ESSERE MUSULMANI, ED ESSERE ‘ROMANI’

Mea culpa. Qualche giorno fa ho postato una frase dell’islamologo   Rémi Brague che mi pareva un modello di acribia, ed ho suscitato un vespaio di reazioni di pancia:   mi han detto che volevo sostenere la superiorità di Cristo sull’Islam,  ho ricevuto persino, l’accusa di essere un adoratore della Fallaci, un odiatore dell’Islam,  un cristianista…Il peggio però non è questo. E’ che molti commenti mi hanno rivelato un dato: la cultura generale ormai è così bassa, l’argomento “religione” così rozzamente fondato su pregiudizi e luoghi comuni, e ignoranza dello sviluppo storico, che una frase “colta” e sapiente viene fraintesa del tutto, e suscita elucubrazioni demenziali, ed enormi spropositi dal parte di relativisti da bar.

Mea   culpa.

Riporto qui la frase di Brague, “la differenza fondamentale tra Cristianesimo ed Islam”

“L’idea di misericordia, e   dunque di perdono, è una delle tante nozioni che, dietro la stessa parola, non hanno lo stesso significato.

Dio, come lo vedono i cristiani, detesta il peccato che sfigura la Sua creatura, ma ama i peccatori che Egli vuol liberare dai loro peccati: “Cristo è morto per noi quando eravamo ancora peccatori” (Romani, 5,8). Il Dio del Corano ama quelli che sottomettono e odia quelli che non credono in Lui (Corano, XL, 10). Prima di parlare di misericordia, domandiamoci verso chi Dio ne dà  prova. Non facciamo confusione tra i Dio”.

Mea culpa: dovevo precisare il livello  in cui intendevo porre l’osservazione.  Ovvio, secondo me: oggi che l’Islam entra e si  mescola con le nostre vite, e   per giunta nella sua forma più rozza e ostile (wahabismo),  guardiamoci dall’interpretarlo secondo le nostre categorie: che sono “cristiane” anche se siamo dei mangiapreti.   Perché, come aveva notato un diplomatico indiano (che avevo riportato in un precedente articolo):

L’Islam è morto, il cristianesimo anche, ma le due religioni non hanno voluto morire nello stesso modo.  La morte dell’Islam è molto musulmana, la morte del cristianesimo  molto cristiana. L’Islam ha voluto la morte nella necrosi, il terrorismo. Il cristianesimo,ha trovato la morte nella secolarizzazione, in una follia che chiama ’libertà’.  Le nozze gay, esemplifica, “sono in questo senso una iniziativa tipicamente cristiana”.

Le nozze gay  non potevano essere legittimate se non in ambiente “cristiano”, questo  vuol dire l’acuto diplomatico. Un cristianesimo divenuto certo cancro a se stesso, ma – fateci caso – tutte le leggi che i militanti della secolarizzazione riescono ad imporci, sono – come notò Chesterton –   “idee cristiane impazzite”, un residuo cristiano divenuto folle: persino l’aborto legale  i diritti LGBT, l’umanitarismo  estensione demente della carità,  la globalizzazione come contraffazione dell’universalità ‘cattolica’, “nessuno tocchi Caino”. I musulmani, per loro fortuna, nemmeno riescono a concepire simili “diritti”, simili “bontà”, simili buonismi, simili “politicamente corretto”.  E saranno loro, a farsene i carnefici.

Questo e solo questo volevo dire. Volevo avvertire   di non far confusioni:   la parola “religione”  ha  un senso radicalmente diverso qui da noi e fra i musulmani.. E i laicisti più aperti alla “accoglienza senza limiti”,  che non  a caso adorano Francesco, preparano a se stessi sgradevoli sorprese se si aspettano misericordia e gratitudine, e credono che i nuovo arrivati comprendano il nostro sistema di “diritti”, o anche solo il diritto.  Sorprese consistenti nel taglio delle gole, questo diceva Brague.

brague

Ora, siccome la cultura generale è ormai  così scarsa, occorre dire perché Rémi Brague è un  intellettuale importante  proprio nel nostro tempo.

