COMMERZABANK E DEUTSCHE “DANNO CONSIGLI” AL PRESIDENTE ITALIANO

Un appello diretto al presidente della repubblica viene dal capo-economista di Commerzbank, Jorg Kramer: lo ha fatto su Handelsblatt Global, l’edizione inglese del principale giornale economico. Ecco il  ragionamento:

https://global.handelsblatt.com/opinion/power-markets-chasten-italy-populists-980858

La UE tenga duro. Noi (“i mercati”)  puniremo  governo populista, esigendo tali interessi sul loro debito pubblico, da renderlo insolvente.  L’Italia dovrà chiedere aiuto alla BCE. E’ vero che la BCE “proabilmente interromperà il suo programma di acquisto di obbligazioni alla fine dell’anno. Ma  è ancora in essere il  programma OMT, che  gli consentirà comunque di acquistare volumi illimitati di titoli di stato emessi da un singolo stato membro se è a rischio di collasso finanziario o rappresenta una minaccia per la zona euro”.

Questo programma “aiuta” il paese in difficoltà, ma sotto  precise condizioni:  le “riforme” (tagli all’osso  che abbiamo visto applicare alla Grecia. In pratica, il paese  viene messo sotto  amministrazione controllata dai pignoratori europei.

Jörg Krämer, capo economista di Commerzbank, dà idee a Mattarella…

C’è un piccolo  guaio, per il tedesco: deve essere il paese-vittima a chiedere l’aiuto speciale (OMT) della banca centrale, chiedendo prima l’assistenza finanziaria  del piano ESM. Ora, è altamente improbabile che  Roma avanzi questa richiesta, “tanto più  che alcuni rappresentanti dei partiti al governo hanno flirtato con l’idea di uscire dalla zona euro”.

L’ideale   – attenzione  – sarebbe che “il presidente italiano facesse  prima  una rapida elezione e chiedere al parlamento di appoggiare un governo moderato che dovrebbe accettare le richieste di riforma dell’UE e quindi creare le condizioni perché la BCE intervenga”.

Purtroppo, “data la popolarità degli attuali partiti al potere”, è dubbio che “il presidente rischierebbe una simile mossa”. Bisogna che i mercati lo aiutino. Per esempio “se  tutte e quattro le agenzie di rating abbassassero lo stato di solvibilità dell’Italia, le banche italiane sarebbero addirittura escluse dalle regolari operazioni di rifinanziamento della BCE”.

“Ciò è accaduto in Grecia al culmine della crisi del debito greco nel 2015, quando le banche greche si sono avvicinate a non avere  liquidità, costringendo il primo ministro Alexis Tsipras a fare un’inversione di politica”.

“Affinché i mercati obbligazionari esercitino la loro disciplina, la BCE deve attenersi alle regole OMT se l’Italia scivola in crisi, intraprendendo  acquisti illimitati di titoli di stato soltanto se il paese ha chiesto aiuto dal MES e si è piegato alle sue esigenze di riforma. La BCE dovrebbe rendere le regole giuridicamente vincolanti” . Allora la pressione dei mercati (traduciamo:  la BCE che prosciuga i bancomat, smettendo di fare ciò che una banca centrale deve fare) farà  votare per un altro governo..

Certo,si  rincresce Kramer, “non è  l’ideale se il governo italiano dovesse solo arginare il conflitto di bilancio a causa della pressione del mercato piuttosto che capire la necessità di una disciplina di bilancio.

Ma sarebbe molto peggio se l’UE dovesse chiudere un occhio sulle politiche di bilancio irresponsabili e fare un assegno in bianco all’Italia diluendo le regole OMT. I populisti italiani esulterebbero  tifo e l’idea della disciplina di bilancio, ma sarebbero rimasti a brandelli. A lungo termine, l’unione monetaria europea non sopravviverebbe a questo”.

