URNE DA PAURA (di Marcello Veneziani)

 

Non cercate i vincitori del referendum.
Non cercate i capri espiatori della sconfitta.
Non ha vinto il cartello delle opposizioni, la sinistra o i magistrati.
Non è stato un voto in difesa della Costituzione.

Per dare una prima impressione a caldo, ha prevalso il clima di sfiducia, una diffusa paura indotta dalle guerre e dai loro effetti.

Quando si è insicuri, spaesati, si resta fermi, non si cambia.
E la gente ha preferito restare dove sta, temendo ogni spostamento.

Voto conservatore, voto di paura, voto di chi non si fida.
È un segnale per il Governo Meloni,
il consenso non può reggere solo sulla comunicazione, un po’ di fuffa, euforia e simpatia, e poi quasi nulla di concreto e di significativo (con due terzi di governo non all’altezza).

E poi se destra vuol dire guerra, Trump e Netanyahu, meglio non seguirla.

Non ci sono credibili alternative politiche all’orizzonte, quindi nessun preavviso di sfratto per la Meloni.
Ma in un clima così, pericoloso all’esterno, paludoso all’interno, non si può giocare la partita politici-magistrati in chiave berlusconiana pensando che il paese ti segua…

Piovono bombe, si vedono sfracelli, non possiamo pensare ai sorteggi e alle separazioni delle carriere: così avrà pensato chi ha votato no senza aderire alla campagna faziosa che diceva: “se Meloni vota sì, allora noi siamo per il no”.

Il voto è mobile, qual piuma al vento, tenetelo presente…