• Adry

    Questo nuovo “stile di vita” lo lascio volentieri alla tizia, io mi accontento dello stile che abbiamo ereditato dai nostri nonni, spero che le mettano quel lenzuolo dalla testa ai piedi il più presto possibile, così non vedremo più quella faccia da …………..

  • «Pape Satàn, pape Satàn aleppe!»

    Da qualche parte nella Confederation Helvetique, suppergiù a Davos: forse invece a Sils Maria? Ma no, a Davos davvero… La porta socchiusa della Gran Sala lasciava intravedere fuggitivamente da una parete a specchi, in una serie di prismi d’immagini, una compagine assisa in quello che pareva un fumoir d’antan: une sacre fraternité nella penombra della boiserie… une petite bande?
    Ad ogni modo boiserie o no una parete era oberata di schermi concavi ad alta definizione. L’audience, da cui esalava una sigaraglia a volute dense, concentriche, nell’aria, era intenta a rimirare le news passate da questo o quell’altro canale ‘puramente’ mainstream. “85.000 immigrati nel giro di un anno solo in quella Nazione” era la didascalia di una serie d’immagini TV, al che i commenti preponderanti dell’uditorio erano: “[…] così imparano, queste bestie parlanti [della Nazione in questione] cosa vuol dire vivere costantemente sotto la minaccia del Terrorismo panarabista […]” e grugnì, con un sonoro rutto di soddisfazione chi aveva esclamato quella frase. Presto un altro monitor switchó su un’altra news: “Assad Must Go!” e sì, un astante deglutì rumorosamente con evidente soddisfazione la sua dose di millesimato mentre borbottava: “Lui è un fantoccio che non ci serve più e poi e poi…”, pareva quasi titubante nell’esporsi ma poi si buttò: “[…] e poi dobbiamo importare là gli Alti Valori dell’Occidente Estremo: la Droga, la Pornografia, la Sodomia, l’Aborto, l’Eutansia, la Pedofilia, la Scatologia, il Parricidio, il Femminicidio, il Fratricidio, l’Incesto, il Genderismo, il Transumanesimo, insomma le triadi, le quadriadi della lussuria, dell’avarizia, dell’incontinenza piena, per non dimenticare la soppressione dei Deboli, dei Poveri, degli Inermi, dei Malati, dei meno dotati e non da ultimo degli Oppositori di qualsiasi risma e colore […]”. La platea digrignò i denti con estremo moto di soddisfazione ed intonò tutt’assieme: «Pape Satàn, pape Satàn aleppe!».
    Il Capitale Totale § Jacques Camatte § alla Sua Oeuvre au Noir.

  • Finglas

    Radici pianificate, a quanto sembra…

    http: // http://www.un.org/ esa/ population/publications/migration/migration.htm

  • Claudio Antonaz

    Le illusioni del multiculturalismo di Stato

    Invece di proporre anche all’immigrato l’identità storica del paese che lo accoglie, quale fattore coesivo e unitario, oggi i benpensanti propongono un multiculturalismo di Stato, velleitario e confuso, quale formula capace di arricchire l’identità di tutti i cittadini e del Paese stesso. Taluni arrivano così ad auspicare una pluralità d’identità nazionali in ognuno dei paesi europei su cui si rovesciano ondate d’immigrati dal Terzo Mondo. Ma il Paese, la Nazione non è di certo un supermercato che debba adattarsi ai gusti e ai bisogni del cliente del giorno. Sono invece i nuovi clienti della Nazione che dovrebbero adattarsi a questa. Ciò che non sempre avviene…
    L’adattamento, è vero, non è facile quando si arriva in un nuovo Paese. Tra certe abitudini e certe regole di vita esiste poi una vera inconciliabilità. E difatti talune abitudini portate dagli immigrati nei loro bagagli si scontrano subito con le regole del paese d’arrivo. Un esempio: gli italiani non appena s’installano in Canada devono imparare a rispettare la maniera canadese di far la coda, ossia devono imparare ad attendere disciplinatamente in fila quando le circostanze lo esigono; che è poi la maniera in vigore nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo, eccetto l’Italia. Ma il radicalismo soprattutto religioso di certe culture trapiantate non ammette adattamenti e quindi minaccia la coesione e l’unità societaria nel paese d’accoglimento. L’Islam non concede compromessi ai suoi “fedeli e sudditi”.
    Bisogna poi considerare che il trapianto oltreconfine di una cultura, se da un lato provoca un decadimento e un ibridismo, dall’altro paradossalmente crea un indurimento e una sclerosi dell’identità di partenza dell’immigrato, di cui esaspera certi aspetti comportamentali. Ciò puo’ tradursi persino nel rifiuto dei valori fondamentali della società nella quale l’espatriato o i suoi genitori scelsero di andare a vivere poiché da loro considerata piu’ confacente ai propri interessi, spirituali o materiali che fossero.
    Una tale reazione di opposizione e di rigetto è dovuta in parte a un sentimento di inadeguatezza. Ma a farla nascere è soprattutto un’inconciliabilità di passati: il passato della nazione da cui l’immigrato proviene diverge dal passato della nazione nella quale egli è andato a vivere. Il fenomeno del rifiuto di adeguarsi alla nuova realtà esiste talvolta anche nei figli d’immigrati, nati nella nuova terra. Ciò è da imputare in gran parte proprio al culto del multiculturalismo vigente in certi paesi d’immigrazione. Per i promotori del multiculturalismo di Stato, infatti, l’integrazione–assimilazione è un’idea tabù.

