Il FT inorridito: Cina, India, Russia e l’ascesa delle “civiltà-Stato”. Una idea illiberale che piace a destra.

(MB:  E’ qualcosa di più profondo della “de-globalizzazione”.

 

Secondo Gideon Rachman, sul Financial Times di ieri, se il XIX secolo ha reso popolare l’idea dello ‘Stato-nazione’, il 21mo secolo potrebbe essere, invece, il secolo della ‘civiltà-Stato’.

“Una civiltà-Stato è un paese che pretende di rappresentare non solo un territorio storico o una particolare lingua o gruppo etnico, ma una civiltà ben distinta. È un’idea che sta guadagnando terreno in stati differenti fra loro come la Cina, l’India, la Russia, la Turchia e, persino, gli Stati Uniti.

La nozione di civiltà-Stato ha risvolti decisamente illiberali, dice il FT. Implica che i tentativi di definire dei diritti umani universali o degli standard democratici comuni sono sbagliati, poiché ogni civiltà ha bisogno di istituzioni politiche che riflettano la propria specifica cultura. Inoltre l’idea di uno civiltà-Stato tende a escludere: le minoranze e i migranti potrebbero non esservi mai inclusi, perché non fanno parte del nucleo centrale della civiltà.

Una delle ragioni per cui l’idea di una civiltà-Stato ha buone probabilità di diventare diffusa è l’ascesa della Cina. Nei discorsi rivolti al pubblico straniero, il presidente Xi Jinping ama sottolineare come la storia e la civiltà cinesi siano uniche. Questa idea è stata portata avanti da intellettuali filogovernativi, come Zhang Weiwei dell’università di Fudan. In un libro che ha avuto molta influenza (“L’onda cinese: l’ascesa di una civiltà-Stato”), Zhang sostiene che la Cina moderna ha avuto successo proprio perché ha voltato le spalle alle idee politiche occidentali — per perseguire, invece, un modello radicato nella propria cultura confuciana e nelle tradizioni meritocratiche incentrate sul superamento di ferrei esami.

Zhang ha in realtà adattato un’idea elaborata per la prima volta da Martin Jacques, uno scrittore occidentale, in un libro di successo (“Quando la Cina governa il mondo”). “La storia della Cina come stato nazionale”, sostiene Jacques, “risale a soli 120–150 anni fa: la sua storia come civiltà risale invece a migliaia di anni fa”. Egli ritiene che il carattere distinto della civiltà cinese porti a norme sociali e politiche molto diverse da quelle prevalenti in Occidente, compresa “l’idea che lo Stato dovrebbe basarsi su relazioni familiari e su una visione molto diversa del rapporto tra individuo e società, con quest’ultima considerata molto più importante del primo”.

Come la Cina, l’India ha una popolazione di oltre 1 miliardo di persone. I teorici del partito al potere (Bharatiya Janata) sono molto attratti dall’idea che l’India sia più di una semplice nazione — e sia, invece, una civiltà a sé. Per il BJ, l’unica caratteristica distintiva della civiltà indiana è la religione indù — una nozione che relega implicitamente i musulmani indiani a un secondo livello di cittadinanza.

Jayant Sinha, ministro del governo di Narendra Modi, sostiene che i padri fondatori dell’India moderna, come Jawaharlal Nehru, abbiano sbagliato nell’abbracciare idee occidentali, come il socialismo scientifico, ritenendole universalmente applicabili. Invece, essi avrebbero dovuto basare il sistema di governo postcoloniale dell’India sulla unicità della propria cultura. Da ex consulente McKinsey con un MBA di Harvard, il signor Sinha potrebbe sembrare l’archetipo del portatore di valori “globalisti”. Ma quando l’ho incontrato a Delhi l’anno scorso, stava predicando il particolarismo culturale, sostenendo che “a nostro avviso, il nostro retaggio culturale precede lo Stato…Le persone avvertono che le loro tradizioni sono minacciate. Abbiamo una visione del mondo basata sulla fede che entra in collisione con una visione razionale-scientifica”.

L’idea di uno Stato-civiltà sta guadagnando terreno anche in Russia. Alcuni degli ideologi vicini a Vladimir Putin hanno fatto propria l’idea che la Russia rappresenti una civiltà eurasiatica distinta, che non avrebbe mai dovuto cercare di integrarsi con l’Occidente. In un recente articolo [11 febbraio 2019, una traduzione italiana qui] Vladislav Surkov, uno stretto consigliere del presidente russo, ha sostenuto che “i ripetuti e infruttuosi sforzi” del suo paese per entrare a far parte della civiltà occidentale “sono finalmente finiti”. La Russia dovrebbe invece riconciliarsi con la propria identità di “civiltà che ha assorbito sia l’est che l’ovest” con una “mentalità ibrida, un territorio intercontinentale e una storia bipolare. Carismatica, di talento, bella e solitaria. Proprio come dovrebbe essere un mezzosangue”.

In un sistema globale plasmato dall’Occidente, non sorprende che alcuni intellettuali di paesi come la Cina, l’India o la Russia vogliano sottolineare la peculiarità della propria civiltà. La cosa più sorprendente è però che anche pensatori di destra negli Stati Uniti stanno ripudiando l’idea di “valori universali” — a favore dell’enfasi sulla natura peculiare, e presumibilmente in pericolo della civiltà occidentale.

Steve Bannon, che è stato brevemente lo stratega capo della Casa Bianca con Trump, ha ripetutamente sostenuto che la immigrazione di massa e il declino dei valori cristiani tradizionali stanno minando la civiltà occidentale. Nel tentativo di arrestare questo declino, Bannon sta fondando in Italia una “Accademia per l’Occidente giudeo-cristiano”, destinata a formare una nuova generazione di leader.

L’argomentazione bannonita secondo cui l’immigrazione di massa sta minando i valori tradizionali americani è al centro della visione ideologica di Donald Trump. In un discorso pronunciato a Varsavia nel 2017, il presidente Usa ha dichiarato che “la questione fondamentale del nostro tempo è se l’Occidente voglia ancora vivere”, prima di rassicurare il suo pubblico con un “la nostra civiltà trionferà”.

Stranamente, l’adozione da parte di Trump di questa visione “di civiltà” del mondo potrebbe in realtà essere un sintomo del declino dell’Occidente. I suoi predecessori proclamarono con fiducia che i valori americani erano “universali” e destinati a trionfare in tutto il mondo. Ed è stata la forza globale delle idee occidentali che ha fatto dello Stato nazionale la norma internazionale dell’organizzazione politica. L’ascesa di potenze asiatiche come la Cina e l’India può creare nuovi modelli: il prossimo passo, la “Civiltà-Stato”.

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