Roberto Pecchioli
Giorgio Agamben spicca per curiosità intellettuale, capacità analitiche e spirito ribelle nei
confronti dell'attuale situazione sociale, politica e culturale. Di formazione poliedrica, il
suo pensiero riflette l'influenza di pensatori assai diversi tra loro, Carl Schmitt, Michel
Foucault, Martin Heidegger, Max Weber, Karl Marx, Franz Kafka, Tommaso d'Aquino,
Aristotele, San Paolo, Baruch Spinoza. La sua opera più importante è il monumentale
Homo Sacer, in cui sviluppa una complessa quanto ambiziosa indagine filosofica sulla
politica occidentale. Agamben individua una logica violenta che chiama macchina
antropogenetica, in virtù della quale la vita naturale si qualifica come vita umana. Ciò gli
consente di stabilire una continuità tra le teologie politiche premoderne e la biopolitica
liberale contemporanea.
La pandemia ha stimolato in Agemben incisive riflessioni sulle conseguenze politiche,
sociali e culturali. Le condotte di massa dimostravano, da un lato, che le società occidentali
non credono che alla “nuda vita” ( zòe) , pronte quindi a sacrificare tutto in cambio della
sicurezza. In termini schmittiani, ciò conduce a uno stato di eccezione permanente che
mette in discussione i fondamenti delle democrazie liberali. Dall'altro lato, significa il
trionfo della scienza sulla religione. Il sapere scientifico è secondo Agamben “la vera
religione del nostro tempo” e la sua egemonia dimostra il fallimento del cattolicesimo,
spogliato della dimensione veritativa spirituale a favore di un generico umanitarismo .
Stiamo assistendo all'instaurazione di una teologia politica scientista, “in cui gli esseri
umani credono di credere”; il suo fondamento è la “religione medica”.
Il tentativo di sostituire la religione trascendente con la scienza non è nuovo. Risale
all'Illuminismo, a figure come D'Holbach, La Mettrie, Helvétius, Condorcet; poi al pensiero
positivista di Auguste Comte a metà del XIX secolo. Il pensatore francese concepiva la
conoscenza scientifica in senso dogmatico. Non si considerava un rivoluzionario, sebbene
le sue idee abbiano avuto conseguenze rivoluzionarie. Aborriva l'anarchia prodotta dalla
Rivoluzione Francese e credeva che solo la scienza potesse stabilire un "potere spirituale "
(?) abbastanza forte da garantire stabilità sociale. Arrivò a dichiararsi ammiratore dei
filosofi controrivoluzionari Joseph de Maistre e Louis de Bonald. Il suo modello
organizzativo era la Chiesa cattolica e si considerava il papa della nuova religione “positiva”
di cui gli scienziati sarebbero stati i sacerdoti. Teorizzò una sorta di provvidenzialismo
storico attraverso la legge dei tre stadi– teologico, metafisico e infine positivo – i passaggi
evolutivi di tutte le società civilizzate. L'impronta positivista fu molto profonda e permeò
tutte le ideologie politiche dell'epoca: socialismo, liberalismo e anche conservatorismo.
Il termine scientismo fu introdotto dal filosofo, storico e filologo francese Ernest Renan,
uno dei profeti della modernità nel fondamentale testo Il futuro della scienza, scritto nella
temperie rivoluzionaria del 1848 ma pubblicato nel 1890. Come Comte, Renan non era un
rivoluzionario. Sacerdote spretato, scandalizzò i cattolici con la Vita di Gesù,
interpretazione laica e immanente della figura di Cristo. Tuttavia, la sua filosofia sociale e
politica era profondamente conservatrice. Dopo la sconfitta francese a Sedan (1870) e la
rivolta della Comune di Parigi (1872) , pubblicò testi in cui propugnava per la Francia un
regime politico analogo a quello tedesco guglielmino di Bismarck . Ne La dottrina del
fascismo, Benito Mussolini e Giovanni Gentile affermarono che Renan aveva avuto
illuminazioni pre-fasciste.
Renan sosteneva che la conoscenza scientifica avrebbe sostituito la religione come
fondamento delle società, risolto i problemi della vita e distrutto i pregiudizi. L'ideale
scientista, ottimista e progressista, ricevette pesanti critiche a fine secolo XIX con
l'emergere del pensiero di Nietzsche, dell'ermeneutica, del neoidealismo, dello storicismo e
del marxismo. Fu poi influenzato dalle due guerre mondiali, che mostrarono come la
scienza possa produrre tanto avanzamento di civiltà quanto distruzione e nuove forme di
potere. Soprattutto è incapace di offrire orizzonti di senso. Nel Tractatus Logico-
Philosophicus, Ludwig Wittgenstein osservava: "Sentiamo che anche se si trovassero
risposte a tutte le possibili domande scientifiche, i nostri problemi vitali non sarebbero
minimamente risolti". Per il filosofo austriaco "il mistico", l'inverificabile, resta l’ elemento
decisivo dell’esperienza umana.