    • io noto che a Torino o Milano Calabresi e Siciliani in genere stanno sempre tra di loro, così come Arabi e Cinesi. Già è l’italia stessa che non è mai esistita come Stato Nazione perché costituita da Mediterranei ed altri diversamente italici, ma solo politicamente tramite Mussolini

  • Bello il discorso su grazie/cultura, dovrebbe approfondirlo Dr. Blondet.
    Anzi, dove si può approfondire?
    E infine, è un discorso che al giorno d’oggi può esser bollato come razzista? Lo chiedo nel seguente senso: v’è quindi una “scelta” di Dio a priori ? Grazie.

    • Abbelli

      A Singapore, ad esempio:

      http: // megachip. globalist.it /cervelli-in-fuga/articolo/2017/10/05/il-futuro-della-nostra-scuola-come-a-singapore-un-momento-parliamone-2012613.html
      Il futuro della nostra scuola come a Singapore?

      Leggendo l’articolo si può avere un’idea del futuro che gli ideologi della società multietnica, multirazziale, multiculturale, multireligiosa, dominata dal Dio denaro, pretendono che si affermi: uno stato-azienda che funziona come la fattoria degli animali di George Orwell

    • Maurizio Blondet

      A Andrea Carbo:
      Che Dio abbia scelto a priori un popolo lo credono gli ebrei e i protestanti. Cristo è venuto per salvare tutti – anzi l’intera Natura, “ferita” dal peccato di Adamo ma che anch’essa grida per la redenzione sua, che dipende dall’uomo perché è il solo animale razionale, che può compiere la scelta e assumersi la responsabilità – anche lui ferito dal peccato originale, ma non tanto da essere integralmene malvagio e perduto (come crede Lutero, come certi gnostici) . Con la grazia del Figlio di Dio che ha assunto e scontato su di Sè le nostre colpe, la sua “natura” è chiamata alla divinizzazione. Certo, attraverso “la porta stretta”.
      Il cristianesimo è il contrario del razzismo. Del resto anche dal punto di vista biologico le”razze umane” non eistono, essendo tutti interfertili (per quel che vale). Il punto è che la “razza”, l’elemento biologico, non è mai determinante. A rendere l’uomo uomo è la sua “cultura”, che è la sua partecipazione al Logos . O in casi atroci, a Satana: pensi agli aztechi che ritenevano religione necessaria fare sacrifici umani continui. Pensi a molte religioni a fricane che sono basate sul malocchio, ossia sulla magia nera.

      Gli europei sono “migliori” nella misyra incui sono cristiani, bene o male. Non Dio ha scelto loro come priilegiati, sono loro che hanno accettato Cristo (è vero, perché Grecia e Roma erano già aperte al Logos). E difatti, oggi che gli europei rifiutano Cristo e si accontennatno della loro natura biologica, stanno decadendo, anzi si stanno auto-estinguendo.
      E’ sufficiente come spiegazione?

      • Backward

        Non confondiamo la razza con la specie. Siamo un’unica specie, non un’unica razza. Le razze sono interfertili, le specie no.

