LA CATALOGNA APRE LA STAGIONE DELLE SECESSIONI. MA NON QUI.

Oh insondabile stupidità  di Rajoy: ha regalato sul piatto d’argento ai secessionisti, farabutti col pelo sullo stomaco,  la legittimità di cui mancavano. Insondabile stupidità di Merkel, Macron, JUncker ed eurocrati tutti: ammutoliti.  Loro, nemici di tutti i “sovranismi e populismi”, interdetti dall’esplodere di un sovranismo localista   virulento e vittorioso. Senza alcuna visione politica, timorosi di dire alcunché, sentendo oscuramente che si sta aprendo la stagione dei secessionismi pullulanti e minimi, sgretolamento letale dell’euro-crazia burocratica.  Che non  sanno se favorire (il “più Europa”  dovrebbe passare  per  l’indebolimento degli Stati  nazionali, secondo un antico progetto di Monnet) o contenere e condannare, per non aprire i mille indipendentismi che l’europeismo degli interessi dei più forti  ha fatto rinascere: gli interessi infatti dividono, non uniscono. E poi: la UE ha imposto sanzioni alla Russia perché la Crimea ha chiesto, con referendum, di  tornare ad esserne parte; come accettare il referendum catalano?

Come dice giustamente Jacques Sapir,nella crisi della Catalogna si è vista l’irruzione  del Politico, con la sua violenza primeva, in una UE che credeva di averlo completamente castrato e addomesticato  a forza di “regole e normative”. Rayoj, evidentemente, non conosce la differenza fra “legalità” e  legittimità:  ignorava che lui, travicello messo lì da un processo “democratico”    in cui non è stato scelto, ma puramente insediato in mancanza di meglio, non aveva la legittimità per far  rispettare la legalità con la forza pubblica.

E’ ciò che coglie Jacques Sapir  in un suo appunto durante lo svolgersi della giornata di  disordini a Barcellona: ormai “la questione dell’indipendenza della Catalogna ha poco a che vedere con il diritto costituzionale, al punto in cui siamo. E’ divenuta una questione essenzialmente politica – perché la sovranità è anche questo: il primato del politico sulle regole del diritto”.

Irruzione della Sovranità contro la legalità

Già: la giunta catalana ha espresso un atto di sovranità, criminale nell’ordine del diritto.  Ciò non implica alcun giudizio positivo su questa giunta: i catalani avranno ampio modo di pentirsi di aver dato il potere a due vecchi partiti rosso-totalitari, Esquerra a CUP,  fantasmi della guerra civil.  Hanno messo insieme uno pseudo-“referendum”  senza osservatori, senza scrutatori di altri partiti,  soprattutto senza  quorum; anche se avessero votato tre indipendentisti (e i non-indipendentisti non sarebbero andati a votare), avrebbero proclamato la repubblica e l’indipendenza. Sapevano che i loro sono al massimo 1,6 milioni su un elettorato di oltre 5 milioni.  Instaurata la repubblica, teme un mio amico che abita a Barcellona, la giunta comincerà le purghe: dei nemici interni, Convergencia, borghesi classici (ex democristiani),  cattolici – quelli che restano – non seguaci del clero “juramentado”, perché parte del clero, come quello della rivoluzione francese, si è dichiarato dalla parte della giunta rossa.

“Solo un’azione politica puo’ oggi risolvere la situazione” – ha scritto Sapir  nel corso degli eventi. “Solo un referendum vero, organizzato dallo Stato,  “può dirimere la questione di  sapere se i catalani pensano ancora di avere un avvenire comune con il resto della Spagna. E’ chiaro che il comportamento di Madrid  rende sempre più difficile un tale accettabile compromesso.  Ormai la questione non è più di sapere  se si sostiene o no l’idea di una Catalogna indipendente. Oggi, la questione è difendere le basi stesse della democrazia.  Occorre un vero referendum in Catalogna, di cui tutti i partiti si impegnino a riconoscere i risultati”.  Ovviamente, l’insondabile cretino Rayoj rispondeva  che un referendum secessionista non è previsto dalla Costituzione (sicuramente, la più bella del mondo). Sapir: “E’ il solo antidoto ad una deriva verso una nuova guerra civile”. E aggiunge: “Ciò che il governo francese non ha compreso, il che mostra la degenerazione dello spirito pubblico nel presidente e nel primo ministro”.

Già, perché ovviamente anche Macron ha un problemino di legittimità, essendo una creatura artificiale messa al potere da una volontà popolare inesistente, o espressa ambiguamente; con una maggioranza finta. Eppure, questo artificiale re travicello  sta  imponendo decreti liberticidi.

Ha fatto chiudere d’autorità lo stesso blog di Jacques Sapir, Russeurope, che esprime notevoli idee ma anti-europeiste e anti-euro, dunque “sovraniste”,  ed è amico della Russia, con  la motivazione che è “una tribuna politica di parte”. Non c’è male come apertura e intelligenza. Macron, un altro che non sa che la sua legalità non ha alcuna legittimità,  si chiama i disordini a Parigi, che abbiamo visto a Barcellona.

https://francais.rt.com/france/43837-blog-jacques-sapir-ferme-conseiller-ministeriel

Lombardia? Tranquilli, è un’espressione geografica.

Ora  la  domanda: il secessionismo catalano apre la stagione degli altri indipendentismi. Aspettiamoci sorprese  dai baschi, dagli scozzesi, dalle componenti etmiche dell’Ucraina.  E il famigerato “Nord-Est”  italiano?

