In Usa, “Alcuni” ci pensano. Molto seriamente.

Provo a tradurre alla lettera:

L’elezione presidenziale può essere rimandata o anche cancellata se le teorie del complotto  diventano predittive, e un candidato muore o rinuncia prima dell’8 novembre.  L’alternativa – forse ugualmente sorprendente –  se  c’è abbastanza tempo: piccoli gruppi di persone che scelgono un rimpiazzo in forza di oscuri regolamenti di partito”.

Questo l’incredibile esordio di un articolo apparso sullo US News & World Report del 30 agosto. Il titolo dell’articolo non potrebbe essere più chiaro: “La morte di un candidato può ritardare o eliminare le elezioni presidenziali”:

Ancora più  inquietante la frase seguente:

Tali scenari sono stati seriamente valutati da alcuni fuori della comunità del diritto, e probabilmente sono troppo macabri per essere discussi educatamente in un  salotto politicamente misto.  Ma insigni docenti di diritto hanno soppesato gli effetti di un  abbandono in data avanzata e i modi per  affrontarlo”.

E  cosa avrebbero trovato, gli insigni docenti di diritto che, su richiesta di Alcuni,  hanno soppesato l’eventualità? Ecco:

Non c’è nulla nella Costituzione che richieda un voto popolare per gli elettori nel Collegio Elettorale”, dice John Nagle,   professore di diritto  all’Università di Notre Dame, intendendo che il corpo che ufficialmente elegge i presidenti può riunirsi senza che il pubblico generale voti. ‘Sta a  ciascuna legislatura degli stati decidere come vogliono scegliere gli elettori dello stato”, dice Nagle. “Può darsi  una situazione in cui il fatto che abbiamo un Collegio Elettorale, piuttosto che una elezione diretta dei candidati presidenziali, può essere  d’aiuto”.

Come si dovrebbe sapere, il presidente Usa non è eletto dal “popolo americano”. E’ eletto da un collegio di 538  ‘grandi elettori’ scelti stato per stato;  sono quelli, non il candidato,  che il popolo vota il 7 novembre.  Ora, il giurista dice che:  il senato di ogni stato può decidere come gli pare la selezione della sua quota di ‘grandi elettori’,anche senza voto popolare.

E tutto questo è perfettamente legale in base alla Costituzione Usa, che infatti dimostra di essere concepita per l’oligarchia, e la sua perpetuazione.

Se avverrà, ci saranno insigni giuristi che lo spiegheranno: il Collegio dei 538, scelti  come vogliono i senati di ogni stato,  si è riunito ed ha scelto il presidente,  così di botto; e non ha violato la Costituzione.  Del resto uno dei candidati è morto “troppo sotto” la data delle elezioni, che volete farci? E’ una di quelle situazioni in cui “il fatto che abbiamo un Collegio Elettorale e non l’elezione diretta, si dimostra d’aiuto”.

Il bello è, che rivela US & World Report, è che “alcuni” hanno  già consultato i giuristi per questa imprevista evenienza, “se le teorie cospirative diventano predittive” e uno dei candidati – quello che loro detestano – muore. Se muore in una  data scomoda (o opportuna) per una soluzione d’emergenza.

Il seguito dell’articolo rivela  fino a che profondità questa possibilità è stata esplorata dagli  ’Alcuni

“Entrambi i maggiori partiti hanno, ovviamente, regole interne per il rimpiazzo del  ticket presidenziale, e il  Congresso ha il potere di cambiare la data dell’elezione in base all’articolo II della Costituzione […] Ma il Congresso si troverebbe a fronteggiare una scadenza di fatto a dicembre, visto che il 20mo emendamento della Costituzione esige  che i termini per il Congresso scadano il 3 gennaio e i termini per la presidenza,  il 20 gennaio”.

Infatti, insieme al presidente, gli “americani” eleggono  a novembre anche  la Camera bassa, e un terzo del Senato. Ci sono problemi tecnici;  si rischia di non avere un apparato legislativo legalmente in carica per proclamare il presidente scelto dai 538 dopo la morte di uno dei candidati.

Ma al di là delle tecnicalità, si colga il senso della domanda: qual è la data più opportuna perché il Candidato muoia? Che non sia troppo presto  ma nemmeno troppo avanti, per  far votare dal Collegio un candidato a sorpresa, uscito dal cappello di Alcuni  maghi, con l’apparenza della legalità?

altro giornale di zuckerman
Una stampa oggettiva,  moderata, super partes

“La democrazia americana – commenta il settimanale – avrerebbe un terreno nuovo se Hillary Clinton o Donald Trump lasciassero un vuoto nel ticket presidenziale prima dell’elezione generale  dell’8 novembre”.