        • ‘la razza è sangue, è nervo. Non si discute sulla razza’
          Franco Freda

          la disintegrazione del sistema

          attualissimo

        • Rudi

          Appunto. Quello che molti non capiscono è che la rimozione della genetica in favore della cultura finisce per distruggere anche la famiglia. Quello che si chiamava razza o stirpe alla fine è pur sempre la famiglia. Se si parla di spirito e di corpo, come si è sempre fatto, ci si attiene all’antica interpretazione cristiana e non c’è alcun bisogno di aggiustamenti, altrimenti si finisce per cadere in una specie di Marxismo di ritorno. Ne il richiamarsi alla visione imperiale romana riuscirà mai a sanare la contradizion che nol consente. E’ l’unità spirituale quella di cui parla Cristo; quella materiale ci può essere oppure no, ma non può venire imposta come soluzione ad una questione che è trascendente, non immanente.

  • Complimemnti vivissimi per questo post al Direttore Blondet e al suo lettore docente in filosofia tomistica dott.Stefano.Queste cose sono molto piu’ concrete di molte cose che lo sembrano:sono le cose con cui possiamo attraversare una valle oscura senza temere alcun male, come dice il Salmo,e chi non lo capisce e’ bamboccio comunque,non vero uomo o donna.Tra l’altro i post che sta pubblicando Luigi Copertino costituiscono proprio un approfondimento .Dio crea, (cioe’ Si manifesta e comunica al Creato,perfezionandolo),separando,specializzando,come insegna la Bibbia, e non viceversa.La stessa teoria della differenziazione delle specie di Darwin, in cio’ che ha d’interessante va proprio in questa direzione:differenziazione e’ arricchimento dell’ambiente sua piena utilizzazione in armoniosa simbiosi.Come un periodo ben strutturato in principali,subordinate,coordinate etc.San Paolo descrive la crescita armoniosa e differenziata del Corpo Mistico in analogia alla struttura del corpo umano(nn ricordo ora in quale lettera).Questo mezzo disgraziato di Sutherland ha pure un’espressione arrogante.Papa Francesco I,con tutto il rispetto,e’ un ignorante cialtrone meschino repellente.Ma e’ sempre il Papa,a Dio piacendo.Cristo ha il controllo di tutto,guai a dimenticarlo.Che schifo,panzone imbecille ,serva fottuta.

  • Claudio Antonaz

    I vari gruppi d’immigrati, proprio perché gruppi trapiantati, esprimono ciò che è lecito chiamare delle “subculture”. Non sono le “Chinatown” sparse nel mondo, ma è la Cina a far riverberare la luce della sua cultura plurimillenaria. Parimenti è l’Italia, e non le “Little Italy” degli immigrati italiani e dei loro discendenti, ad esprimere l’incomparabile arte del vivere per la quale gli italiani sono famosi. Le “Little Italy”, infatti, non sono che un’ombra del modello di vita esistente nella penisola. Il multiculturalismo quindi non è un inventario fedele di culture, ma un campionario solo approssimativo di esse. Nel paese multiculturale, le culture trapiantate non sono un superamento, un allargamento dei fondamenti culturali della nazione – il paese di partenza dell’emigrante – che ha dato loro origine, ma una forma di “parassitismo” nazionale. Il multiculturalismo, infatti, si nutre di “nazione”, ma da lontano. Se lo stato nazionale ispiratore venisse a mancare, la cultura nazionale trapiantata s’isterilirebbe completamente.
    Le culture, le lingue, le cucine nazionali sono difficili da trasportare. Il passato, la storia non si trapiantano. Nei paesi dove vige il multiculturalismo – vedi il Canada – l’immigrato, fedele al suo gruppo, non si alimenta all’humus della patria d’origine, viva e in evoluzione, ma a una cultura fatta soprattutto di memorie. Inoltre, l’ibridismo, conseguenza del multiculturalismo, porta inevitabilmente all’appiattimento e all’omologazione delle singole culture. Quando si mescolano diversi colori si ha come risultato di creare una nuova tinta e non di ravvivare ed arricchire i colori d’origine.
    La pluralità di culture non è un fattore d’arricchimento delle singole culture, anche a causa di certe incompatibilità di fondo: il cattolico non diventerà un miglior cattolico cercando di essere anche un po’ musulmano. Un altro esempio piu’ terra terra: la cucina “di partenza” non migliora espatriando ma peggiora. Molto prosaicamente: il piatto italoamericano della pasta con i “meatball” (di cui ci parla anche Prezzolini) non è un miglioramento rispetto alla pasta alla bolognese.

  • A partire da questo post,chi non conosce le profezie di suor Beghe,se vuole, le legga, e vedra’ che nel progetto di Dio c’e’ di restauare l’ordine precedente.Miglior conferma che da Dio, non puo’ esistere.Chi negasse la verita’ profonda di questo post, semplicemente bestemmierebbe.

