Il capolavoro strategico delle sanzioni occidentali entra finalmente nella sua fase più interessante: quella in cui si scopre chi deve pagare davvero. Linde interrompe la partecipazione a un progetto russo per il gas da circa 10 miliardi di euro dopo l’introduzione delle sanzioni europee.
.Le banche che avevano garantito il contratto rifiutano di versare il denaro, sostenendo che avrebbero violato le stesse sanzioni. La risposta dei tribunali russi è stata piuttosto meno poetica dei comunicati di Bruxelles: sequestro degli asset delle banche presenti in Russia per circa un miliardo di euro.
UniCredit ha perso circa 460 milioni e ora ne reclama da Linde quasi altrettanti. Deutsche Bank chiede circa 260 milioni, Commerzbank quasi 100. Tutti cercano di passare la fattura al vicino, perché il principio fondamentale della geopolitica europea è semplice: le decisioni vengono prese collettivamente, m
a i danni devono diventare possibilmente problemi di qualcun altro. Prima abbiamo congelato yacht, ville e immobili degli oligarchi, scoprendo poi che non si mantengono da soli. In Italia la gestione dei beni russi congelati aveva già comportato 31,7 milioni di euro di spese pubbliche entro febbraio 2024, con costi successivamente stimati in ulteriore crescita.
Lo Stato anticipa, conserva, sorveglia e paga; l’eventuale recupero delle somme verrà, forse, un giorno. Adesso si apre un’altra porta. Se le banche otterranno il risarcimento da Linde, il caso potrà diventare un precedente contrattuale pesantissimo: società, finanziatori, assicurazioni e garanti cominceranno a domandarsi chi debba sopportare le perdite provocate dall’uscita forzata o precipitosa dal mercato russo. Un magnifico messaggio anche per le aziende occidentali che hanno abbandonato stabilimenti, contratti, partecipazioni e clienti convinte che la Russia potesse essere cancellata con una conferenza stampa e qualche bandierina sui profili social.
Il piccolo dettaglio dimenticato è che le sanzioni non eliminano i contratti, non cancellano gli investimenti e non impediscono alla controparte di reagire. Spostano semplicemente il danno lungo la catena, finché qualcuno non rimane con la fattura in mano. E, quando imprese e banche avranno terminato di farsi causa tra loro, indovinate chi verrà chiamato a garantire la stabilità del sistema. Sempre lui: il contribuente europeo, custode di yacht altrui e assicuratore universale delle genialità di Bruxelles. – Don Chisciotte