Fra i motivi del loro indipendentismo, i catalani –bottegai – c’è quello dei residui passivi: la regione ricca, è stufa di pagare 8 miliardi l’anno agli altri spagnoli. E  la Lombardia? Dà ogni anno all’Italia 54 miliardi di euro; che finiscono tutti nell’alimentare il cialtronismo parassitario e la criminalità organizzata del Meridione,all’autonomia siciliana, a Roma capitale del disastro,  senza alcun vantaggio per i  cittadini meridionali. Puro  spreco, e colossale: ogni famiglia lombarda di 4  persone si vede privata ogni anno di 23 mila euro (il costo di un’auto), che potrebbero essere impiegate molto più produttivamente al Nord, in investimenti e infrastrutture moderne,  in corsi d’eccellenza per i figli, in università piene di premi Nobel esteri chiamati dagli alti stipendi, in rifacimenti urbanistici radicali, necessari ad una città che da industriale e siderurgica, è diventa la capitale globale della moda…

E non è solo la Lombardia.  In Emilia, una famiglia di 4 persone viene privata annualmente di 14 mila euro. Una famiglia veneta, di oltre 12 mila: una emorragia che finisce nelle tasche del   Sud criminale, non di quello onesto.  La Lombardia si metterà alla testa di questa istanza  di giustizia del Nord Est?  E’ stato pur indetto un referendum sull’autonomia, si celebrerà il 22 ottobre. Tremate, parassiti!

Anzi no, contrordine. State pur tranquilli, parassiti. La Lombardia non ha alcuna ambizione  politica. Non ha mai avuto la minima volontà di “comandare”, né Milano di essere “capitale”. Si è sempre messa volentieri sotto il dominio straniero, senza mai la minima ribellione: spagnoli, austriaci, i francesi di Napoleone,   oggi la cosiddetta “Europa” stupida e oppressiva, sono sempre stati  padroni benvenuti, perche sollevavano i milanesi dal peso di governare. L’unica volta  che hanno avuto impulsi “politici”, nel cosiddetto Risorgimento, è stata una moda della sua classe ricca, “patriottica”, anti-absburgica; ma anche lì, solo il tempo di consegnarsi ai Piemontesi, questi avidi ed arretrati militaristi da quattro soldi, e dare loro le chiavi (e le casse)   della città e  della regione più ricca d’Italia.

La Lombardia è, più che qualunque altro pezzo di terra italiota, una espressione geografica.

La  sola volta in cui  fu capitale, fu nel 286 dopo Cristo, per scelta non propria, ma di Diocleziano: capitale dell’Impero d’Occidente, nientemeno. In quanto capitale, l’impero la ornò di una urbanistica grandiosa, monumentale, bellissima: la Porta Romana entrava in città dopo un percorso di 4 chilometri di porticato ai due lati,  c’erano un circo, uno stadio, grandi basiliche, grandi e straordinarie terme.

I portici monumentali  di Porta Romana a Milano. Possiamo solo immaginarli.

Non è rimasto nulla di questa grandiosa bellezza. Praticamente, solo le colonne di San Lorenzo e della basilica di Costantino, sacrilegamente attraversata fino a ieri dai tram. Furono i milanesi stessi,  ciechi e sordi al richiamo dell’ambizione che quei monumenti evocavano, a distruggerli, divorarli per recuperarne i mattoni e i marmi – in pochi decenni, Milano riprese l’aspetto dimesso, rurale ed operaio,  che è il suo.  La  tuta da lavoratore  al posto delle vesti di velluto imperiale. La “bruttezza” di Milano moderna,una bruttezza unica fra le città  italiane anche più piccole (pensate a Parma,a Verona, a Padova…)  è il sintomo di questa sua mancanza di ambizione. Non vuole comandare, non ha classe dirigente:  quando si è sforzata, ha dato a Roma Berlusconi e Bossi, l’ultimo un ladruncolo di denaro pubblico  per i figli e la famiglia, un vero “terrone”, l’altro un pirla superficiale e   irresponsabile che si vanta di essere “imprenditore” invece che statista. E non è nemmeno imprenditore: al più, impresario, capocomico.

E  il referendum sull’autonomia?  Persino i leghisti della base forse non lo voteranno. I milanesi, secondo  i sondaggi,  in maggioranza schiacciante non andranno a votare, non capiscono di cosa parli. Dormite  tranquilli, cialtroni e parassiti.

 

 

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41 commenti


  1. Fa piacere qualche volta riuscire a scrivere cose condivise da giganti come Blondet e Sapir
    averagejoe3000.wordpress.com/2017/10/02/passato-e-futuro/


  2. Che nostalgia per un’occasione perduta, quando la Lega Nord era autonomista, voleva la secessione ed il pessimo Scalfaro tuonava sull’Italia una e indivisibile. Ora non avremmo l’Euro, non dovremmo obbedire ai trattati di Lisbona, non saremmo in Europa. Ma coi se e coi ma, la storia non si fa!

    1. Connectionrefused

      Infatti, che peccato!


  3. Basilica di Costantino, a Milano?
    Forse il nostro Blondet si riferisce S. Lorenzo Maggiore …

  4. Luigi Ranalli

    Da milanese, non avevo idea che Porta Romana fosse così in origine e da ignorante non mi sono mai posto troppe domande sulle colonne di San Lorenzo. Molto interessante!
    Concordo che Milano non sappia esprimere una classe dirigente, ma è proprio per questo che non ho intenzione di votare il referendum sull’autonomia… penso a Maroni o a Sala e non mi fiderei se elementi simili fossero più ”autonomi” e con maggior capacità di spesa di quanto siano già. E chi li ha preceduti non era meglio di loro.
    Sono curioso di vedere come andrà a finire in Spagna ma lì la questione è seria, qui in Lombardia è burletta.
    Sulla differenza tra legalità e legittimità, a non capirla oltre a Rayoj c’è la stessa Unione Europea, per non parlare di casa nostra dove si susseguono governi legali ma non legittimi dai tempi di Monti.
    Qui ormai si consuma la guerra dei burocrati contro il mondo reale.