Anzitutto è grande ammiratore di Roma antica, che continua a proporre come “modello per la salvezza d’Europa”.  La grandezza di Roma  – questa è la sua scoperta – sta nella sua “secondarietà”. Che cosa vuol dire? Che all’apice della potenza, Roma avrebbe potuto dire: “La civiltà comincia con noi, tutti gli altri sono barbari oscuri”. Farsi, insomma, civiltà “primaria”, che non doveva nulla a nessuno, apice della storia

I Romani non lo fecero. Sapevano, riconoscevano, di essere venuti in un mondo già colto e civile; ammettevano di essere “secondi”  rispetto alla Grecia. Non furono mai tentati dal cancellarla; anzi, mandavano i figli ad Atene a imparare  Platone e Aristotile, Omero era la lettura obbligatoria  delle scuole elementari – e in greco. Si facevano fare  copie di statue greche di Fidia,  era bon ton scriversi fra loro in greco; non erano particolarmente coscienti della originalità assoluta delle  loro due arti maggiori – arti radicalmente politiche, pubbliche – che furono il Diritto e l’Architettura (i romani inventarono  gli interni  monumentali, ignoti a greci) anzi nel praticarle si riferivano volentieri all’Ellenismo per nobilitarle.

Orbene questo fenomeno – la secondarietà – è rarissimo nella storia, dice Brague.  Specie in un popolo dominatore e imperiale.

Sarebbe stato facile cercare di preservare intatta la “autenticità” etnica, esaltare le “prische virtù” repubblicane e guerriere del Lazio primitivo, e giudicare “decadenza” la raffinatezza ellenica. Catone e il suo circolo ci provarono anche. Ma, in verità, il romano si sentì sempre un po’ barbaro rispetto al Greco; un “complesso d’inferiorità” a cui diede uno sbocco improbabile: la decisione di “andare ad imparare” dai greci.

Dice Brague: Essere ‘romano’ significa avere alle spalle un classicismo da imitare, e davanti a sé  una barbarie da sottomettere. 

La barbarie da sottomettere non è solo la barbarie esterna; è anche la barbarie interiore. Quella che il Romano sa di avere in sé. Il Romano sa che deve diventare “classico”, con uno sforzo di apprendimento, di approfondimento e di “conquista”  continuo.

Grazie a questa particolare umiltà, Roma è quella a  cui dobbiamo se ha trasmesso il passato classico ai barbari d’Europa;  è a Roma che dobbiamo  se la cultura d’Europa può rivendicare a sé Socrate e Platone, i tragici e Policleto  – un continuum di tremila anni –  e non – poniamo – Asterix.

Il trionfo in Europa del Cristianesimo avrebbe potuto  essere la  cesura  in questo continuum di tremila anni. Non lo è stato, perché anche la religione cristiana ebbe il carattere di “secondarietà”.  I cristiani sanno di avere una religione  non “originale”, bensì “derivata”: caso unico, una religione che si riconosce  seconda rispetto all’Ebraismo – e invece di cancellare  anche le tracce di quella religione  superata e  (spesso) imbarazzante, per mostrare la sua “primarietà”, va’ a studiare l’ebraico, va’ continuamente alle fonti.  Del resto non può fare altrimenti: il suo Gesù è il Messia, non si può staccarlo dalla sua origine.

Lo stesso atteggiamento  dunque  il cristianesimo assume davanti a Roma. Quando trionfa, resiste alla tentazione di cancellarne le vestigia ( ammesso che ci sia stata): è tipico che i monaci amanuensi nell’altissimo Medio Evo copiano i testi latini, anche dei poeti licenziosi e ultra-pagani –  tale è il prestigio di quella cultura,  di quella lingua, che nemmeno ci pensano a cancellarla.

