Iran al cambio di regime: Sion punta su Pahlavi?

come Israele guarda oggi ai monarchici iraniani – da opzione teorica a interlocutore reale.

Gli ultimi sviluppi sul terreno hanno cambiato il quadro. Non in modo ideologico, non in modo emotivo, ma in modo operativo. Oggi, agli occhi israeliani, i monarchici iraniani non sono più soltanto una componente simbolica dell’esilio: sono una delle forze che, di fatto, stanno dando direzione politica e narrativa alle proteste.

Per anni, la valutazione israeliana era prudente: i monarchici rappresentavano una memoria storica e un riferimento identitario, utili come cornice post-regime ma privi di presa reale sul presente. Oggi questa valutazione viene aggiornata. La presenza sempre più visibile dei simboli monarchici nelle piazze, la centralità del discorso nazionale non religioso e, soprattutto, il ruolo di Reza Pahlavi come punto di coordinamento politico esterno hanno modificato la percezione.

Dal punto di vista israeliano, il fatto cruciale non è la nostalgia monarchica in sé. È un altro: per la prima volta, una parte significativa della protesta iraniana si riconosce in una leadership chiaramente alternativa al sistema islamico, non “riformista”, non ambigua, non compromessa. Questo elemento pesa enormemente nell’analisi strategica.

Israele osserva che i monarchici stanno svolgendo tre funzioni chiave.

La prima è unificazione simbolica: in un panorama tradizionalmente frammentato, la figura di Pahlavi funge da catalizzatore nazionale, non settario, non ideologico.

La seconda è internazionalizzazione credibile: il messaggio monarchico viene recepito con meno diffidenza in Occidente, perché parla il linguaggio dello Stato, della continuità, della responsabilità.

La terza è rottura definitiva con l’islamismo politico: non una sua riforma, ma il suo superamento.

Questo sposta l’asse anche per Israele. Non perché Gerusalemme “tifi” per un ritorno della monarchia — Israele non esporta modelli istituzionali — ma perché emerge finalmente un attore iraniano che non fonda la propria legittimità sull’odio verso Israele. È una discontinuità storica. E Israele la registra come tale.

Resta, naturalmente, la cautela. Nei circoli di sicurezza israeliani è chiaro che guidare la protesta non equivale ancora a controllare il territorio, né a possedere strutture di governo, apparati, forze armate. Nessuna illusione: la transizione iraniana, se avverrà, sarà lunga, instabile e potenzialmente violenta. Ma rispetto al passato, oggi esiste un polo politico riconoscibile attorno a cui potrebbe coagulare una fase post-regime.

Il confronto con il MEK, a questo punto, è implicito ma netto. Mentre il MEK resta percepito come strumento tattico esterno, i monarchici iniziano a essere visti come fattore interno in formazione. Non più solo “utili”, ma potenzialmente rilevanti.

In conclusione, l’aggiornamento israeliano è questo: i monarchici non sono più soltanto una delle tante opzioni teoriche per il “dopo”. Sono oggi una delle poche forze che parlano al presente iraniano. Israele non li sponsorizza, non li investe ufficialmente, non li idealizza. Ma ha smesso di considerarli marginali.

E, nella grammatica strategica israeliana, questo è già un cambiamento sostanziale.

MEK, Mujaheddin a Kalk è un movimento d’opposizione creato da   Israelle.  Ma è comunque islmista….

Lasciando da parti le legittime passioni politiche o le varie prospettive religiose, esoteriche o escatologiche e volendo rimanere solo al semplice dato geopolitico, quella che si sta consumando in questi giorni in Iran è una sfida assolutamente epocale. Per l’IRAN, piaccia o meno, è un centro del mondo (non è la Siria, non è il Venezuela, non è l’Ucraina).

Per farla breve:

  • se gli Occidentali riescono a mettere le mani sull’Altopiano Iranico, hanno virtualmente messo le mani sul potere mondiale;
  • la Cina vedrebbe interrotta la via della seta e ridotto del 30% il suo introito di petrolio, e un alleato al suo confine.
  • la Russia ne uscirebbe totalmente screditata, circondata da un arco interrotto di nemici e cosciente di essere la prossima “vittima predestinata”.

Pertanto, l’IRAN è la chiave attuale di tutto: se l’Occidente prevale, tutte le altre potenze dovranno venire col piattino in mano a rendergli omaggio; se prevalgono gli Ayatollah, sarà probabilmente scontro totale.

finta-iraniana

Moltissimissimi, compresi gli specialisti dell’informazione, stanno condividendo questa foto: ecco cosa succede in Iran, le ragazze si accendono le sigarette con gli aiatollà.

Peccato però che la tizia in foto sia canadese, precisamente di Toronto.