CAFFE’ ECONOMICO (PARTE PRIMA)

di Andrea Cavalleri

 

Col termine “caffè” si intende talvolta un luogo di conversazione ove si lasciano fluire le idee in libertà, uno spazio di incontro piacevole in cui la creatività intellettuale può esprimersi senza i freni tipici del mondo professionale e accademico.

E’ noto per antonomasia il caffè letterario, in cui proposta del nuovo, rievocazione di ciò che è apprezzato, discussione e svago si sovrappongono formando uno speciale humus di arricchimento culturale.

 

Caffè è però anche il cognome del Federico, illustre economista, che apportò un contributo fondamentale nella stesura di quegli aspetti della Costituzione italiana che riguardano l’economia, docente universitario e pubblicista.

In quest’ultima veste Federico Caffè scrisse regolarmente per “Il Messaggero” dal 1974 al 1986 e per “L’Ora” dal 1983 al 1987. Oggi un volume edito da Castelvecchi raccoglie le sue fatiche divulgative che hanno visto la luce su quelle due testate, restituendo un quadro del pensiero lucido e articolato del professore pescarese.

Attingendo da questa fonte propongo un gioco ai lettori, che consiste nell’immaginare un salotto in cui il professor Caffè esprimerà le sue idee dialogando con altri ospiti famosi, utilizzando le rispettive citazioni per comporre un contraddittorio.

Le frasi in corsivo rappresenteranno citazioni alla lettera, le altre o riassumeranno il pensiero dell’autore o saranno invenzioni di fantasia (ove non si distinguessero facilmente i due casi dal contesto, introdurrò delle note).

In questi incontri, che simulano dei programmi televisivi di approfondimento e dibattito, io sarò il moderatore. Quando una frase, in particolare una domanda, del moderatore sarà scritta in grassetto, significa che si tratta della citazione di una domanda già posta da altri intervistatori.

 

 

PRIMA PUNTATA

 

MODERATORE

Buonasera a tutti, signore e signori. Eccoci in studio con i nostri graditi ospiti, il senatore Monti, già primo ministro e rettore della Bocconi, e il professor Federico Caffè, ordinario di economia a Roma e consulente per l’economia della Costituente.

 

Apriamo il dibattito con una domanda al senatore Monti: ha destato scalpore il suo discorso sul successo dell’euro, vuole riproporlo per i nostri spettatori?

 

MONTI

Stiamo assistendo al grande successo dell’euro, e qual è la manifestazione più concreta del grande successo dell’euro? La Grecia. Perché l’euro è stato creato per convincere la Germania che attraverso l’euro e i suoi vincoli la cultura della stabilità tedesca si sarebbe diffusa a tutti.

Quale caso di scuola si sarebbe potuto immaginare migliore di una Grecia che è costretta a dare peso alla cultura della stabilità e sta trasformando se stessa?

 

MODERATORE

Molti esprimono dei dubbi su questa sua prospettiva in quanto in Grecia l’unica stabilità a cui stiamo assistendo è quella del fallimento nel perseguire tutti gli obiettivi prefissati.

Ad esempio, il parametro chiave del rapporto tra debito e PIL nel 2010  era del 146,25% , nel 2016, dopo i “salvataggi” e l’applicazione delle politiche comunitarie di stabilità è salito a 183,44%.

Professor Caffè, vuole dire qualcosa a riguardo?

 

CAFFE’

E’ necessario insistere sulla insussistenza del mito della deflazione risanatrice.

Gli “sconfinamenti” da limiti prefissati, l’andare oltre i “tetti” stabiliti come insuperabili sono un segno di vitalità, non di lassismo e di disfacimento della vita economica. La memoria umana è corta ma tutto il risanamento monetario economico del 1947 si basò sull’insegna che la circolazione monetaria (allora l’indicatore più seguito) non doveva superare il “Piave dei mille miliardi”. Il limite ritenuto invalicabile fu ovviamente superato e l’economia ebbe a beneficiarne.

