Maria non è devozionismo popolare come credono taluni che hanno della Rivelazione un concetto troppo razionale, per non dire razionalistico. LC
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Quando l’angelo Gabriele spiegò a Maria come sarebbe rimasta incinta, usò un verbo molto preciso.
Quel verbo compare soltanto in pochissimi passi della Bibbia greca. E, nell’Antico Testamento, descrive ciò che la nube di Dio faceva sopra il Tabernacolo.
Ogni cattolico conosce l’Annunciazione. È il primo mistero gaudioso del Rosario. Preghiamo questa scena in ogni Ave Maria e in ogni Angelus. “L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria, ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.”
Quello che quasi nessuno ci ha raccontato è l’immagine che stava dietro le parole dell’angelo. E che rivela che cosa Maria divenne in quell’istante.
Prima, dobbiamo tornare nel deserto del Sinai.
Dopo l’uscita dall’Egitto, Dio ordina a Mosè di costruire il Tabernacolo, una grande tenda sacra dove Egli avrebbe abitato in mezzo al Suo popolo. Al suo interno, nel luogo più santo, si trovava l’Arca dell’Alleanza.
Per mesi il popolo lavora. Gli artigiani tessono i tendaggi, fondono l’oro, preparano ogni pezzo esattamente come Dio aveva mostrato.
E nell’ultimo capitolo del libro dell’Esodo, quando tutto è pronto, accade questo:
“Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube sostava su di essa e la gloria del Signore riempiva la Dimora” (Es 40,34-35).
La nube sostava sopra la Tenda. La copriva con la sua ombra. E la presenza di Dio ne riempiva l’interno.
Più tardi, i maestri ebrei avrebbero chiamato questa presenza gloriosa Shekinah, “colei che abita”. Era la presenza visibile di Dio che dimorava in mezzo al popolo.
Nella traduzione greca dell’Antico Testamento, quella che leggevano gli ebrei al tempo di Gesù, il verbo usato per descrivere la nube che copre la Tenda è episkiázo. Coprire con l’ombra.
Secoli dopo, quando Salomone costruisce il Tempio di Gerusalemme e l’Arca viene portata all’interno, la scena si ripete.
“La nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore” (1Re 8,10-11).
La nube è il segno che Dio è presente.
Ora, la parte triste della storia.
Poco prima che i babilonesi distruggessero il Tempio, quasi seicento anni prima di Cristo, il profeta Ezechiele ha una visione terribile.
Vede la gloria del Signore uscire dal Tempio, fermarsi sulla soglia, e poi andarsene da Gerusalemme (Ez 10 e 11).
Il Tempio fu ricostruito dopo l’esilio. Ma gli ebrei sapevano una cosa dolorosa: la nube di gloria non tornò mai più a riempire il secondo Tempio. L’Arca dell’Alleanza era scomparsa. Il Santo dei Santi era vuoto.
Per secoli, Israele attese che la gloria di Dio tornasse ad abitare in mezzo al popolo.
Ora vai a Nazaret.
L’angelo Gabriele annuncia a Maria che concepirà e darà alla luce un figlio, il Figlio dell’Altissimo, che regnerà per sempre. Maria chiede: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”
E l’angelo risponde:
“Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35).
Ti coprirà con la sua ombra.
Il verbo che usa san Luca è proprio episkiázo. Lo stesso verbo della nube sopra il Tabernacolo.
Qualsiasi ebreo che conoscesse le Scritture in greco avrebbe colto l’eco. La nube di gloria che copriva la Tenda. La presenza di Dio che riempiva il Tabernacolo. La gloria che se n’era andata dal Tempio.
Stava tornando.
Ma non in un edificio di pietra. Nel grembo di una giovane di Nazaret.
Maria diventa il nuovo Tabernacolo. La nuova Tenda dove Dio abita. Il luogo dove la gloria di Dio viene a dimorare in mezzo al popolo.
E san Giovanni lo completa nel prologo del suo Vangelo: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). La parola greca per “venne ad abitare” significa letteralmente “piantò la sua tenda”.
Dio ha piantato la Sua tenda in mezzo a noi, nella carne ricevuta da Maria.
E lo stesso verbo ritorna nei Vangeli. Nella Trasfigurazione, quando Gesù risplende in cima al monte davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, “una nube luminosa li coprì con la sua ombra” (Mt 17,5).
E dalla nube il Padre dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato.”
L’ombra che coprì Maria nell’Annunciazione è la stessa ombra luminosa che avvolge Gesù sul monte. La gloria di Dio è lì.
