Sionismo cristiano: l’eresia preferita dei neocon

di Stephen Sizer

Russia Insider,  gennaio 2018

Per ogni sionista ebreo ci sono dieci sionisti cristiani evangelici fuori di testa

Almeno uno su quattro cristiani americani intervistati di recente dalla rivista Christianity Today ha detto di ritenere che sia la propria responsabilità biblica sostenere la nazione di Israele. Questa visione è conosciuta come sionismo cristiano. Il Pew Research Center ha posto la cifra al 63% tra gli evangelici bianchi. Il sionismo cristiano è pervasivo all’interno delle principali denominazioni evangeliche, carismatiche e indipendenti americane, incluse le Assemblee di Dio, i pentecostali e i battisti del Sud, così come in molte delle mega-chiese indipendenti. È meno prevalente all’interno delle denominazioni storiche, che mostrano un maggiore rispetto per il lavoro delle Nazioni Unite, un sostegno ai diritti umani, allo stato di diritto internazionale e un’empatia con i palestinesi.

Le origini del movimento possono essere ricondotte all’inizio del XIX secolo, quando un gruppo di eccentrici leader cristiani britannici iniziò a fare pressioni per la restaurazione degli ebrei in Palestina, come precondizione necessaria per il ritorno di Cristo. Il movimento acquisì slancio fin dalla metà del XIX secolo quando la Palestina divenne un punto strategico per gli interessi coloniali britannici, francesi e tedeschi in Medio Oriente. Il sionismo proto-cristiano ha quindi preceduto il sionismo ebraici da oltre 50 anni. Alcuni dei più forti sostenitori di Theodore Herzl erano chierici cristiani.

Il sionismo cristiano come moderno movimento teologico e politico abbraccia le posizioni ideologiche più estreme del sionismo. È diventato profondamente dannoso per una giusta pace tra Palestina e Israele. Propaga una visione del mondo in cui il messaggio cristiano si riduce a un’ideologia dell’impero, del colonialismo e del militarismo. Nella sua forma estrema, pone un accento sugli eventi apocalittici che portano alla fine della storia piuttosto che sul vivere l’amore e la giustizia di Cristo oggi.

I seguaci del sionismo cristiano sono convinti che la fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e la conquista di Gerusalemme nel 1967 furono il miracoloso adempimento delle promesse di Dio fatte ad Abramo di stabilire Israele come nazione ebraica per sempre in Palestina.

I famigerati romanzi del ciclo Left Behind di Tim LaHaye, insieme ad altre speculazioni sulla fine dei tempi scritte da autori come Hal Lindsey, John Hagee e Pat Robertson, hanno venduto oltre 100 milioni di copie. Questi sono integrati da libri per bambini, video e persino videogiochi violenti.

Le fiorenti organizzazioni sioniste cristiane come l’Ambasciata cristiana internazionale (ICEJ), Christian Friends of Israel (CFI) e Christian United for Israel (CUFI) esercitano un’influenza considerevole sul Campidoglio, sostenendo una base di supporto di oltre 50 milioni di veri credenti. Ciò significa che ora ci sono almeno dieci volte più cristiani sionisti che ebrei sionisti.

E i loro cugini europei non sono meno attivi nella Hasbarafia sionista, facendo pressioni per Israele, attaccando i suoi critici e ostacolando il processo di pace. Gli Stati Uniti e Israele sono spesso raffigurati come gemelli siamesi, uniti nel cuore, che condividono comuni valori storici, religiosi e politici.

Il pastore John Hagee è uno dei leader del movimento sionista cristiano. È il fondatore e pastore anziano della Cornerstone Church, una chiesa evangelica di 19.000 membri a San Antonio, in Texas. I suoi programmi settimanali sono trasmessi su 160 stazioni TV, 50 stazioni radio e otto reti in circa 99 milioni di case in 200 paesi. Nel 2006 ha fondato in movimento Christian United for Israel ammettendo: “Per 25 anni e mezzo, ho martellato la comunità evangelica alla televisione. La Bibbia è un libro molto pro-Israele. Se un cristiano ammette “Credo nella Bibbia”, posso farne un sostenitore pro-Israele o altrimenti fargli rinnegare la sua fede. Quindi tengo i cristiani dala parte del manico, si potrebbe dire”.