Perché il Cattolicesimo è Romano

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Nel Pantheon, il sereno e possente dominio dello spazio che sarà anche della politica romana

Anche per questo la Chiesa è, profondissimamente, Romana: nel sapersi apparsa in un mondo culturale che già esisteva ed era grandioso, nel sapersi in parte barbara e bisognosa di recuperare la classicità.  Brague rileva come nel Medio Evo la lingua latina, che  era  lo strumento universale delle persone di cultura, sia segnato triplice secondarietà: 1- Non era la lingua materna di nessuno, ma che andava appresa. 2 – Non era la lingua cristiana, anzi portava con sé tutte le suggestioni e i valori del classicismo  pagano; 3 – Non era la lingua originale della Scrittura,  che era o l’aramaico o il greco; non poteva essere elevata a “lingua sacra”, mantenne sempre un fondo laico, era usata dai notai come dai preti e dagli scienziati.

Spero si intuisca che da  qui nasce la “laicità”, la “separazione fra Stato e Chiesa”, anticipata  dal conflitto fra papato ed impero. Non è possibile, al cristiano, essere davvero “integralista”. Non può dire: tutto ciò che mi serve è nei Vangeli, dunque brucerò tutti gli altri libri anteriori, che sono falsi o inutili.  Non può, il cristiano, desumere un diritto direttamente  dal Vangelo; la Chiesa adotterà senza alcuna esitazione il Diritto Romano.

Spero si intuisca, a questo punto, come la “secondarietà” della religione, innestata sulla “secondarietà” di Roma,  faccia nascere – per esempio – umanesimo e Rinascimento. Già nel benedettino che nell’ottavo secolo copiava Lucrezio e Orazio e Ovidio, invece di bruciarli, cova il letterato quattrocentesco che “riscopre” quegli autori e li scaglia, magari, contro la religione dei monaci. Anche i grandi filosofi della cristianità, anche Tomaso d’Aquino, han sofferto di  non conoscere il greco, e di dover studiare Aristotile su testi di arabi; appena è stato possibile, l’Europa cristiana si è gettata sugli  originali ellenici, ha voluto riscoprire il “vero” Platone, il vero Aristotile, incurante dal pericolo per la fede  ha imparato di nuovo il greco: e il greco ha cambiato l’esser cristiano , rispetto a quello medievale, in modo decisivo.

Perché  anche il  cristiano sapeva di avere una classicità alle spalle, da apprendere, e una barbarie davanti, da sottomettere  –   in sé.

L’Islam è “primario”

moschea
(In realtà questo è un interno romano, ma Islam non lo sa)

Ora, l’Islam è invece una religione che si è voluta “primaria”. Ciò, in modo radicale: prima della comparsa del Profeta e della “discesa” del Corano, proclama, non c’era civiltà. Non c’erano che oscurità e ignoranza  (gahiliyya): i libri di prima, o sono inutili – perché tutta la scienza che serve al  fedele è nel Corano – o sono dannosi perché contengono solo falsità: si brucino.  Non c’è niente da imparare dai miscredenti.

Direte che esagero. Perché naturalmente, saprete che gli islamici hanno tradotto una quantità di  testi greci in arabo, e per secoli i nostri medievali  hanno letto i greci nelle traduzioni dall’arabo al latino che ne fecero eruditi ebrei. Tutto vero, e non toglierò questo merito ai musulmani. Il punto però è questo: che una volta tradotto in arabo i greci, essi non hanno più  conservato gli originali. Perché avrebbero dovuto, visto che erano ormai nell’arabo, la lingua sacra, la lingua perfetta, la lingua di Allah?

Per questo Schlegel ha potuto dire: nel Medio Evo, “ i musulmani “furono infinitamente più colti, e  tuttavia più barbari degli europei medievali. Barbaro infatti è colui che insieme è anti-classico e anti-progressivo”

Così, si sono reso impossibile qualunque “Rinascimento”. Qualunque “recupero” culturale,  qualunque “umanesimo”. Nessuna curiosità delle altre culture, che già era così vivace in Erodoto, primo etnologo del 450 avanti Cristo.  Nessuna “laicità”, ovviamente,   ha potuto sorgere da questa religione “primaria” e beduina. Questo è il motivo per cui la loro conquista non ha portato un ampliamento  culturale, come   la conquista di Roma, bensì una cesura e una rottura.  Hanno avuto una grande cultura, sì. Ma  come notava  Schlegel, coltissimi e insieme barbari.