      1. Luigi Ranalli

        Dott. Blondet, è pur vero quello che dice lei. Piuttosto che darla vinta alle sinistre che sguinzagliano i centri sociali contro Salvini (non sapevo di questo episodio), alla fine andrò a votare ‘sto referendum.
        A naso tappato, perchè non ci credo, ma ci andrò almeno per fare un torto ai “sinistri”.


    1. Non capisco cosa ci sia di così strano per votare un Referendum “CONSULTIVO” che chiede più autonomia legislativa.
      Ci sono già altre 5 Regioni autonome, sicilia compreso e non mi pare che le cose arrechino tanto scandalo.
      In fondo si tratta di decentramento di compiti istituzionali che oggi, nelle regioni NON autonome sono in capo allo stato.
      Penso – solo per fare un esempio – al governo del territorio che nelle Regioni autonome, è di competenza esclusiva delle Regioni, mentre nella altre a statuto ordinario, rimane di competenza concorrente.
      Si tratta solo di verificare se i lombardi ed i veneti vogliono che lo stato ai sensi dell’art. 116 della Costituzione devolga a loro maggiori competenze nelle varie materie. Lei cita la classe dirigente lombarda. Mi scusi ma perché in Sicilia, che è autonoma, abbiamo forse dei luminari?


      1. Queste le mie perplessità:

        il referendum fortissimamente voluto da Zaia e Maroni è inutile, e giuridicamente irrilevante, fatto certificato dalla stessa Corte Costituzionale che ha dato il via libera a un quesito del tutto retorico. E la stessa Corte, per coerenza, non avrebbe dovuto autorizzare un referendum privo di valore giuridico, e se lo ha fatto e per continuare ad alimentare tra gli “spiriti semplici” inutili speranze in chiave “gattopardiana”, parte causa, insieme ai Consigli Regionali Lombardo e Veneto, nella commedia “buffa” tipicamente italiana.

        Lombardia e Veneto non hanno necessità alcuna di un consenso referendario (alla Lega bastava il voto della sua blindatissima maggioranza in Consiglio Regionale veneto e lombardo!) per esercitare le prerogative ex art. 116 della Costituzione. Prerogative a cui ci si è ben guardato di ricorrere negli anni passati. Il che rende per lo meno ambigua questa improvvisa “voglia”.

        La richiesta di tale autonomia non può essere spacciata come un aumento delle quote del prelievo fiscale che rimarrebbero al Nord, dato che – ad autonomia conseguita – a Lombardia e Veneto perverrebbero le sole risorse derivanti dalle deleghe che lo Stato ad esse trasferirebbe, non un centesimo in più.

        Mai il Veneto e la Lombardia potranno divenire Regioni “a statuto speciale”, stante che quello status non dipende dal ricordato art. 116 ma dalla specificità che la Costituzione ritenne di dover tutelare, nel caso dell’Alto Adige rafforzata da un trattato internazionale, in alcune limitate parti del paese: Sicilia,Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige/Südtirol ;

        Le prime elezioni dell’Assemblea regionale siciliana avvennero nel lontano aprile del 1947, ma già l’anno prima si erano tenute le elezioni in Valle d’Aosta. Intanto iniziarono i lavori per stendere la nuova Costituzione della Repubblica italiana, e si parlò a lungo dei poteri da dare alle regioni a statuto speciale: un grande cambiamento, per uno stato come l’Italia che dalla sua nascita aveva sempre avuto un’impostazione molto centralizzata. I motivi di questa concessione all’autonomia regionale venivano dalle spinte autonomistiche di alcune aree geografiche e soprattutto della Sicilia.

        La parziale autonomia della Sicilia, iniziata già con l’invio dell’Alto commissario Francesco Musotto nel 1944, venne confermata nel 1946, Il motivo era il forte movimento indipendentista siciliano, che a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale aveva cominciato a diventare molto numeroso. Il principale partito politico che lo portava avanti era il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, che arrivò a formare anche gruppi armati con il nome di Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana (EVIS). Il 29 dicembre 1945 nelle montagne intorno a Caltagirone ci fu l’ultimo scontro a fuoco, detto battaglia di San Mauro, tra militanti evisti e i reali carabinieri insieme con militari della divisione Sabauda, che provocò 60 morti tra gli indipendentisti e i militari italiani; Il 10 gennaio 1946 una banda separatista di Niscemi guidata da Salvatore Rizzo, per vendicare la morte del capo Rosario Avila, catturò con uno stratagemma otto carabinieri della caserma di Feudo Nobile vicino a Gela. Dopo aver tentato di scambiarli con il leader dell’EVIS Concetto Gallo, che era stato arrestato, i loro cadaveri furono ritrovati il 25 maggio successivo in una profonda buca a Mazzarino. Nel maggio del 1946, quando venne concessa l’autonomia speciale alla Sicilia, le formazioni eviste furono sciolte e gli evisti in carcere furono amnistiati e liberati.