E non basta. Il pezzo prosegue, mostrando che sono state valutate le soluzioni legali più insolite e di scuola:  che  sono andati a cercare articoli antichi su riviste di diritto perlomeno secondarie.

“Il professor Akhil Reed Amar della Yale Law School  [prestigiosissima, ndr.], in un articolo del [lontano]  1994 sulla Arkansas Law Review [poco prestigiosa] esamina la possibilità di protrarre una elezione presidenziale a dopo il 20 gennaio, con il presidente  della Camera a fare funzione di presidente fino a quando una votazione potrà  ‘scegliere un vero presidente per il restante  termine”. Ma egli ha detto a US News che quello scenario è probabilmente forzato…”.   Peraltro il  docente consultato, Akhil Amar (di origine indiana), si è dedicato  molto a quella che Cossiga chiamava, per l’Italia, “la  Costituzione materiale”; ossia a come si è formata e riformata e deformata a forza di prassi e forzature politiche  e giudiziarie,la Costituzione scritta. L’opera più recente del professor Amar suona  infatti: “America’s Unwritten Constitution: The Precedents and Principles We Live By”, ossia la ‘Costituzione non scritta: i principi e i precedenti  di cui viviamo’.

Interessante, vero?  Tanto più che,  racconta il settimanale, del professore “sta per  uscire un volume che tratta della morte di un candidato [quando si dicono le coincidenze!] delineando quattro distinti scenari che richiedono una valutazione speciale delle parole del 20mo Emendamento:  morte prima dell’elezione, morte dopo l’elezione ma prima  che gli Elettori si riuniscano a Dicembre,  morte gli Elettori votanti e il Congresso o in carica in gennaio, e il  momento tra la conferma del Congresso dei risultati elettorali e  l’inaugurazione del 20 gennaio”.  La distinzione dei tre periodi migliori (per la morte del Candidato) dipende, secondo il professor Amar,  “se il candidato è tecnicamente il president-elect”: ossia se il candidato ha  già vinto le elezioni, ma non è ancora designato. “Nel senso più stretto, i termini del 20 Emendamento coprono solo parte di gennaio”.

Da tutto ciò sembra di poter ipotizzare che la data esaminata da “Alcuni” possa essere non una “October surprise”, ma una post-Novembre Surprise:  viene eletto il Candidato,  è quasi già presidente, ma  – ecco – viene ucciso prima di ricevere la conferma.

Posso sbagliare.

Come dice nelle due ultime righe US News & World Report:  “Benché tutte le valutazioni  relative alla morte di un candidato siano ipotetiche, esse possono a  un certo punto del futuro diventarlo meno.  Non dobbiamo mai dimenticare – dice il professor Amar – che l’11 Settembre era un giorno di elezioni locali”.

Un sobrio titolo di un giornale di Zuckerman
Arruolato anche El Papa, contro Trump

Già:  non dimentichiamo mai che l’11 Settembre, dietro un presidente alcolizzato eletto con un riconteggio dubbio, dove gli Elettori decisivi furono quelli della Florida dove governava suo fratello Jeb, “Alcuni” presero il potere, e hanno trascinato la Superpotenza in  questi quindici anni di guerre miliardarie  che hanno sparso il caos e la morte nel mondo. Per farlo, questi “Alcuni” hanno ucciso 3300 cittadini Usa sotto le macerie delle Twin Towers.

Questi Alcuni non possono lasciare che venga eletto un presidente non scelto dal Sistema: non solo perché non vogliono perdere il potere e continuare  le loro guerre mondiali, ma per  il rischio estremo che fa’ correre loro un  presidente incontrollabile:  quelli possono finire sotto un processo  per delitti gravissimi  contro il popolo americano, come veri autori del mega-attentato; e  può venire alla luce la loro mostruosa deformazione della ‘democrazia’ americana.  Non rischiano solo di perdere il potere, ma di finire impiccati, come i nazisti a Noimberga;  e le loro   occulte spaventose trame in violazione di qualunque legge divina ed umana,   sciorinate davanti alle opinioni pubbliche del mondo.