  • Europa. I suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani. Lectio magistralis del cardinale Ratzinger, Senato Italiano, 13 maggio 2004

    http://papabenedettoxvitesti.blogspot.it/2009/07/europa-i-suoi-fondamenti-spirituali.html

  • Back to blood di Tom Wolfe e ,per controverifica, recensioni mainstream varie del libro.Tom Wolfe inventore del termine”radicalchic”.Habemus papam radicalchic.Vescovo vestito di bianco:anche la scelta dell’abbigliamento fu da radicalchic.Di “rottura”.Sbiancamento del cervello.

  • Backward

    Per l’appunto: “scoprire l’acqua calda, scientificamente”. Evidentemente il professorone non aveva mai abitato in quartieri “multiculturali”, né sentito parlare del fenomeno del “white flight” (fuga degli americani bianchi dalle zone ad alta immigrazione).
    Ciò che mi stupisce è che tale studio sia stato infine pubblicato.

    • Claudio Antonaz

      Criminalità e comunitarismo

      I fenomeni malavitosi trapiantati dai vecchi lidi nei nuovi – vedi anche la mafia cinese ormai presente in seno agli immigrati cinesi in Europa – trovano terreno fertile nel “comunitarismo”, oggi tanto esaltato dagli ingenui innamorati di un multiculturalismo malinteso. Mi riferisco al multiculturalismo di Stato, ossia al multiculturalismo inteso come politica tendente alla salvaguardia delle identità culturali dei nuovi arrivati, rinchiusi nelle loro scatole etniche, che vengono semanticamente nobilitate con un magico termine: comunità.
      Nelle comunità di trapiantati non esiste la democrazia, cosicché i suoi rappresentanti, gli esponenti, i maggiorenti, che interagiscono con l’autorità centrale e parlano a nome di questa mitica comunità (che nei fatti non esiste) sono semplicemente i piu’ intraprendenti e spesso i meno scrupolosi. Nessuno li ha democraticamente eletti. Basti pensare alle comunità islamiche e ai loro Imam dallo spirito guerriero che spesso non parlano neppure la lingua del paese in cui vivono…
      Distaccato da questo multiculturalismo come politica di Stato, vi è il “multiculturalismo” inteso semplicemente come varietà, diversità, pluralità “etnica” o se vogliamo “culturale”, innegabile realtà di fatto di molti paesi, inclusi quasi tutti i paesi europei, nei quali vi è stato dal dopoguerra ad oggi (in Italia sono negli ultimi decenni) una massiccia immissione di immigrati.
      Il paternalistico multiculturalismo di stato, quando male attuato come quasi sempre avviene, incoraggia i nuovi arrivati a cuocere nel proprio brodo. Un brodo etnico che non è sempre propizio ad un vivere sano e civile. Questo fenomeno io l’ho costatato in Canada, dove nelle grandi città canadesi come Montréal e Toronto, all’interno della cosiddetta “comunità italiana”, agiscono le fetide mafie nostrane, dedite alle estorsioni e ad altre forme di violenza (quasi sempre limitata, prudentemente, ai soli italiani…).

    • Maurizio Blondet

      La vera poriginalità dello studio non è la scoperta che la gente nel vicinato multi-etnico “si chiude” a tartaruga verso gli altri di colore, ma anche – ed è più grave – che si chiude verso i suoi stessi simili “omogenei”, invece di avvicinarsi ad essi. Ciò rende il disastro sociale irrimediabile. .

      Lower confidence in local government, local leaders and the local news media.
      Lower political efficacy – that is, confidence in one’s own influence.
      Lower frequency of registering to vote, but more interest and knowledge about politics and more participation in protest marches and social reform groups.
      Higher political advocacy, but lower expectations that it will bring about a desirable result.
      Less expectation that others will cooperate to solve dilemmas of collective action (e.g., voluntary conservation to ease a water or energy shortage).
      Less likelihood of working on a community project.
      Less likelihood of giving to charity or volunteering.
      Fewer close friends and confidants.
      Less happiness and lower perceived quality of life.
      More time spent watching television and more agreement that “television is my most important form of entertainment”.

      Questo è esattamente il quadro dell’Italia d’oggi. Enormemente più accentuato in Sicilia-Calabria-Campania, ma endemico dovunque: la perdita del capitale sociale, già scarso, anche nel Nord.

