a quello serve la AI: a tagliare i salari
Al centro del caso, un dipendente addetto al controllo qualità modelli linguistici in una azienda tecnologica: la società gli ha tagliato prima lo stipendio del 40% e lo ha retrocesso, poi il licenziamento
I punti chiave
- Un tribunale cinese ha vietato alle aziende di licenziare dipendenti a causa della sostituzione con l’AI
- La sentenza cerca di bilanciare la spinta all’AI con la necessità di stabilizzare il mercato del lavoro
- Un dipendente, Zhou, ha ricevuto un risarcimento dopo il licenziamento per rifiuto di retrocessione dovuta all’automazione
Un tribunale cinese ha stabilito che le aziende non possono licenziare i dipendenti per sostituirli con sistemi di intelligenza artificiale. Le autorità cercano così di bilanciare la necessità di stabilizzare il mercato del lavoro interno con la corsa verso l’AI.
Il tribunale ha stabilito che un‘azienda tecnologica della Cina orientale aveva licenziato illegalmente un proprio dipendente dopo che questi si era rifiutato di accettare una retrocessione di ruolo a seguito dell’automazione delle sue mansioni da parte dell’AI. Lo riporta Bloomberg, citando i documenti del Tribunale Intermedio del Popolo di Hangzhou.
«Le motivazioni addotte dall’azienda per il licenziamento non rientravano in circostanze negative quali la riduzione del personale o le difficoltà operative, né soddisfacevano la condizione legale che rende ‘impossibile proseguire il rapporto di lavoro’», ha scritto il tribunale nel documento datato 28 aprile.
Le aziende non possono licenziare unilateralmente i dipendenti né ridurne lo stipendio in ragione del progresso tecnologico, ha precisato il tribunale in una dichiarazione separata riferita allo stesso caso.
La sentenza arriva mentre le aziende cinesi corrono ad adottare sistemi di AI sotto la spinta dello Stato per dominare la nuova tecnologia. Al tempo stesso, il Partito Comunista cinese ha segnalato la volontà di dare priorità alla stabilità del mercato del lavoro, mentre il Paese fa i conti con un’economia in rallentamento e una disoccupazione giovanile elevata.
La storia di Zhou
Il lavoratore al centro del caso, un addetto al controllo qualità di un’azienda tecnologica identificato solo come Zhou, era responsabile della verifica dell’accuratezza dei risultati prodotti dai modelli linguistici di grandi dimensioni. Quando un sistema di AI ha preso il suo posto, è stato retrocesso e costretto ad accettare un taglio dello stipendio del 40%.
Avendo rifiutato il nuovo incarico, l’azienda lo ha licenziato, adducendo la riduzione del personale dovuta all’AI. Il caso è passato prima all’arbitrato e poi al sistema giudiziario cinese, che ha riconosciuto a Zhou un pacchetto di risarcimento.
La sentenza si inserisce in un precedente stabilito da un altro tribunale cinese lo scorso dicembre che aveva già stabilito come l’introduzione dell’AI non costituisse un presupposto legale sufficiente per giustificare la risoluzione del contratto di un dipendente da parte di un’azienda di cartografia. (riproduzione riservata)
Domande suggerite
- Genera un report programmato sugli sviluppi della legislazione cinese relativa all’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro.
- Quali sono le implicazioni economiche e sociali per la Cina in caso di ampia adozione dell’AI mantenendo la stabilità dell’occupazione?
- Ci sono stati altri precedenti legali simili in Cina o in altri paesi riguardo ai licenziamenti per automazione tramite AI?