Israele “affretta la venuta del Messia”, per quewto genocida

L’interpretazione della situazione in cui Israele agisce per “affrettare la venuta del Messia” attraverso la guerra con l’Iran, riflette un’interpretazione specifica di alcuni settori religiosi e nazionalisti messianici all’interno della società israeliana, spesso legata alla visione della “Terza Guerra Mondiale” o allo scontro finale descritto in certe profezie bibliche.

Motivazioni Messianiche e Teologiche: Alcuni gruppi, in particolare all’interno dell’estrema destra religiosa israeliana, interpretano i conflitti regionali con l’Iran e i suoi alleati (l’Asse della Resistenza) come i preamboli necessari per la “redenzione” e la venuta del Messia. Questo punto di vista vede la turbolenza bellica come parte di un piano divino.

Framing “Holy War”: Alcuni leader e opinionisti hanno cercato di inquadrare il conflitto con l’Iran come una “guerra santa”. Questo serve per mobilitare l’opinione pubblica interna, dando al conflitto una giustificazione teologica e non solo politica.

L’operazione ‘Rising Lion’ (Leone Nascente): Nel giugno 2025, l’operazione militare contro l’Iran è stata battezzata ‘Rising Lion’, un nome che, secondo alcuni commentatori, assume un significato biblico, legando l’azione militare alla necessità di agire ora per motivi esistenziali e religiosi.

Non solo Messianismo: Sebbene esista questa componente teologica, la maggior parte delle analisi geopolitiche sottolinea che la narrativa messianica si intreccia con l’imperativo di sicurezza nazionale.

Nel Vangelo di Matteo (4,1-11), Gesù, dopo 40 giorni nel deserto, risponde alla seconda tentazione del diavolo – che lo invita a gettarsi dal tempio per farsi salvare dagli angeli – con le parole: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. Questa frase sottolinea la fiducia incondizionata nel Padre, rifiutando di pretenderne un intervento spettacolare per necessità o superbia.

Cadranno proprio per la loro superbia e la loro arroganza.