Nel marzo 2007, Hagee ha partecipato alla conferenza politica dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC). Ha esordito dicendo: “Il gigante addormentato del sionismo cristiano si è risvegliato. Ci sono 50 milioni di cristiani che applaudono attivamente lo Stato di Israele…”

Come ha sottolineato il Jerusalem Post, il suo discorso non mancava di chiarezza. Ha proseguito avvertendo: “Siamo nel 1938. L’Iran è la Germania e Ahmadinejad è il nuovo Hitler. Dobbiamo fermare la minaccia nucleare iraniana e stare con coraggio con Israele, l’unica democrazia in Medio Oriente… Pensate al nostro potenziale futuro insieme: 50 milioni di evangelici che si uniscono in una causa comune con 5 milioni di ebrei in America per conto di Israele come in un’unione stabilita nei cieli”.

I sionisti cristiani hanno mostrato diversi gradi di entusiasmo per l’attuazione di sei convinzioni politiche di base che derivano dalla loro teologia ultra-letterale e fondamentalista:

  1. La convinzione che gli ebrei rimangono il popolo eletto di Dio conduce i sionisti cristiani a cercare di benedire Israele in modi materiali. Tuttavia, questo comporta inevitabilmente anche l’approvazione acritica e la giustificazione delle politiche razziste e di apartheid di Israele, nei media, tra i politici e attraverso i tour di solidarietà in Israele.
  2. Come popolo scelto da Dio, la restaurazione finale degli ebrei in Israele è quindi attivamente incoraggiata, finanziata e facilitata attraverso la collaborazione con l’Agenzia ebraica.
  3. Eretz Israel, come delineato nelle Scritture, dal Nilo all’Eufrate, appartiene esclusivamente al popolo ebraico, quindi la terra deve essere annessa e i palestinesi cacciati dalle loro case e gli insediamenti illegali ebraici espansi e consolidati.
  4. Gerusalemme è considerata la capitale eterna ed esclusiva degli ebrei e non può essere condivisa con i palestinesi. Pertanto, strategicamente, i sionisti cristiani hanno fatto pressioni sull’amministrazione statunitense per trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme e garantire in tal modo che Gerusalemme sia riconosciuta come capitale di Israele.
  5. I sionisti cristiani offrono vari gradi di sostegno a organizzazioni come il Jewish Temple Mount Faithful, impegnate a distruggere la Cupola della Roccia e a ricostruire il Tempio ebraico sull’Haram Al-Sharif (il nobile santuario di Al-Aqsa).
  6. I sionisti cristiani hanno invariabilmente una visione pessimistica del futuro, essendo convinti che ci sarà una guerra apocalittica di Armageddon nell’imminente futuro. Sono profondamente scettici sulla possibilità di una pace duratura tra ebrei e arabi e quindi si oppongono al processo di pace. In effetti, sostenere un compromesso israeliano di “terra in cambio della pace” con i palestinesi è visto come un rifiuto delle promesse di Dio a Israele e quindi un sostegno ai suoi nemici.

All’interno della visione del mondo cristiano-sionista, i palestinesi sono considerati residenti alieni in Israele. Molti sionisti cristiani sono restii a riconoscere l’esistenza dei palestinesi come popolo distinto, sostenendo che sono emigrati in Israele dalle nazioni arabe vicine per ragioni economiche dopo che Israele era prosperato. Una paura e un profondo odio per l’islam pervade allo stesso modo la loro teologia manichea dualistica. I sionisti cristiani hanno poco o nessun interesse nell’esistenza dei cristiani arabi indigeni, nonostante la continuità di questi ultimi con la Chiesa primitiva.

