“CLIMA” – e COMPLOTTO GLOBALE CONTRO IL DIESEL

Cambiamenti climatici, lobby e politiche mondialiste

Matt Martini
Ieri una persona non troppo intelligente, dandomi ovviamente del complottista per avere sostenuto che sono principalmente i climatologi dell’ONU a ricevere cospicui finanziamenti per mantere l’allarme sulla bufala dei “cambiamenti climatici” (ex “riscaldamento globale”, perché al riscaldamento ormai non riescono a crederci neppure loro), mi faceva osservare che potrebbero essere invece i “negazionisti” ad essere finanziati dall’industria automobilistica.
Peccato i “negazionisti” (Dio vi perdoni per essere tanto malridotti da usare questi epiteti, come avete fatto per i “no-vax”) siano talmente foraggiati da non avere praticamente nessuno spazio mediatico sui canali ufficiali, anzi verso coloro che negano l’origine antropica dei “cambiamenti climatici” c’è un vero COVER-UP, e gli unici canali che hanno sono i blog, internet e qualche rivista di contro-informazione, quindi spazi di nicchia. I media ufficiali semplicemente non danno spazio a voci alternative e sono tenuti ad ignorarle SISTEMATICAMENTE.
L’intervento di Rubbia che fece sobbalzare il parlamento nel 2014 fu ovviamente una falla nel sistema di cover up, dovuto al fatto che Rubbia era un premio Nobel e senatore a vita, e non gli si poteva impedire di parlare. Ma l’eccezione conferma la regola. Di certo gli scienziati che smontano il mito dei “cambiamenti climatici” non ricevono spazio mediatico. Ad ogni modo basta questo per ridicolizzare ogni pretesa che i climatologi dissidenti siano in qualche modo “lobbizzati” o sostenuti, ad esempio dall’industria automobilistica (se fosse vero essi verrebbero ospitati sulle riviste di settore collegate all’industria dell’auto, es. ‘Quattroruote’, oppure dai giornali di proprietà o partecipati da colossi auotmobilistici). Ciò è esattamente ciò che non osserviamo. Purtroppo gli anti-cospirazionisti non conoscono le logiche interne alle cospirazioni e compiono errori banali di pensiero, più che altro per mancanza di capacità di reale pianificazione strategica e per poca profondità analitica.
Ma vediamo perché, al contrario di quanto superficialmente si possa pensare, l’industria automobilistica riceve il massimo beneficio dalla pressione tecnologica indotta dalle politiche di controllo-contrasto climatico sostenute dagli enti mondialisti, in particolare da UNFCCC (perché esiste un’organizzazione dell’ONU che si occupa unicamente dei cambiamenti climatici!).
L’allarme costruito sull’emissioni di gas serra (non entriamo nel merito di quanto il trasporto urbano incida sulla produzione globale di CO2, che è solo una piccola percentuale di quello prodotto in Natura, anche solo dai vulcani, e di quanto in effetti la CO2 incida sulle temperature: Rubbia ad esempio osservava che a fronte di un aumento di CO2 le temperature non aumentavano, anzi in quel quinquennio erano scese di 0,2°, e ad oggi i livelli di CO2 sembra non stiano più neppure aumentando) induce una forte pressione normativa sulla tecnologia delle auto circolanti.
Questo crea una vera obsolescenza indotta su milioni di modelli di auto circolanti in tutto l’occidente (i Paesi in via di sviluppo non seguono con troppo zelo le politiche globaliste sul clima).
Sappiamo che i motori Diesel sono praticamente “eterni” e questo fatto, oltre all’aumento delle auto Diesel in circolazione negli ultimi anni, farebbe accorciare i cicli di crisi dell’industria automobilistica (in passato erano cicli decennali): in pratica, specie in tempi di austerity e scarsità monetaria, specie nel Vecchio Continente, si tenderebbe ad acquistare sempre meno auto, a far sopravvivere il più possibile le auto vecchie.
Questo è possibile soprattutto per i motori Diesel (mentre i benzina hanno una loro obsolescenza più corta e prevedibile). Da qui nasce la demonizzazione sistematica della tecnologia Diesel e l’introduzione di norme atte a rinnovare il parco auto circolante (da qui le varie Euro 5, Euro 6 etc.).
Questa è una vera salvezza per l’industria automobilistica, e questa salvezza viene proprio dall’allarme lanciato dai climatologi dell’ONU e non dai “negazionisti”. [Inutile dire che queste rottamazioni accelerate e forzate forzate di vecchi diesel e lo smaltimento relativo avranno dei costi ambientali notevoli. ]
C’è una secondo fronte strategico interessato alla distruzione della tecnologia Diesel: da quando la tecnologia ‘common rail’ ha reso il Diesel una soluzione adatta al trasporto individuale con alte prestazioni, le auto Diesel sono aumentate e di conseguenza il prezzo del gasolio. Tutto il sistema industriale e commerciale mondiale (e non solo il già importante settore della logistica e dei trasporti) in questo modo punterebbe alla totale esclusione del Diesel dal trasporto individuale.
Si vuole cioè riportare il Diesel – ormai demonizzato e colpito da leggi sempre più restrittive e impopolari, perché il Diesel è economico, e non accaso è stato il casus belli della rivolta dei Gilet gialli – solo al settore del trasporto industriale (navale, su gomma) e lasciare il trasporto individuale ai virtuosi cittadini 2.0, liberal, de sinistra, green e ricchi, con le nuove auto elettriche, ibride o a supercazzola.
Questo farebbe abbassare enormemente i costi del gasolio e garantirebbe per un’altra generazione ancora maggiori profitti a diversi settori industriali. Del resto, sorvolo sugli effetti di ‘pianificazione sociale’ che ciò porterebbe,riducendo gli spazi di trasporto autonomo e quindi di libertà  delle classi medio-basse, sempre più impoverite, ma ritengo che gli effetti di lungo termine di questa limitazione di mobilità siano anch’essi stati calcolati, e tutto sommato ben visti da una certa ingegneria sociale…
Non solo il settore della farlocca ‘Green economy’ trae giovamento dalle politiche mondialiste sul clima ma anche l’industria automobilistica (e quella petrolifera non viene sostanzialmente colpita, nel medio periodo perché come abbiamo visto la pianificazione è volutamente gradualista, e soprattutto apparente: non si punta tanto a cercare nuove fonti combustibili quanto a rinnovare le auto-circolanti, presentate come “meno inquinanti” secondo standard sempre più restrittivi). Nella fase di transizione infatti, le cosiddette auto ibride sono il compromesso – del resto auto puramente elettriche non sono adatte ai trasporti extraurbani – che permette all’industria meccanica di continuare a produrre insieme ai nuovi settori “green” come Tesla (chi crede che con il passaggio all’auto elettrica l’industria automobilistica smetterà di lavorare, semplicemente è talmente stupido da non chiedersi: chi produce le auto elettriche?).
La Green Economy prospererà invece aumentano l’estrazione di terre rare, Litio, coltan etc. per creare le costosissime batterie delle auto elettriche dei cittadini 2.0, quelli virtuosi, e liberal, ricchi e istruiti. Si è calcolato che una batteria di auto elettrica (oggi si aggira sui 9.000-10.000 euro, l’equivalente dei rifornimenti di gasolio per l’intero ciclo-vita di un Diesel).
Ho parlato di ‘pianificazione’, non c’è nulla di “occulto”: si tratta di strategie di sviluppo apertamente sostenute dall’ONU e a cui i governi occidentali hanno aderito: l’ultimo documento in materia sono le linee strategiche del trattato COP21 di Parigi sul clima. Certo gli scopi non dichiarati non li troverete, troverete solo quelli dichiarati, per il resto dovete far funzionare le sinapsi, è un gioco utile e fa bene all’intelligenza, ad educarsi a non seguire solo binari di pensiero tracciati da altri (cosa a cui educano invece gli studi accademici).
Vi aggiungo altri due scopi non dichiarati, brevissimamente:
1 – aumento di potere giuridico delle organizzazioni transnazionali, e cessione di sovranità su materie come inquinamento, ambiente, regolamenti merceologici, politiche industriali e scambi commerciali, da parte degli Stati nazionali.
2 – passaggio dalla clandestinità all’ufficialità delle tecnologie (già in uso ) di geoingegneria (cloud seeding) come armi di rappresaglia metereologica o di interferenza alle comunicazioni (guerra elettronica), o come più spesso si usa per favorire le comunicazioni militari e civili (GPS, onde corte, etc), che verranno però motivate in quanto modulatori del clima contro i cambiamenti climatici (è la proposta di diversi scienziati, fra cui W. Smith e G. Wagner, ingegneri di Harvard che ne hanno parlato nella rivista Environmental Research Letters del 2018, luglio).

