L’80% dei divorzi è chiesto dalle donne.

Diverse ricerche mostrano che l’80% dei divorzi è chiesto dalle donne, ciò in quanto mediamente:

• Le donne tendono ad attribuire maggiore centralità alla qualità emotiva della relazione.

• Gli uomini tendono a valutare maggiormente la stabilità e la funzionalità complessiva del matrimonio.

Questo non significa che le donne cerchino “novità” o emozioni nuove per natura. Piuttosto che, quando il clima relazionale è percepito come cronicamente insoddisfacente, molte donne hanno una soglia di tolleranza più bassa rispetto a una relazione emotivamente distante.

Alcuni studi sulla soddisfazione coniugale mostrano che gli uomini riportano livelli medi di soddisfazione più alti delle donne nello stesso matrimonio. Questo crea un asimmetria, per cui chi è meno soddisfatto – la donna – è più motivato a interrompere.

Fin dall’infanzia le donne sono socializzate a monitorare e verbalizzare stati emotivi, mertre gli uomini sono socializzati a minimizzare conflitto e vulnerabilità. Questo produce un effetto interessante:

• Le donne tendono a segnalare prima i problemi.

• Se non ricevono risposta o cambiamento, possono maturare prima la decisione di chiudere.

Spesso l’uomo percepisce il divorzio come improvviso, ma la donna lo vive come l’ultima fase di un lungo processo interno, che a volte dura anni.

Alcuni studiosi propongono una lettura interessante: il matrimonio tradizionale è stato costruito più intorno ai bisogni maschili (stabilità, cura domestica, continuità), mentre la trasformazione moderna ha ridefinito il matrimonio come luogo di autorealizzazione emotiva e sentimentale, che però per natura sono temporanei, contingenti, volubili, con alti e bassi. In questo nuovo modello, le donne — che spesso investono maggiormente nell’identità relazionale — sono anche le prime a misurare la distanza tra ideale e realtà. Non è un tratto “naturale”, ma un effetto della trasformazione culturale del significato della coppia.

G.A.