Nel 2006 ho redatto quella che è divenuta nota come la Dichiarazione di Gerusalemme sul sionismo cristiano firmata da quattro dei capi delle Chiese a Gerusalemme: sua Beatitudine il patriarca Michel Sabbah, patriarca latino di Gerusalemme; l’arcivescovo Swerios Malki Mourad, del patriarcato ortodosso siriano di Gerusalemme; il vescovo Riah Abu El-Assal, della Chiesa episcopaliana di Gerusalemme e del Medio Oriente; e il vescovo Munib Younan, della Chiesa evangelica luterana in Giordania e Terra Santa. In esso hanno insistito: “Rifiutiamo categoricamente le dottrine sioniste cristiane come un falso insegnamento che corrompe il messaggio biblico di amore, giustizia e riconciliazione.

Rifiutiamo inoltre l’alleanza contemporanea dei leader e delle organizzazioni sioniste cristiane con elementi nei governi di Israele e degli Stati Uniti che stanno attualmente imponendo i loro confini unilaterali di prelazione e di dominio sulla Palestina. Ciò porta inevitabilmente a cicli infiniti di violenza che minano la sicurezza di tutti i popoli del Medio Oriente e del resto del mondo.

Rifiutiamo gli insegnamenti del sionismo cristiano che facilitano e sostengono queste politiche mentre promuovono l’esclusività razziale e la guerra perpetua piuttosto che il vangelo dell’amore universale, della redenzione e della riconciliazione insegnati da Gesù Cristo. Piuttosto che condannare il mondo al destino di Armageddon, invochiamo tutti a liberarsi dalle ideologie del militarismo e dell’occupazione. Che perseguano invece la guarigione delle nazioni!

Invitiamo i cristiani nelle Chiese di ogni continente a pregare per i popoli palestinese e israeliano, che soffrono entrambi come vittime dell’occupazione e del militarismo. Queste azioni discriminatorie stanno trasformando la Palestina in ghetti impoveriti circondati da esclusivi insediamenti israeliani. L’instaurazione degli insediamenti illegali e la costruzione del muro di separazione sulle terre palestinesi confiscate mina la vitalità di uno stato palestinese e la pace e la sicurezza nell’intera regione”.

I patriarchi hanno concluso: “Dio chiede che sia fatta giustizia. Nessuna pace duratura, sicurezza o riconciliazione è possibile senza il fondamento della giustizia. Le richieste di giustizia non scompariranno. La lotta per la giustizia deve essere perseguita con diligenza e perseveranza, ma non con violenza”. Il profeta Michea chiede: “Il Signore richiede da te di agire con giustizia, amare la misericordia e camminare umilmente con il tuo Dio”. (Michea 6:8).

È mia opinione, dopo più di 10 anni di ricerca post-laurea, che il sionismo cristiano sia la più grande, controversa e distruttiva lobby del cristianesimo. Ha la responsabilità primaria di perpetuare le tensioni in Medio Oriente, giustificando l’ordine del giorno colonialista dell’apartheid di Israele e minando il processo di pace tra Israele e i palestinesi.

Il capitolo conclusivo del Nuovo Testamento ci riporta all’immagine del Giardino dell’Eden e alla rimozione della maledizione che scaturisce dalla caduta: “Allora l’angelo mi mostrò il fiume dell’acqua della vita, chiara come il cristallo, che scorre dal trono di Dio e dell’Agnello… A ogni lato del fiume c’era l’albero della vita, con dodici raccolti di frutti, che producevano il proprio frutto ogni mese. E le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni”. (Apocalisse 22: 1-2) Sicuramente questo era quello che Gesù aveva in mente quando istruiva i suoi seguaci ad agire come ambasciatori di pace e riconciliazione, a lavorare e a pregare che il regno di Dio venga sulla terra come in cielo.

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Il rev. dr. Stephen Sizer è il rettore della Christ Church in Virginia Water e l’autore di Christian Zionism: Road-map to Armageddon? (InterVarsity Press, 2004); Zion’s Christian Soldiers?(2007) e di In the Footsteps of Jesus and the Apostles (Eagle, 2004). Per maggiori informazioni si veda www.stephensizer.com

 

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