        La legge costituzionale che aggiunse anche il Friuli-Venezia Giulia venne proposta e approvata solo molto tempo dopo, all’inizio del 1963. Ogni statuto speciale aveva i suoi motivi e la sua storia particolare: in Sardegna, i politici locali avevano cominciato a parlare di autonomia già alla fine della Seconda guerra mondiale (ma ne ottennero poi una più limitata di quella siciliana); in Trentino-Alto Adige l’autonomia venne concessa anche per le rivendicazioni territoriali austriache, il cui governo trattò con quello italiano per le tutele da dare alla minoranza tedesca, e come compensazione per l’opera di “italianizzazione” forzata durante il fascismo; per motivi simili (la tutela della minoranza francese) venne concesso lo statuto speciale anche alla Valle d’Aosta.

        Come si vede il percorso (costituzionale) che ha dato l’autonomia speciale alla Sicilia (a cosa sia servito realmente è un’altro discorso, visto che lo Stato Italiano, ancora oggi, è altamente inadempiente nei confronti della Sicilia – ma questo lo spiegherò un’altra volta) è stato un processo profondamente diverso, anche drammaticamente diverso, da quello che si è sviluppato al Nord negli ultimi 25 anni e caratterizzato da “elmi con le corna”, ampolle d’acqua sacra, sagre della polenta nei sacri prati di Pontida, leggende celtiche a base di spade nella roccia e maghi Merlino, finti carri armati di carnevale in p.zza San Marco, deliri bossiani su “un milione di cacciatori bergamaschi armati di doppiette”, lauree prese online in Albania a spese di tutti, cori avvinazzati e goliardici contro “i napoletani che non si sono mai lavati”, pregiudizi contro i “terroni” e i migranti africani, islamici, rumeni, albanesi etc.

        Francamente queste attività mi sembrano alquanto “insufficienti” per giustificare ed avviare un serio processo di autonomia idoneo ad ottenere un qualche risultato, figuriamoci d’indipendenza.

        Ecco perchè ritengo che questi referendum siano un inutile spreco di denaro pubblico che poteva essere meglio utilizzato. Però…contenti voi…


        1. Chissà perché, scommetterei che Lei vive al Sud…non so, qualcosa mi dice che è così; è come un’intuizione ma non saprei darle corpo. In ogni caso, grazie per l”anima semplice” 🙂 non ci avevo pensato.
          Quanto al mio intervento, non voleva essere risolutivo ma solo dare qualche informazione in più; tenga conto che IO NON VOTO perché non sono residente in Lombardia o Veneto.
          Infine, visto che Lei l’ha messa sul difficile, allora mi sento di suggerire la lettura della n.b. del Senato ( formato PdF ) Servizio Studi. così la questione sarà maggiormente approfondita: http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Dossier/3547.htm

  5. Marian

    Non c’è da stupirsi del fatto che la Catalogna stia aprendo la stagione delle secessioni. il processo dell’integrazione europea prevede vari livelli. Dopo l’incatenamento economico all’ Euro occorre istituire un unico Ministero per le imposizioni fiscali, un unico esercito e, soprattutto, provvedere alla stesura della Costituzione degli Stati Uniti d’Europa… Come debellare, o indebolire, le varie Costituzioni di Stati con un certo peso storico e culturale come la Spagna, la Francia, l’Italia ? Con la frammentazione dei medesimi Stati in macroregioni federate nell’ambito degli Stati Uniti d’Europa. E questo può essere ottenuto da Bruxelles dando supporto alle spinte autonomiste delle minoranze inglobate nei Governi attuali. Infatti, il 4 settembre Junker aveva già espresso discretamente il suo beneplacito: “..Abbiamo sempre detto che rispetteremo la sentenza della corte costituzionale spagnola e del parlamento spagnolo. Ma è ovvio che se un giorno l’indipendenza della Catalogna vedrà la luce, rispetteremo questa scelta… ” Verhofstadt (Alde) e Daniel Cohn-Bendit (Verdi), cioè i continuatori odierni del pensiero di J.Monnet e R.Schuman, hanno espresso con chiarezza quello che dobbiamo aspettarci: “Gli Stati nazionali non servono più a niente, perciò è ora di voltare pagina e inaugurare la federazione europea, ovvero gli Stati Uniti d’Europa. (…). L’Europa federale è il cammino per proteggere la nostra sovranità…Ma cos’è in pratica la federazione europea? Il discorso è lungo, ma si può riassumere così: lo Stato nazionale (Roma, Berlino, Parigi e così via) viene scavalcato sia verso il basso, valorizzando ad esempio il ruolo degli enti locali e delle regioni, che verso l’alto, con la delega di tutta una serie di competenze a Bruxelles… “(dal secolo-trentino.com). Il panorama che vediamo dalle finestre di casa nostra sta cambiando radicalmente: se non riusciamo ad adattarci non rimane che fare i bagagli e andarsene altrove… Ps – Dimenticavo… Guy Verhofstadt e Daniel Cohn-Bendit sono talmente russofobi da essere stati iscritti dal Cremlino nella lista delle 89 personalità europee sgradite in Russia.

    1. Maurizio Blondet

      Guardi, sono stato io a raccontare il progetto di Monnet -indebolire gli Stati per spaccarli in macroregioni, politicamente nulle e sub-sovrtane- in anni ormai antichi (cerchi, se può, il mio “Complotti”). Ma ora la deriva è tnto avanzata che sono per il tanto peggio tanto meglio.