      • Maurizio Blondet

        Ovviamente. Il buon senso comune non abita nelle università Ivy League.

  • Dove sta l’errore,anzi i due errori contrapposti,alla luce della Creazione ,e’ chiaro:Dio crea dividendo,separando e costituendo realta’ omogenee,gli angeli,il firmamento,le acque del mare,quelle del cielo,la terra,l’uomo,la donna, le nazioni,etc:non gli fa problema separare,dividere:non solo perche’ crea dal nulla,e quindi non toglie forza e unita’ a qualcosa di intero preesistente ,ma anche,piu’ ancora, perche’ cio’ che vivifica e’ il Suo Spirito,che da’ consistenza e crea armonia tra realta’ diverse, portandole all’unita’ nello Spirito,come prego’ Gesu’ Cristo nell’Ultima Cena.Quindi,in definitiva il valore di ciascuna parte sta nello Spirito,e questo deve impedire che una parte diventi per noi un idolo,che si sostituisce allo Spirito,sia essa la donna,la terra, la nazione, la razza,il sangue , la storia nazionale,etc.Ma dall’altro,diventa idolatria sostituirsi allo Spirito,e pretendere di formare questa unita’ attraverso la confusione e la violenza di una eterogeneita’ forzata.Superbia e idolatria,da una parte e dall’altra, e Satana non si combatte con Satana.Questo il tarlo di questa UE e di questo Papato.Concidenza degli opposti e degli utili idioti di satana.Sionisti e nazisti(in Ucraina alleati,speriamo non anche in Europa occidentale)non sono sostanzialmente avversari:lo sono di Cristo,e infatti nascono e entrambi dalla gnosi spuria,e si materializzaziono grazie agli stessi finanziatori.Uomo avvisato,mezzo salvato.

  • Pierpaolo

    “…… finiscono per agglomerarsi, infelici, davanti alla tv”
    L’abolizione di rapporti umani autentici e la loro sotituzione con rapporti umani mediati dalla TV non è la squallida conseguenza, ma è il fine cui tendono le politiche di Sutherland, Soros, Coudenhove-Kalergi, Francesco el Papa, oltre che o picciotti Renzi, Manconi, Boldrini, Gentiloni, Bonino ed altri.
    Più congeniali al potere della “crescita economica”.

  • Backward

    Forse l’unica lettura imprescindibile per chi vuol capire.

  • Luigi Copertino

    Questo articolo di Maurizio Blondet è eccellente. Mi permetto di sottolineare l’importanza del commento del suo amico filosofo Stefano e il “martirio” della canadese Mary Wagner. Riguardo, invece, alla ricerca del sociologo Robert Putnam osservo che essa pur contenendo, senza dubbio, molte verità sociali e storiche, ha anche un punto, a mio giudizio, debole. Ossia il suo “orizzontalismo”. Guardando soltanto alle dinamiche sociali dell’associazionismo (nella fattispecie quello medioevale corporativo, del quale però non sembra venga evidenziata l’essenza del tutto “sfavorevole” al mercato come lo abbiamo conosciuto a partire dal XVI secolo: su questo carattere non capitalista del medioevo si veda Le Goff), si rischia di sottovalutare l’apporto dell’aspetto “verticale” ossia le relazioni, a volte conflittuali ma molte altre volte cooperative, tra l’Autorità sacrale e politica e la società civile. Mi sembra che qui si ripeta lo stesso tipo di errore che fa Rodney Stark (“La vittoria della ragione”) per il quale il capitalismo sarebbe nato nell’Italia dei comuni medioevali perché all’epoca l’Autorità politica era debole e non interferiva con il mercato e lo scambio “orizzontale”. Una analisi, tuttavia, non supportata dai fatti come hanno, ciascuno a modo loro, dimostrato un Amintore Fanfani (che prima di essere un politico era docente universitario di storia dell’economia) ed un Jacques Le Goff. Il mercato nel senso capitalista, non a caso, nasce esattamente quando lo Stato moderno, formatosi all’ombra del contrattualismo sociale delle filosofie hobbesiane, rousseviane e lockiane, distrugge i corpi intermedi perché essi erano di ostacolo allo scambio mercantile, al formarsi del mercato (nazionale) ed all’emergere del potere finanziario. Stark sostiene che il promettente “capitalismo” italiano del medioevo avrebbe subito un arresto a causa del prevalere nella Penisola del dominio autoritario ed illiberale della Spagna asburgica che, a suo dire, avrebbe anche trascinato la Chiesa nella Controriforma ponendola, per secoli ossia fino alla seconda metà del XX secolo (leggasi Vaticano II), contro la libertà, ad iniziare da quella economica. Da qui l’arretramento delle aree cattoliche e la crescita di quelle protestanti. Secondo Stark, infatti, il capitalismo nascente, bloccato in Italia ed in Spagna, si è poi spostato nell’area anglo-olandese-tedesca baciata dalla Riforma luterana e dalle sue conseguenze. Stark, però, appunto, dimentica che per imporsi il capitalismo moderno ha avuto bisogno dello Stato nazionale – forma politica la quale si impone non a caso nella stessa area “protestante” di elezione del capitalismo a partire dal XVI secolo – che ha distrutto l’universalismo medioevale e la società corporativa per ceti tradizionale. Insomma l'”oppressione illiberale” era praticata dove andava nascendo il nuovo capitalismo moderno e non certo nella Penisola italiana “arretrata” a causa del dominio spagnolo e della Controriforma. Ora, quel che è assurdo, è che i libri come quelli di Stark sono pubblicati da case editrici che gravitano nell’area del cattolicesimo presunto tradizionalista ma in effetti neo-conservatore e bushista.