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Una wahabita de’ noantri

Naturalmente l’amico Galoppini, che è un convertito al sufismo,  dirà che ho voluto  asserire  propagandisticamente  la “superiorità” del Cristianesimo sull’Islam. Spero di placarlo facendo notare – come ho sempre fatto – che c’è qualcosa di malato, in questa pretesa “superiorità” cristiana è sboccata nei diritti  LGBT, animalismo, universalismo massonico, secolarizzazione edonistica, buonismo  di “Francesco”  e di Boldrini, –  orrori  che stanno provocando il suicidio della nostra civiltà, che tuttavia sono “cristiani”, come idee cristiane diventate folli – e non avrebbero potuto nascere nell’Islam.

Lo riconosco volentieri. Vorrei solo far notare un carattere di questo progressismo distruttivo che impone idee cristiane impazzite,    la forsennata Boldrini, la Cirinnà, e tanti post-moderni che quando leggono la parola “cattolico” sbavano di  rabbia e vogliono sopprimerlo (almeno dal discorso pubblico, per ora: la persecuzione segue a breve).  Questo progressismo della secolarizzazione compiuta si vive come “primario”.   Esso solo rappresenta la civiltà; non deve niente alla Tradizione;  per la Cirinnà come per Scalfari o il giornalista medio,  il passato è solo superstizione ed oscurità ‘integralista’, da cui non c’è  niente da imparare. Anzi di cui è  bene distruggere le ultime vestigia, siano il latino e il greco al liceo, siano le architetture, sia il diritto romano, ossia  “naturale”; si mettan da parte i preti “tradizionalisti” e i loro fedeli. La Chiesa “nuova” ha bisogno di aderire e confluire nell’umanitarismo e  universalismo dei “diritti umani”, abbandonando tutti i dogmi, perché “dividono” e  “non sono più adatti all’uomo d’oggi”. Anche la Chiesa post-conciliare si vive come “primaria”,  libera dal suo passato.

Naturalmente il trionfo di  una  tale  secolarizzazione  non produce un ampliamento della cultura – quell’ampliamento per cui Roma ci ha dato la Grecia –  bensì’ la sua frattura e cesura. Cirinnà, Boldrini e  Scalfari e tutti i progressisti  sono, in un senso radicale, i nostri wahabiti.   Devastatori di civiltà, non costruttori: precisamente, distrutori della nostra civiltà di tremila anni.   Non m’importa molto se verranno sgozzati dai wahabiti vostri, Galoppini. Anzi confesso un certo piacere.

 

 

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24 commenti


  1. Articolo molto interessante, che però mi lascia un dubbio.
    Se l’Islam è morto e se il Cristianesimo è morto, cosa ci aspetta dietro l’angolo? Quale sarà la nuova religione che ne prenderà il posto?

    1. Tzitzu

      Scriveva Michel Vâlsan nel 1953:

      … Non c’è alcun altro testo rivelato tanto esplicitamente universale quanto il Corano. Non potremmo trattare qui tale questione nel suo insieme, ma citeremo alcuni testi di per sé sufficientemente chiari:

      « Dì: O gente del Libro! Elevatevi fino ad una Parola egualmente valida per noi e per voi: che noi non adoriamo se non Dio, non Gli associamo nulla e non prendiamo fra noi alcuni come “signori” all’infuori di Dio… » Corano, III, 64

      « In verità coloro che credono, gli Ebrei(1), i Cristiani(2), i Sabei(3), tutti coloro che credono in Dio e nel Giorno Ultimo e fanno il bene, questi hanno la loro ricompensa presso il loro Signore. Di conseguenza non avranno niente da temere e non saranno afflitti » Corano, II, 62
      (1)= allađîna hâdû: coloro che seguono la religione giudaica. (2)= an-Nasârâ. (3)= as-Sâbi-îna: li si fa corrispondere ai Mandei.