  6. Sono quasi sempre d’accordo con gli articoli di Blondet, di qualsiasi argomento trattino. Ho letto, entusiasta, tutti i suoi libri. Lo seguo da vent’anni. Lo difendo sempre davanti ad amici e conoscenti che lo criticano. Ma che squallore questo articolo. Una sequela di invettive e insulti a chi crede nelle piccole patrie, a chi, diverso etnicamente, linguisticamente e culturalmente, chiede di scegliere la propria strada, peraltro seguendo il percorso che quasi tutti gli Stati del mondo hanno seguito prima di diventare tali. Ovvero, non rispettando la costituzione del Paese da cui vogliono staccarsi.
    Da “farabutti col pelo sullo stomaco” a bottegai, è tutto un florilegio di veleni contro i catalani. Per non parlare degli errori e delle mezze verità relative al referendum: “Pseudo-“referendum” senza osservatori, senza scrutatori di altri partiti, soprattutto senza quorum”. Bella scoperta. Gli osservattori c’erano, ma non ufficiali, perché nessuno Stato li ha voluti inviare per non legittimare il referendum. Idem per gli scrutatori degli altri partti. Senza quorum? E allora? L’unico Stato che convoca i cittadini a votare su referendum e iniziative in grado di cambiare, anche radiclamente, scelte di governo e parlamento, è la Svizzera. Lo fa ogni tre mesi, sugli argomenti più disparati. E la Confederazione elvetica non prevede, giustamenbte, alcun quorum. Perché se uno preferisce stare a casa a grattarsi la pancia, invece di votare (e nel caso degli spagnoli che fanno la siesta dalle 13 alle 16, contariamente ai catalani che li mantengono, l’esempio è quanto di più appropriato), si assume la responsabilità di delegare agli altri. La vera democrazia è quella diretta. Non quella rappresentativa. Che, come ben sa Blondet, spesso rappresenta solo interessi innominabili, lobby innobinabili, caste innominabili.

    1. Maurizio Blondet

      Smetta di leggermi. Lo dico per la sua salute.

    2. Connectionrefused

      Io anche lo apprezzo molto Blondet(ti) e posso solo contestarne la prospettiva, non di certo le conclusioni. Neanche io sono contento di essere connazionale di gente come quella che sta al nord, con cui non abbiamo nulla in comune, pure il modo di scherzare è diverso…

      1. Luigi Ranalli

        Connectionrefused, io sono milanese ma di famiglia abruzzese e conosco bene entrambe le realtà: umorismo differente a parte, diciamo pure che nel meridione c’è uno sperpero di denaro pubblico che fa paura. Solo nel “mio” Abruzzo che non è profondo sud, nascono come funghi consorzi la cui unica utilità è dare lavoro a raccomandati che costituiscono i bacini elettorali di tizio e di caio.
        Con tutto lo schifo ed il clientelismo che c’è pure qui al nord (ma non quanto al sud), almeno abbiamo mantenuto la capacità di vergognarci. E’ inutile che vi incazziate quando vi si rinfaccia quello che ci costate.

        1. Connectionrefused

          Ne vogliamo parlare? La corruzione
          e lo spreco ci sono anche al nord e comunque lo stato prende ma anche spende di più per ciascun Brambilla
          Fumagalli. Gli istituti finanziari
          concedono normalmente un milione di euro di garanzie per un prestito di centomila euro a sud. Al nord è l’esatto opposto (1 mln per un centone di garanzie.)
          Gli istituti bancari sono tutti del nord: a chi vuoi che prestino i loro soldi per gli investimenti? Diciamo la verità, l’unica economia sostenibile è quella del medioevo quella capitalistica ha bisogno per prosperare di una colonia da sfruttare e di una discarica da riempire. Noi al sud siamo entrambe per il nord, siamo noi il lato oscuro della Milano da bere, senza il quale stavate ancora a coltivare patate, dubito che le altre nazioni vi avrebbero prestato una discarica apposita. E dobbiamo pure sentirci dire quanto siamo una chiavica..

          1. Luigi Ranalli

            Invece di fare le povere vittime e le solite sceneggiate napoletane, se davvero volete rinfacciarci qualcosa, dateci il buon esempio una volta tanto.
            Così, essendo di origine meridionale, per una volta non dovrò vergognarmene.

          2. Connectionrefused

            Vergognati pure, ma per favore, per coerenza, evita di venirti a fare i bagni sulle nostre coste. Va sul lago di Comom

          3. Luigi Ranalli

            E certo! Le vacanze al mare. Ma hai dimenticato di rinfacciare anche la buona cucina meridionale.
            Dai, diccelo come si mangia bene da voi, così completi il repertorio – perché ormai solo questo potere rivendicare.
            Solo questo puoi fare e nasconderti dietro al passato. Al passato glorioso del sud che, sappilo, non ti appartiene (i miei ed i tuoi avi non erano dei piagnoni come te) o il passato recente della “Milano da bere” che non ha nulla a che vedere con la Milano di oggi. Vieni a fartela tu una vacanza da noi, a vedere come si vive, dove si vive, in che condizioni si lavora, come viene vissuta anche la disoccupazione rispetto al sud.
            Io il meridione lo conosco e ne sono originario. Tu del nord non sai un bel niente, ne fai solo un alibi perché di fatto lo status quo vi sta benissimo e non volete cambiarlo. Ti offendi se in un articolo che di fatto è una critica tagliente a Milano si parla dei soldi che il nord trasferisce al sud. Coda di paglia! Solo qui l’orgoglio meridionale si risveglia, non certo nel diventare un modello virtuoso alternativo al settentrione, come potrebbe e dovrebbe essere.

