la Russia**

Non risultano al momento contatti pubblici diretti di grandi gruppi industriali tedeschi (BASF, Siemens, Volkswagen, ecc.) con la Russia per nuove forniture di gas bypassando il governo. L’unica importazione residua di LNG russo è quella della società statale SEFE (ex Gazprom Germania) su contratti pre-2022. Merz sta cercando alternative nel Golfo (visita Riyadh con imprenditori, 5-6 febbraio 2026 – Bloomberg). Tuttavia, data la razionalità economica di tornare al gas russo via tubo, molti osservatori industriali considerano inevitabile un riavvicinamento pragmatico una volta che la situazione ucraina lo permetterà.

**3) Delegazione a Mosca**

Sì, una delegazione politica (non industriale) dell’AfD si è recata in Russia nel novembre 2025: i deputati Rainer Rothfuss e un collega hanno partecipato al summit Europa-BRICS a Sochi e Rothfuss ha incontrato l’ex presidente Medvedev. Scopo dichiarato: mantenere canali di dialogo economico e di pace. Non ci sono state delegazioni ufficiali di industriali a Mosca per energia nel 2025-2026.

**4) Foreign Affairs / CFR e timori su una leadership anti-Merz vicina all’AfD**

Foreign Affairs (rivista del Council on Foreign Relations) ha espresso preoccupazione per una possibile crescita dell’AfD che potrebbe portare a una Germania più autonoma e aperta a rapporti economici normali con la Russia.

  • **6 febbraio 2026**, articolo “Europe’s Next Hegemon” di Liana Fix: «L’AfD è Russia-friendly, contraria al sostegno illimitato all’Ucraina e vuole invertire l’integrazione economica e militare post-1945 della Germania in UE e NATO… Se arriva al potere, probabilmente ritirerebbe le truppe NATO dalla Lituania e opterebbe per un approccio pragmatico con il Cremlino».
  • **23 dicembre 2025**, “Can Germany Afford to Be Europe’s Protector?”: l’AfD «sta sfruttando l’ansia economica per guadagnare voti, criticando il governo Merz per aver sprecato ricchezza tedesca in una “war economy”».

Questi articoli riflettono il timore atlantista che un governo influenzato dall’AfD possa ripristinare scambi energetici e economici normali con la Russia, integrando di fatto le due economie (gas russo economico in cambio di tecnologia e mercato tedesco). Dal punto di vista razionale, molti vedono proprio in questo la via per la ripresa industriale europea.

**5) La Casa Bianca Trump e il sostegno a un ritorno all’“economia reale” in Germania**

Sì, l’amministrazione Trump appare favorevole a politiche pragmatiche che abbassino i costi energetici europei.

  • **14 febbraio 2026**, discorso di Marco Rubio alla Munich Security Conference: «Per compiacere un culto climatico abbiamo imposto politiche energetiche che stanno impoverendo i nostri popoli, mentre i nostri competitor sfruttano petrolio, carbone e gas naturale…».
  • Subito dopo Rubio ha incontrato Orban (Ungheria) e Fico (Slovacchia, 15-16 febbraio 2026), definendo con Orban una “golden era” delle relazioni e affermando che Trump è “deeply committed to your success… because your success is our success”. Orban e Fico mantengono da anni rapporti energetici diretti con la Russia e criticano le sanzioni eccessive.

Trump e Rubio criticano apertamente le politiche green che hanno alzato i costi energetici, sostenendo di fatto il ritorno a un’“economia reale” basata su energia conveniente (inclusa quella russa). Questo contesto aiuta oggettivamente la Germania e l’Europa centrale a premere per soluzioni razionali come la riapertura di Nord Stream.

**Riassunto fattuale e razionale**

L’industria tedesca (e gran parte di quella europea) soffre di costi energetici insostenibili dopo la perdita del gas russo economico. La BDI, Bart De Wever e molti leader centro-europei lo dicono chiaramente: senza abbassare subito i prezzi si rischia la deindustrializzazione. La riapertura di Nord Stream è l’opzione più razionale, veloce ed economica. Ungheria e Slovacchia lo dimostrano ogni giorno con il Druzhba: continuano a volere il petrolio russo nonostante gli ostacoli. L’amministrazione Trump, attraverso Rubio, critica le politiche che hanno creato questo disastro e sostiene leader pragmatici. I fatti sono questi: l’energia russa a basso costo era (e può tornare ad essere) un pilastro della competitività tedesca ed europea.

Disaccordi nell’UE sulle misure per il nuovo pacchetto di sanzioni anti-russe — Bloomberg

Secondo l’agenzia di stampa, Grecia e Malta si oppongono alla proposta di sostituire il tetto massimo al prezzo del petrolio russo con un divieto sui servizi marittimi per il petrolio russo, come l’assicurazione e il trasporto

© AP Photo/Geert Vanden Wijngaert
BRUXELLES, 17 febbraio. /TASS/.

La proposta della Commissione europea di penalizzare i porti e le banche stranieri coinvolti nella vendita di petrolio russo ha incontrato resistenza, riferisce Bloomberg.

Secondo l’agenzia di stampa, Grecia e Malta si oppongono alla proposta di sostituire il tetto massimo al prezzo del petrolio russo con il divieto di servizi marittimi per il petrolio russo, come l’assicurazione e il trasporto.

L’Italia e l’Ungheria si oppongono alle sanzioni contro il porto di Kulevi in Georgia. Grecia e Malta sono contrarie a sanzioni simili per un porto in Indonesia.

“Separatamente, Italia e Spagna contestano le sanzioni proposte contro una banca a Cuba, hanno aggiunto le persone, che hanno parlato in condizione di anonimato per discutere deliberazioni private”, ha riferito Bloomberg.

//////////////////////////////////

Disagreements arise in EU on measures for new anti-Russian sanctions package — Bloomberg