PECHINO FA’ DELLA GRECIA LA TESTA DI PONTE – E CON QUATTRO SOLDI (CHE LA MERKEL HA RISPARMIATO)

Una premessa:  io stesso  mi chiedo  perché non mi viene voglia  di  commentare la politica italiana. Sull’Ilva perduta,   la sparizione delle ultime industrie nazionali, il collasso economico che avanza,  su  la  Sacra Segre proposta alla presidenza della repubblica,  sulla “unica religione rimasta” – la sola di cui  nessuno  può  dichiararsi agnostico  o ateo, nessuno è esentato dal professare culto pubblico  (come quello a Cesare nella Roma antica,  che migliaia di martiri cristiani rifiutarono) qualunque cosa pensi in privato, è  meglio si tenga per sé.

Sul governo, composto di neo-primitivi di zero cultura e di scarsa intelligenza,  di moralità politica sotto-zero (onestà, onesta!)  servile ad un’Europa in paralisi e disfacimento ma contemporaneo indurimento  verso il debole Italia,  che  si è resa  prona e aperta al saccheggio.

Non mi eccita  il  fatto che questo governo di servi e disonesti verso i suoi stessi elettori,    sia pericolante e sembri cadere da un momento all’altro. Perché  anche se  si arriva ad elezioni,  a vincerla sarà un ancor più neo-primitivo:  tremo all’idea di quel che potrà essere un  governo Salvini e con quali risorse mentali, culturali e  livello di (ir)responsabilità affronterà la  crisi  abissale in cui stiamo precipitando inermi.  Da questa crisi non si esce se non uscendo dalla UE e dall’euro, nessuna terapia è possibile restandoci  – e Salvini, anzi tutta la Lega,  giurano che loro dall’euro non escono (ed hanno pure ragione, altrimenti la UE è capace di ogni atto di sabotaggio crudele, come ha dimostrato in Grecia).

Ormai agli sgoccioli, vedo che il PD – a cui va addebitata la colpa storica di aversi regalato, non bastandone le tre autoctone,  la   quarta mafia: la  mafia nigeriana, la più feroce e  intrattabile –  vuole chiudere facendo qualcosa di sinistra: varerà lo jus culturae, i  grillini sono d’accordo,  darà  la cittadinanza ai 200 mila bambini figli di immigrati: ovviamente aprendo con ciò alle conseguenze degli  immani ricongiungimenti familiari, le torme di nonni e   zie e parenti scioperati a pesare sul sistema sanitario e pensionistico, a far crollare quel poco che resta di stato sociale –  e  che avvicineranno la profezia di Rol: nel 2025, il 40 per cento della popolazione italiana sarà di colore.

Non mi appassiono alla politica terminale  che dà di sé questo e il futuro governo,  o il presidente, o la magistratura aberrante di  Palamara, e il loro avanzare a tastoni nella storia come ubriachi, del resto sul modello di una gioventù  italiana ad encefalogramma appiattito,   che si agglutina non per nessuna protesta, ma per feste rave,  discoteche  da neo-selvaggi,  Vasco Rossi e simili; che non studia né lavora e consuma capitali in cocaina  e in giochi d’azzardo deficienti, sempre  prona a qualunque tossico-dipendenza.

Se non mi appassiono, è perché non spero:  occorrerebbe una classe  dirigente che non abbiamo mai avuto, ed un popolo che la esigesse.  Mi  limito a constatare la precisione  con cui si sta realizzando la profezia  – data prima del 1959,  oltre mezzo secolo fa – “in  Italia le cose vanno selvaggiamente”.

Le ultime speranze sono  affidate al milione (almeno) di italiani laureati e diplomati che  stanno lavorando ed imparando all’estero la responsabilità e il sacrificio : dopo  il repulisti, in un  nuovo ordine europeo, a loro spetterà di ricostruire l’Italia,  liberata da alcuni milioni di neo-selvaggi  di  troppo,  come  paese del bello e del vero.

Ai pochi  lettori che capiscono,  segnalo i sintomi di rivolta o cambiamento che avvengono nella cosiddetta “Unione Europea”, perché  da lì si avvicina il collasso da cui si può (vagamente)sperare in una liberazione –   a cui i  neo-primitivi  non saranno all’altezza.

