Sembra che la Serbia non entrerà nella NATO, dopotutto

Il primo ministro serbo Aleksandr Vucic è andato in Russia per acquistare armamenti. Comprerà una decina di elicotteri, di cui due già pagati. Ha ordinato un automezzo a russo a 8 o più coppie di ruote su cui piazzare il cannone di quarta generazione 155 mm NORA, fabbricato e concepito a Belgrado, pesante 35 tonnellate; con la ditta russa che fornisce il mezzo, KamAz, la Serbia ha stretto un contratto di manutenzione a lungo termine. Inoltre vuole montare sul suo porta-truppe corazzato 8×8 “Lazar-2” i cannoni russi 2A42 da 30 mm.

il NORA made in Serbia
il NORA made in Serbia

 

Ma soprattutto, lo stato maggiore serbo vuole un sistema di difesa anti-aerea, ossia un sistema missilistico terra-aria (l’ideale sarebbero i SS-300 forniti all’Iran) – capace di intercettare “missili tattici senza traiettoria balistica” un tipo di arma di cui (nota Sputnik) “solo paesi NATO dispongono nella regione”. Belgrado si deve difendere dalla NATO? Una cosa pare certa: con un così massiccio rammodernamento delle sue forze armate secondo le norme russe, la Serbia si allontana indefinitamente dall’entrata nell’Alleanza Atlantica.

E’ la stessa Serbia a cui la UE fa’ balenare da anni l’entrata nella comunità economica di Bruxelles; e a cui ultimamente ha promesso di accelerare la pratica, più qualche miliardo di euro, se allestisce campi per un 100 mila rifugiati: in pratica, se si tiene i profughi che la Germania ha chiamato, per un tempo indefinito – perché la Germania adesso ne ha abbastanza. Anzi, secondo il giornale di Belgrado Danas, Bruxelles dispone del paese non-membro come suo, dando ordini: costruisca le strutture d’accoglienza; Frontex manderà i suoi addetti a gestire il controllo e la registrazione ai posti di passaggio dalla frontiera fra Serbia e Croazia; però questi arriveranno solo a febbraio, perché Frontex non è un fulmine. Nel frattempo, la Serbia dovrà tenersi i profughi…Michael Davenport, il capo della delegazione UE per la Serbia, s’è già congratulato per “l’intenzione del paese di partecipare attivamente alla soluzione della crisi”. Bruxelles si attende da un paese così desideroso di unirsi al paradiso europeo, che si spartisca con gli altri stati balcanici centomila profughi, come fosse già un paese-membro; oh, ma lo sarà, lo sarà, se obbedisce. Insomma la UE vuol trasferire il suo problema ad altri, commenta Danas .

L’attrazione per l’Europa di Bruxelles non è mai stata altissima fra i serbi; oggi il nostro paradiso ha perso ancora più fascino, dopo che a Belgrado hanno visto come la UE ha trattato la Grecia, e come Berlino e Bruxelles hanno provocato la marea di medio-orientali dal cui transito il paese è invaso.

No alla Nato
No alla Nato

 

Quanto all’adesione alla NATO, nel vicino Montenegro, sabato, ventimila persone sono scese in piazza per dire un “No” sonoro -ed anche violento, a un certo punto – all’Alleanza Atlantica. Ventimila in piazza sono una folla immensa, in un paese di 670 mila abitanti. Nel 1999 la NATO bombardò anche il Montenegro, allora unito alla Serbia di Milosevic, provocando morti e feriti; adesso il governo ha chiesto (o è stato indotto a chiedere) di entrare nell’alleanza occidentale. Il blocco si degnerà di accoglierlo nel dicembre, ossia fra due mesi. Gli scontri con la polizia hanno raggiunto momenti di violenza che hanno fatto pensare a una piazza Maidan, al  contrario. La disoccupazione è altissima, il popolo è in miseria, e considera il governo un fantoccio degli occidentali, un “governo”  mafioso  per di più composto di arricchiti con contrabbando, cocaina, sigarette, armi.

Come giustamente fa’ notare un commentatore, che senso ha questa ossessione dell’Alleanza di inglobare un paesetto di 670 mila abitanti, il cui intero bilancio militare è 37 milioni di euro? (Si ricordi che un solo F-35 costa 100 milioni) Solo l’unificazione dei calibri, delle norme NATO e della standardizzazione supererà forse di parecchie volte quella cifra, senza contare la fornitura di costoso armamento Made in Usa, e tutto il lavoro burocratico per questa integrazione. Oltretutto il Montenegro è già un membro di fatto: ha persino inviato in Afghanistan 45 soldati (diconsi quarantacinque), una volta chiarito che sarebbero stati gli americani a pagare loro e le spese. Ma di che utilità sono per la Superpotenza? Un altro indizio dell’aria di demenza che ormai spira dall’Occidente.

Di fronte all’afflusso incontrollabile dei profughi invitati dalla Merkel, i paesi europei, impossibilitati ad affrontarlo, stanno alzando frontiere e muri. Prima è stata l’Ungheria, da tutti deplorata; adesso è l’Austria che deve alzare il suo muro verso la Slovenia; e la Slovenia minaccia di fare lo stesso con la Croazia. Il celebrato “spazio Schengen” si sta chiudendo in cortine e reticolati.

E le relazioni di Vienna con Berlino, dopo mezzo secolo di bello stabile, sono gelide. E non basta: gli austriaci -e specialmente le austriache – per difendersi dagli stupratori medio-orientali, si armano: carabine a canna corta e spray al peperoncino, 70 mila armi portatili acquistate negli ultimi mesi. E gli 8,5 milioni di austriaci hanno già in casa 900 mila armi, sono – fatto sorprendente – il popolo più armato d’Europa.

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