È per questo che la Chiesa chiama Maria “Casa d’oro”, “Arca dell’Alleanza”, “Tempio dello Spirito Santo” nelle litanie della Madonna. Non sono complimenti poetici. Sono titoli biblici.
Il Catechismo insegna che Maria, nella quale il Signore ha appena fatto la Sua dimora, è la figlia di Sion in persona, l’Arca dell’Alleanza, il luogo dove abita la gloria del Signore (CCC 2676).
E nota un’altra cosa.
Mosè non poteva entrare nella Tenda quando la nube sostava sopra di essa. I sacerdoti non riuscivano a restare nel Tempio quando la gloria lo riempiva. La presenza di Dio era così intensa che nessuno la sopportava.
Maria ricevette questa stessa presenza, non dall’esterno, ma dentro di sé. E rispose: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola.”
E c’è ancora un dettaglio nell’Annunciazione che lega Maria al Tabernacolo.
Quando il Tabernacolo fu pronto e la nube si posò su di esso, la presenza di Dio cominciò ad accompagnare il popolo in ogni tappa del viaggio.
La Scrittura dice che, quando la nube si alzava dalla Tenda, il popolo partiva. Quando la nube si fermava, il popolo si accampava (Es 40,36-37).
Dove andava la Tenda, andava Dio.
E che cosa fa Maria subito dopo l’Annunciazione? Si alza e va in fretta verso la regione montuosa. La nuova Tenda si mette in viaggio, portando dentro di sé la presenza di Dio.
E poi c’è la questione dei doni.
Il Tabernacolo fu costruito con i doni del popolo. L’Esodo racconta che ogni israelita portò ciò che aveva di più prezioso: oro, argento, bronzo, tessuti pregiati, pietre preziose.
Gli artigiani dovettero chiedere al popolo di smettere di portare, perché c’era già più del necessario.
Maria non aveva oro, né argento, né tessuti preziosi. Era una giovane povera di Nazaret.
Ciò che offrì per la costruzione del nuovo Tabernacolo fu se stessa. Il suo corpo. La sua vita. Il suo “sì”.
San Bernardo di Chiaravalle, in uno dei sermoni più famosi della storia della Chiesa, immaginò il mondo intero in attesa della risposta di Maria dopo che l’angelo ebbe parlato.
Adamo e tutta la sua discendenza, i patriarchi, i profeti, i morti, i prigionieri, tutti in attesa di una parola. “Rispondi presto, o Vergine.”
“Pronuncia la parola che la terra, gli inferi e perfino i cieli attendono.”
La Chiesa legge questo sermone nella Liturgia delle Ore il 20 dicembre, alla vigilia del Natale.
E Maria disse: “Avvenga.” E la nube discese.
Ora pensa a che cosa significa questo per te.
La gloria di Dio che abitò in Maria non si fermò a lei. È venuta per abitare in ciascuno di noi. San Paolo domanda: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3,16).
Il giorno del tuo Battesimo, la nube si è posata su di te. Nella tua Cresima, lo Spirito Santo è sceso su di te. E ogni volta che fai la Comunione, lo stesso Gesù che abitò nel grembo di Maria viene ad abitare in te.
Per qualche minuto, dopo la Comunione, tu sei un tabernacolo.
Forse ti senti molto lontano da tutto questo. Forse senti che la gloria di Dio se n’è andata dalla tua vita, come se n’era andata dall’antico Tempio. Che il tuo cuore è vuoto come il Santo dei Santi del secondo Tempio.
L’Annunciazione mostra che Dio sa tornare. E che ama tornare nei luoghi più semplici.
Maria non era una regina, né una sacerdotessa. Era una giovane di un villaggio senza importanza. Ed è lì che la gloria scelse di abitare.
L’unica cosa che fece fu dire sì.
Fatti una domanda, adesso.
Quante volte hai recitato l’Angelus o il primo mistero gaudioso? Quante volte hai sentito “la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”?
Qualcuno ti aveva mai mostrato che queste parole parlano della nube che copriva il Tabernacolo?
Se non te l’hanno mostrato, non è colpa tua.
Questo legame è sempre stato nella Bibbia. Dall’ultimo capitolo dell’Esodo al primo capitolo di san Luca.
Quello che mancava era il contesto.
E se una sola parola dell’angelo Gabriele nasconde tutto questo, immagina che cosa custodisce per te il resto delle Scritture.
È quello che succede alla maggior parte dei cattolici. Abbiamo una Bibbia in casa. Ascoltiamo le letture ogni domenica. Amiamo la Parola di Dio.
Ma leggiamo frammenti. Non la storia.
Non perché non ci importi. Non perché la nostra fede sia debole. Ma perché nessuno ci ha mai dato il contesto che fa combaciare tutto.
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