La scienza, per sua stessa natura e dinamica, è incapace di stabilire confini etici. Ciò è oggi
evidente nei dibattiti riguardanti l’ aborto, la manipolazione genetica, i progetti per
eliminare i neonati con disabilità, la maternità surrogata, il transumanesimo, l’eutanasia.
Un notevole contributo allo scientismo arrivò dal Circolo di Vienna, sorto nel 1924, le cui
figure principali furono Moritz Schlick, Rudolf Carnap, A.J. Ayer. Il volume collettivo
Positivismo logico sosteneva un empirismo radicale, ritenendo priva di senso qualsiasi
metafisica. Solo il principio induttivo e la verifica potevano avere legittimità scientifica. Il
positivismo logico declinò alla fine degli anni Cinquanta a causa della sua debolezza
epistemologica.
Lo scientismo continua ad avere ferventi sostenitori. Alcuni anni fa è stato pubblicato
Elogio dello scientismo del filosofo argentino Mario Bunge. Non della scienza, ma dello
scientismo ! I bersagli di Bunge sono le correnti postmarxiste della Scuola di Francoforte,
la sociologia della scienza, il postmodernismo, la religione, la psicoanalisi, tutte accusate-
con non poche ragioni- di irrazionalismo. Lo scientismo è la filosofia della tecnocrazia, il
governo degli esperti. Ultimamente è emersa una singolare tendenza detta Illuminismo
Oscuro, i cui principali esponenti sono Curtis Yarvin, Nick Land, Peter Thiel, Marc
Andreessen. Alcuni etichettano questa corrente intellettuale come neoreazionaria e la
collegano al pensiero conservatore. Non siamo d’accordo: ricorda piuttosto le utopie
scientiste del XIX e XX secolo. Lo dimostra il suo sostegno al transumanesimo, al
tecnofuturismo e all'accelerazionismo. Si tratta di una nuova declinazione dello scientismo,
nettamente anticonservatrice e antitradizionale. Non ha validità alcuna il tranciante
giudizio di tecnofascismo ( Donatella Di Cesare).
L’uomo non può rinunciare alla scienza: tutt'altro. Deve usare la ragione critica contro la
teologia politica secolare e scientista per collocarla al suo autentico livello: uno strumento
al servizio della specie umana. A questo proposito, è essenziale l’opera di Karl Popper, che
sottolineò i limiti del neopositivismo e dello scientismo. Popper, liberale, proveniva dalla
tradizione razionalista, ma dopo aver criticato il neopositivismo, si inclinò verso un
"razionalismo critico". Sostenne, utilizzando la logica matematica, che la metafisica può
avere un significato. Attraverso il metodo ipotetico-deduttivo affermò che un'ipotesi non
può mai essere definitivamente provata, ma al massimo “corroborata” e sottoposta al
tentativo di falsificazione per provarne la validità. Cercò altresì di liberare la scienza dal
dogmatismo.
Le obiezioni di Popper hanno lasciato un segno profondo nella filosofia della scienza. Senza
di lui non ci sarebbe stata la svolta nel pensiero scientifico guidata da Thomas Kuhn, Imre
Lakatos e Paul Feyerabend. Con loro la scienza ritorna ciò che deve essere : un raffinato
strumento. Tutte le critiche citate sarebbero sufficienti a respingere lo scientismo come
alternativa filosofica, culturale e politica; eppure chiunque contraddica le sue
argomentazioni viene ancora definito oscurantista, negazionista o revisionista. Temi come
il cambiamento climatico, le pratiche biopolitiche, l'energia nucleare, vengono affrontati da
una prospettiva dogmatica scientista. Può sussistere un consenso maggioritario su alcuni
temi, ad esempio sulla questione del riscaldamento globale, ma non c’è unanimità ed il
dibattito rimane assolutamente necessario. Tutto va messo in discussione.
Anche nella scienza le maggioranze non hanno necessariamente ragione. Le figure di
Copernico, Galileo, Newton ed Einstein lo dimostrano. Il consenso è revocabile anche in
campo scientifico. I paradigmi dominanti ( Thomas Kuhn) prevalgono per un certo periodo
e vengono poi sostituiti da altri. Un esempio: potrebbe apparire plausibile produrre
esclusivamente auto elettriche, ma da dove verrà l'energia per caricare miliardi di batterie
se l'acqua, il vento e altre risorse naturali dovessero esaurirsi? Contro la teologia politica
scientista, l’antidoto è sempre la ragione critica. E un'etica aperta al trascendente.