Uno dei timori dell’oligarchia è infatti questo: se la UE cede al piccolissimo sgarro italiano sul bilancio, Spagna , Portogallo (e Francia)  e altri paesi in difficoltà esigerebbero lo stesso trattamento, e addio alla “disciplina”   ordoliberista che i tedeschi  hanno instaurato. “Se la UE diventa più cedevole con l’Italia, si crea l’effetto domino”,  dice l’economista Daniel Lacalle  intervistato dall’Express britannico. Lacalle, spagnolo che lavora a Londra ed è membro del Gruppo Mises, dice anche che purtroppo, l’Italia “vincerà” nella sua sfida con la UE.  Essenzialmente perché, contrariamente alla Grecia  è un contributore nello alla UE, per di più  da decenni ha un avanzo primario, insomma non ha bisogno di prendeere a prestito, se non per pagare gli interessi sul debito stesso. Infine, ha anche un avanzo commerciale, al contrario della Francia – e di tutti i paesi dell’euro tranne Germania e Olanda.

https://www.express.co.uk/news/world/1044452/Italy-EU-standoff-eurozone-budget-crisis-Salvini

Motivo per cui David Folkerts, il capo economista di Deutsche Bank (!)  sul Financial Times, cerca di convincere l’Italia con le buone. La UE riconosca, dice, che l’austerità non ha funzionato. L’Italia ha questo surplus primario, è fugale, ha l’avanzo commerciale…. L’Italia sagnba perché ha adottato l’austerità; le riforme non le ha fatte perché non si possono fare nello stesso tempo dell’austerità;   il degrado degli standard di vita ha radicalizzato gli elettori italiani facendoli votare è per i populisti…insomma il capo di Deutsche Bank accetta le motivazioni italiane, ci dà persino ragione, non aderisce alla narrativa che corre in Germania sull’Italia che vive sopra i propri mezzi a spese dei tedeschi…

Europe must cut a grand bargain with Italy — FT – app.FT.com.

app.ft.com/cms/s/a8d572b8-e65d-11e8-8827-ff56e7163c11.html

Insomma, Folkerts,  sa che l’Italia ha punti  di forza, che  la possono far vincere  nella sfida – uscendo dall’euro – e rovinando la Germania (ma questo non lo dice). Per cui propone un grande  affare: la BCE  può ricomprare metà  del debito italiano, facendo risparmiare all’Italia un  bel 35 miliardi l’anno, che essa può usare per  “la crescita” in investimenti infrastrutturali.  Basta solo che il governo italiano acceda allo ESM, lo European  Stability Mechanism: e allora la BCE farà quello che adesso nega, di fatto abbassare lo spread. Ricomprerà parte del nostro debito  gratis? Quasi gratis: con interessi che saranno richiesti  solo in un secondo tempo, quando l’Italia potrà pagarli essendo “cresciuta” con  quella spesa pubblica di 35miliardi aggiuntivi.

Insomma l’uomo di Deutsche Bank  ci offre  con tanta simpatia e comprensione  ciò che l’economista di Commerzbank ci vuole  far fare con la punizione dei mercati: chiedere l’intervento dello ESM. Interessante vedere come il capo di Deutsche Bank (fallito) appaia  in  grado di convincere la BCE senza fatica  a fare  uno strappo importante, ossia a fare la banca centrale vera, comprando metà del nostro debito, cosa che oggi è vietata, e facendo calare lo spread. Ma la BCE non è “indipendente”?

Naturalmente, in entrambi i casi  il risultato sarà il commissariamento dell’Italia  da parte dei tedeschi, la perdita finale anche di quel poco di autonomia dei bilanci che abbiamo.

E quanto all’appello  di Commerzbank, provate solo a immaginare il contrario. Ossia che sul Corriere della Sera un economista italiano facesse un appello al presidente tedesco perché cambi il governo Merkel, ormai inutile e dannoso, e  in continua violazione delle norme UE  coi suoi surplus. Così potete capire il rapporto di servaggio che la politica italiana ha fino ieri accettato di subire da  Berlino e Parigi.