      « Per ognuno di voi Noi abbiamo istituito una legge e un cammino. Se Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi una sola comunità tradizionale (ummah), ma Egli vi sottomette a delle “prove” secondo ciò che Egli vi ha dato. Cercate di superarvi gli uni con gli altri nelle buone azioni. A Dio voi tutti ritornerete, ed allora Egli vi informerà in merito a ciò in cui ora divergete » Corano, V, 48

      Bisogna anche dire che, malgrado la precisione e la chiarezza di tali testi, l’interpretazione exoterica dominante li riconduce per principio ad una prospettiva di validità in successione, non in simultaneità, per il fatto che la legge mohammadica è considerata come abrogante le leggi anteriori. Tuttavia lo stesso testo coranico afferma che la rivelazione mohammadica apporta la “conferma” di ciò che è ancora effettivamente presente delle rivelazioni anteriori:

      « E Noi ti abbiamo rivelato il Libro secondo Verità, (Libro) che conferma e preserva ciò che sussiste prima di esso in fatto di Scrittura » Corano, V, 48

      Non possiamo qui esaminare tutti i punti che sollevano i problemi della abrogazione e della conferma; ma, tenendoci ai soli aspetti più evidenti e di carattere più generale, citeremo anche i versetti seguenti, che attestano la validità delle Leggi giudaica ed evangelica; questo
      concernente la Torah:

      « Ma come ti potrebbero prendere (oh Mohammad) per loro giudice, dato che hanno la Torah, nella quale c’è il giudizio (il criterio legale) di Dio? » Corano, V, 43

      E questo riguardante il Vangelo:

      « Che le genti del Vangelo giudichino per mezzo di ciò che Dio ha rivelato nel Vangelo, e quelli che non giudicano con ciò che Dio ha rivelato, quelli sono i prevaricatori » Corano, V, 47

      Questi riferimenti ci basteranno qui per illustrare la nostra affermazione che la base legale islamica è provvidenzialmente disposta per una larga visione dell’unità ed universalità tradizionali, tanto in successione quanto in simultaneità.

      Sotto questo stesso rapporto in realtà c’è solo il Cristianesimo che, chiuso nelle sue concezioni dogmatiche sul senso “storico” della unicità del Cristo, è exotericamente privo della visione in successione e di quella in simultaneità di questa realtà universale, al punto che non riconosce neppure alla tradizione giudaica, anteriore alla venuta del Cristo, e nella cui linea tuttavia si colloca, un’economia soteriologicamente autonoma.
      Così l’efficacia delle forme tradizionali bibliche nel loro insieme è legata, nell’accezione exoterica del dogma religioso cristiano, al criterio dell’attesa del Cristo “storico”, e l’attualità della salvezza sospesa, sia per l’uomo comune che per i Patriarchi e i Profeti, fino al riscatto operato dal Salvatore.
      Il Giudaismo stesso, il cui esclusivismo è sotto altri aspetti più radicale di ogni altro, riconosce almeno per il passato biblico questa realtà tradizionale nella linea dei Patriarchi e dei Profeti, in cui vede l’attualizzazione continua della stessa verità primordiale che conferisce sempre la pienezza della salvezza.*

      * È tuttavia importante notare che negli ultimi tempi si delinea negli studi cattolici uno sforzo inteso a render conto di certi valori spirituali troppo evidenti per poter essere sempre negati nelle altre forme tradizionali, come l’Induismo e l’Islam; cosicché si allarga il concetto di “Chiesa” in un senso più svincolato dalle contingenze, tanto spaziali, che temporali o formali, che la grazia salvifica è riconosciuta come più indipendente dalle condizioni storiche e dall’adesione formale agli articoli dogmatici e alle loro conseguenze canoniche, ma legata
      nondimeno alle verità interiori informali ed universali dei dogmi e che l’universalità del Cristo è concepita come implicante la possibilità del suo intervento fuori dalle modalità tipiche della forma storica cristiana.
      Attualmente è solo una timida e prudente tendenza, ma essa è particolarmente preziosa per il suo significato, soprattutto quando è manifestata da quegli stessi che si erano fin qui attribuiti il ruolo di fungere da ostacolo ad ogni comprensione realmente universale dei dati tradizionali e all’accordo sui principi con l’Oriente tradizionale.