 

MODERATORE

Al di là dei conti e delle tesi di scuola, noi però assistiamo alla realtà di una Nazione in crisi.

 

MONTI

Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti.

I passi avanti dell’Europa sono, per definizione, cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. Il potere politico e … le collettività nazionali possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto

 

CAFFE’

Occorre pur dire, e per esperienza diretta, che per la gran massa dei giovani che non riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro, la depressione odierna appare ormai come crisi del sistema, e non crisi nel sistema.

Così, mentre procediamo affannosamente tra salassi e cure di rianimazione… il discredito del “sistema” si accentua e diventa forse insanabile. Fondamentalmente, è la sua incapacità di garantire l’occupazione che impedisce di considerarlo come “qualcosa che vale”.

 

MODERATORE

Quindi, professor Caffè, ci sta dicendo che se la crisi può spingere i vertici a stipulare accordi, determina contemporaneamente un calo di consenso popolare, come hanno evidenziato le recenti sonore bocciature elettorali al partito degli integrazionisti europei?

 

CAFFE’

Certamente.

 

MODERATORE

E’ un fatto che in questi anni la Ue sembri essere esistita solo per imporre il rispetto dei vincoli di bilancio, l’austerità, che secondo i dati non ha prodotto crescita e lavoro.

 

MONTI

Per decenni in passato la Ue non si è occupata di deficit pubblico. I governi italiani allora dicevano di sì a tutti facendo aumentare il debito pubblico attraverso il deficit, nessuno se ne accorgeva.

Ma se oggi i giovani fanno fatica a trovare lavoro, la ragione è perché il Paese è stato sommerso dal debito pubblico. Non giochiamo con lo spread. Perché i nostri sciatti dibattiti interni stanno facendo risalire i tassi d’interesse.

Mentre tutti i Paesi sono impegnati nell’approvazione delle leggi di stabilità, non ci dimentichiamo che deve riguardare la crescita. Da qui l’importanza che all’azione ferma della stabilità si accompagni una non meno indispensabile azione sulle riforme strutturali per favorire la crescita.

CAFFE’

Allorché in passato si pose il problema della solvibilità esterna del Paese, le misure adeguate furono adottate con piena consapevolezza dei loro costi in termini di produzione e occupazione. Non si disse che l’equilibrio esterno andava salvaguardato compatibilmente al mantenimento di certi livelli di investimento e di occupazione.

Quando invece si parla di occupazione, si afferma di volerla ma in modo “compatibile” con la salvaguardia dell’equilibrio esterno e con il contenimento di nuove insorgenze inflazionistiche.

Quindi si considerano ammissibili i costi sociali ma non quelli finanziari; direi che sia questa la grande asimmetria da correggere.

 

MODERATORE

E l’Europa?

MONTI

L’auspicio è che i populisti non compiano un grave errore di prospettiva storica. L’Europa deve essere riformata e migliorata in tanti aspetti. Ma non va depotenziata rispetto agli Stati nazionali, né bisogna uscirne. In un Paese come l’Italia, il “sogno” di un’Europa espulsa dalla vita italiana, o di un’Italia ritornata alla totale sovranità nazionale, avrebbe conseguenze su cui Di Maio e Salvini, nell’interesse soprattutto dei loro elettori, dovrebbero riflettere.

 

MODERATORE

Faccia un esempio.

 

MONTI

E’ stata l’Europa, per dirne una, a limitare lo strapotere delle caste, a cominciare dalle partecipazioni statali. Ha poi liberato i risparmiatori dall’obbligo, di fatto, di comprare solo titoli dello Stato italiano, per vederseli tosati da ondate di inflazione.

Guai se puntassimo tutto su “Prima l’Italia”. Se mai, la traduzione geopolitica di “America First” dovrebbe essere “Prima l’Europa”.

 

MODERATORE

Cosa risponde il professore?