    Luigi Copertino.

  • Claudio Antonaz

    Multiculturalismo: un tema complesso dai molti aspetti

    È proprio vero: un aspetto negativo della divisione di una popolazione secondo le linee etniche e culturali (il “comunitarismo”), come fa il Multiculturalismo di stato, è che là dove vi è una forte presenza d’immigrati, ossia nei quartieri cosiddetti etnici, prevalgono negli individui ripiegamento su di sé, distacco e diffidenza verso le varie forme di vita collettiva, sia locali sia nazionali.
    Eccezione fatta per il rapporto che talvolta si ha con le proprie associazioni “etniche”, e fatti salvi i contatti con l’agenzia locale di questo o quel cui ci si rivolge per ottenere aiuto, evitando i discorsi troppo lunghi che in Canada suscitano riprovazione e allarme.
    Anche all’interno del gruppo “etnico” esistono assai spesso distacco e diffidenza dell’utente nei confronti dei propri leader etnico-comunitari.
    Posso testimoniarlo io che vivo in una popoloso quartiere cittadino multietnico di Montréal. La frammentazione della società lungo le linee culturali ed etniche riduce la coesione e la solidarietà della società considerata nel suo insieme… La società assume addirittura i contorni di un campo profughi. Nei parchi, quando vi è un festival, o un evento simile che pur si rivolge a tutti, anche li’ i vari gruppi tendono a mantenersi separati.
    L’abrogazione di un’identità collettiva comune, conseguenza del Multiculturalismo frustra anche chi è un semplice figlio adottivo del Paese, di cui pero’ i propri figli, perché nati in quella terra, sono cittadini “naturali”.
    In Italia esiste da sempre una assai scarsa fiducia nei “governanti”. Occorrerebbe vedere se questa atavica sfiducia sia oggi aumentata, vista ormai la forte presenza di “immigrati” nel nostro Paese. Posso dire che in Canada il multiculturalismo non ha intaccato il rapporto di fiducia esistente tra i cittadini e i governanti “nazionali”. Ma forse ciò’ non tarderà ad avvenire, con Justin Trudeau come primo ministro…
    È all’interno delle comunità etniche stesse, ed è al livello della politica municipale e della vita cittadina e di quartiere che indifferenza, diffidenza, introversione e sfiducia si installano. Il medico con la kippah, la funzionaria col velo islamico, il poliziotto col tipico copricapo del sikh (anche perché esso identifica non solo un’appartenenza religiosa ma un’appartenenza “nazionale”), o lo stesso autista d’autobus che tende a comportarsi come se vivesse ancora nei Caraibi, creano estraneità e quindi diffidenza nel cittadino con cui essi in quel momento interagiscono.
    Io sono stato operato di ernia da uno studentello cinese tirocinante, apparso improvvisamente nella sala d’operazione e che ha cercato di seguire le istruzioni di un vero medico che io avevo visto per la prima volta solo pochi attimi prima, e che non si era degnato neppure di dare uno sguardo alla parte da operare. Incredibile ma pura verità… Neppure l’eco mentale del “Beato che vivi in Canada!”, immancabile commento che ricevo ogni volta in Italia, non mi ha confortato sul tavolo operatorio…
    In Italia avrei potuto lamentarmi con una delle frasi consacrate del nostro linguaggio: “Ma non è una cosa da farsi…” “Avrebbero dovuto avvisarmi prima…” Ma con chi lamentarmi, con l’haitiano che mi ha portato via su una barella con le ruote? E che faceva diligentemente il suo compito. Con il medico che era sparito? A chi telefonare? Rivolgermi al presidente del “Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi?
    In Canada non ci si lamenta, e se si cerca di farlo a voce solo un po’ alta, quelli da dietro lo sportello chiamano subito la guardia di sicurezza o la polizia.
    Cio’ che stimo altrettanto importante mettere in evidenza – io cerco di farlo – è il carattere fasullo della beatificazione che si tende a fare delle cosiddette “comunità”, queste tessere sacrosante del celebrato Multiculturalismo. Su tale tema mi pare che assai poco sia stato scritto.