Tre miliardi: Berlino poteva spenderli?

 

Segnalo che, con gran dispetto del padrone tedesco,   a gran passi  accelerati  Pechino sta facendo della Grecia la sua testa di ponte europeo.

Direte che non è una novità, son dieci anni che la Cina ha comperato il Pireo,  attraverso   la  sua China Ocean Shipping Company (COSCO), che è  di proprietà statale.

Ma ora è accaduto questo: lunedì 11, il  capo supremo Xi Jinping s’è recato in Grecia nella prima visita ufficiale, inaugurando “una nuova era” in fatto d’ investimenti e  rapporti commerciali.

La cinese Banca dell’Industria e commercio aprirà  una sede ad Atene “per finanziare progetti  di energia rinnovabile”   (un obbligo politicamente corretto), che si aggiungeranno  alla costruzione di una centrale solare a Creta,  da 50 megawatt,  con   le competenze tecnologiche del China Energy Engineering Group.

Atene ora spera che Pechino possa persino acquistare la società elettrica statale DEL, fallita, e diventare attiva nel campo dell’energia verde.

Ciò che colpisce,  sono le cifre che la Cina ha messo in gioco per assicurare la Grecia al suo progetto.  Al Pireo, fino ad oggi, COSCO ha investito  – in un decennio –  800 milioni di euro, cifra  che è  bastata per trasformare l’antico porto  nell’hub delle esportazioni cinesi verso la UE, e  farlo passare dalla  capacità di gestire 685 mila containers  che aveva nel 2010, a 5 milioni di oggi,  un aumento di 8 volte. Passa di  lì il 10 per cento delle  merci cinesi esportate in Europa.   Nei prossimi  5 anni, i cinesi intendono investire altri 600 milioni di euro nel Pireo, espandere ulteriormente il porto container ed “entrare sempre più nel settore alberghiero e nelle crociere”.  Il numero di turisti cinesi che visitano la Greci raddoppia da un anno all’altro, e nel 2020 sarà sui 400-500 mila presenze; sicché la Cina ha inaugurato un volo diretto Shanghai-Athene.

Nell’insieme, gli investimenti che la Cina ha programmato di fare in Grecia sono di 3 miliardi di euro  in 5 anni,  ossia 600 milioni di euro l’anno.

Sottolineo, di queste cifre, la levità.  La  piccolezza. Niente che non fosse alla facile portata della Germania, col suo surplus annuo di export di 250 miliardi;  basta pensare alle centinaia di miliardi che Deutsche Bank e Commerzbank hanno sprecato in cattivi investimenti  dovunque nel mondo tranne in Europa, dalla Turchia a Wall Street , per  mancanza di occasioni  d’investimento in Europa data l’austerità che Berlino ha imposto a tutti membri.  Col risultato che  “le imprese tedesche hanno investito i loro profitti all’estero, aiutando di fatto a finanziare le importazioni straniere” (Adam Tooze)

http://letstalkbooksandpolitics.blogspot.com/2012/08/germanys-growth-is-unsustainable.html

e senza ricavare profitti, tra l’altro. Ma che dico, mal investimenti? Basta paragonare i 3 miliardi cinesi in Grecia con i 12 miliardi  che la sola Deutsche  Bank ha pagato in multe per  i suoi trucchi sul Libor ed altre malversazioni agli …  Stati Uniti.

https://news.bitcoin.com/deutsche-bank-collapse-could-crash-global-financial-markets/

Con 600 milioni qui e là, in  tutti questi anni, la Germania poteva tenersi legata la Grecia  – facendo tra l’altro in  buon affare (la COSCO dal porto del Pireo, ricava ovviamente profitti, avendone  aumentato di un terzo  la  superficie  e quadruplicato  la redditività). Invece, che cosa è andata a fare la Merkel nelle sue visite ufficiali ad Atene?   Mai a dare un soldo, ma questo è il meno;  a fare della Grecia la discarica delle sue scelte migratorie dementi   – senza alcun compenso. Ma questo non è ancora tutto.   Quando la Merkel è comparsa in visita ad Atene, è stato per  imporre , fra aspri rimproveri di “vivere  al disopra dei propri mezzi” – al”suo” Tsipras,   che ha reso il suo schiavo  –    di non spendere.