  7. Massimo

    …Per stimolare gli indipendentisti italioti, lombardi, siculi o sardi e… (quando gli “laikerà”)…anche sanmarinesi..(?), telefonare Putin.
    Lui sa come “appoggiare”, lo dicono quelli dei giornaloni…ma stava già scritto anche sui Protocolli di Sion (ah!…il giudeo). Che pena!
    E con questi proconsoli europei, tocca pure “godere” della vittoria dei catalani, che è come farlo per il 13% di una “destra” tedesca, capeggiata da una lesbica…Non ci si crede!…E’ meglio di un film…Quanto al passato, caro Direttore, alla storia, a Milano o a Roma…lasciamo perdere. Acqua passata…FINITA! E’ tutto solo, un “già visto”, come i rigurgiti neo-comunisti che tengono il bordone catalano, o quelli alla mortadella, che nutrono la vita e i nuovi palinsesti della rai: per es. con il prix italia sulle fake news…(…di chi?…), i gazebo…e…i tempi che fanno…(per loro ancora buoni…).
    E’ finito il tragico! Adesso tocca ai comici. Ah! E non ho calcolato il caballero Rajoy, il nemico degli zorri catalani e neppure il piccolo re sola di Franza…Tanto non succederà nulla. Solo il lento agonizzare dell’occidente. Il suo sparire. Come un buco nero che inghiotte…di tutto.
    (… si definisce buco nero una regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale così intenso che nulla al suo interno può sfuggire all’esterno, nemmeno la luce…) da Wikipedia.

    1. Backward

      Se la può consolare, Massimo, non è solo l'”occidente” che è finito. E’ l’umanità intera che pare avere gli anni contati.


  8. Caro Blondet…non è che i Milanesi post impero romano fossero particolarmente barbari nel distruggere i monumenti imperiali…. tutta l’Italia medioevale e rinascimentale è costruita usando materiale di risulta dei monumenti antichi…..allora avevano una mentalità diversa dalla nostra ,molto più pratica, e quando un monumento antico era in rovina non veniva restaurato , ma le rovine servivano a costruire altro. Lo stesso Colosseo fu una cava di materiale edile…. e molte chiese di Roma sono costruite su monumenti precedenti e abbondano di marmi e colonne di età romana. I Milanesi mi spiace per Lei non sono poi così diversi dagli altri italiani.


  9. Direttore ha dimenticato di dire che i Milanesi hanno molto sofferto di Pellagra a forza di mangiare polenta e basta, che dava sintomi di demenza, quindi dei buoni robot da lavoro, oggi non c’è più la Pellagra, ma i robot si

    1. Luigi Ranalli

      Ottimo, allora abbiamo trovato la soluzione per far sì che anche da voi al sud venga un po’ di voglia di lavorare: vi faremo mangiare la polenta.

    2. MC

      Francesco..tu cosa hai mangiato per ridurti cosi?

      Saluti


  10. Purtroppo tutte le regioni italiane sono un’espressione geografica e piene di antagonismi, se non di veri e propri odi e gelosie al loro interno prima ancora che le une con le altre; Al massimo in Italia ci si può unire sotto il campanile, non di più. Questo vale anche e soprattutto per la Lombardia, che oltretutto terminò il suo periodo d’oro nel Rinascimento, dopodiché non fu mai più libera di progettare il suo destino da nazione indipendente. Ecco perché questa consultazione del 22 Ottobre rappresenta un primo timido passo verso la presa di coscienza che progettare si può e si deve. Nulla di più, ma è già qualcosa.

  11. Connectionrefused

    Accanto a quello fondamentalista cattolico, che da me si fa molto apprezzare pur non essendo io cattolico, ecco il Blondet(ti) che mi piace di meno, quello che sfocia nel piú becero e genuino leghismo da acquitrino padano desolato tutto prosecco e schei… Blondet(ti), ma l’Italia l’avete fatta voi del nord, siete voi che comandate da sempre l’Italia: se non riuscite a secedere da chi lo volete, se non da voi stessi? Magari si rifrantumasse questo paesucolo multinazionale chiamato Italia! Non è che siete pure voi piagnoni uguale uguale a noi meridionali? Un pianto diverso ma pur sempre pianto. La saluto, al prossimo articolo “emancipato”! Statm bbuon!

    1. Nico-

      Bossi,borghezio,Miglio gli indipendentisti padani e i neoborbonici come saranno ricordati nel futuro?
      Come traditori della nazione filoteutonici oppure come liberali europeisti ?

      1. Connectionrefused

        I leghisti di sicuro, i neoborbonici cosa c’entrano? Ancora devono riuscire a contare nulla, per loro la storia non è scritta.

    2. Luigi Ranalli

      Dire “l’Italia l’avete fatta voi” è diventato l’alibi dei meridionali per non assumersi le vostre responsabilità. Di fatto giustificate il fatto di essere a carico del nord dicendo che siete una nostra colonia.
      Troppo comodo. Se il discorso è questo, da milanese (ma comunque sono teramano di origine) potrei rinfacciarvi la conquista del nord Italia da parte di Roma Antica.
      Vogliamo andare avanti così?

      Inutile che ve la prendiate con Blondet ogni volta che critica indirettamente o indirettamente il sud. Vi arrabbiate tanto solo perchè sapete che è tutto vero – avete una coda di paglia lunga un chilometro.

      E lo dico da scettico sul referendum, che alla fine andrò a votare solo per fare torto alle sinistre che già latrano.