 

CAFFE’

C’è un acritico conformismo liberista che ha sempre contraddistinto l’atteggiamento del nostro Paese nei confronti dei partners comunitari.

Si sarebbe portati a richiamarsi alla “cupidigia di servilismo”. Sul piano strettamente economico questo si manifesta nell’accettazione rassegnata nei confronti delle posizioni persistentemente eccedentarie di alcuni Paesi della Comunità.

Per quanto riguarda l’allocazione del risparmio, senza una  seria disciplina delle fiduciarie estere, dalle quali è derivata tutta una serie di guai nostrani, evasioni fiscali incluse, si prospetta un asservimento a interessi esterni alla nostra economia.

A questo punto sorge, inevitabile, l’interrogativo se si voglia ancora un’economia aperta, o se si voglia il ritorno a un’economia controllata, restrizionista e così via.

La risposta è che l’economia aperta di oggi non può essere quella di Adam Smith. Siamo in presenza di un mondo di oligopoli: di imprese multinazionali con fatturato superiore al bilancio di interi raggruppamenti di stati; di forme di integrazione che procedono con velocità diversificate di realizzazione e di concretezza.

E’ soltanto una deformazione di tipo ideologico, che può indurre a credere che l’economia aperta, nelle condizioni odierne,possa implicare l’assenza di controlli, di salvaguardia, di temporanei arretramenti.

 

MODERATORE

Seppure in modo diverso entrambi avete parlato di crescita. Chiedo a lei, senatore Monti, visto che ha avuto un ruolo attivo di primo piano nella politica economica, qual’è la sua ricetta per la crescita, cosa propone per la domanda, affinché qualcuno compri le nostre merci?

 

MONTI

Stiamo raggiungendo una posizione migliore in termini di competitività grazie alle riforme strutturali. Stiamo effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale.

Quindi, ci deve essere una operazione di domanda attraverso l’Europa, un’espansione della domanda

 

MODERATORE

E cosa risponde il professor Caffé?

 

CAFFE’

Bisogna dare maggior importanza alla domanda interna, come uno degli elementi di fondo della dinamica economica rispetto alla dinamica internazionale.

E’ riduttivo vedere tutto in funzione di quanto possiamo esportare, è riduttivo ritenere che la compatibilità del sistema dipenda solo dal fatto che il costo del lavoro sia basso.

E’ ormai una moda dire che deve essere abbassato il costo del lavoro e non ci si accorge invece che l’efficienza del sistema economico dipende da molti altri fattori: dai trasporti, per esempio, o dai servizi postali o dal funzionamento complessivo dell’apparato statale.

 

MODERATORE

E’ davvero notevole come due studiosi, entrambi economisti, abbiano una visione della realtà e dei problemi così distante l’una dall’altra.

Di Caffè sappiamo, ma anche lei Monti è un economista, c’è persino il suggerimento su Google…

 

MONTI

Ho visto anch’io questi suggerimenti, non è il primo c’è Mario Monti Bocconi, Mario Monti Corriere e c’è anche Mario Monti economista. Io confesso, ed è sicuramente una lacuna, non so bene cosa sia l’economia, so certamente di non essere economista

 

(il professor Caffè inizia a tossire nervosamente, con ripetuti colpetti, l’imbarazzo in sala è palpabile. Dietro la macchina da presa il regista si sbraccia cercando di attirare l’attenzione del senatore Monti, che finalmente si accorge della gaffe)

 

MONTI

Ah no no, non cadiamo in questa retorica demagogica e populista! Ho sbagliato a leggere il gobbo, quella era la battuta che mi avevano scritto sulla Massoneria, non sull’economia…

 

CAFFE’

Etchumm!!! (esplode in un clamoroso starnuto)

 

(Interviene precipitosamente il)

MODERATORE

Ringraziamo sentitamente e salutiamo i graditi ospiti di questa serata, tutti gli spettatori e diamo appuntamento per la prossima puntata. Buona sera a tutti.

 

 

 

 

 

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