Apprendiamo infatti  – dal China Daily   – che nell’anno in corso, il governo conservatore di Atene ha approvato investimenti cinesi per 611,8 milioni di euro, “che erano stati precedentemente congelati dal governo di Tsipras   per  un periodo di 18 mesi” per il divieto imposto dalla UE.

Già, perché senza mai cacciare un centesimo, e continuando a rimproverare i greci di  aver voluto vivere al disopra dei propri mezzi  accettando di indebitarsi troppo con la banche germaniche e francesi, e quindi   devono soffrire, per  giunta Bruxelles (ossia Berlino) e la NATO (ossia gli USA)   “dal punto di vista geopolitico, i partner occidentali sono preoccupati che il flirtare della Grecia con La Cina potrebbe indebolire il fianco sud-est della NATO e dell’UE”.

Stanno parlando del fianco sud-est  già  “indebolito” dalla Turchia  di Erdogan .  Della NATO in stato di  “morte cerebrale” secondo  il capo della sua maggior forza armata europea. Di Stati Unitidi cui persino la Merkel riconosce che non si può più confidare come difensori della UE.  Gli Stati Uniti in condizione tale, che secondo  un sondaggio  Rasmussen in 2018 ,  il 31 % degli elettori americani ritengono che l’America “vedrà una seconda guerra civile nei prossimi 5 anni”, con  i trumpisti armati  contro gli anti-Trump.

Tirchieria  patologica e paralitica

Migranti affollano l’isola di Lesbo. Da Berlino mai un aiuto.

In una simile situazione di autodistruzione del vecchio  ordine  geopolitico occidentale (in fondo sono stati i capitalisti americani a far sorgere la Cina come potenza rivale, avendovi esportato capitali e conoscenza per cieca sete di profitto a breve)  il governo di Atene non solo fa benissimo a diventare il crinale della”Nuova linea di faglia” fra Est ed Ovest,   e partecipare al “nuovo sistema parallelo” all’Occidente che la Cina sta costruendo con  deliberata intelligenza programmatica e  capitali a disposizione  creando istituzioni come la Asian Infrastructure Investment Bank e la New Development Bank, che imitano entrambe le strutture internazionali create dagli USA e Londra nel dopoguerra 1945.

Un analista britannico vuol fare  la  lezione ai greci che  non si fidino dei regali di Pechino. “Penso che la parte greca non possa intercettare  più dell’uno percento dei benefici totali del [Pireo]”, che lui valuta  un valore di 30-40 miliardi di euro per tutti questi beni cinesi che arrivano in Europa ogni anno “.

Ma l’1 per cento è meglio di niente. Del  niente che  ha offerto la Merkel e una Germania in  preda alla tirchieria patologica che non solo ha paralizzato l’Europa, ma la rende lei stessa paralitica.

Il Primo Ministro greco   Mitsotakis  ha avuto buon gioco a ricordare,  salutando Xi , che la Cina è stato  uno dei pochi paesi che aveva investito in Grecia durante la grave crisi finanziaria degli ultimi anni.

Bastavano   600 milioni  alla Germania,  3   miliardi in 5 anni, per  tenere la Grecia legata all’Europa. Ha preferito”investire” decine di miliardi in derivati tossici .

Anzi: la stessa Italia  poteva  adottare la Grecia e farla rinascere,  è perfettamente nell’ambito delle sue possibilità economiche. A riprova che quel che manca alla UE non sono i soldi.  Manca  il progetto unificante del destino comune,   manca il cervello,  manca una idea che non sia tirchia e malevola  – e perdente.

“E’ tempo di svegliarsi  da questo sogno dannoso e senza frutto”  che è stato il progetto di unificare l’Europa a  forza attraverso l’euro, come ha detto  il banchiere centrale   ungherese Gyorgy Matolcsy.  In Italia non lo ascolta né il governo neo-primitivo né lì’opposizione neo-selvaggia. Per questo  mi astengo.

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