      1. Luigi Ranalli

        Oops! Intendevo dire ovviamente:”alibi dei meridionali per non assumersi le LORO responsabilità”. Il riquadro per scrivere è troppo piccolo e non riesco a rileggere le frasi intere…

      2. Connectionrefused

        È un dato di fatto.. Cosa volete? Staccatevi e amen. Mi vergogno di essere vostro concittadino, teledipendenti che non siete altro.

        1. Alessandro2

          Più delle argomentazioni di Ranalli e del tanto peggio, tanto meglio dell’ormai stanco Direttore Blondet, sono state queste parole dell’ineffabile Connessione a convincermi: andrò a votare per l’autonomia lombarda, e se riuscirà tanti saluti Connessione, rimboccati le manichine perché dovrai cominciare a lavorare davvero. Se sai cosa vuol dire.


      3. Il residuo fiscale di #Lombardia, #Veneto, #EmiliaRomagna e, in parte, #Piemonte, regioni che finanziano il resto del Paese per effetto della ridistribuzione dei trasferimenti statali, dall’area più ricca a quella più povera, è quantificato in circa 50 miliardi di euro annui dal sociologo Luca Ricolfi, docente torinese di psicometria, nel suo saggio Il sacco del Nord – Saggio sulla giustizia territoriale. Più considerevoli sono i 63 miliardi di euro (su 72 di spesa complessiva), sempre su base annua, che i meridionali versano per acquisti di beni e servizi settentrionali, pari a un terzo dell’intera produzione della parte industrializzata d’Italia. Il calcolo è dall’economista sardo Paolo Savona, professore emerito di politica economica e docente di geopolitica economica, coadiuvato dagli omologhi Zeno Rotondi (Unicredit) e Riccardo De Bonis (Banca d’Italia), nella pubblicazione Sviluppo, rischio e conti con l’esterno delle regioni italiane’. Lo schema di analisi della “pentola bucata. Nel conto in rosso del Sud ci sono anche circa 2 miliardi di euro annui (dati SDO-Sole 24 Ore Sanità) di spesa per la “migrazione sanitaria” dei meridionali che vanno a farsi curare in Alta Italia. Si tratta di risorse che vengono investite sul territorio di destinazione, incrementando il divario e riducendo la capacità di recupero del Mezzogiorno, le cui carenze, sia reali che percepite, sono mal gestite dal Servizio Sanitario Nazionale. Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Veneto le regioni, nell’ordine, che ci guadagnano di più; Lazio, Puglia, Sicilia, Calabria e, in fondo a tutte, Campania quelle che ci rimettono maggiormente. Il totale farebbe 65 MILIARDI, ma a questi bisogna aggiungere i 20miliardi di euro annui che il Sud spende per la formazione universitaria dei giovani che poi vanno a rifornire il Nord. Il totale farebbe 85 miliardi, senza considerare la spesa pubblica corrente (stipendi, pensioni, sanità) e la spesa in conto capitale (investimenti e opere pubbliche), superiore al Nord.
        Ed ecco smascherato l’esercizio dei leghisti che, con la complicità forte e colpevole di buona parte dei media, hanno indirizzato il dibattito a Nord, sostituendo un proprio vantaggio ad un problema reale del paese. La questione prioritaria da meridionale è diventata settentrionale. Se si risolvesse la prima e il paese si riequilibrasse, il Nord smetterebbe di staccare l’assegno e il Sud smetterebbe di comprare l’intero 70% della produzione industriale del Nord. Altro che “sacco del Nord”, il sacco è a Sud ed è pieno di merci settentrionali.
        50 miliardi contro 85. Il saldo è positivo per il Nord (anche escludendo i 2 miliardi di migrazione sanitaria meridionale e i 20 per la consegna “chiavi in mano” degli istruiti giovani del Sud). Serve dire altro?


        1. Dott. Blondet, non le sembra di aver esagerato parlando di” Piemontesi, questi avidi ed arretrati militaristi da quattro soldi,”? Tralascio di ricordare gli scippi di Milano a Torino, sintetizzati in questo link http://www.mole24.it/2011/10/03/torino-sempre-piu-schiava-di-milano/, al quale nel frattempo si sono aggiunti l’EXPO (evoluzione del salone del gusto) , il salone del libro, e proprio oggi anche l’expo ferroviaria che visitavo al Lingotto tutti gli anni, e tralascio pure di aggiungere ai Bossi e Berlusconi, il Formigoni.
          Mi preme invece far notare come il suo dolente ed amareggiato articolo abbia dato la stura all’espressione polemica di tutte le spinte disgregatrici latenti che formano il retropensiero degli italiani provinciali. Se passasse la Catalogna libera, avremmo anche in Italia un’esplosione di rivendicazioni per particolarismi già tutti qui presenti ciascuno dei quali conterebbe meno di niente. Particolarismi che sarebbero da comporre, in nome di un’unità degli Italiani, tenacemente voluta da Mussolini e desolatamente ignorata dal nostro individualismo e dalla nostra piagnucoleria arraffona. Forse soltanto Salvini, pur con tutti i difetti del suo programma politico, ha accortamente buttato a mare il secessionismo cercando di coagulare tutto il paese con una proposta unitaria, sia sul tema dell’invasione clandestina, che sul (discutibile) tema fiscale.