    Vi diro’, non certo per vanto, di aver scritto decine di articoli al riguardo, pubblicati in un giornale italiano “etnico” (Il Cittadino Canadese), al fine anche di mettere in evidenza che le culture trapiantate sono forme spesso degradate e persino caricaturali (o se vogliamo folcloristiche) della cultura originaria importata nella nuova terra dagli immigrati (vedi le patetiche Little Italy sparse nel Nord America). Su questo aspetto della perdita di validità di una cultura quando essa è trapiantata all’estero non mi pare sia stato scritto molto (ne scrisse pero’ Prezzolini nel suo: “I trapiantati”). Eppure alla base della celebrazione del multiculturalismo vi è l’assioma che tutte le culture siano uguali. Si’, forse quando rimangono a casa propria, e neppure allora… Ma il viaggio oltreconfine, e specie il viaggio oltreoceanico le intacca profondamente. Basti vedere le rotondità di tanti italo-americani per capire che la commistione delle due cucine, l’italiana e l’americana, ha comportato un prezzo per la forma fisica e la salute dei nostri connazionali.
    L’alienazione del cittadino nei confronti di un’amministrazione municipale in cui vi sia una forte presenza di “immigrati” io l’ho vissuta per diversi anni, come residente di una municipalità del Québec, avente una forte presenza di… In tale municipalità, tra l’altro, certe scuole etno-religiose, pur se sovvenzionate dal governo, erano mantenute aperte durante la festa del Canada e la festa del Québec, ma erano tenute rispettosamente chiuse durante le celebrazioni della “patria lontana”…
    Non basta dire che il multiculturalismo allenta i legami unitari e lo spirito di partecipazione della popolazione in genere. Occorre poi dimostrare perché il lasciar cuocere gli immigrati nel loro brodo conduce spesso a delle aberrazioni (vedi la presenza delle mafie nostrane nella vita degli italiani del Canada, e vedi anche le nuove forme di criminalità organizzata importate dall’estero, oggi attive nella penisola).
    È il desiderio stesso di comunicare con l’altro che si indebolisce e talvolta si spegne. Un mio mio amico mi ha detto diverse volte: “Vado a Cuba d’inverno anche perché li’ c’è una mentalità, un’identità, una cultura a carattere nazionale. Se li’ tu aspetti in fila, puoi rivolgere la parola a chi ti sta vicino, sicuro di poter iniziare una conversazione. In Canada, se stai in una coda di gente, abbandoni subito l’idea di rivolgere la parola, per il piacere di conversare, a chi ti sta vicino. Non lo fai perché sai che è gente che viene da altri mondi, parla altre lingue, ha preoccupazioni diverse dalle tue, e con loro quindi senti di avere pochissimo in comune. Ed è gente oltretutto che tu non sai neppure che lingua parli: francese, inglese, spagnolo, arabo…?”
    Lo stesso avviene tra i vicini di casa.
    Possiamo veramente dire che il modificare, l’alterare, il confondere, il mescolare prodotti e così anche popoli, stili e costumanze e tradizioni conduca a risultati eccellenti? Assolutamente no, secondo me. Ma nel
    clima di grande entusiasmo per il mondialismo e l’ibridismo,
    la “contaminazione” delle culture è un fenomeno visto come
    qualcosa di sempre positivo. Finora non mi è capitato un solo
    scritto che metta in dubbio l’assioma secondo il quale nel
    campo culturale più si mescola e meglio è. A me invece sembra
    che la mescolazione di culture produca spesso gravi perdite
    per le culture originarie.È doloroso e triste – e certamente pericoloso sul piano della “politically correctness” – ammettere che una certa meridionalizzazione del nord della penisola, ad esempio, ha comportato dei cambiamenti non sempre per il meglio. Sì, il
    nostro meridione è stato ed è ancora capace di cose magnifiche.
    Ma non penso che il nord – vedi le infiltrazioni di Camorra,
    Mafia, ‘Ndrangheta – abbia tratto solo beneficio da una certa
    mentalità originaria del sud che vi è ormai invalsa.
    Non si tratta di difendere una nozione assurda di “purezza
    originaria”, condizione che non esiste in nessun campo. Ma
    trovo assurdo e ridicolo questo voler miscelare tutto, in nome
    del “diverso”. Che si pensi anche al nuovo colore che nascerebbe
    mescolando i colori della tavolozza o quelli dell’arcobaleno. Il
    risultato non sarebbe di certo positivo.