  2. Il Cristianesimo è diverso da tutte le altre religioni,anzi non è una religione ,ma è farsi obbedienti alla parola di Gesù, vero Dio e vero uomo,nostro fratello e amico figli del Padre celeste che tramite il corpo e il sangue di Gesù Cristo ci dona la vita eterna.Chi non conosce il Figlio ,non conosce neanche il Padre,e i maomettani non riconoscono Gesù Cristo come Salvatore e Dio fatto uomo.Il Cristianesimo non può morire e non morirà,perché la voluto Dio e se è di Dio non dobbiamo avere paura di nessuno,sono morti tutti i nemici della Chiesa,e il cristianesimo è ancora qui,ora toccherà a malcometto amen

    1. Emilio

      …A meno che l’Uomo decida di escludere Gesu’ Cristo dalla sua vita.
      Cmq, hai ragione sul Cristianesimo, a mio avviso.

  3. Catone

    Io ci andrei piano anche con il famoso “universalismo’ islamico. Ricordiamo che Nordafrica e Medioriente erano abitati da popolazioni europee: cosa ne é stato di loro dopo la conquista islamica? La conversione all’Islam li ha fatti evaporare o li ha trasformati in arabi? O, devo temere, che sono stati vittime di una precisa pulizia etnica?


  4. Basta conoscere le vite di Gesu’ e di Maometto per cogliere l’ abisso tra le 2 fedi.Da una parte un uomo(figlio di dio per i credenti)che con le sue parole e i suoi gesti ha innalzato l’essere umano,dall’altra un guerriero (atrocita’ comprese,vedasi la famosa entrata in Medina…).


  5. ” libri di prima, o sono inutili – perché tutta la scienza che serve al fedele è nel Corano – o sono dannosi perché contengono solo falsità: si brucino”

    Attenzione, questo non è ciò che dice il Corano si veda: “O Voi, ai quali è stato dato il Libro , credete in ciò che abbiamo fatto scendere a conferma delle Scritture che sono presso di voi…” (Corano IV; Le Donne,50).

    Che poi i mussulmani la pensino diversamente è un altro discorso…

  6. lollus

    Direttore volevo dirle che, se qualcuno scrive commenti fuori luogo su facebook, può sempre cancellarli: vada col mouse sul lato in alto a destra del commento fastidioso finché appare un menù, poi scelga “cancella”.


    1. sul fatto che l’ Europa sia inquinata non ho alcun dubbio. Sul fatto che Musulmani Sunniti vengano a vivere in Europa ne ho invece. Sul fatto che siano i wahhabiti a venire in europa ne sono sicuro