 Ministra Grillo  appoggia la bufala-Clima

(Dopo aver letto  l’ interessante articolo,  è istruttivo vedere  un intervento della ministra della salute Giulia Grllo. Quella che ha  chiamato  i pannelliani al Consiglio superiore di Sanità, che ha messo in vendita il farmaco di ritard  della pubertà, e  ha decretato  che in Italia una legge sull’eutanasia è “assolutamente prioritaria  – ebbbene,    quale posizione  pensate che abbia, questa ministra Grillo scelta dai grillini,sul “Clima”? Ma sta dalla parte di Greta, ovvio!  Gustate la sua prosa):

Il futuro della Terra è il futuro dei nostri figli, dobbiamo riportare il cambiamento climatico al centro dell’agenda politica. La sfida della giustizia climatica e di un pianeta vivibile riguarda tutti noi. In Italia, come spiegano i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno circa 90mila persone perdono la vita prematuramente per cause legate all’inquinamento.

Dobbiamo fermare questa strage silenziosa e aumentare la consapevolezza di tutti su questa emergenza.

Oggi milioni di giovani e giovanissimi in tutto il mondo, sotto la guida della 16enne svedese Greta Thunberg, si mobilitano per far sentire la loro voce contro i cambiamenti climatici e per chiedere finalmente un impegno concreto da parte delle istituzioni…..

Sento come madre e come ministro della Salute l’obbligo morale e politico di impegnarmi per la tutela del nostro pianeta. Dobbiamo fare di più, in questi anni l’emergenza ambientale è passata in secondo piano, ben dopo le priorità economiche dettate da una piccola élite che ha in mano gran parte delle ricchezze economiche e produttive.

Il governo del Cambiamento, sin dal suo insediamento lo ha dimostrato: con il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, abbiamo deciso di convocare il tavolo per la qualità dell’aria per trovare un nuovo accordo che preveda misure e azioni sempre più efficaci a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Sono stati stanziati 6,5 miliardi per la tutela del territorio, ecobonus per l’acquisto di auto elettriche e 11 miliardi di euro contro il dissesto idrogeologico.

Abbiamo ancora tanto da fare per tutelare il nostro Paese, il nostro pianeta e la nostra salute, ma vi assicuro che il nostro impegno è massimo!

“Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene alla gente”.

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