  12. Dai tempi di Diocleziano ai nostri giorni vale la pena menzionare una vicenda storica de Milan che ,seppur truculenta , andrebbe rinverdita e propagandata nei suoi contenuti: il linciaggio di Giuseppe Prina
    La menzione offrirebbe il destro a verticalizzare la protesta dei supertassati a sproposito. Il vero problema è l’esosa tassazione piuttosto che il trasferimento di risorse , per quanto possa essere un tantino tedioso.Dunque le scissioni , le devolution essendo lotte orizzontali si collocano “a cecio” nel modulo perenne del “divide et impera”. Fanno il gioco del “tiranno”.
    Per una combinazione balzana abito a Roma a pochi passsi dove alloggiava il Bossi primario con la canottiera e a cento metri da da via Giuseppe Prina. Il tutto per dire che il primo Bossi che ventilava e anzi minacciava lo sciopero fiscale divenne il mio idolo fino ad indurmi ad amare la città di Milano (dove ho parenti) alla mia amata Roma. Da piccolo imprenditore-operaio ho tanto sgobbato vivendo le visite dal commercialista come un incubo costante . Alle soglie della pensione è normale fare un bilancio di massima e quando scopro di aver elargito in competenze ed interessi bancari almeno una milionata di euro e al fisco molto di più e non riesco neanche a quantificare, mi “sconforto” Qualcuno obbietterà che ad onta di queste cifre chissà quante proprieà il sottoscritto abbia. Lo dico un appartamento dove abito ed un locale commerciale che vale 600-700 mila euro . IL quale pero’ è sotto le grinfie di Equitalia per buona metà del valore , qualora riuscissi a venderlo. Ho investito e fatto girare denaro in arredi ed innovazioni costantemente motivo per cui in un paese normale sarei persona rispettata anche perchè i miei dipendenti si accasavano piuttosto che lavorare per la mia “bontà.Insomma un cittadino modello in virtù certamente del mio cattolicesimo infuso ed assimilato fin da giovincello.Invece che cosa sono per i più e per lo stato: “Un bottegaio che evade il fisco(almeno un metro di cartelle Equitalia-Agenzia delle entrate) da disprezzare forse più di quel tale Shylock che armeggiava pezzi di carne.
    Perchè queste note autobiografiche? Perchè credo di essere un campione del ceto produttivo virtuoso , quello che crea lavoro, da moltiplicare per enne volte quasi quante sono le partite iva italiane.Basta vado al sodo scontato: le tasse alte sono l’altra faccia dell’euro privato, della perduta sovranità monetaria e del pareggio di bilancio nella costituzione del mitico Bocconiano Monti. Puntare su uno sciopero fiscale vero oltre a quello che sostanzialmente esiste in virtù di uno dei tanti rapporti dell’Agenzia delle Entrale . L’ultimo che ho letto dichiarava che tre milioni di partite iva facevano regolare dichiarazione dei redditi e “congrue” eppero’ non versavano il dovuto. Il quale non andava alle Isole Cayman all’estero ma servive per la sopravvivenza delle famiglie. Oddio mi sa che ho scritto troppo, scusate. Conclusione: Servono Leader che prendono atto della realtà fiscale e ne fanno una lotta da Armageddon verso lo stato invece di pensare a scissioni. Uno sciopero che avrebbe effetto domino in tutta Europa per la rinascita


  13. “Ma ora la deriva e’ tanto avanzata che sono per il tanto peggio tanto meglio”(Blondet):sono d’accordo, e non potrei non esserlo,avendo riportato in un commento a un post precedente la profezia di Giorgio Varens,con l’esito che prevede.(Punto 6).Del resto,se vogliamo essere equi e realisti,dobbiamo ricnoscere che non sono certo maggioranza quelli che non chiudono gli occhi davanti ai crimini occidentali in medioriente e nel mondo solo perche’si sentono superiori e minacciati dai russi ,dall’Islam,dai neri,etc.I piu’non dicono niente,chiudono gli occhi,bevono tutto, non dicono nemmeno di sentirsi superiori(e forse in questo sono sinceri)ma sotto sotto sono contenti che qualcuno faccia il lavoro sporco ,pensando,da servi,che in fondo lo faranno un po’ anche per loro.E’ l’apostasia di massa che ci sta portando in guerra,non la disinformazione:ma questo sara’ piu’ chiaro man mano che si salderanno le volonta’ dei manipolatori con quelle dei manipolati.Democrazia diretta,certo,anche violenta,pero’,e pilotata:o forse puo’ maturare proprio la pesca piu’ gustosa in pieno inverno?Molti penseranno che davvero tanti pricipi morali saranno stati solo sovrastrutture ingannevoli,”borghesi”.Prima lo stomaco e poi la morale,e i manipolati non saranno molto diversi dai manipolatori.Dio aspettera’ prima d’intervenire con eventi soprannaturali(Illuminazione delle coscienze,Miracolo)che le masse abbiano dato il peggio di se’,nella presunzione e poi nella paura e disperazione.L’idealismo,senza sostanza cadra’e si mostrera’ vuoto:specialmente quello di un Gioele Magaldi,anche se forse si sente al sicuro per essere con entrambi i piedi ed entrambe le chiappe dalla parte dei manipolatori,e ci racconta balle ,tipo che dobbiamo essere grati alla massoneria “progressista” per la rivoluzione francese.Ma non solo da quella parte:il fumo negli occhi colpira’ trasversalmente e nell’accecamento sara’ creduto come la verita’ di sempre.Quella per “adulti”,non per bambini.

  14. simone

    Riborda con le divisioni…
    Siamo 60000000, condividiamo il paese più bello, il cibo più buono, gli artisti più celebri, i santi, l’artigianato migliore, il genio eccelso, ecc. ecc. ecc.
    Vi pare poco per provare a fare qualcosa per il futuro dei nostri figli?
    Insieme

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