  7. lahoz

    Egregio Blondet,
    concordo sulle Sue conclusioni e sulla illuminante sintesi che ci ha consegnato sulla differenza di fine ciclo tra Cristianesimo e Islam, ma non posso accettare il Suo parallelo Cristianesimo/Romanità e, soprattutto, il paradigma della “secondarietà” e della sudditanza alla Grecia dell’Urbe.
    Cielo, Terra e uomini (macrocosmo e microcosmo) a Roma formavano una unità sin dai tempi di Romolo. E formavano una unità che funzionava perché alla radice del popolo romano non troviamo tanto una razza, quanto un foedus. Un atto di volontà che è stato consacrato da un atto giuridico, per cui gli uomini si son dati reciprocamente la fides – e da un atto sacrale che era la pax deorum. La pianta romana, infatti, è originale ed unica rispetto alle altre civiltà indoeuropee: pur agendo e muovendosi con perfetta normalità, una normalità sovraccaricata, è riuscita infatti a sviluppare delle attitudini propriamente spirituali che la sua “incultura” rispetto a Etruschi e Greci avrebbe reso impossibile. Era veramente un elemento molto speciale: i Romani erano figli di un destino e sono nati da una leggenda che è stata contestata già nell’antichità, ma non è stata mai demolita (e oggi, anzi, è sempre più vivificata dall’archeologia). L’orientamento dell’uomo romano era un orientamento volto a consacrare in primo luogo lo spazio dove viveva, poi i rapporti sociali e soprattutto i rapporti con il sovrasensibile: gli dèi dell’Alto e gli dèi del Basso. Quando il romano antico traguardava il cielo e, marcando la sinistra dalla destra, il sud, il nord, l’est, l’ovest, chiamava e fissava il quadrato sulla terra, lo faceva con un atto sacro, che è un atto magico. Il Romano sentiva e creava il dio (non lo vedeva solo, come i Greci). Soggetto vedente e realtà veduta erano un tutt’uno, microcosmo e macrocosmo erano l’ordito della stessa trama, tessuta dalla parola. Qui c’è praticamente una adeguatio animi ad re, uno spirito interiore che si plasma e si modella al mondo. Questa è la meraviglia dei Romani: il fatto che conquistassero il mondo determinando e denominando. Diritto e architettura sono una conseguenza tangibile di questa grandezza. La “Grecia capta – che ferum victorem coepit” ha sì “catturato” la religione dei i Romani, ma solo sul lato estetico, e ha sì “apparecchiato” la visione romana del mondo, ma solo nobilitandola con la profondità della sua filosofia. Tutto questo però era tutto già in re ipsa poiché la Repubblica di Platone altri non è che la teorizzazione “in parola” di quella Cittadella dello spirito e dei popoli che i Romani avevano già realizzato, fattivamente, sulla terra, prima di conoscere gli dei e i filosofi Greci – una Cittadella che resse per dieci secoli e continua a manifestarsi come idea vivente.
    Mi perdoni dunque se non vedo quindi alcuna secondarietà e alcun rapporto con il dualismo Cristiano.
    Molto cordialmente,
    Paolo


  8. Pregnante tematica. Per rilanciare, si potrà anche considerare che forse è ciò che è divenuta l’autocomprensione della latinità cristiana a porsi a ‘secondarizzata’, addentro la sua <> epocale umanistica, mentre che poi anzi, in radice, l’apporto cristiano della lingua latina fu sì e davvero inclusivo ma, invero, perché posto a nuovo fondamento rivelativo provvidenziale da quella volta, dunque, non mai escludente ma pur sempre sorto esso però e anzi generativo e rigenerante, e quanto mai tutto di più quindi identitario…collimando, allora bene, proprio con alcuni accenni sopra ricalibrati dal Blondet più che non qui con tutta la pur potente e suggestiva visione di Brague sinché colta nella sua stessa lettura immediata ingenua.

  9. Piero61

    salve
    più la leggo, direttore, e più accorgo di essere, nonostante abbia letto e girato tantissimo, un profondo ignorante…
    grazie
    saluti
    Piero e famiglia

  10. guidino

    Articolo molto bello e veramente istruttivo.

    nel punto:

    I cristiani sanno di avere una religione non “originale”, bensì “derivata”: caso unico, una religione che si riconosce seconda rispetto all’Ebraismo

    osservo che Cristo e’ venuto dopo 700 anni che l’ebraismo aveva fatto completamente fiasco.
    L’ultimo profeta Zaccaria lo avevano ucciso tra il tempio e l’altare…
    Quindi Cristo ha dovuto venire per compiere la legge altrimenti quelli la eliminavano sostituendola con le loro regole.
    Da Cristo all’Ebraismo non vi e’ un passaggio ma un abisso.
    Non per niente Cristo ha dovuto aspettare che si impiantasse bene l’impero romano che aveva le strutture per diffondere il messaggio al mondo.
    Ed infine ha anche dovuto aspettare che fossero dei Greci a chiedere di vederlo prima di dichiarare che l’ora e’ venuta perchè il figliuolo dell’uomo si manifesti.
    Con gli ebraisti Cristo ha avuto solo guai e poi si sono trasformati in giudaisti come è tutt’ora.
    Infine per 1500 anni siamo stati senza stampa così la fede doveva essere tutta interiore, astratta e non scritturale. Altro che’ continuare a citarsi e ricitarsi versetti. Solo incitarsi al timore di Dio.