Questo rivela con quanta concentrazione i dirigenti tedeschi si dedicano a escogitare mezzi per tenere l’Italia  nell’euro (la nostra presenza rende le loro esportazioni svalutate) senza arrivare a costituire una vera zona monetaria. La commissione UE non è da meno: Juncker, dopo la visita di Trump che ha maltrattato Macron e Merkel sulla questione dell’esercito europeo, ha ventilato l’idea che le decisioni della UE in  fatto di politica estera non debbano più  richiedere l’unanimità  degli stati membri.

Immediatamente, la Merkel  si è detta: favorevole a  rinunciare all’unanimità in questioni di politica estera, e anche alla  creazione di un Consiglio di Sicurezza Europeo, operativo per un esercito europeo….Tutto  fra lei e Macron,  che evidentemente si ritengono in grado di decidere per tutti noi vassalli.

Prendere decisioni politiche nella UE a maggioranza “è un punto di rottura netto”, dice Jacques Sapir: trasforma davvero l’Europa  in un Reich tedesco. “E’ una linea rossa da non accettare, se non vogliamo che la Francia sia trascinata in guerre contro  la sua volontà”.

Probabilmente l’esercito europeo sognato dai due servirebbe anche a imporre la disciplina di bilancio, le austerità e le appropriazioni dei beni pignorati dal Creditore  BCE?  Le lodi di  Macron per il maresciallo Pétain,  governatore della Francia occupata, fanno pensare che non avrebbe nulla in contrario.

La polizia francese  sposa i giubbotti gialli?

Ma intanto per Macron  si avvicina il 17 novembre, giorno della mobilitazione dei Giubbotti Gialli,  la gente della Francia periferica che protesta per l’aumento dei carburanti: inchieste  interviste (finalmente) a questi francesi sconosciuti ai media, rivelano gente che per arrivare a comprare il diesel s’è sovra-indebitata, casi di miseria immedicabile  che non si conoscevano

https://www.francetvinfo.fr/economie/transports/prix-des-carburants/on-est-en-train-de-crever-emmanuel-macron-de-nouveau-interpelle-lors-de-son-periple_3026225.html

 

E’ istruttivo apprendere – ce ne informa Le Figaro –che i grandi sindacati, CGT (la loro CGIL), CFDT e  Force Ouvrière non appoggiano il  movimento dei gilet gialli  (che del resto non hanno fatto appello a loro), e senza rigettarlo  esplicitamente, cercano di defilarsi. Il capo della CFDT (Confédération française démocratique du travail, socialdemocratica) ha detto che il movimento è “strumentalizzato dall’estrema destra”). Questo movimento di “cafoni” e bifolchi (Libération)  è  spontaneo, e ciò lo rende temibile perché rischia di “permettere a tutte le destre di cortocircuitare  gli apparati dell’opposizione”, s’intende dell’opposizione permessa.

Il movimento ìnvece avrà  l’appoggio dei poliziotti.

Si è tolta la vita a 36 anni.

Giorni fa si è tolta la vita , con la pistola di servizio,  Maggy Biskupski,  agente di polizia,  presidente dell’associazione “Policiers en Colère”. Aveva fondato  l’associazione nell’ottobre 2016,   quando una decina di teppisti in pieno giorno aveva attaccato un’auto  della polizia a Vitry Chatillon con bombe molotov e spranghe, provocando gravissime ustioni a un agente donna e riducendo in fin di vita il collega di 29 anni.  Maggy era stata messa sotto inchiesta interna per aver criticato i comandi  dopo quella tragedia, e aver chiesto di essere ascoltata dal ministro dell’Interno;  e punita  per aver  “mancato al dovere di riservatezza”.  Nel 2017,  sono stati 137 i poliziotti francesi che si sono tolti la vita. Per il 2018, è calata la censura su questi eventi.  Una cifra inimmaginabile in qualunque altro paese civile: stress,  l’odio palpabile che  sentono  dei quartieri  criminali, un profondo senso di essere isolati rispetto al resto della popolazione sembrano essere le cause di questa tragica ondata di morte.  Adesso  gli agenti possono aver trovato il “loro”  popolo. Vedremo cosa faranno il17 novembre.