    • esistono le stirpi, le etnie ed anche le razze: umane. Negroidi, pigmidi, negridi. Europoidi, europidi, caucasici, mediterranei, alpini, adriatici. Mongolidi…ad es.

      perché negarlo … ?

  • Finglas

    …e intanto con Perù siamo ai limiti, anzi hanno superato i limiti, della bestemmia. Oltre all’ idiozia può esistere solo la dissoluzione.

    http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2017/12/30/gesu-sostituito-con-peru-in-una-canzone-per-rispetto-dellislam_060424f1-20a9-49fa-9a9a-4df4cc932e99.html

    • questa ‘maestra’ si è offesa da sola. Con la sua palese ignoranza

  • A proposito del fatto che nelle societa’ multietniche disordinate le chiusure nel tempo non avvengono solo tra realta’ etniche differenti ma anche all’interno di realta’ omogenee,le cause sono intuitive,ma gli effetti sono da sottolineare nella loro valenza spirituale e antropologica.Le cause intuitive sono che in una realta’ omogenea ,e che funziona,ci vuoi entrare, e quindi ti adatti ,accetti sacrifici,correzioni,anche antipatie, per una motivazione superiore,sociale,culturale.Dove c’e’ confusione e relativismo,hai meno voglia d’integrarti tu e hanno meno voglia d’integrarti quelli che integrati gia’ lo sono,perche’ aggiungono una certa diffidenza ai loro difetti naturali.Manca la voglia di fare fatica,e questo libera l’individualismo singolo o di gruppo.Insomma ,una trappola diabolica.pero’ il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.Sicuramente, pero’,si tratta gia’ di un processo logico di tipo apocalittico-spirituale:con meno condizioni favorevoli,bene e male si divaricano:le buone volonta’ possono diventare ancora piu’ spirituali,mentre le cattive volonta’,ancora piu’ barbare e degradate. perfino la natura,che non e’ in contraddizione con la grazia, lo dimostra:la siccita’ sviluppa le radici o fa seccare la pianta;l’infezione potenzia il sistema immunitario oppure fa morire il malato.le sanzioni mmettono a terra una economia oppure alla lunga la rafforzano.Via via, in questa logica, si arriva al Libro della Sapienza. Cioe’ quella cosa da cui Papa Francesco I certamente e’ attualmente lontano:infatti,nella sua probabilissima scarsa simpatia e affinita’ per san Tommaso,(che il dott. Stefano,da insegnante di tomistica ha ben colto),ma direi anche scarsa affinita’ con lo Spirito di Dio,vede nelle omogeneita’ un puro aggolmerato d’interessi egoistici chiusi a difesa di se’ stessi:insomma, per questo fenomeno di personaggio,non e’ vero che la grazia perfeziona la natura ma non la contraddice…e se proprio si azzarda…ci pensa Lu a correggerla. E’ o non e’ Papa?.Ma vaff…

  • Una cosa pero’ e’ sicura:Dio ,per restaurare l’ordine giusto,si servira’ delle radici poco innaffiate ma cresciute robuste, e non certo dei borghesucci(e borghesucce) per bene,tradizionali o tradizionalisti,ben accomodati,finche’ possono,un po’ spaventati, saggi,giudiziosi ma calcolatori, fondamentalmente chiusi anch’essi,a cui non vale la pena leccare i piedi,ammesso che qualcuno ne sia capace.In fondo,ignoranza a parte, sono l’altra faccia di….Francesco I.Uno viene dalla strada, o dalla periferia,e ha sempre l’odor di pecore nelle narici; gli altri “odorano di chiuso”,ma forse il Manzoni li manderebbe volentieri a spasso.