  11. Havis

    E’ interessante notare che gli stessi Greci sapevano di non essere “primari” credendo che Pitagora avesse avuto come maestro Zoroastro.


  12. “….reso impossibile qualunque Rinascimento……qualunque Umanesimo……nessuna laicità….”……E PARESSE POCO ! Inoltre, quando scrive “wahabiti vostri,Galoppini”, associa indebitamente quegli eretici forsennati con il Sufismo, e questo non è giusto. Ovviamente dei due conosce solo il wahabismo. Ma come si sentirebbe se l’associassero al quacchero o al mormone ? Infine, mi perdoni, continuo a non fidarmi di Brague, e la storiella della “secondarietà” mi sembra un’altra delle astute trovate dei rabbini e dei loro amici…….ma forse mi sbaglio. Sempre con ammirazione.


  13. Rieccomi, di ritorno dall’articolo sul “modernismo intrinsecamente perverso……”con due perle che mostrano un tratto in comune della Chiesa con l’Islam. Di questo c’è bisogno, e non di quel senso di arroganza e di superbia che purtroppo a volte traspare anche dai migliori tra i cristiani occidentali. ” La separazione fra la religione e la vita, fra la Chiesa e il mondo è contraria alla idea cristiana e cattolica” (Pio XII, Discorso ai Parroci e quaresimalisti di Roma, del 16-03-1946). ” Ora il modernismo è il “collettore di tutte le eresie” (S. Pio X, Enciclica Pascendi, 8 settembre 1907). Dunque esso è più perverso del comunismo perché non è solo materialista e quindi ateo, ma tutti gli errori contro la retta ragione, tutte le eresie contro la fede e tutte le depravazioni contro la morale (compreso l’ateismo) lo caratterizzano e confluiscono in esso, come i canali di scolo delle piccole fognature confluiscono nella cloaca massima.”


  14. Interessanti osservazioni, dottor Blondet! Anche alla luce del fatto che è tipica dei progressisti la tendenza a disprezzare il passato, i valori passati e gli uomini del passato. Una tendenza che riscontro anche nel web, in molti spazi gestiti da persone più o meno “di sinistra”. Tempo fa su uno di questi spazi ho tirato in ballo i “valori tradizionali”, senza altre qualifiche, e il gestore mi ha replicato:
    “I valori tradizionali? Tipo far sposare una 15 enne a un 40 enne per un pezzo di terra? O lapidare le vestali perché non sono più vergini?”.
    Come vede, si tirano in ballo elementi isolati di un dato sistema per respingerlo in blocco. Come se poi oggi non ci fossero elementi valoriali altrettanto condannabili, se non peggio, ancorché di altro segno.


  15. noi Musulmani Sunniti e mai giudeo salafiti wahhabiti attendiamo il ritorno del Messia figlio di Maryam. Si vedrà quale Religione predicherà…di sicuro il messia falso sarà un giudeo della massoneria inter nazionale e la religione che pratica la stiamo già vedendo. Il lato più brutto è che vogliono costringere i credenti di tutte le altre religioni a convertirsi a quella unica con la forza e la violenza. Sogni d’ oro.

  16. nurrak

    Vorrei aggiungere come invece il protestantesimo cercò di svellere questa secondarietà e romanità del cristianesimo al mondo classico. Lutero, Melantone, Zwingli furono in primis dei grandi umanisti, noti cultori della Classicità, tuttavia nel momento in cui puntarono sulla Riforma cercarono di spezzare questo legame tra Classicità, Roma ed il Cristianesimo. Furono in effetti “salafiti” ante litteram. Il volgare tedesco divenne la Lingua, e tutto quanto non si riferisse alle origini del Cristianesimo fu in parte bandito. Questo atteggiamento rischiò derive radicali pesantissime, basta pensare all’esperienza anabattista ed ai loro eredi, gli Amish che rifiutano ogni idea che non provenga dalle Scritture.

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