A questo punto vi chiederete che cosa è in realtà US News & World Report:  è uno dei settimanali “serii” degli Stati Uniti.   Sappiamo solo che il suo proprietario, che è anche direttore responsabile, è un vecchissimo (è nato nel 1937) miliardario ebreo-canadese,   molto appartato   che  i suoi miliardi li deve al settore immobiliare, più che a quello editoriale   (anche se possiede pure il New York Daily News, i media cartacei sono tutti in perdita):

Mortimer Zuckerman

Mortimer Zuckerman con Hillary
Mortimer Zuckerman con Hillary

Naturalmente,   è  membro del Council on Foreign Relations. Naturalmente,  membro della J.P.Morgan (è nel national advisory board). Naturalmente –  la sua fortuna è valutata in 3 miliardi di dollari-  è  uno dei capi e donatori del National Jewish Fund, un ONG che raccoglie centinaia di milioni di dollari per rinverdire e rendere idrologicamente abitabili le zone di Israele rubate ai palestinesi; essa possiede in proprio il 12 per cento dei terreni in Iraele, di cui il suo statuto ”vieta la vendita a non ebrei”.

http://www.counterpunch.org/2013/04/26/the-lands-of-the-jewish-national-fund/

Ma soprattutto,  è stato presidente della stra-potente   Conference of Presidents of Major American Jewish Organizations  (la storica  lobby che unisce tutte le  51 lobbies ebraiche);   lo è stato dal 2001 al 2003, dunque all’epoca del Putsch condotto da Wolfowitz  e  compagni e che i media chiamano “attentato   islamico dell’11 Settembre” commesso da “Osama bin Laden”.   Quando “Dubya” Bush, nel maggio  2008, è andato in visita presidenziale per il sessantesimo anniversario della Stato Ebraico, ha scelto Zuckerman per farsi accompagnare nella veste di Delegato d’Onore.

Insomma, pare proprio  uno di quelli che più hanno da temere se un presidente non scelto da Alcuni accende un riflettore sull’11 Settembre e sul colpo di stato  che ha permesso  di usare gli Stati Uniti come un Golem distruttore per Israele?

 

Ora, vediamo che l’articolo del periodico di Mortimer dice a chi deve capire, col tono più anodino che riesce: se “le teorie del  complotto dovessero diventare realtà”, abbiamo le soluzioni. Legali. Perché certo, “se avviene un vuoto vicino al Giorno dell’Elezione, ne può seguire un caos”:  nell’articolo, è il solo accenno a possibili reazioni popolari. Ma anche per esse è stata trovata una soluzione. Sarà legale, di sicuro.

Naturalmente è  una ipotesi. Ma spiega benissimo lo strano  silenzio giudaico  sulle elezioni americane: qualche giornale s’è persino stupito che  Netanyahu ,  che contro Obama scatenò una campagna di odio vera e propria,  oggi  non sembri affatto interessato a chi vinca. Periodicamente  fa’ emettere comunicati in cui smentisce di essere simpatizzante per Donald Trump, o per Hillary.  E i gruppi ebraici americani? Lasciano che a fare le campagne contro Donald siano i negri di Black Lives Matter, o i messicani  pagati da Soros; oppure  gli scherani della Clinton e i forsennati della Cia pronti all’omicidio;   ufficialmente e ufficiosamente, la lobby in tutte le sue componenti si astiene dal prender parte al dibattito pubblico. Loro hanno i sondaggi veri,  e vedono che Trump è il favorito: ma tacciono, non si mobilitano.

Bocche cucite. Tanto che il Jerusalem Post  (di Murdoch)  s’è prodotto in un attacco molto puntuto contro Georges Soros, accusandolo di essere “un produttore di caos che mina tutte le strutture d’autorità, di legittimità e di  cultura” dell’Occidente.  Ora, tutto giusto: ma Soros ha soprattutto la colpa di essersi esposto troppo palesemente per Hillary, al punto che si è potuto scrivere che è lui, non la Clinton, il vero avversario di Donald Trump. Sei capace di tacere, vecchiaccio?

Non ce la fa’ proprio. Qui sotto vi offriamo una intervista  televisiva del 9 agosto, dove Soros  (dal minuto 2) dice: Donald Trump vincerà a  valanga il voto popolare, ma Hillary Clinton è già cosa fatta, perché avrà il voto degli Elettori. A done deal.

Sembrano le opportunità esplorate dalla rivista di Mortimer: Donald stravince, ma poi un pazzo solitario lo fa’ fuori – prima che possa essere confermato? E Hillary? “a done deal”, affare deciso.  Non è proprio capace di star zitto, il vecchiaccio.

 

 

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